Franciscan Custody of the Holy Land - 23/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
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Con in Papa in pellegrinaggio ai luoghi
della storia della salvezza

Il pellegrinaggio del Santo Padre in Terra Santa rappresenta il culmine degli eventi spirituali nel corso di quest'anno del grande giubileo del duemila della nascita di Gesù.

Per il cristiano ogni pellegrinaggio è espressione della coscienza di dimorare in questa terra come "straniero e pellegrino" (1Pt 2,11) - come già i padri della nostra fede erano consci di essere in cerca della patria futura (Eb 13,14) - che siamo dunque in cammino verso "la patria celeste" (Fil 3,20). Il pellegrinaggio in Terra Santa è inoltre espressione della convinzione di non essere erranti senza meta, ma che siamo - sia come singoli che come comunità di fede, cioè popolo di Dio - in un viaggio ben determinato e orientato, sulla strada buona e via retta, che viaggiamo sotto la guida sicura, quella di Dio, il cui braccio è potente e la mano forte (Sal 89,14), il cuo occhio scruta attentamente (Pr 15,3) e la cui sapienza provvede (Gn 22,14). Sappiamo dunque da dove veniamo e dove andiamo.

In tale pellegrinaggio, di vita e di storia, si trova tutta l'umanità: da Adamo, cioè dal suo inizio. Questo è il primo e allo stesso tempo il più vasto di alcuni cerchi concentrici come la storia dell'umanità viene presentata, interpretata e spiegata dalla Bibbia quando in essa ascoltiamo la Parola di Dio, quando la leggiamo come Sacra Scrittura. La storia dell'umanità intera, dall'inizio alla fine e dovunque, diventa storia di salvezza.

Il seguente e più stretto cerchio è formato dall'umanità rinnovata in Noè. Essa fu purificata mediante il diluvio dal peccato di disobbedienza, di superbia e di dissoluzione. Con Noè e la sua discendenza Dio stipula la sua prima alleanza di misericordia e benevolenza.

All'interno della discendenza di Noè il cerchio dell'elezione come strumento della salvezza divina tra gli uomini si restringe dai tre figli sul solo Sem, padre dei semiti.

Alla fine il cerchio viene ristretto ancora una volta, all'apparenza su un solo individuo, l'eletto Abramo, in realtà però su di lui in quanto padre di una moltitudine. Vi è inclusa dunque anche la sua discendenza. La risposta di Abramo alla chiamata di Dio di uscire "dal suo paese, dalla sua patria e dalla casa di suo padre" per incamminarsi verso l'ignoto, "verso il paese che io ti indicherò", porterà la benedizione su di lui, sulla sua discendenza e, tramite questa, su tutta l'umanità: "Farò di te un grande popolo… diventerai una benedizione… in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra" (Gn 12,1-3).

Per i discendenti di Abriamo secondo la carne e secondo la fede, cioè per gli ebrei religiosi, qui i cerchi dell'elezione divina terminano di stringersi. Essa riposa su di loro come popolo eletto. Ogni ulteriore evento della storia della salvezza è solo un muoversi dentro questo cerchio. All'interno della discendenza di Abramo rimane la "discesa" in Egitto, dove Dio aveva già inviato Giuseppe affinché si prendesse cura di suoi fratelli, ugualmente "l'esodo" dall'Egitto sotto la guida di Mosè - la fuga dalla "casa di schiavitù" nella libertà passando "attraverso l'acqua" del Mar Rosso - come anche tutto quello che segue fino all'entrata nella terra promessa: la rivelazione del nome di Dio insieme al dono dell'alleanza e della legge sul Monte Sinai; poi il viaggio attraverso il deserto come luogo di tentazione, mormorazione, apostasia e espiazione fino all'estinzione di quella generazione, però nello stesso tempo anche come un cammino, un "pellegrinaggio" attraverso un luogo di particolare vicinanza e sollecitutudine di Dio, dove li ha nutriti con manna, pane celeste, e abbeverati dalla roccia arida. In questo viaggio muore pure Mosè dopo aver potuto contemplare solo da lontano, dalla cima del Monte Nebo, la terra promessa senza potervi entrare.

