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La 23ª campagna di scavi a Cafarnao (2003).
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Con licenza della Israel Antiquities Authority, dal 6 maggio al 16 agosto 2003, si è svolta a Cafarnao la 23ª campagna archeologica sponsorizzata dalla Custodia di Terra Santa e diretta da Stanislao Loffreda ofm (SBF, Jerusalem). Allo scavo hanno preso parte Stefano De Luca ofm (PAA, Roma), Marian Bernard Arndt ofm (Seminarium, Wroclaw), Joannes Sweetser ofm, Abram Sobkowski ofm e Luana Spadano, con un gruppo di esperti operai del villaggio di Rame.

Foto di gruppo. (1) Elias, (2) p. Stanislao Loffreda, (3) p. Marian B. Arndt , (4) p. Stefano De Luca, (5) Butros, (6) p. Joannes Sweetser, (7) Jusef, (8) Kamil, (9) p. Abram Sobkowski, (10) Adam. (Foto Jerzy Kraj).

L’indagine ha riguardato due contigui settori orientali della Cafarnao bizantina: l’Area 3, ad est della Tradizionale Casa di san Pietro e l’Area 4 ad est della sinagoga monumentale.

AREA 3
Nell’area 3 si è proceduto alla rimozione delle strutture di epoca araba individuate poco al disotto della superficie e documentate nel corso delle precedenti campagne (2000, 2001, 2002), allo scopo di mettere in luce gli ambienti tardoromani e bizantini sottostanti.

a) Strati arabi
Una più precisa successione cronologica degli edifici in queste fasi tardive proverrà dallo studio del materiale ceramico e numismatico restituito dagli strati. Si può anticipare che nel periodo omayyade-abbaside (VII-IX sec.) e poi mamelucco (XIII sec.) l’Area 3 fu interessata da un elaborato agglomerato di edifici (in verde e rosso nella pianta).

Pianta di Cafarnao al termine della campagna di scavi del 2003. In nero gli strati tardoromani e bizantini, in rosso e verde gli strati arabi. (Rilievo e vettorializzazione S. De Luca).

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Appartengono a questo periodo alcuni pavimenti basolati con materiale di reimpiego (generalmente blocchi di basalto lavorati in forma parallelepipeda), uniti ad opere murarie conservatesi in alzato o talora solo per pochi ricorsi. Questi resti, pur non bastevoli a delineare un piano completo, sono sufficienti ad offrirne un’idea generale. Nella maggioranza dei casi le direttrici delle murature ricalcano gli allineamenti dell’epoca precedente di cui riutilizzano le strutture come sostruzioni. All'opposto, in queste fasi, non furono mantenuti gli assi viari romano-bizantini, ingombrati dai crolli e così coperti dai nuovi ambienti. Ciò è evidente per le strade che delimitano l’Area 3 a nord e a nord-est dove, tra l’altro, si situò l’ambiente abbaside L911. Riteniamo un elemento di datazione per L911 il ritrovamento di una lucerna integra databile non prima del tardo VIII sec.

Lucerna abbaside proveniente dai livelli di utilizzo dell'ambiente L911. (Foto S. Loffreda).

Tenuto conto delle porte che si aprivano in queste murature, alcune delle quali con soglia in situ come negli ambienti L911, L88a, L86, delle tracce di forni evidenti in L908, L375, L87a, e del materiale ceramico del tipo da mensa ivi rinvenuto, dovette trattarsi in prevalenza di abitazioni private. Le case di epoca mamelucca (XIII sec.) documentano l’ultimo periodo occupazionale di Cafarnao. Gli sporadici materiali di epoca pre-crociata e crociata (X-XII sec.), al momento, non sono archeologicamente attribuibili ad alcuna delle strutture individuate.

b) Strati tardoromani-bizantini
Meglio definito, come principale risultato della 23ª campagna di scavi, è ora l’assetto urbanistico dell’intera Area 3 nel periodo tardoromano-bizantino (IV-VII sec.). Il quartiere, che si conosceva delimitato ad occidente dalla strada principale L39 che da nord va al lago costeggiando la sinagoga e il recinto della domus ecclesia, appare ben demarcato a settentrione dalla stradina brecciata L207 che conduce al frantoio (L270) seguendone poi il perimetro ovest (L207a) e sud (L207b), e ad oriente dal percorso brecciato L89-297 che si congiunge alla precedente.

