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| Panorama |
Alcuni Ebrei, sopravvissuti allo sterminio nazista, si sono incontrati nel settembre scorso per richiamare l'attenzione mondiale sull'eroismo delle Suore cattoliche che salvarono degli Ebrei durante la persecuzione hitleriana. Organizzato da Beniamin Aniolik, già internato nel ghetto di Varsavia, l'incontro voleva dimostrare che "gente perbene c'è dappertutto".
La Chiesa cattolica locale ha documentato l'azione di 190 monasteri polacchi, tenuti per lo più da Francescane, Carmelitane scalze, Resurrezioniste, che aiutarono degli Ebrei a scampare dal pericolo. Già negli anni '60 le Autorità ecclesiastiche avevano dichiarato che durante la II guerra mondiale quasi ogni abitazione religiosa femminile era servita, per certi periodi, di riparo ai Giudei .
L'Istituto del memoriale nazionale Yad Vashem, fondato dal Parlamento israeliano nel 1953 per commemorare le vittime dellOlocausto, ha già riconosciuto l'opera di 18 Suore cattoliche polacche, premiandole, in molti casi "alla memoria", con la medaglia dei Giusti fra le Nazioni, per l'aiuto dato agli Ebrei. Diverse altre Suore sono state segnalate per un pubblico riconoscimento dall'Istituto storico giudaico di Varsavia. Tra esse sono ricordate Sr. Janina Poplawska e Julia Sosnowska della Congregazione di S. Vincenzo de Paoli, la teologa Sr Kinga Strzelecka.
L'Istituto dello Yad Vashem inoltre ha premiato nel 1990 due Preti cattolici: Adam Stalmark e Aleksander Osiecki; nel 1994, Mons. Albin Malysiak, già vescovo ausiliare di Cracovia. Diversi Sacerdoti di altri paesi europei sono stati onorati per lo stesso motivo. Tra essi i due Salesiani italiani: Francesco Antonioli e Armando Alessandrini, l'ucraino Klemens Sheptycky che nel 1996 fu il primo Prete greco cattolico dell'Est a ricevere lambita gratificazione. Nel 1995 ricevettero la medaglia dei Giusti fra le Nazioni 4478 cittadini polacchi, 3774 olandesi, 1249 francesi, 685 belgi . Gli 872 polacchi, uccisi dai Nazisti per aver nascosto degli Ebrei, sono stati ricordati a Varsavia in una mostra del 1992.
Jonathan Luxmoore, ENI Bulletin, 3.9.1997
Per la prima volta, il 23 dicembre 1997, un rito ebraico è stato celebrato in ambiente vaticano, esattamente nei Giardini. Quando nel 1965 il Concilio approvo la dichiarazione sull'Ebraismo e l'Islamismo, Nostra aetate, in Israele fu piantato un ulivo che poi fu donato a Giovanni Paolo II. Ora, accanto a quell'ulivo messo a dimora nei Giardini Vaticani, il Card. JeanLouis Tauran e il vice primo Ministro israeliano, Moshè Katzav, hanno celebrato i 50 anni d'Israele accendendo il primo lume di Hannukkà, la festa ebraica della luce.
La menoràh, il candelabro a sette lampade, è uno dei simboli d'Israele, e la Festa delle luci è particolarmente importante per gli Ebrei. Ricorda la loro vittoria sui Greci, il coraggio di quanti si battono per la libertà religiosa e il miracolo del fuoco riferito in 2 Mac 1, 20.
Nello stesso giorno, il primo lume della festa è stato acceso dal rabbino Toaff anche sotto l'Arco di Tito, alla presenza del presidente O. Scalfaro, il vice primo Ministro Veltroni e il sindaco di Roma, Rutelli.
"Sono gesti carichi di significati liberatori in questo momento in cui si sciolgono tanti nodi fra cristiani ed ebrei, ha commentato la presidente degli ebrei italiani, Tullia Zevi, intervenuta alle cerimonie. Basta pensare che la comunità evitava di passare da quasi
2000 anni sotto quellArco che Tito volle nel 71, a ricordo della distruzione del Tempio e del suo trionfo che vide gli ebrei legati al suo carro".
