Franciscan Custody of the Holy Land - 04/05/2001 info: custodia@netvision.net.il

Secondo viaggio missionario - Premesse

di Alfio Marcello Buscemi
dal libro: San Paolo. Vita opera messaggio
(SBF Analecta 43), 2a edizione, Gerusalemme 1997

Consolidata nella fede e nell’amore la Chiesa di Antiochia, Paolo ritornò col pensiero alle comunità fondate durante tutte le sue precedenti attività missionarie. È vero che la sua febbrile e travolgente azione apostolica può dare l’impressione che Paolo corra per il mondo sospinto da una sola idea: far conoscere Cristo e il suo messaggio di salvezza a tutti gli uomini, di portarlo ovunque fino agli estremi confini della terra (cfr Rom 14,17-24). Egli fonda delle Chiese, le cura per un brevissimo tempo e poi ne affida l’opera di consolidamento ai suoi collaboratori. La carità di Cristo gli aveva invaso l’anima e lo spingeva ad annunziare la Parola: non gli dava tregua, non gli concedeva riposo, finché non avesse fatto comprendere a tutti gli uomini che Cristo è la loro vita (cfr 1Cor 5,14; Gal 2,20; Fil 1,21). Tale impressione è parziale, non del tutto esatta. Paolo, pur non riuscendo ad arrestare la sua corsa apostolica, non è diventato mai indifferente verso quelle comunità che egli "per mezzo del Vangelo ha generato nel Cristo Gesù" (cfr 1Cor 4,15; 1Tess 2,7-8; 2Cor 6,13). Egli sente quotidianamente "l’ansia per tutte le Chiese" (2Cor 11,28), perché nel suo cuore risuonano i gemiti, i problemi, i dolori di tutte le comunità che sono nel Cristo Gesù. Egli si sente presente in mezzo ai suoi figli che ha generato e che continuamente "partorisce nel dolore fino a quanto non sia formato Cristo in loro" (Gal 4, 19).

Mosso da quest’ansia apostolica, "Paolo disse a Barnaba: ´Torniamo a visitare i fratelli in ogni città in cui abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stannoª" (At 15,36). Lo scopo principale di questo secondo viaggio era proprio il desiderio di rimettersi a contatto con quelle comunità da loro fondate, per conoscerne lo stato reale in cui si trovavano, per stimolarle a crescere maggiormente nella fede e nella carità e infine per rafforzare i legami di intimità di queste comunità con la Chiesa che le aveva evangelizzate. L’ansia apostolica di Paolo fu subito condivisa da Barnaba. Solo un piccolo dettaglio impedì che i due apostoli intraprendessero insieme questo nuovo viaggio apostolico in favore della missione ai gentili: Barnaba desiderava avere di nuovo come compagno Giovanni Marco, Paolo invece sosteneva che non era il caso di condurre con loro colui che nel precedente viaggio li aveva abbandonati a Perge di Panfilia per tornarsene a Gerusalemme. Non conosciamo il vero motivo, per cui tale questione da piccola sia divenuta tanto grande, al punto che i due missionari nel loro "parossismo" (At 15,39) si separarono e presero strade differenti.

Barnaba assunse come compagno Giovanni Marco e, seguendo l’itinerario del primo viaggio, salpò per Cipro (At 15,39). È l’ultima notizia che gli Atti ci danno di questo grande apostolo della Chiesa primitiva. Barnaba da questo momento scompare dal quadro storico delle origini cristiane ed entra nella leggenda. Gli Atti di Barnaba, del V sec. circa, dopo aver parlato della sua predicazione a Cipro, descrivono la sua morte ad opera del mago Barjesu che Paolo aveva messo a tacere durante il primo viaggio missionario (At 13,6-11).

Paolo, perduto l’antico compagno, si unì a Sila e partì in direzione delle Porte Siriache sul Monte Amano, per raggiungere la Cilicia e da qui, attraverso le Porte Cilicie, le comunità della Licaonia (Derbe, Listra e Iconio) e della Pisidia (Antiochia di Pisidia). Questi due mutamenti nel suo programma apostolico probabilmente incisero anche sul piano del viaggio, che assunse orizzonti più vasti e più ambiziosi. Così, pur avendo di mira le comunità fondate della Siria-Cilicia e dell’Asia Minore, il suo pensiero correva già verso nuovi campi di lavoro, che per vari interventi dello Spirito (At 16,6.7.9) dovettero essere modificati volta per volta.



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Created / Updated Friday, May 4, 2001 at 01:03:18 by John Abela ofm
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