La stradina brecciata L207, ortogonale all'asse viario principale di Cafarnao, delimita, costeggiando il frantoio, le Aree 3 e 4. Verso nord-est. (Foto S. De Luca)


Semplificandone le fasi, si osserva che l’Area 3 è costituita da quattro distinte unità strutturali, due delle quali constano di diversi ambienti domestici tra loro intercomunicanti. Sul versante orientale dell'Area è stata inoltre avviata l’esplorazione di un nuovo quartiere.

Restituzione assonometrica dell'Area 3, dell'Area 3a e del grande frantoio dell'Area 4 con le sue installazioni. Verso nord-ovest. (Disegno S. De Luca).

1) Dalla porta che si apre in L280 sulla stradina L89 si entra nell’ampio cortile con forno e scale L281 che dà accesso alle stanze L296 ed L290 pavimentate in massicciata. Quest’ultima ha nella porta una bella soglia battentata. Dal medesimo vano d’ingresso L280 si raggiungono, verso ovest, cinque locali con massicciata interconnessi per mezzo di porte (L282, L283, L289, L293, L284 con soglia).

Veduta parziale dell'Area 3, durante lo scavo dell'Area 3a. Verso sud-est. (Foto S. Loffreda).

Attraverso un sesto vano provvisto di scala (L86), probabilmente semicoperto, si poteva raggiungere l’asse viario cittadino principale passando per il corridoio L83. La sponda meridionale di L83 è l’inizio di un lungo muro che attraversa tutta l’Area 3 da ovest ad est delimitandone l’unità a meridione in maniera regolare.

Panoramica dell'Area 3 al termine della campagna del 2003. Sulla destra le scale di L86 e il corridoio L83 che sbocca sull'asse viario principale.Verso est. (Foto S. De Luca).

2) Questo lungo muro, sebbene con rifacimenti, fu preservato dall’epoca romana a quella medievale. Una serie di locali (L82, L80, L79, L78, L76, L74) è addossata alla sua facciata sud. Tra essi L78-76, che fanno capo a L75, l’ambiente con grande porta a chiudere, potrebbero essere intesi come retrobottega. Non sarà agevole estendere gli scavi in questa direzione poiché la zona è attualmente occupata da un passaggio carrabile. Per di più la piantagione di alberi ad alto fusto che qui esisteva nel secolo scorso ne ha compromesso la stratigrafia.

Il lungo muro che attraversa l'Area 3 a sud delimitando la casa (a sinistra) da probabili ambienti commerciali (a destra). Verso est. (Foto S. De Luca).

3) Nella stradina basolata L207a si aprono 2 porte con soglia di basalto che danno adito rispettivamente all’ambiente con pilastri L294 e a quello forse scoperto L241. Entrambi intercomunicano tramite i vani L291 e L292. Nel basso muro superstite di ovest in L291 si riconoscono le tracce di una porta per accedere alla stanza L288 con un bel pavimento in pietra e senza sbocchi verso l’asse viario principale (L39). Dal medesimo L291 si entra nei due contigui ambienti L285 ed L286. Il primo, dotato di bancone da lavoro, dopo l’età bizantina tardiva (inizi del VII sec.), fu ridotto nelle dimensioni ed ebbe una colonna nel mezzo per reggere il tetto. Il secondo, pur ingranditosi, non previde ulteriori sbocchi. Nelle successive fasi arabe, le pareti sud ed est di L291 funsero da fondazioni a varie ristrutturazioni murarie con conseguenti ricoperture del pavimento con tre sovrapposte massicciate. Ancora dal cortile con forno L241, il cui pavimento venne rialzato quando si basolò la strada L207a, si scende per due gradini in L240. Da qui una porta conduceva al vano L208a, successivamente pavimentato e isolato col bloccaggio della porta. L208a grazie ad una seconda uscita possedeva una comunicazione diretta con la stradina L207. Della chiusura ovest di L208a sono visibili solo le fondazioni che proseguono da nord a sud con un muro divisorio meglio preservato.


