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Lettera del vescovo Karol Woytla
(10 gennaio 1964)

pubblicata in Notificationes e Curia Metropolitana Cracoviensi, 1964 Vol 1-2, 66-74

A tutti i sacerdoti dell’Archidiocesi di Cracovia

Cari Sacerdoti!

Dopo la conclusione della seconda sessione del Concilio, con diversi vescovi di varie nazioni, nel 1963 ho avuto la fortuna di partecipare al pellegrinaggio in Terra Santa. Già lo scorso anno la Patria di Gesù attirava a sé tanti Padri del Concilio, quest’anno l’attenzione è diventata ancora più universale. Il motivo? Nel Concilio, lavorando per il rinnovamento della Chiesa, ci si rivolge direttamente a Cristo Signore, del quale la Chiesa è il Corpo Mistico. Da qui nasce il desiderio di visitare questi luoghi, dove Lui nacque, visse, insegnò e agì, infine soffrì, morì sulla croce, risuscitò ed ascese al cielo. Lo stesso desiderio ha espresso il Santo Padre Paolo VI a conclusione della Seconda Sessione del Concilio, il 4 dicembre 1963, annunciando che il mese prossimo si recherà in pellegrinaggio nella Patria di Cristo Signore. L’annuncio si è concretizzato in questi giorni.

Il pellegrinaggio del Santo Padre ha dato rilievo ai pellegrinaggi dei Padri conciliari in Terra Santa, e fra l’altro anche a quello, cui ho avuto la fortuna di partecipare, dal 5 al 15 dicembre 1963, con una quindicina di vescovi polacchi. Questa partecipazione l'ho vissuta non come un fatto personale, ma come una grazia, concessami dalla Provvidenza per gli altri. Per questo, al ritorno dalla sessione del Concilio e dalla Terra Santa, desidero condividere, soprattutto con voi cari fratelli nel sacerdozio, i miei ricordi ancora vivi di questo pellegrinaggio. Può darsi che questa sintesi possa esservi utile anche nel lavoro pastorale, nella preparazione della catechesi o delle prediche di Natale, Quaresima o Pasqua. In ogni caso desidero che i vostri occhi, almeno tramite questa lettera, vedano ciò che io ho potuto vedere e vi auguro che possiate vederlo con i vostri occhi. Proprio questo contribuisce ad animare la fede.

Il nostro pellegrinaggio in Terra Santa non si è svolto secondo la cronologia della vita di Cristo Signore, perché l’abbiamo cominciato a Gerusalemme e terminato in Galilea. Nella mia lettera cercherò di adattare la descrizione alla cronologia della vita del Signore Gesù, allontanandomi dall'ordine (1963) della visita in Terra Santa.

Sarà bene ricordare che il nostro viaggio nella Patria del Signore Gesù è iniziato dall'Egitto, sulle orme del cammino fatto dal popolo eletto verso la Terra Promessa. Dall'aereo, con il bel tempo, si vedeva quella strada: il deserto dell’Egitto dalle rive del Mar Rosso, le montagne del Sinai, quindi di nuovo il deserto quasi senza alcun segno di vegetazione. Ci avviciniamo a Gerusalemme con un largo giro, in lontananza appaiono le montagne di Moab, poi vediamo il Mar Morto, atterriamo quindi all’aeroporto di Gerusalemme (nella parte araba). Ci siamo resi conto che sull’altra riva del Giordano, alle nostre spalle, è rimasto il Monte Nebo, dal quale Mosé guardò la terra promessa; probabilmente in quell'epoca poté vedere l'oasi intorno a Gerico. Ancor oggi questa città è un’eccezione nella regione deserta. Quasi tutto il paese fra Gerusalemme, il Giordano e il Mar Morto è pietroso e desertico. Gerico invece si differenzia per la sua vegetazione relativamente ricca. Abbiamo visitato gli scavi dei resti della città relativi ai tempi della conquista da parte dei Giudei guidati da Giosuè.