In essa entrano gli israeliti sotto la guida del successore di Mosè, Giosuè, di nuovo "attraverso l'acqua", questa volta del fiume Giordano, vicino a Ghilgal nei pressi di Gerico. Lì per la prima volta essi celebrano la festa della liberazione, la Pasqua, nella terra promessa. Quando entreranno nel pieno possesso di essa, il centro di tutti gli eventi della storia della salvezza, come la sperimentava un credente israelita, col tempo diverrà - e per sempre rimarrà - Gerusalemme, più precisamente il tempio di Dio in essa.

Era desiderio del Santo Padre visitare, in questo suo pellegrinaggio giubilare, visitare tutte le stazioni di questa parte anticotestamentaria della storia della salvezza. Il pellegrinaggio, doveva iniziare nel territorio dell'antica Mesopotamia, sulle rovine di Ur, la città natale di Abramo. Questo "paese tra i fiumi" è allo stesso tempo, secondo l'idea del testo biblico, anche la regione in cui va cercato l'Eden, il paradiso di Adamo. In questa maniera il pellegrinaggio del Papa avrebbe davvero cominciato dall'inizio. Però il fatto che Ur di Abramo, oggi Tell Uqayyar, si trovi in Iraq con le sue implicazioni politiche e (in)umane ha impedito la realizzazione di questo progetto del Papa, così che egli questa tappa del suo pellegrinaggio attraverso le stazioni principali della storia della salvezza l'ha potuto visitare soltanto "in spirito" e l'ha dovuto sostituire con riti e preghiere a Roma.

La successiva tappa più importante, quella di Mosè, che abbraccia la dimora di Israele in Egitto - e in maniera particolare tutto quello che è successo sul Monte Sinai / Oreb e che allo stesso tempo rappresenta l'inizio del viaggio del popolo eletto attraverso il deserto per quaranta anni - il Santo Padre, con l'aiuto di Dio e un grande coraggio personale, l'ha potuto realizzare con il suo soggiorno e la sua visita fino al deserto del Sinai, ai piedi della montagna Gebel Mousa (Monte di Mosè). Questo santuario tradizionale cristiano è meta dei pellegrini già dal IV secolo in poi.

L'odierna e ultima parte del pellegrinaggio giubilare del Santo Padre inizia lì dove Mosè lo terminò: "Nelle steppe di Moab, sul Monte Pisga, di fronte a Gerico" (Dt 34,1). Il Papa lo cotinuerà insieme a Giosuè che ha prima preparato gli israeliti e poi li ha fatto attraversare il Giordano, affinché prendano in possesso la terra una volta promessa ad Abramo e alla sua discendenza.

E mentre per gli isreliti lì e in questa maniera si chiude quel cerchio più stretto della storia della salvezza, in questo stesso luogo per i cristiani inizia una sua nuova, decisiva e finale tappa il cerchio più ristretto secondo la fede neotestamentaria: quello centrato su una sola persona, la quale, secondo San Paolo, è erede di tutte le promesse di Dio date "ad Abramo e alla sua discendenza. Non dice la Scrittura: ‘e ai tuoi discendenti', come se si trattasse di molti, ma ‘e alla tua discendenza', come a uno solo, cioè Cristo" (Gal 3,16) - Gesù. Egli venne da Nazaret in questo stesso luogo per essere anch'egli fatto passare "attraverso l'acqua" del fiume Giordano per mano di Giovanni. In quest'occasione egli fu dichiarato dalla stessa voce di Dio non soltanto "erede", ma "figlio, il diletto" (Mt 3,17). Questi sono titoli che a suo tempo il profeta Isaia utilizzò per tutto il popolo di Israele "servo di Dio" (Is 42,1). Essi ora vengono per la prima volta applicati a Gesù personalmente, come lo saranno due altre volte: in Mt 12,18 e soprattutto durante la trasfigurazione sulla montagna (Mt 17,5). Questo evento, il battesimo di Gesù nel Giordano, rappresenta l'inizio del suo ministero (At 10,37) e tale inizio dev'essere capace di testimoniare come testimone oculare colui che deve essere apostolo: "incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo" (At 1,22).

