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RESTAURI A TABGHA

Data: 2.12.2005
Fonte: Custodia di Terra Santa

Era il 1886, quando al padre Aurelio Briante, allora Custode di TS, si presentò la possibilità di acquistare dei terreni sulla sponda nord-occidentale del Lago di Galilea. Con lungimiranza egli ritenne che non vi fosse che un solo frate in grado di condurre in porto l’affare. Per questo fra Giuseppe Baldi da Napoli assunse l’incarico delle contrattazioni. Le trattative con la tribù beduina residente e con il governo della Sublime Porta di Beirut si rivelarono più difficili del previsto. Ma alla fine, dopo dodici anni di tenaci sforzi (tutti minuziosamente descritti da Baldi nei sei volumi, di 1435 pagine manoscritte, custoditi nell’Archivio di TS), nel 1894 la CTS entrava legalmente in possesso di tutta la zona tra Tell Hûm (Cafarnao) e le sorgenti di et-Tabgha, comprendente anche il Monte delle Beatitudini. Nel 1905 gran parte di questo terreno fu ceduto ad Ernesto Schiapparelli che, a nome dell’Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani (ANSMI), desiderava costruire un ospizio per pellegrini sul Monte suddetto. La CTS riservò tuttavia per sé il possesso delle zone dove affioravano resti di costruzioni antiche con l’intento di esaminarli.

Fu così che nel 1935 padre Bellarmino Bagatti intraprese lo scavo archeologico della Cappella delle Beatitudini con annesso monastero e nel 1968 padre Stanislao Loffreda esplorò approfonditamente la Cappella del Primato con le sue pertinenze. I risultati, in sostanza, confermarono l’identificazione di et-Tabgha con Heptapegon / Sette Sorgenti, come suggeriva già il toponimo arabo, ed offrirono un quadro del luogo, appartenente storicamente al comprensorio di Cafarnao, compatibile con i dati dei vangeli. Delle originarie sorgenti, denominate da Giuseppe Flavio “fonte di Cafarnao” (Guerra Giudaica, III 10,8), cinque sono tuttora attive e tre di esse vennero convogliate già in antico in un castello d’acqua di forma ottagonale. Il castello, o “dividiculum”, fu restaurato dall’ANSMI negli anni Trenta del secolo passato ed ora è custodito dall’Ente dell’Acquedotto Nazionale Meqorot. Nel 1936, a seguito della rimozione per il restauro dei magnifici mosaici tardo-bizantini, sotto la Basilica della Moltiplicazione fu individuato da A. E. Mader il tracciato di una più antica chiesa riferibile al IV sec. Quindi, in pratica, oggi nella piana di Tabgha rimarrebbe da scoprire soltanto uno dei molteplici ricordi evangelici localizzati qui dai pellegrini cristiani antichi. Il testo attribuito ad Egeria (fine IV-inizi V sec.) li enumera tutti di seguito: “1) Non lontano di lì [ndr: cioé da Cafarnao] si possono osservare i gradini di pietra sopra i quali il Signore stette. 2) Lì c’è anche, al disopra del mare, un prato erboso con molto fieno e molte palme e lì accanto le Sette Sorgenti, delle quali ognuna fornisce una gran quantità d’acqua. In quel prato il Signore ha sfamato il popolo con cinque pani. La pietra sopra la quale il Signore posò i pani è stata trasformata in altare. Da questa pietra i visitatori portano via quello che vogliono per il loro benessere, e porta giovamento a tutti. 3) Lungo le mura della chiesa corre la pubblica strada sulla quale l’apostolo Matteo aveva il suo posto di dogana. 4) Nel Monte che si eleva lì vicino c’è una grotta sopra la quale salì il Signore quando insegnò le Beatitudini” (D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Jerusalem 1982, 290).

Non è escluso che dai pressi del monastero della Moltiplicazione la “via pubblica” salisse sulla collina per evitare i numerosi canali d’acqua che dalle sorgenti scorrevano giù verso il Lago, ma il suo tracciato è sconosciuto. Sono invece ben preservati i gradini “sopra i quali il Signore stette”. Intagliati nel banco roccioso sulla spiaggia del Primato, essi sono ritenuti il luogo tradizionale presso il quale Gesù risorto apparve agli apostoli confermando San Pietro nella sua missione (Gv 21,1-14). Il modesto santuario odierno fu ricostruito dai francescani nel 1933 sul medesimo luogo di due precedenti e combacianti edifici di IV e di V secolo. Successivi restauri e ricostruzioni ne avevano perpetuato il ricordo, gradualmente esteso ai “Dodici apostoli” o ai loro “Dodici troni” (Mt 19,28), fino al 1263. Ognuna di queste costruzioni, in verità, mantenne sempre in vista il banco roccioso affiorante dai livelli pavimentali. In riferimento al pasto consumato da Cristo con gli apostoli, questa roccia era nota ai pellegrini come “Mensa Christi”. Anche nei due sovrapposti santuari della Moltiplicazione dei Pani, sia in quello a tre navate con transetto di VI sec., che in quello mononavato del IV sec., il legame con il racconto evangelico (Mc 6,30-46) è una “roccia trasformata in altare”. Similmente, nella cappella delle Beatitudini scoperta da padre Bagatti sulle pendici del Monte (nei pressi dell’ingresso alla proprietà dell’ANSMI, immediatamente a nord della strada moderna n. 87 verso Qatzrin), il punto centrale venerato era la roccia di una singolare grotta naturale, “salita la quale”, dice Egeria, il Signore tenne il celebre Discorso (Mt 5,1-12). Peraltro, questo interessantissimo santuario bizantino, come gli altri riconducibile alla fine del IV sec., sembra costruito in funzione di questa “grotta venerata”.  Sopra di essa, per incassarvi la navata, mosaicata in due tempi diversi, e il nartece, anch’esso mosaicato, si rese necessario sbancare una porzione di montagna. Sugli intonaci dei muri sopravvissuti, fino al presente si scorge qualche graffito tracciato dai fedeli che visitavano il luogo. Il santuario moderno commemorativo delle Beatitudini, su disegno dell’Arch. Antonio Barluzzi, fu inaugurato dall’ANSMI nel 1938 sulla cima del Monte dove sorse anche l’ospizio per pellegrini.