Lasciamo per un momento questa parte del pellegrinaggio.

Da Israele, che si è insediato in Palestina, nacque il Redentore. Questo fatto ci ha portato prima a Nazareth di Galilea. La città è situata sul versante del monte, abitata in prevalenza da Arabi, nonostante sia in territorio d’Israele. Meta del nostro pellegrinaggio è soprattutto la Grotta dell’Annunciazione, nella quale sotto l’altare principale c’è l’iscrizione: "Hic Verbum caro factum est". La grotta si trova sul luogo dove era la casa natale della Vergine Maria. Più in alto, a circa 200 metri circa, si trova il secondo santuario di Nazareth, l'abitazione di San Giuseppe, casa natale di Gesù, nella quale, dopo ritorno dall’Egitto, ha trascorso 30 anni di vita nascosta insieme con Maria e il Protettore. Sopra la Casa di S. Giuseppe è stata costruita la chiesa, invece sopra la Grotta dell’Annunciazione si sta costruendo una chiesa moderna grazie alle offerte dei cattolici di tutto il mondo.

Dopo l’Annunciazione Maria si recò da sua cugina Elisabetta, moglie di Zaccaria, che aspettava la nascita del figlio, Predecessore del Salvatore. L’abitazione di Elisabetta e Zaccaria, casa paterna di S. Giovanni Battista, si trova ad Ain Karem, circa 20 km a sud di Gerusalemme. Maria, per arrivare da sua cugina dopo l’Annunciazione, dovette percorrere circa 100 km. Oggi ad Ain Karem ci sono due santuari, uno ricorda la casa paterna di Giovanni Battista, l’altro ricorda la Visitazione. Il cantico del "Magnificat" è scritto sul muro di fronte alla chiesa in varie lingue, anche in polacco. La città di Ain Karem è situata in una regione montuosa. Entrambi i santuari si trovano sulle pendici. Dalla chiesa della Visitazione si gode di un bel panorama. Vicino alla chiesa c'è il Monastero delle monache ortodosse russe.

Il Vangelo racconta che, prima della nascita di Gesù, Maria e Giuseppe si recarono a Betlemme per compiere il dovere del censimento ordinato da Augusto. Se il viaggio è iniziato da Nazaret, hanno dovuto percorrere oltre 100 km, poiché Betlemme si trova nella regione montuosa della Giudea che dista circa 15 km da Gerusalemme.

La notte tra l'8 e il 9 dicembre l'abbiamo trascorsa nel santuario del Natale, celebrando le sante messe da mezzanotte fino alle 5.30 di mattina. Alle 5.30 celebrano le funzioni religiose i Greci ortodossi. A loro appartiene l’altare che ricorda il luogo della nascita di Gesù, mentre l’altare accanto, che ricorda il luogo del presepio, appartiene ai cattolici. Abbiamo adorato il Mistero del Natale e baciato il luogo dove Dio è venuto al mondo, quindi abbiamo celebrato la santa messa presso l’altare del presepio. Il posto in cui siamo è la grotta che offrì rifugio alla Vergine Santissima e a S. Giuseppe. Sopra la grotta, già al tempo di Costantino, è stata costruita una chiesa; essa appartiene ai Greci ortodossi. Più tardi i cattolici hanno costruito un'altra chiesa, curata dai Francescani, come la maggioranza dei santuari di Terra Santa. Gli Armeni (anche ortodossi) hanno qui una propria cappella. Aggiungo che nella grotta della Natività abbiamo cantato alcuni canti natalizi in polacco, "costretti" dal P. Borkowski, un anziano francescano polacco che da decenni lavora in Terra Santa.