Secondo uno studio recente, il Muro del Pianto non sarebbe sacro per gli ebrei dallanno 70 dopo Cristo, bensì solo dagli ultimi cinque o sei secoli. Si apre cosi un altro capitolo di contesa tra archeologi israeliani e religiosi. La tradizione vuole che gli enormi pietroni di sostegno sul lato occidentale della spianata, dove oggi si trovano le moschee della Roccia e di AlAqsa, siano venerati sin dal tempo in cui le legioni romane di Tito distrussero il Secondo Tempio. Ma ora due archeologi del Dipartimento di antichità del governo israeliano, Yakov Billig e Ronni Reich, sfoderano una teoria rivoluzionaria. " Davanti allattuale Muro del Pianto", sostengono i due studiosi, "si trovava sino a cinquecento o seicento anni fa un cimitero con tombe musulmane, cristiane ed ebraiche.
"E dunque impossibile che gli ebrei, e specialmente i Cohanim (i discendenti dei sacerdoti), potessero venirvi a pregare", hanno spiegato Billig e Reich ai giornalisti in una conferenza stampa.
E' la fine di un mito? Forse non per tutti. Da tempo gli specialisti tendono a relativizzare leggende e tradizioni che accompagnano la contesa per i luoghi santi a Gerusalemme. Ma per la gran maggioranza degli israeliani e delle comunità della diaspora il Muro è diventato nell'ultimo secolo il simbolo più evidente della continuità ebraica nella "terra dei padri".
Una continuità, messa in dubbio, un mese fa, anche da un altro archeologo, e cioè da Shmuel Berkovitz, del prestigioso "Istituto di Gerusalemme per gli studi israeliani". A suo parere, infatti, dal punto di vista legale il vero proprietario del Muro sarebbe oggi lo "Waqf", lorganismo musulmano incaricato di amministrare i luoghi santi dell'Islam. I1 motivo? Una banale disattenzione. Subito dopo la vittoria militare del 1967 gli israeliani requisirono il quartiere ebraico entro le mura della Città Vecchia sino al confine del perimetro con l'antico Tempio, ma "dimenticarono" di includere il Muro.
Lorenzo Cremonesi, II Corriere della Sera, 12,12,1997
Recentemente sono iniziati degli scavi nella città nabatea di Elusa, nel deserto del Negev, a 20 km a SO di Beer Sheva. La città fu fondata nel sec. III a.C. dai Nabatei. In seguito conobbe una grande prosperità fino alla conquista islamica. Più tardi i venti del deserto s'incaricarono di seppellirla sotto la sabbia. Infine fu dimenticata. Il periodo di maggior benessere per Elusa è stato quello romano bizantino: ne sono rimaste due basiliche cristiane e un teatro. S. Girolamo ricorda che nella città si rendeva culto a Venere. Condotta al Cristianesimo dal monaco S. Ilarione, Elusa divenne sede vescovile. Il suo vescovo partecipo ai Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (45 1).
due premi Nobel per la Pace, Yasser Arafat e Simon Peres, hanno deciso di costruire un Centro per la Pace israelianopalestinese. I1 Centro sorgerà probabilmente nella cosiddetta "Zone B", dove la sicurezza sarà affidata a Israele e l'amministrazionecivile alla Palestina. Sarà un luogo per confrontarsi, discutere e, soprattutto, per conoscersi. Sarà alto 26 metri, largo 18, lungo 76: cinquemila metri quadrati, un auditorium, una sale cinematografica, uffici per i dirigenti, dieci stanze per gli ospiti.
L'autore del progetto, insieme all'architetto Piero Salvagni, è Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista italiano molto attivo e noto: oltre che a Roma, dirige due studi internazionali a Parigi e a Vienna.
I1 promotore delliniziativa è un altro italiano, Alfio Marchini che, insieme a Guido Barilla, Franco Bernabè, Umberto Eco, Jimmy Carter e altri, fa parse del consiglio del "Centro Peres della Pace".
Il Centro non avrà spazi religiosi. Purtroppo, come ha detto Simon Peres, "i cultori delle religioni possono provocare contraddizioni". Lo aveva detto anche un altro Simon di Gesù bambino: "Sarà segno di contraddizione". Si è ripiegato quindi su uno "spazio laico, ma con una forte aspirazione spirituale".
Se tutto andrà bene (o "se Dio vorrà", come dicono i cultori delle religioni), nel giugno del 1999 il Centro della Pace i-p sarà pronto.
