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OMELIA

Data: 21.11.2005
Fonte: Custodia di Terra Santa

Beatitudine il Patriarca,
Eccellenze i Vescovi e Vicari patriarcali,
Cari confratelli sacerdoti e religiosi,
Cari fratelli e sorelle,

"La grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi" (Gal.6, 18) .

Con emozione, un membro del Patriarcato Latino di Gerusalemme si trova di nuovo, dopo una lunga assenza, tra i suoi fratelli e sorelle. È per la Chiesa di Gerusalemme che sono stato ordinato sacerdote 39 anni fa. E’ questa stessa Chiesa che vengo a servire oggi.

Sua Santità il Papa Benedetto XVI, dopo aver consultato S.B. il Patriarca Michel Sabbah, mi ha affidato l’incarico di vescovo coadiutore. Esprimo a Sua Santità la mia viva gratitudine e la mia filiale adesione e, a Sua Beatitudine e ai suoi stretti collaboratori, i vescovi ausiliari e vicari partiarcali, la mia genuina collaborazione e la mia sincera amicizia. Al mio collega, il Delegato e Nunzio Apostolico, S.E .Mons. Pietro Sambi, va il bel ricordo del nostro lavoro insieme in America Centrale e l'espressione di un’unione forte nella preghiera.

Confesso che ho sempre custodito nel mio cuore, grazie ai contatti con la CELRA e all’ amicizia con i Preti del Patriarcato, un amore forte per questa Chiesa nella quale sono nato e cresciuto, e dove ho ricevuto la mia formazione sacerdotale. È qui, in questa concattedrale, che sono stato ordinato sacerdote. A Ramallah, Irbid ed Amman ho fatto i miei primi passi nel servizio pastorale. Ritorno in tutti questi luoghi della Giordania , della Palestina e d’Israele, pieno di speranza. Porto anche nel profondo di me stesso, un po’ di preoccupazione, perché conosco la complessità della situazione geopolitica, umana e religiosa.

Se il Signore mi ha scelto per questo incarico, malgrado i miei limiti visibili ed invisibili, allora l’impressione mia più spontanea è che il Signore voglia lavorare lui, quasi da solo !

Ringrazio di cuore tutti i distinti ospiti , politici, religiosi e civili che sono qui presenti. La loro apprezzata presenza a questa cerimonia d’inizio del mio ministero come vescovo coadiutore è per l’avvenire un preludio e una speranza di una collaborazione stretta, in vista del bene comune , materiale o spirituale, per il quale desideriamo lavorare insieme a beneficio di tutti gli abitanti di questa Terra Santa.

Rivolgendomi ai fedeli, penso specialmente ai malati e a quelli che li curano e li aiutano a portare la loro croce con coraggio e fede, sull'esempio del Signore che ha percorso le vie strette di questa città, portando la sua propria croce.

Penso a tutte le famiglie, straziate da diversi problemi di separazione, di violenza o di paura, confrontate spesso ad un presente drammatico ed ad un avvenire pieno di incognite.
Penso a tutte le famiglie ed a tutti quei giovani, assillati dalla disoccupazione ed obbligati spesso ad espatriare in cerca di lavoro. Posso dirvi che il dramma dell'emigrazione è stato al centro del colloquio svoltosi tra il Santo Padre e S.M. il Re di Giordania , il lunedì 12 settembre scorso, e al quale ho avuto la gioia di partecipare.

Incoraggio e benedico tutti gli sforzi spiegati per trovare una soluzione a questo dramma che non risparmia nessuno degli Stati di cui il Patriarcato Latino di Gerusalemme porta la preoccupazione e la responsabilità. Auguro di poter entrare in contatto con tutti coloro, Stati o Organismi ,che potrebbero portarci il loro aiuto in questo campo.

Che la Vergine Maria, Mater dolorosa, che ha conosciuto la solitudine, l'emigrazione costretta verso l'Egitto e la vita nascosta ci protegga e ci aiuti ad associare le nostre sofferenze a quelle di suo Figlio.

Nel nostro Patriarcato, tanto in Giordania quanto in Palestina e in Israele, le nostre scuole cattoliche sono sempre state al cuore delle nostre parrocchie e la sorgente di vocazioni sacerdotali o religiose. Numerosi sono anche gli Istituti d’insegnamento e le Università in questi tre paesi. All'inizio della mia missione accanto a Sua Beatitudine, invio un saluto cordiale al mondo dell'educazione e della scienza, ai professori e responsabili. Siano ringraziati per la formazione che prodigano e per la loro volontà di forgiare degli uomini competenti, colmi della sapienza di Dio e pronti ad assumere le loro responsabilità nella costruzione di una società, dove si respira una cultura di pace e di dialogo tra i popoli.