A circa 3 km dal Santuario della Natività si trova la Chiesa dei Pastori, santuario francescano che ricorda il luogo dove gli angeli annunziarono ai pastori la nascita del Figlio di Dio. Nei dintorni di Betlemme, come anche altrove in Giudea, si possono incontrare le pecore che pascolano brucando la poca l’erba, dato che questa regione è poco fertile e inospitale. Ogni tanto mi ritornava alla mente il pensiero che Dio ha scelto per sé proprio un povero paese, nel quale "i suoi non l’anno accolto". Oggi la prevalenza degli abitanti sono Arabi musulmani ed Ebrei, i cristiani sono una piccola minoranza.

Nella stessa Betlemme a poca distanza dal Santuario del Natività, probabilmente a 300 m, c'è la Grotta dei Magi, luogo che ricorda l’Adorazione dei tre Magi. Il luogo dove i tre re, giunti dall’Oriente, hanno reso omaggio al neonato Dio, non è lo stesso della nascita. Maria Santissima con San Giuseppe dopo la nascita si erano trasferiti in qualche casa, poiché il Vangelo afferma che i tre Magi erano "entrati nella casa" (Mt 2,11). Da lì la Santa Famiglia si è recata in Egitto per sfuggire alla crudeltà di Erode, dal quale erano andati in visita i tre Magi e che poi hanno raggiunto Betlemme. La strage degli innocenti nei dintorni di Betlemme e la fuga in Egitto sono avvenuti poco dopo.

I fatti legati al Natale ci conducono da Betlemme a Gerusalemme, cioè al Tempio, nel quarantesimo giorno dopo la nascita. La distanza fra Betlemme e Gerusalemme non è molta: si poteva percorrerla andata e ritorno in una giornata. Del tempio parleremo ancora più tardi. La cittadina di Betlemme da sola era testimone — anche se inconsapevole — dei primi giorni e delle prime settimane della vita di Cristo; qui Maria trascorse i primi giorni e le prime settimane di maternità. Il segno che ricorda questa maternità è la Grotta del Latte. La tradizione dice che in quel luogo la Madre di Dio allattava Gesù con il latte del suo seno e mentre lo faceva una goccia di latte materno cadde sulla terra. Questa tradizione è forte e vitale: da tempo immemorabile questa grotta è meta di pellegrinaggio di donne, sia cristiane che musulmane, alle quali manca latte materno per ottenere con preghiere l’aiuto di Maria. Va ricordato che i musulmani venerano anche Gesù come uno dei profeti che precedono Maometto, pertanto le donne musulmane conoscono Sua Madre.

Durante il breve soggiorno in Egitto, al Cairo, non abbiamo visitato il luogo dove dimorò la Santa Famiglia fino alla morte di Erode, prima di ritornare a Nazareth.

Da Nazareth il dodicenne Gesù, insieme con Maria e Giuseppe, si recò al Tempio di Gerusalemme dove si fermò rimase, mentre gli ignari genitori percorrevano la strada del ritorno a casa. Fino ad oggi si può vedere il luogo dove, secondo una tradizione, Maria e Giuseppe si accorsero che il figlio Gesù era rimasto nel Tempio.

Il Tempio non esiste già dal 70 dopo Cristo. Ci muoviamo sull’ampia piazza sulla quale esso sorgeva all'epoca di Salomone, circondato da vari cortili. Dalle mura che circondano il cortile del tempio si apre l’ampio panorama del Monte degli Ulivi oltre la profonda valle del Cedron. Una parte di queste mura all'interno della città costituiva il cosiddetto Muro del Pianto per i Giudei che non hanno più il Tempio. Nell’attuale divisione di Gerusalemme in zona araba ed israeliana i Giudei non possono accedere al Muro del Pianto, poichè tutta l’area del Tempio appartiene ai musulmani. La famosa moschea di Omar non sorge precisamente al posto del Tempio ma ne occupa una parte. Questa moschea, capolavoro dell’arte araba, oggi è solo un museo. È utilizzata, invece, un’altra moschea che si trova nell’edificio dedicato al culto cristiano nel VI secolo (la chiesa intitolata alla Presentazione della BVM), e che ai tempi del regno dei Crociati era sede dei re di Gerusalemme.

