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LA GROTTA DEL TRADIMENTO

I pellegrini del IV-VI secolo, seguendo le narrazioni evangeliche, commemoravano l'agonia e l'arresto di Gesù in due luoghi diversi. Sebbene delle aggiunte siano venute a complicare la tradizione, facendo persino accadere l'episodio dell'agonia in un terzo posto, i fedeli hanno sempre mantenuto la distinzione tra i due luoghi. Certamente le testimoniante dei pellegrini, che costituiscono la fonte prima delle nostre informazioni, non sempre brillano per chiarezza, né per esattezza. Spesso limitate a poche osservazioni e a pochi ricordi, queste relazioni trascuravano quanto sembra a noi oggi essenziale, per dilungarsi su particolari e su fatti "miracolosi", o per lasciarsi andare a considerazioni pie. Dato che sono state talvolta scritte a distanza di tempo, anche da terze persone, non è facile sfrondarle. La loro lettura, tuttavia, prescindendo dai particolari e da qualche testo dubbio, ci permette di constatare che la distinzione tra il "giardino e la "grotta" era costante.
La Grotta del Tradimento
1. Fonti Letterarie

Secondo la tradizione del IV secolo, come abbiamo visto, il posto dove era avvenuto il tradimento si trovava a destra del sentiero che porta dalla città al Monte degli Olivi. Mentre l'Anonimo di Bordeaux ricollega il fatto ad una roccia, pellegrini posteriori parlano di una grotta. Una ricostruzione della notte del Getsemani ci autorizza a ritenere che Gesù, prima di farsi incontro a Giuda, sia andato a raggiungere, con Pietro, Giacomo e Giovanni, gli otto Apostoli proprio nella grotta dove li aveva lasciati.

Comunque si siano in realtà svolti i fatti, i pellegrini, uscendo dalla chiesa dell'Assunzione, dove si trovava la tomba della Vergine, visitavano la grotta del Tradimento prima di venerare l'Agonia di Gesù nel giardino, e di iniziare la salita al Monte degli Olivi.

Questa distinzione tra i due luoghi venne conservata fino al XIV secolo. Dopo di allora, si ebbe una inversione, accettata almeno dai pellegrini occidentali, che durò fino alla scoperta delle antiche chiese dell'Agonia e che diede erroneamente alla grotta il nome di "Grotta dell'Agonia".

Il primo documento che localizza la scena dell'Agonia in questa grotta, è la relazione del domenicano tedesco Wilhelm von Boldensele (1333). Dopo un periodo di discordia e di incertezza, durante il quale secondo alcuni pellegrini Gesù avrebbe pregato la terza volta, in un posto diverso, i cristiani occidentali, nel XVI secolo, finirono per identificare nella grotta il luogo delle tre preghiere.

A seguito di ciò, il luogo del tradimento di Giuda e quello dell'arresto vennero localizzati vicino alla "Roccia degli Apostoli", mentre il posto dove si erano trattenuti gli otto Apostoli veniva fissato più in basso nella valle.

Visto che i cristiani orientali hanno conservato la tradizione primitiva circa il luogo dell'Agonia, ci si e domandati il perché dell'inversione. E' possibile che alcune parole, dipinte sulla parete, e delle quali parleremo in seguito, abbiano tratto in inganno i pellegrini. E' anche possibile che la distruzione della chiesa del Santo Salvatore abbia indotto i fedeli a scegliere un altro posto, che serviva da santuario e nel quale veneravano l'Agonia.

Quantunque i francescani fossero entrati in possesso della grotta nel 1361, i loro diritti furono poco rispettati e molto contestati fino all'inizio del XIX secolo: il luogo restava una specie di proprietà pubblica dove i musulmani portavano il bestiame al riparo.

Diversi documenti riferiscono che proprio in questa grotta del Getsemani Gesù, durante una cena, avrebbe lavato i piedi agli Apostoli.

Menzionata verso il 530 nella relazione dell'arcidiacono Teodosio e nel trattatello anonimo intitolato Il breviario di Gerusalemme, questa cena è citata anche in documenti posteriori. A poco a poco il ricordo andò perso, salvo uno sporadico riferimento fatto nel XV secolo da un pellegrino russo, il mercante Basilio. Le guide mostravano ai pellegrini persino i quattro (o tre) tavoli ai quali si sarebbero seduti Gesù e gli Apostoli. Per devozione, i fedeli prendevano nella grotta un pasto senza carne.
In questo pasto il P. Emmanuele Testa vede una delle "cene" che i giudeo-cristiani celebravano in determinati posti che erano stati onorati dalla presenza del Salvatore. Alla "cena" del Getsemani, che un sermone attribuito a Eutiche patriarca di Costantinopoli (VI secolo), cita insieme con quelle che si tenevano al Monte Sion e a Betania, partecipavano probabilmente i membri della setta giudeocristiana degli Ebioniti. che si astenevano dalla carne e consumavano pane azimo e acqua.