Mi rivolgo volentieri e in un modo speciale al clero del Patriarcato, alla Custodia di Terra Santa qui presente dal 1342, a tutti i religiosi e religiose che si trovano in questo territorio , a tutti i conventi, a tutte le anime consacrate nella diversità dei loro carismi. Mi sta a cuore sottolineare l'importanza della loro presenza, delle loro attività, dei loro sacrifici e delle loro preghiere per la realizzazione del Regno di Dio. È una ricchezza inestimabile. Insieme, formiamo una Chiesa, una famiglia. Insieme, formiamo « una comunità sacramentale » come dice la "Pastores gregis " (n.47). Insieme, portiamo la responsabilità della fede e della giustizia in questa regione. Insieme, condividiamo le preoccupazioni e le gioie di questa città santa. Conto molto sul vostro aiuto fraterno, sul vostro impegno generoso e sulle vostre preghiere. Grazie in anticipo.

Mons. Maroun Lahham, oramai vescovo di Tunisi, ha fatto bene a scegliere il Seminario di Bei Jala come luogo della sua ordinazione episcopale. Sottolinea così l'importanza vitale di questo Istituto che è guidato oramai dal nostro caro Mons.Shomali e dalla sua dinamica équipe È a questo seminario ed ai cari Padri del Sacro Cuore di Betharram che generazioni di preti e tanti vescovi del Patriarcato devono la loro formazione umana e sacerdotale. Il Signore, che vede nel segreto, ricompensi tutti in modo manifesto o nel segreto dei cuori.

Vorrei dire una parola di stima, di amicizia e di gratitudine a tutti i sacerdoti,i religiosi, i parroci e i vicari cooperatori impegnati nel servizio pastorale, umile e discreto ,delle parrocchie di Giordania, Palestina, Israele e Cipro, in collaborazione con le nostre care Suore del Rosario o di altri Istituti. Sono loro che portano il peso del giorno, del freddo e del caldo. Sono loro che curano il contatto diretto con le anime. Il loro lavoro è indispensabile, anche se spesso è inosservato.

Tutti conoscono la presenza e la bella testimonianza in questi luoghi delle diverse Chiese cattoliche e comunità ecclesiali. Sono felice ed onorato di poter lavorare con l'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, e di approfittare della loro esperienza . Sono informato dello spirito ecumenico che ci unisce ai fratelli ortodossi e protestanti, e della volontà comune di collaborare. I miei migliori auguri e l'assicurazione della mia preghiera vanno a S.B. il nuovo Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, eletto all’unanimità il 22 agosto scorso . Che la tolleranza, il rispetto reciproco e l'amore fraterno siano la testimonianza resa dalla nostra fede nell'unico Signore.

Ai miei concittadini arabi musulmani e drusi in Giordania, Palestina ed Israele, ripeto le parole che il Papa Benedetto XVI ha pronunciato all’ inaugurazione del suo pontificato: "Esprimo la mia soddisfazione per lo sviluppo del dialogo tra musulmani e cristiani, tanto a livello locale che internazionale. Vi assicuro che la Chiesa desidera continuare a costruire dei ponti di amicizia coi fedeli di tutte le religioni, nello scopo di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme. I nostri sforzi per incontrarci e promuovere il dialogo costituiscono un prezioso contributo per costruire la pace su fondamenti solidi."

Mi permetto di rivolgere finalmente un saluto al popolo ebraico. In questi tempi portiamo tutti il segno profondo della sofferenza, della violenza e dell'assenza di pace, ma oso dire anche della speranza di un avvenire migliore. Faccio mie le parole che il Santo Padre rivolse ai due Rabbini Capi d’Israele, Shlomo Moshe Amar e Yona Metzger, così come al loro seguito, il 15 settembre scorso: "Dobbiamo continuare di insistere sul fatto che le religioni e la pace vanno di pari passo, perché la fede religiosa e la sua pratica non possono essere separate dalla difesa dell'immagine di Dio , in ogni essere umano. " Che il Signore ci colmi delle sue benedizioni per un avvenire più felice .

Concludendo, non posso trattenermi dal sognare. Siamo qui, a Gerusalemme, all'incrocio delle nazioni, nel cuore del Tempio dei credenti al Dio unico.
La storia ci ha insegnato quanto la durezza dei cuori abbia messo ostacoli alla volontà divina di riunire nella pace, la giustizia e la prosperità di tutti i popoli. Ma la storia ci insegna anche che questa benedizione rimane per sempre e è destinata oramai alle nazioni dell'universo intero.
Un mondo nuovo ci è stato proposto da Colui che è vissuto su questa terra, Parola del Padre, segno del suo amore eterno per gli uomini. Questo mondo è quello dell'amore, della stima e del rispetto tra tutti. Questo mondo è esattamente il mondo che ci è richiesto oggi di costruire, affinché Gerusalemme sia ciò che deve essere in verità, cioè il luogo dell’incontro degli uomini, di tutte le razze e di tutte le culture dell'universo, per la più grande gloria di Dio.

Venga questa nuova Gerusalemme che il Signore ci chiede di costruire tutti insieme , dove non ci saranno più né lacrime né lutti, ma solamente l'amore che deve unire tutti i figli di Dio. Amen. Cosi’ sia.

Gerusalemme,
19 novembre 2005



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Created/Updated November, 2005 at 11:42:27 by J. Abela, E.Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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