4) Detto divisorio demarca e allinea tutta l’unità appena descritta separandola da una fila di locali (L208, L210, L211, L85) comunicanti unicamente con l’asse viario principale. Verosimilmente la loro destinazione d’uso non era abitativa. Nella fase bizantina il vano L210a rimase isolato ed apparentemente senza ingressi. Nell'ambiente, munito di due nicchie a muro, si sono trovati materiali romani.

La prosecuzione dello scavo di un centinaio di mq, ad est del percorso L89-L297, ha riportato in luce un gruppo di ambienti che dovrebbero essere l’inizio di un nuovo quartiere denominato Area 3a.

L'Area 3a al termine della campagna di scavo. In primo piano (a destra) muro e pavimento tardivi impostati su ambienti bizantini (a sinistra).Verso ovest. (Foto S. De Luca).

Questo mostra una situazione stratigrafica analoga al resto del settore orientale. Un muro cimato, probabilmente romano, affiora come parte del pavimento in massicciata dell’ambiente bizantino L373 collegato tramite due porte a L372 e, con un’ulteriore apertura sul muro orientale posticcio, ad altro vano non ancora scavato. Passando dalla porta sulla strada L89 in L370, si raggiungono L374 ed L371, di cui solo l’ultimo interamente scavato. Sul crollo degli ambienti fu eretto un muro di epoca araba (VIII-IX sec.), a sua volta coperto da un pavimento basolato mamelucco (XIII sec.) in relazione ad un muro che li attraversava in alto in direzione ovest-est (L375). Dalle fasi bizantine si segnala il ritrovamento di tre vasi basaltici integri in L372 più un quarto in pietra calcarea in L373. Nel tratto nord il percorso L89-L297 piega ad angolo per seguire l’ingombro esterno del vano L364 cui si perviene dalla stradina L207b. Si appurerà nella prossima campagna se da qui si accedeva ai locali attigui già individuati nella pianta (L365). Più difficile si prospetta l’estensione dello scavo in direzione sud per i medesimi motivi del punto 2 (supra).

Vasi in pietra del periodo bizantino dall'Area 3a. (Foto M. Arndt).

AREA 4
Dell’Area 4, grazie agli scavi degli anni ’70 di V. Corbo e S. Loffreda, era stata investigata una superficie di circa 500 mq. I recenti scavi dal 2000 al 2002 ne hanno aggiunto pressappoco 400 mq, e la campagna del 2003 ne ha riportato in luce altri 300 mq. Tali cifre rendono l’idea della vastità di questo quartiere di cui risultavano noti i limiti di ovest e di nord. Attualmente, chiarito il confine con l’Area 3 a sud (costituito dalla stradina L207-207a-207b), rimane da individuare quello di est cui si prevede sarà dedicata la prossima campagna.

L'Area 4 si sviluppa ad est della strada principale che fiancheggia ad oriente la sinagoga (a sinistra dell'immagine). Verso nord. (Foto S. De Luca).

a) Strati arabi
Qui la situazione stratigrafica relativa ai livelli tardivi è ancor meno coerente che per l’Area 3. Sono ascrivibili a tali fasi due gruppi di ambienti pavimentati in acciottolato: l’uno con muri obliqui nord-sud sull’area del frantoio (L250), l’altro più a nord col riuso di murature precedenti (L354, L355) unitamente all'edificazione di altre sui crolli (per es. L300e).

Stutture murarie tardive dell'Area 4. Gli ambienti L354 ed L355. Verso nord-est. (Foto S. De Luca).

b) Strati tardoromani-bizantini
1) Lo scavo del grande frantoio L270, la cui investigazione ha richiesto quattro campagne, è finalmente completo (vedi assonometria). Si tratta di un edificio pubblico, come suggerisce la sua capacità produttiva e il fatto che il suo ingombro costringa a deviare una strada cittadina. La sua ultima fase di utilizzo, quella che previde il rialzamento del livello stadale (con basoli nel tratto L207a) e la sistemazione delle cortine murarie con calce, è del pieno VI sec. In questa occasione andò fuori uso l’ambiente bizantino L219 originariamente appartenente alla casa L215-216. Verso il periodo bizantino maturo (VI-VII sec.) rimanda un lotto di anfore decorate a pittura trovato oltre il muro di est dell'ambiente e probabilmente funzionali allo stoccaggio dell'olio.