2. STRUTTURA E DECORAZIONE DELLA GROTTA

La grotta del Getsemani misura, grosso modo, 19 metri per 10. L'irruente alluvione del novembre 1955 rese necessari dei restauri, che vennero effettuati nel 1956-1957 sotto la direzione del P. Virgilio Corbo, il quale ebbe così l'opportunità di studiare la struttura ed il sottosuolo del posto.
The betrayal by Judas
Il tradimento di Giuda
incisione di Doré
Originariamente la grotta si apriva verso nord con un'entrata larga circa 5 metri. Era costituita dall'attuale parte centrale, da una parte più profonda a est e, probabilmente, da un prolungamento verso un'altra piccola grotta situata a est-sudest. Sembra che nella depressione esistesse un frantoio, il cui braccio poteva far leva in una cavità ancora visibile nella parete sud. A nord-ovest della grotta una conca naturale della massa rocciosa era stata ingrandita e adibita a cisterna. Le acque scendevano dal tetto e, convogliate in un canaletto scavato nella parete esterna della grotta rivolta a nord, venivano dirette, prima di entrare nella cisterna, verso una piccola vasca di decantazione.

Questi sono i vari elementi che sembrano essere esistiti all'epoca evangelica e che sembrano testimoniare la destinazione del posto ad usi agricoli, destinazione che non impediva d'altronde altri servizi, finita la stagione delle olive.

Nel IV secolo la grotta fu trasformata in cappella. Per questo motivo venne costruita una specie di deambulatorio, tuttora esistente, che costeggiava le pareti sud e ovest, ed aveva la volta più bassa di quella della parte centrale.

Quattro pilastri di roccia sostenevano la volta della nuova cappella, che riceveva luce da un'apertura praticata nel tetto. Una piccola vasca, scavata nel pavimento in corrispondenza di questa apertura, riceveva le acque piovane.

L'ingresso fu spostato verso nord-ovest, probabilmente al momento della costruzione della chiesa dell'Assunzione, che veniva a bloccare la via di accesso alla grotta. La nuova entrata era larga circa 2 metri e alta 1,90 metri.

La cappella era pavimentata con mosaico bianco, malamente rovinato da fosse di tombe. Infatti, il sottosuolo, ad eccezione di quello del presbyterium, situato nella depressione orientale, racchiudeva una necropoli di 42 tombe, risalenti al V-VIII secolo, ma utilizzate nuovamente durante le crociate. Nel IV-V secolo la stessa cisterna dell'angolo nord-ovest servì da sepolcro sotterraneo. Questo sepolcro era ricoperto con un mosaico di tessere rosse, bianche e turchine, del quale restano due parole: ke anapaus ... (Signore, dona il riposo ... ).
details in grotto
La grotta del Getsemani: dettaglio dell'ingresso e del soffitto roccioso
Del periodo bizantino sono stati rinvenuti, in particolare, un bel frammento della transenna che delimitava il presbyterium e diverse iscrizioni funebri. L'esame della volta ha rivelato la presenza di numerosi graffiti, lo studio dei quali non è stato ancora concluso.

Durante il Regno di Gerusalemme, il pavimento della cappella fu riparato con lastre di pietra, con mosaico a grandi tessere, con pezzi di marmo e con mattoni. La volta fu decorata prevalentemente con motivo di stelle, mentre il presbyterium fu ornato da una grande composizione; i cui resti arrivano fino alla parete settentrionale: due aureole, dei paramenti, un'ala d'angelo. Basandosi sulla relazione di J. von Wurtzburg (1165), su una iscrizione parietale e su dei mosaici di Venezia e di Monreale di Palermo, il P. Corbo ritiene di poter distinguere tre scene: la preghiera del Cristo nel giardino, il Cristo con gli Apostoli e l'Angelo che consola il Salvatore.

I tre versetti dell'iscrizione sono stati variamente trascritti e interpretati. Ma il cielo pittorico che aveva ornato il presbyterium, sembra giustificare la seguente lezione: "Qui [nelle scene rappresentate]: il Re Santo ha sudato sangue. Il Signore e Cristo ha spesso frequentato [questo luogo con i suoi Apostoli]. Padre mio, se le vuoi, allontana da me questo calice".

Nel 1655 delle alluvioni obbligarono i francescani a chiudere l'ingresso bizantino con un muretto di pietra e ad aprirne uno nuovo all'estremità di uno stretto andito praticato tra due muri di sostegno. Il nuovo ingresso prendeva la parte occidentale dell'apertura originaria. Una volta artificiale lo collegava con la grotta, nella quale si scendeva per una scala di circa 10 gradini.

Questo terzo ingresso fu un pó restaurato nel 1938 e nel 1956. I lavori del 1956 hanno messo in risalto una grande parte dell'ingresso primitivo, e l'ingresso bizantino, così come è stato ritrovato al di sopra dell'antica cisterna, a destra dell'entrata attuale. I restauri hanno parimenti preservato frammenti di mosaico bizantino.

Una pietra della facciata reca i brani del Vangelo relativi alla grotta, mentre la parola "Getsemani", incisa sul lintello, ricorda il nome primitivo del luogo.

I restauri del 1956-1957 hanno per caso liberato, a est-sud-est del presbyterium, una piccola grotta naturale, chiusa da un muro, ingombra di uno strato alto un metro di terra alluvionale. L'intonaco delle pareti non reca alcuna traccia di graffiti, né di decorazioni. Questa grotta, nella quale non si sono reperiti neanche resti minimi di pavimento, fu probabilmente chiusa dopo le alluvioni che avevano resi necessari i lavori del 1655.

© franciscan cyberspot - text written by Albert Storme



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Created/Updated Monday, 22 May, 2005 at 11:55:29 pm by J. Abela, E. Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin.
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