L’area del tempio dell’Antico Testamento è luogo sacro per i cristiani, primo perché era il Tempio del Dio Vero che il Signore Gesù chiamava "casa del Padre Suo", secondo perché il nostro Redentore aveva visitato questo luogo più volte durante la sua vita: nel giorno della sua Presentazione, a dodici anni, in molte altre occasioni durante l’attività pubblica, al momento della morte sul Calvario quando il velo che divideva il "Santo" dal "Santo dei Santi" si squarciò in due. Il tempio di Gerusalemme è stato sempre presente nella vita di Cristo.

Alla passione e morte del Signore Gesù è legata soprattutto la torre romana Antonia, nel lato nord-orientale della spianata del tempio. Ci torneremo più tardi.

Passiamo adesso ai luoghi legati al periodo dell’attività pubblica e all’insegnamento del Signore Gesù. A questo scopo dobbiamo recarci soprattutto al Giordano vicino a Gerico. Ad ovest di questa città c'è una catena di monti, uno di questi è chiamato Monte della Tentazione. Su questo monte il tentatore "gli mostrò tutti i regni del mondo"; un altra tentazione avvenne sul cosiddetto pinnacolo del Tempio, un angolo del muro sud-occidentale che circonda il tempio di Gerusalemme, dove il tentatore suggerì a Gesù: "gettati giù, perché sta scritto… ecc.". I dintorni del Monte della Tentazione sono deserti, sassosi e selvaggi, come abbiamo già descritto. Questo paesaggio fece da sfondo al digiuno di quaranta giorni del Signore Gesù.

Il battesimo nel Giordano, secondo la tradizione, ebbe luogo vicino a Gerico in direzione sud-orientale. Non lontano da lì il Giordano sfocia nel Mar Morto.

Il Mar Morto occupa una profonda depressione, circa 400 metri sotto livello del Mediterraneo. Il 9 dicembre non siamo riusciti a raggiungere il luogo dove, secondo la tradizione, avvenne il Battesimo del Signore Gesù, perché la strada era allagata a causa della pioggia caduta per tutta la notte e il giorno seguente. Circostanze simili non ci permisero di arrivare a Qumran, quando eravamo sul Mar Morto. D’altronde la guida aveva detto che non avremmo visto niente particolare, poichè il luogo non è tanto interessante, ma lì sono stati ritrovati i manoscritti.

Ai primi tempi dell’attività pubblica del Signore Gesù appartiene anche Cana di Galilea, luogo del primo miracolo. Durante il viaggio in Galilea, iniziato a Nazaret, ci siamo fermati a Cana ed abbiamo visitato il Santuario.

A Nazaret ci hanno mostrato anche il luogo della Sinagoga nella quale il Signore Gesù, leggendo il testo di Isaia si manifestò ai suoi concittadini come il Messia, ma al loro rifiuto lasciò Nazaret e si recò verso il lago di Genesaret. Anche noi siamo andati a visitare questo lago.

Il lago di Genesaret, ancor oggi pieno di fascino evangelico, è sempre ricco di pesci; per questo vi navigano numerosi pescherecci e i pescatori tirano le reti come al tempo di Gesù. Le tracce della presenza del Salvatore e i ricordi del Vangelo sono molto numerosi, essi sono concentrati sulle rive settentrionale, ed in parte, occidentale del lago.

