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La "città" di Nazaret, “fiore della Galilea” La Galilea Geologicamente le montagne dell’Alta Galilea fanno parte dell’altipiano che si estende fino al corso dei fiume Litani, a nord, oggi politicamente diviso dal confine israelo-libanese. L’altezza media è sui 600 m., con cime che raggiungono 955 m nel Jebel Canaan a nord di Safed, e i 1208 m nel Jebel Jarmak o Har Meron. è una regione accidentata, ricca di boschi, relativamente poco abitata nell’antichità come in epoca moderna. Sul lato orientale, l’altipiano galilaico si affaccia sulla piana di Hule con un dirupo di 400-700 m di altezza. Da questo lato, in una conca, si sviluppò la città di Kadesh, il centro urbano più importante della montagna occupata dalla tribù di Neftali.
La città, oggi capitale politico-amministrativa della Galilea, compare per la prima volta nella storia scritta nelle pagine del Vangelo. “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea che ha nome Nazaret, a una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe della casa di Davide, e il nome della vergine era Maria” (Lc 1, 26-27). Per obbedire all’“editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l’impero. …salì dunque anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, verso la Giudea, alla città di Davide che si chiama Betlemme… per farsi registrare con Maria sua sposa, la quale era incinta” (Lc 2,1-4). Di ritorno dall’Egitto, dove si era rifugiato con Maria e il bambino Gesù, Giuseppe “si ritirò nella regione di Galilea e venne a stabilirsi in una città che si chiama Nazaret”. Notizia che Luca ripete due volte; dopo la presentazione di Gesù al tempio (Lc 2, 39) e a conclusione del racconto di un pellegrinaggio della famiglia a Gerusalemme: “(Gesù) scese con loro e tornò a Nazaret, ed era sottomesso ad essi. E sua madre conservava tutte queste cose in cuor suo. Gesù, intanto cresceva in sapienza, statura e grazia presso Dio e gli uomini” (Lc 2, 51s). Notizia che a Matteo serve per spiegare il nome dato a Gesù (Mt 2, 23). All’inizio della sua missione di rabbi itinerante, Gesù lascia Nazaret e scende a Cafarnao sulla riva del lago (Mt 4, 13). La predicazione del Regno nei villaggi dell’entroterra galilaico lo riconduce a Nazaret, dove nella sinagoga si rivolge ai suoi compaesani commentando loro un passo di Isaia che vede attualizzato nella sua persona: “E venne a Nazaret dove era stato allevato, e di sabato, come era solito fare, entrò nella sinagoga e si alzò in piedi a leggere… si alzarono e lo cacciarono fuori della città, e lo condussero fino al ciglio della collina sulla quale la loro città era edificata, per buttarlo di sotto” (Lc 4,16-30; Mt 13,54-58; Mc 6,1-6). Il rifiuto dei compaesani viene vivacizzato nel racconto dell’episodio tramandato da Matteo e Marco: “Giunto nella sua patria, li istruiva nella loro sinagoga, in modo che essi stupiti dicevano: “Di dove gli vengono questa sapienza e i miracoli? Non è costui il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria, e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?…” (Mt 13, 54-58; Mc 6, 1-6). Proprio perché originario di Nazaret, viene rifiutato in un primo momento da Natanaele che a chi gli presenta Gesù risponde ironico: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” (Gv 1, 46). Eppure il villaggio di origine resterà legato indissolubilmente al nome di Gesù. “È Gesù di Nazaret” che viene accolto nei villaggi (Mc 10, 46s). “È Gesù il Nazareno” che il manipolo di soldati cerca nell’orto del Getsemani (Gv 18, 5). Come “Gesù il Nazareno il re dei Giudei” viene condannato alla morte in croce da Pilato (Gv 19, 19). è Gesù di Nazaret che Pietro e gli Apostoli predicano risorto il terzo giorno (Atti 10, 38ss). Le fonti giudaiche lo conoscono come Gesù il Nazareno (Jesu ha-Nosri) e chiamano i suoi seguaci i Nazareni (ha-Nosrim).
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