Oggi i tre santuari delle Beatitudini, della Prima Moltiplicazione dei Pani e del Primato di San Pietro sono delle vere e proprie oasi spirituali che attraggono un gran numero di visitatori, specie dagli ultimi mesi di quest’anno con la ripresa consistente dei pellegrinaggi. Per offrire una migliore qualità del servizio di accoglienza presso l’area-giardino del Primato, la CTS ha realizzato una serie di lavori di restauro e abbellimento. Altri sono tuttora in corso. Le opere di ristrutturazione, dirette con lodevole impegno da fra Ammar Shahin e padre Angelico Pilla della fraternità locale e affidate nella parte edile alla competenza dell’Ing. Asad Hakim su progetto di padre Alberto Prodromo dell’Ufficio Tecnico Custodiale, hanno interessato diversi settori. Da novembre a dicembre 2004 sono stati completamente rinnovati i bagni pubblici, adeguandoli all’utilizzo da parte dei disabili. Nei primi mesi del 2005 il conventino francescano (costruito nel 1982 adattando un mulino ottocentesco e ampliato nel 1987) è stato oggetto di manutenzione con il rifacimento delle stanzette, dei servizi igienici, di parte dei pavimenti e della cucinetta. Da aprile a giugno di quest’anno è stato portato a termine il rinnovo integrale e l’arredamento della Casa di Accoglienza, già abitazione della famiglia cristiana che a metà del secolo scorso custodiva la proprietà. Con le sue tre stanze doppie dotate di tutti i comfort, comprese aria condizionata, bagni e cucine, in aggiunta agli altri due posti letto con servizi ricavati accanto al conventino, la struttura è a disposizione di tutti i religiosi e le religiose che desiderano trascorrere giornate di ritiro e meditazione in questo “angolo di paradiso”. Nei mesi di luglio e agosto, lavori di bonifica, potatura delle piante, spianamento del terreno e ripristino del prato, hanno riguardato la proprietà e i giardini. Nuovi impianti di illuminazione dei viali e delle aree di preghiera permettono la fruizione del santuario anche di sera, venendo così incontro a quei gruppi che, sempre più numerosi, domandano tale servizio. L’accesso al conventino e alle strutture di ospitalità è stato abbellito con nuovi vialetti pavimentati in pietra rosata, mentre per lo spiazzo antistante la casa dei frati è stato scelto un pavimento di ceramica. Nei mesi di settembre e ottobre u.s. è stata ripulita e spianata l’area presso Tannûr Ayûb (Forno di Giobbe), l’interessante torre d’acqua circolare di epoca bizantina vicina all’ingresso. In diversi punti è stata riportata in vista la roccia naturale caratteristica della zona e sfruttata nei primi tempi dell’era cristiana come cava da estrazione. Anche la torre è stata ripulita dalla fitta vegetazione selvatica. Nei suoi pressi sono state collocate le tre ritrovate condutture di basalto provenienti da un’antico acquedotto. Infine, con grande fatica, si è provveduto al disboscamento e alla ripulitura della Cappella delle Beatitudini, da decenni in stato di abbandono. Per quanto non fruibile dai visitatori, il luogo storico tradizionale del Discorso della Montagna è adesso perlomeno pienamente visibile dalla strada.

Il 9 novembre scorso, il Rev.mo padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, ha inaugurato questo primo lotto di lavori con una cerimonia liturgica alla quale hanno preso parte religiosi e religiose della Galilea. Durante l’agape fraterna che ha seguito la funzione, egli si è congratulato con i frati per il lavoro sin qui svolto e li ha incoraggiati a portare avanti le prossime opere.

Sono, infatti, in corso di progettazione: la creazione di una nuova area attrezzata per le celebrazioni liturgiche; la sistemazione della proprietà presso la sorgente di Hammâm Ayûb (Bagno di Giobbe), l’altra ben preservata torre circolare associata dalle tradizioni beduine al biblico sapiente; l’ammodernamento del camping con nuovo punto mensa e nuove docce; la ridipintura della Cappella del Primato con l’adeguamento dell’impianto elettrico; e la collocazione di un pannello musivo commemorativo della storica visita del 24 marzo 2000 di papa Giovanni Paolo II. Si sta inoltre pensando di porre in opera una porta di bronzo per il santuario, con le raffigurazioni di tutte le memorie cristiane di Tabgha: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il discorso delle Beatitudini, l’apparizione di Gesù risorto agli apostoli su questa sponda del Lago e il conferimento del primato a San Pietro.

S. De Luca



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Created/Updated December, 2005 at 11:42:27 by J. Abela, E.Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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