La visita del Papa al luogo di entrata degli israeliti nella terra promessa sotto la guida di Giosuè e del battesimo di Gesù da parte di Giovanni indica dunque il punto di passaggio del suo pellegrinaggio dalla fase veterotestamentaria a quella neotestamentaria della storia della salvezza.

Nei primi tre Vangeli, detti Sinottici, tutta la vita di Gesù viene presentata come un unico pellegrinaggio, come una salita a Gerusalemme. Dopo il battesimo segue il suo ministero pubblico in Galilea: insegnamento sul regno di Dio e la sua realizzazione attraverso le opere della misericordia divina - tutto fino al momento della confessione di fede messianica da parte di Pietro a Cesarea di Filippo. Da quel momento Gesù si mette in cammino verso Gerusalemme per la festa di Pasqua. L'ultima parte di questo viaggio di Gesù si rivelò come salita al Calvario, la via della croce. A Gerusalemme tutto culmina con la passione, morte, risurrezione e dono dello Spirito Santo. Però dal quarto Vangelo veniamo a sapere che Gesù durante la sua attività pubblica fu a Gerusalemme per almeno tre Pasque, che cioè la sua attività durò in ogni caso più di due anni interi. E' ovvio dunque che quella descrizione della sua vita non rappresenta una biografia, una descrizione cronologica, ma qualcosa di altro. La vita di Gesù è presentata in questa maniera affinché per noi che abbiamo sentito di lui e creduto in lui da questo Vangelo diventi immagine, "chiave", con la quale anche noi leggeremo ciascuno la propria vita. Ognuno di noi si trova sul cammino esistenziale verso Gerusalemme: dal noareo battesimo fino alla nostra propria morte. Ma la risurrezione di Gesù è un pegno della nostra speranza nella pienezza della vita, insieme a lui, dove egli si trova alla destra del Padre.

La vita di Gesù è la vita di ognuno di noi che siamo stati battezzati nella sua morte, è un cammino verso Gerusalemme, una salita al Calvario e una discesa nella tomba. Però la tomba di Gesù rimase vuota; perciò ogni sepolcro umano non costituisce l'ultima stazione del "pellegrinaggio" attraverso questa vita. Essa rappresenta soltanto la "porta stretta" attraverso la quale entriamo nella Gerusalemme celeste.

I singoli luoghi che il Papa visiterà in questo pellegrinaggio attraverso la patria di Gesù, seguendo le sue orme, non sono nient'altro che stazioni di questo "pellegrinaggio" esistenziale di Gesù e di ciascuno dei suoi discepoli. Perciò ognuno di noi li può sperimentare nello spirito e nella fede, insieme con il Santo Padre, anche senza camminare fisicamente insieme a lui, ma ciascuno a casa sua, nell'anima propria.

Poco fa ho visto anch'io attraverso la televisione il Santo Padre che dal terrazzo davanti alla basilica di Mosè sul Monte Nebo, come Mosè, abbracciava con lo sguardo tutta la Terra Santa nella quale, a differenza di Mosè, si appresta a entrare domani. Poiché anch'io ho sperimentato su quel monte molti tramonti e meravigliose calate del sole sul profilo del Monte degli Olivi, conosco per esperienza personale quali sentimenti riempiono l'animo quei luoghi e momenti. Con le sue deboli forze da anziano il Papa non solo ci indica la via come Mosè, ma ci invita a incamminarci insieme con lui coraggiosamente, sulla strada sulla quale Dio ci invita nel nostro pellegrinaggio esistenziale.

Tomislav Vuk ofm



Created / Updated Thursday, March 23, 2000 at 23:31:08