A Cafarnao, "la città del Redentore", sulle cui rovine (significative quelle della Sinagoga) abbiamo ricordato gli sforzi del Signore Gesù miranti alla conversione di questa città ma che, purtroppo, non sono riusciti a toccare tutte le anime. Per questo Cafarnao, insieme a Betsaida e Corazin, attirarono su di loro il minaccioso guai del Signore Gesù ("Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone… ecc." (Lc 10,13). […]

A una certa distanza da Cafarnao c’è Betsaida (Julias), il Santuario del Primato di San Pietro proprio sulla riva del lago. Qui il Signore Gesù disse a Pietro "Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle". Ci siamo fermati sulle rive ed abbiamo raccolto alcuni ciotoli come ricordo. Vicino al luogo del Primato c’è il Santuario del miracolo della Moltiplicazione dei Pani, ricordato dagli antichi mosaici del pavimento. Nei dintorni doveva esserci tanta erba, dove la gente poteva mettersi a sedere. Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che dopo il miracolo, Gesù partì per Cafarnao perchè la gente sfamata miracolosamente voleva proclamarlo re. A Cafarnao gli apostoli udirono l'annuncio dell'istituzione dell'Eucarestia.

Sulla montagna si vede il Santuario che ricorda il Discorso narrato da S. Matteo nei capitoli 5-7, soprattutto le otto Beatitudini, che sono una chiave di tutta la morale del Nuovo Testamento orientata verso il Regno di Dio. Andando lungo le rive del lago verso Tiberiade passiamo accanto ai resti della città di Magdala, che ci ricorda Maria Maddalena. Invece ad una certa distanza sulla destra si apre il versante del monte dove nel 1191 i Crociati, sotto il comando di Riccardo Cuor di Leone, subirono una sconfitta. Tiberiade è una città israeliana con più di 100 mila di abitanti. Il Signore Gesù evitava questa città. Vicino si trova una piccola chiesa dedicata a San Pietro, restaurata dai soldati polacchi durante l’ultima guerra mondiale. Questi costruirono davanti ad essa una statua di San Pietro simile a quella della Basilica Vaticana; una opera che attesta la loro fede e l’affetto per patria polacca lontana.

Il 13 dicembre abbiamo passato molte ore sul lago di Genesaret, ci siamo fermati sul luogo dove il Giordano entra nel lago. Vicino alla foce le rive sono coperte da alberi e vegetazione rigogliosa. La Galilea, paese nativo del Signore Gesù, ha un altra conformazione rispetto all'arida e pietrosa Giudea. Colpisce il rilievo del terreno, delicatamente ondulato, con le catene montuose che divergono in diverse direzioni. Il paese è fertile, noi lo abbiamo visto in inverno, ed è molto bello in primavera quando si ricopre di erba fresca e fiori. Poi la vegetazione e i fiori seccano a causa del gran caldo. Abbiamo guardato la Galilea, terra nativa del Signore Gesù, dalla cima del Monte Tabor. Siano saliti la sera, dopo il tramonto e la mattina prima del sorgere del sole e anche dopo per ammirare il panorama, per guardare questo paese, santificato una volta per sempre dall’umana presenza del Figlio di Dio. Sul Monte Tabor nel convento dei Francescani abbiamo trascorso la serata del 12 dicembre e la notte tra il 12 e il 13 dicembre. All'alba del 13 dicembre abbiamo celebrato la santa messa nel santuario sul Tabor. Il monte, che fu teatro della Trasfigurazione del Signore, in modo magnifico domina la regione e apre la vista a nord, dove sono visibili le lontane cime dell'Ermon ricoperte di neve ("Tabor et Hermon de nomine Tuo exultant").

Tra i resti ed i ricordi della presenza di Gesù durante la sua attività pubblica, abbiamo visitato in Samaria il pozzo di Giacobbe, che ancor oggi fornisce acqua ai pellegrini. A questa acqua il Signore Gesù si è riferito durante la conversazione con la Samaritana, richiamando l’attenzione di quella donna all'"acqua viva" (G 4,10); il pozzo risale al tempo dei Patriarchi come testimonia il suo nome. Oggi c’è un santuario custodito dai Greci. La regione è montuosa: di fronte ad essa sorgono i monti Hebal e Garizim, il monte della maledizione e della benedizione dell’Antico Testamento. I Samaritani sono oggi un piccolo gruppo che osserva le proprie tradizioni religiose dell’Antico Testamento ed è ben distinto dagli Israeliti.

