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| Lettera all'editore con chiarifica-scusa dello stesso |
Ricevo in questi giorni il n. 6. 1997 della Sua rivista, e tra l'altro sono rimasto sorpreso e senza parole nel leggere, a pagina 35 il pensiero evidenziato in una cornice rosata, con tanto di fotografia che dice: "Non c'è blocco né militare né burocratico dinanzi a una mamma col suo bambino. Prima o poi la vita riuscirà a passare. Infelice il popolo che mette una mitragliatrice dinanzi a una mamma col suo bambino. E' destinato a sparire, quel popolo." (l'accentuazione in neretto è del sottoscritto).
L'ho letto e riletto, ho cercato di capire meglio, l'ho fatto leggere a mia moglie e a dei conoscenti, ma alla fine sono rimasto incredulo per il tono, non credendo ai miei occhi, ed in particolare per le parole "E' destinato a sparire, quel popolo". E subito mi sono chiesto: ma a quale popolo si riferisce?
Ho subito creduto che non si riferisse a noi ebrei o israeliani. Sicuramente l'autorevole redattore della Sua rivista si voleva riferire ai terroristi) Hezbollah che lanciano katiusce sul nord dello Stato d'Israele uccidendo donne e bambini, o sulle popolazioni (inermi o quasi) cristiane del sud del Libano; ma nel dubbio ho pensato che forse l'articolista si riferisse ai terroristi) islamici che con tanto di fucili e mitragliatrici hanno ucciso ultimamente a Luxor 58 turisti inermi provenienti da tutto il mondo.
(Il Lettore continua a elencare dei fatti terroristici in Algeria e in Israele; per questi ultimi vedi La TS n. 1.1998 - NdR)
Ma poi piano piano sono stato assalito da un terribile dubbio: e se, la frase E' destinato a sparire, quel popolo, fosse dedicate a noi israeliani e al popolo d'Israele? In fondo chi sono gli unici a mettere una mitragliatrice dinanzi a una mamma col suo bambino? Noi israeliani.
Tutti gli altri popoli, tutti gli altri paesi, possono avere fucili mitragliatori, posti di blocco, ma a loro è permesso; Israele che, visto il passato, è ancora costretta a combattere diverse forme di terrorismo, nelle sue articolazioni più svariate, si vede costretta, volente o nolente, ad adottare misure di difesa e di prevenzione. Uno può discutere la necessità o meno di certe misure, ma certamente non mi sarei aspettato da una rivista che rappresenta la voce cristiana in Terra Santa, l'uso di certi termini anti-israeliani e antisemiti.
Non so se i Francescani, sia in Terra Santa che in altre parti del Mondo, durante la II Guerra Mondiale, abbiano usato frasi del genere (E' destinato a sparire, quel popolo) nei confronti dei tedeschi,dei nazisti e dei collaboratori fascisti, mentre questi portavano nei campi di concentramento 6 milioni di nostri fratelli ebrei. In quei casi non si trattava solamente di mettere una mitragliatrice dinanzi a una mamma col suo bambino, ma di strappare il bambino dal grembo della mamma per poi mandarli separati, nelle camere a gas, nelle migliori delle ipotesi.
Non è la prima volta che la Sua rivista usa dei termini antisemiti e antiisraeliani; quindi non posso dirmi stupito di questa Vostra ennesima forma di antisemitismo. Ma questa volta, mi creda, ho l'impressione che abbiate raggiunto ogni limite.
Come Presidente dell'Associazione degli Ebrei di origine italiana in Israele, richiedo come atto di scusa, una Vostra spiegazione sulla Vostra rivista alla parole blasfeme che hanno colpito ed offeso i nostri sentimenti.
Avv. to BENIAMINO LAZAR- Gerusalemme
In seguito hanno espresso il medesimo rammarico N. BenHorin, presidente dell'Associazione Israele-Italia, Gerusalemme, Chicca Falcone, presidente della Federazione delle Associazioni Italia-Israele, Torino (e Aosta, Arona, Ascoli Piceno, Asti, Bari, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Carpi, Catania, Cesena, Cuneo, Firenze, Genova, Gorizia, Livorno, Lucca, Mantova, Massa, Milano, Modena, Montecatini, Napoli, Nuoro, Padova, Palermo, Pistoia, Prato, Quattro Castella, Ravenna, Ragusa, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Riace, Roma, Sanremo, Taranto, Tolentino, Trieste, Udine, Urbisaglia, Verona), Debora Fait, Tel Aviv.
Chiarfica-scusa dell'editore
Lei mi dice di chiedere scusa, Non solo chiedo scusa a Lei e ad altri che la mia frase abbia ferito. Le dico di più: "Grazie". E lo dico per motivi religiosi: il popolo che ci ha dato il Signore nostro Gesù Cristo e la sua benedetta Madre, la Vergine di Sion, Maria SS. ma, merita la nostra eterna gratitudine. Lo dico anche per motivi... egoistici: per una risonanza così ampia (vedi II Corriere della Sera, 11-e 21 dic. 1997) Berlusconi sarebbe pronto a tirar fuori dei miliardi.
Scherzi a parte, Lei dice le mie stesse cose. Al di là della politica
momentanea, che tanti Israeliani non condividono, la storia di ogni popolo, e
degli Israeliti in particolare, non è forse la storia di un bambino
salvato? Mosè, Gesù..., fino ai nostri giorni. Il popolo nazista
ha fermato il fiume di vita, uccidendo cristiani, zingari ed ebrei? Esso
è sparito e noi siamo qui a litigarci, ma anche a dirci il nostro
affetto, la nostra stima e gli auguri più belli di Buona Pasqua.
© copyright 1997
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Created / Updated Sunday, March 29, 1998 at 18:14:37 by John Abela ofm for the Maltese Province and the Custody of the Holy Land This page is best viewed with Netscape at 640x480x67Hz - Space by courtesy of Christus Rex |