Una delle anfore provenienti dal frantoio. (Restauro e foto M. Arndt)

Il frantoio ha pavimento in pietra nella zona d’ingresso dove sono installate la grande macina monolitica con mola e le due basi di pressoio con relative vasche litiche per la raccolta dell’olio. La restante parte, occupata da 12 scomparti costituiti da muretti a secco, per il deposito delle olive da premere, ha pavimento in terra battuta. Pilastri sui muri portanti di ovest e di est e colonne nel mezzo sorreggevano forse due file di tre archi, di cui tuttavia non sopravvive alcun concio. Alternativamente le travature del tetto erano inserite nei pilastri e poggiavano sulle colonne.

Veduta complessiva del grande frantoio L270 al termine dello scavo. Verso est. (Foto S. De Luca).

2) Il frantoio era comunicante a nord con l'ambiente di servizio L224 e probabilmente, tramite questo, con un articolato sistema di 12 ambienti, in parte per uso domestico (la casa L218, L220, L223, L222, L225, L226, L227, L333), ed in parte per attività lavorative (L200 con canale, L201, L202). La presenza di una rampa con 7 scalini (in L222), gran parte delle murature preservate in alzato per circa due metri e la quantità di pietre provenienti dal crollo, inducono ragionevolmente a ritenere che questa casa possedesse un secondo piano.

Veduta parziale della grande casa dell'Area 4. Verso nord-est. (Foto S. De Luca).

3) In una prima fase vi erano annessi ancora altri loci come si capisce dalle due porte, poi tamponate, nella parete est di L200. Al di là della riferita parete gli scavi hanno portato in luce 9 ambienti. L361, da dove proviene ceramica tardoromana, apparteneva probabilmente a questa prima fase ma poi, rimasto chiuso da tutti i lati, andò in disuso.

Ipotesi restitutiva della grande casa dell'Area 4. Verso sud-ovest. (Assonometria S. De Luca).

Un atrio (L358-359) provvisto di scala, pilastri e colonna, dà accesso, ad un corridoio (L360), anch’esso con un’alta scala, e da qui a nuovi ambienti di cui sono state individuate solo le tre entrate. In linea col pianerottolo della scala, il corridoio venne successivamente sbarrato da un muro che permise l’innalzamento del piano di calpestio tramite un interro e la creazione delle stanze L362 e L363. Dall’atrio verso nord si entra nei vani L339, L357, L356. Tra gli ultimi due, oltre alla porta, si aprono due "finestre" delle quali restano in situ sia i davanzali che gli stipiti. Si può discutere sulla loro funzione, se fossero comuni aperture per dare luce ad una stanza, o se servissero ad altro scopo, per esempio come mangiatoie per stalla, come è stato sostenuto per le simili strutture dell’Area 2.

Veduta della casa dell'Area 4. Verso sud-ovest. (Foto S. Loffreda).

4) La situazione del tutto analoga a questa, che avevamo trovato nel 2001 nei vani con una porta e due finestre L335-338, immediatamente adiacenti a nord, fa propendere per la prima ipotesi. Qui, nel primo ambiente con soglia battentata e scalino, si trovano resti di un forno che mal si addicono ad una stalla. Anche a quest’altra casa, peraltro, si accede da un cortile munito di doppia scala (L333) da cui si raggiungono 8 ambienti (L332, L334, L331, L337, L336, L328, L330, L329). Tra questi merita una menzione L328 preservato sui lati sud ed est per una quota di due metri. Il muro di ovest e quello di nord fanno vedere i segni di un crollo. In particolare quest’ultima parete, seppellita da un ambiente più tardivo, conserva in posizione di crollo sia la porta che tre stipiti di finestra completi di architravi. Per questioni di sicurezza non è stato possibile scavare il pavimento di quest'ambiente. Una volta fissate le murature con un intervento di restauro esso potrebbe fornire un termine cronologico di riferimento per spiegare certi vuoti occupazionali che troviamo nella Cafarnao bizantina.


Stefano De Luca ofm
(Pontificio Ateneo Antonianum - Roma)


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / S. De Luca
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