Passiamo ancora una volta in Giudea e ci avviciniamo a Gerusalemme per rivivere i ricordi della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù sui luoghi santi. Prima conviene fermarsi sulle ampie pendici del Monte degli Ulivi dove, secondo la tradizione, il Signore Gesù insegnò ai discepoli la preghiera del "Padre nostro". Qui c'è il Monastero delle Carmelitane. Le pareti del cortile interno di questo convento sono ricoperte con le parole del Padre Nostro in quasi tutte le lingue del mondo, anche in polacco. Poi al "Dominus flevit", che si trova sulla pendice orientale del Monte degli Ulivi, dal quale si può vedere Gerusalemme. Proprio di là Cristo ha pianto sulla città che non l’ha accolto. Nella parte orientale del Monte degli Ulivi si trova Betania dove il Signore Gesù trovava rifugio e amicizia nella casa di Lazzaro e delle sue sorelle. In questo luogo c'è un santuario francescano, e a poca distanza la tomba di Lazzaro (alla quale non siamo arrivati a causa della pioggia torrenziale). Sopra Betania, alle pendici del Monte degli Ulivi, c’è Betfage, da dove il Signore Gesù cominciò il viaggio verso Gerusalemme fra canti trionfali, salutato con rami di ulivo e di palme. Ogni anno la Domenica delle Palme parte da Betfage la processione presieduta dal Patriarca di Gerusalemme.

Per entrare nella passione del Signore Gesù conviene prima recarsi a Gerusalemme sul monte Sion dove si trova Cenacolo. Ci troviamo nel luogo dove venne istituita l'Eucarestia, dove lo Spirito Santo discese sugli apostoli radunati insieme con Maria e dove poi nacque la Chiesa. Quel luogo è però privo di un adeguato santuario che possa esprimere la sua vera grandezza. Questa è stata la mia impressione. Vicino al Cenacolo, che si trova nella parte israeliana di Gerusalemme, gli Ebrei d’oggi venerano la tomba di Davide e di altri re dell'Antico Testamento.

Noi indirizziamo la nostra attenzione verso il Monte degli Ulivi. Dopo l’ultima cena il Signore Gesù si recò nel Giardino degli Ulivi; per farlo ha dovuto percorrere tutta la collina sulla quale si trova Gerusalemme. La collina scende verso il torrente di Cedron e il Signore Gesù attraversò il torrente, dietro il quale, a circa 200 metri alle pendici del Monte degli Ulivi, si trova il Giardino del Getsemani. Il luogo dell’agonia del Signore Gesù rimane sempre nella memoria non solo grazie al Santuario ma anche agli alberi degli olivi. Alcuni di loro, secondo l’opinione dei biologi, contano circa 2000 anni. Ciò significa che ricordano l’agonia del Signore Gesù.

La Cattura del Signore Gesù nel Getsemani non è ricordata nello stesso Getsemani, luogo dell’agonia, ma a poca distanza. Dopo la cattura il Signore Gesù fu portato da Anna e poi a da Caifa. La mancanza di questi due luoghi è stata una lacuna del nostro pellegrinaggio in Gerusalemme. Il santuario "In Galli Cantu", che abbiamo visto solo da lontano, dal versante del Monte degli Olivi, testimonia la sede di questi fatti. Molto tempo è stato da noi dedicato alla visita del luogo dove si svolse il processo romano e dove fu emessa la sentenza di morte del Signore Gesù. Questo luogo è la fortezza Antonia, di cui ho già ricordato parlando del tempio di Gerusalemme. I Romani costruirono questa fortezza in un angolo della spianata del tempio per vigilare sui Giudei che proprio lì si radunavano in gran numero durante le grandi feste. E durante la Pasqua vi si recò anche Pilato.

Sul posto dell’antica fortezza Antonia si sono insediati due ordini: i Francescani che hanno lo Studio Biblico (a Gerusalemme esiste anche la scuola biblica dei Domenicani); le Suore di Sion, una congregazione femminile, fondata dai fratelli Ratisbone convertiti dal giudaismo, con lo scopo della preghiera per la conversione dei Giudei. Nella chiesa unita al convento francescano visitiamo il "litostrotos" che il Vangelo di Giovanni ricorda come il luogo della condanna di Gesù.

Dalla cappella delle Suore di Sion scendiamo nei sotterranei dove avvennero l’incarcerazione, la flagellazione e la coronazione di spine. Quei sotterranei lasciano una impressione indimenticabile. Tale impressione la suscita anche l’immagine del Cristo flagellato nella cappella delle Suore. Sull’altare maggiore di questa cappella c’era un balcone dal quale Pilato mostrò ai Giudei Gesù flagellato e incoronato dicendo, "Ecce homo". Quando usciamo fuori ci ritroviamo sulla Via Crucis, le cui prime stazioni rimangono nell’area della fortezza Antonia.

All’inizio, scendiamo: la Via Crucis scende fino alla settima stazione. La terza stazione (prima caduta) e la quarta (l'incontro con Maria) meritano attenzione perché ambedue dopo l’ultima guerra sono state restaurate dai Polacchi. Questa è opera del prelato Pietruszka che da anni lavora a Gerusalemme e che accanto alla terza stazione ha realizzato un piccolo museo "polacco" di carattere archeologico.

Torniamo però sulla Via Crucis che percorre le strette vie dell’antica Gerusalemme. Purtroppo le cappelle sono per la maggior parte trascurate e chiuse, alcune stazioni non hanno cappelle: solo una croce sul muro indica in quale stazione ci troviamo. Le ultime stazioni (X, XI, XII, XIII, XIV) sono situate nella Basilica del Santo Sepolcro.

Entriamo in questa Basilica e saliamo alla cappella del Golgota. Con grande venerazione baciamo il luogo dove era piantata la croce, indossiamo le nostre insegne vescovili e gli oggetti di devozione che desideriamo portare in Polonia per i nostri cari. L’altare che sta sul luogo della croce appartiene ai Greci-ortodossi, mentre quello della Crocifissione e della Madre Dolorosa ai cattolici. La roccia del Calvario copre il pavimento. Attraverso una spaccatura coperta con vetro si vede la fenditura della roccia che scende fino ai sotterranei della Basilica, dove si trova la cappella di S. Elena, colei che ritrovò la Santa Croce. Il luogo dove la madre dell’imperatore Costantino cercò la Croce di Cristo e ritrovò questa reliquia preziosissima è il più in basso della Basilica del Santo Sepolcro.

La parte centrale della basilica racchiude, sotto l’ampia rotonda, la cappella del Sepolcro del Signore Gesù. Nel passaggio dal Calvario alla cappella del Sepolcro incontriamo il luogo dove, secondo la tradizione, il Corpo di Gesù deposto dalla croce è stato unto prima della sepoltura. Il sepolcro stesso, sia la camera tombale che l’atrio, sono luoghi che onoriamo come testimoni diretti della Resurrezione del Signore Gesù. Questo è il luogo fondamentale per la costruzione dell’edificio spirituale della nostra fede e speranza. Adiacente, c'è la cappella che ricorda l’incontro di Gesù risorto con Maria Maddalena; invece più avanti, nella Cappella del Santissimo Sacramento, accanto l’altare laterale si trova una parte della Colonna della flagellazione (l’altra parte è conservata nella chiesa di S. Prassede a Roma). Usciamo dalla Basilica con dentro una grande commozione. Il fatto che le mura interne ed esterne sono coperte da impalcature non l'affievolisce. La coesistenza delle confessioni — i cattolici romani (Francescani), Greci ortodossi e Armeni che celebrano le loro funzioni religiose — ad un primo sguardo non scandalizza, quantunque sia noto che dietro si nasconda la divisione del cristianesimo tanto contrario al desiderio di Gesù "che tutti siano una sola cosa".

Secondo la cronologia della vita del Signore Gesù rimane ancora un luogo da visitare, quello dell’Ascensione che si trova sulla cima del Monte degli Ulivi. Con venerazione baciamo quelle pietre, toccate per l'ultima volta dai piedi di Gesù sulla terra e poi guardiamo la Città poggiata sulla collina: la Gerusalemme terrestre, la città della morte di Cristo ma anche della Sua Risurrezione. L’Ascensione è l’inizio della Gerusalemme celeste, del tempio dell’eterna gloria del Redentore. Con una certa tristezza bisogna dire che il luogo dell’Ascensione è completamente in possesso dei musulmani, i quali hanno anche la chiave della Basilica del Santo Sepolcro.

Per completare questa relazione desidero ricordare ancora due luoghi santi, che, secondo la tradizione gerosolimitana (come è noto esiste una contraria tradizione efesina), riguardano gli ultimi momenti di vita della Madre del Redentore sulla terra. La Dormizione dovrebbe essere avvenuta nella casa di San Giovanni Evangelista sul Sion vicino al Cenacolo, del santuario hanno cura i Benedettini. Invece la tomba della Madre di Dio — secondo la tradizione gerosolimitana — si trova nelle vicinanze del Santuario della Cattura del Signore Gesù vicino al Getsemani. Se parliamo dei luoghi mariani occorre ricordare ancora il convento dei Carmelitani sul Monte di Carmelo situato alla periferia della bellissima città di Haifa.

Concludiamo così il nostro soggiorno in Terra Santa. È stato breve ma ci ha introdotto nel luogo più importante e sacro della terra. Siamo molto grati al Santo Padre che ha intenzione di venire in pellegrinaggio nella patria di Cristo Signore, Cristo che egli in modo visibile sostituisce sulla terra. Gli siamo grati perché ci ha guidato.

Ringraziamo i Padri Francescani per la guida e l'ospitalità, e soprattutto per la loro vigilanza ai luoghi santi nella Patria di Gesù, compito questo racchiuso nella loro denominazione: "Custodia Terrae Sanctae". Alcuni luoghi conosciuti dalla Scrittura li abbiamo solo attraversati durante il pellegrinaggio, come Naim, Arimatea o Megiddo. Altri non facevano parte del nostro itinerario, come Cesarea di Filippo, dove il Signore Gesù annunciò a Pietro il primato.

Ma alla fine di questa descrizione conviene ricordare ancora due luoghi. Il primo è Giaffa con la chiesa di S. Pietro che qui ebbe una strana visione e da qui andò a battezzare Cornelio. Nella chiesa di Giaffa c’è l’altare della Madonna di Czestochowa e un francescano polacco predica nella nostra lingua, perché la maggior parte dei fedeli capisce soprattutto questa lingua. Il secondo luogo che desidero ricordare è l'Areopago ad Atene, a breve distanza dall'Acropoli, dove S. Paolo parlò agli Ateniesi del dio ignoto. Tutti e due questi posti ci introducono nel mondo del Vangelo, nel mondo degli Atti degli Apostoli, agli inizi della storia della Chiesa.

Cari Sacerdoti!

In questa tappa della storia della Chiesa, durante il Concilio Vaticano II, i luoghi santi ci parlano continuamente della stessa verità: la verità della redenzione del mondo. Ogni uomo a cui è stata data l’occasione di avvicinarsi maggiormente a questa verità dovrebbe essere testimone di Dio, il quale in questi luoghi mise la sua tenda in mezzo agli uomini.

Accogliete i più cordiali saluti nel Signore

+ Karol, Vescovo
Vicario Capitolare
Cracovia, 10 gennaio 1964


I vescovi al Getsemani. La freccia indica l'allora vescovo Karol.
Foto: Custodia di Terra Santa

traduzione libera dal Polacco: Wladislaw Czarniak ofm



Created / Updated Monday, March 13, 2000 at 09:01:09