Bambi Sheleg scrive, nel quotidiano israeliano Ma'ariv(10.2.1998), della persistente tragedia in Algeria, dove uomini, donne e bambini vengono massacrati da fondamentalisti islamici e, forse, anche per ordine del governo. Bambi critica le nazioni occidentali perché non mettono al primo posto della loro attenzione la strage, ed è perplessa per l'assenza di risposte da parse d'Israele. "Quando c'è un sistematico genocidio noi, come Ebrei, abbiamo l'obbligo morale di alzare la nostra voce,
affinché il massacro termini", ha detto la nota giornalista; e ha aggiunto: "Noi abbiamo provato, non tanto tempo fa, cosa accade quando il mondo sta zitto".
La direzione del Yad Vashem, il parco nazionale di Gerusalemme che ricorda le vittime e i soccorritori dell'Olocausto, 1'8 gennaio 1998 ha cancellato il premio già assegnato allo scultore Yigal Tumarkin. I1 Premio Zussman (cinque mila dollari USA) è conferito ogni anno a un artista israeliano che ha dedicato un'opera d'arte all'Olocausto. Tumarkin, noto artista e scultore, è l'autore del monumento esposto permanentemente nel Kikar Rabin a Tel Aviv.
Il motivo della decisione è nel fatto che una diecina d'anni fa Tumarkin ha fatto delle dichiarazioni che qualcuno è andato a ripescare: "Quando vedo gli Haredim (gli Ebrei religiosi detti ultraortodossi),capisco perché c'è stato l'Olocausto, e perché la gente non li può vedere"; oppure: "Quando vedo gli haredim, comprendo i nazisti".
La direzione dello Yad Vashem ha espresso la propria stima per l'arte dello scultore e "ha sottolineato di non aver l'intenzione di offenderlo come artista, o di causargli una pena non necessaria".
"Se non fosse tragica, la cosa sarebbe buffa", ha detto Tumarkin, che poi si è giustificato: "Se gli antisemiti vedono questi haredim, che sembrano I protocolli dei vecchi di Sion, e pensano che tutti gli Ebrei siano così, diventa più facile per loro giustificare l'Olocausto. Dei tipi cosi, disgraziatamente, creano antisemitismo, piaccia o non piaccia. Tutti i films e la propaganda antigiudaica hanno usato questo mezzo".
Ai sopravvissuti dello sterminio nazista, offesi dalle sue frasi, lo scultore ha detto: "Io non ho mai istigato nessuno contro l'Olocausto. A volte ho delle idee, delle interpretazioni diverse. Per esempio, è molto importante mostrare il lato positivo della realtà israeliana in Germania (io sono mezzo tedesco), e non essere un magnaccia, uno che succhia i soldi della riparazione".
cfr Elli Wohigelernter, The Jerusalem Post, 8/9 gennaio 1998
L'Annuario 1997 di Gerusalemme scrive che la popolazione ebrea della città santa negli ultimi cinque anni è diminuita di 29 mila abitanti, mentre la popolazione araba è aumentata quattro volte più di quella giudea. Cosi, rispetto al 1967, l'anno della "riunificazione" della città, gli Arabi sono aumentati del 163%, gli Ebrei del 114 %.
Come mai la popolazione ebrea ha avuto minor incremento? Per la mancanza di alloggi e di lavoro, senza dimenticare le relazioni tese tra Ebrei religiosi e liberali. Gerusalemme è la città più povera d'Israele, subito dopo Beni Brak, una cittadina a maggioranza ultra ortodossa.
Le previsioni? Nel 2010 a Gerusalemme ci saranno 817 mila abitanti: per il 38 % saranno Ebrei religiosi, per il 31 % saranno Arabi.
Il 6 gennaio 1998 il S. Padre ha consacrato vescovo il nostro confratello P. Marco Brogi, ofm, e lo ha nominato Nunzio apostolico in Sudan e Delegato apostolico in Somalia. La condizione dei Cristiani in questi due paesi a maggioranza musulmana è molto precaria. P. Brogi, per quanto conosca bene l'arabo e la culture islamica, ha davanti a sé un compito molto delicato. L'arcivescovo Erwin Josef Ender, precedentemente ProNunzio in Sudan, il 6 agosto 1997 aveva parlato della situazione della Chiesa in Sudan. Questa, fin dal principio della sue breve storia, è particolarmente segnata dalla Croce: grandi privazioni, sofferenze e aperte persecuzioni hanno fedelmente accompagnato il suo cammino. Quanti missionari in questi ultimi 100 anni, per portare nuovamente il Vangelo in Sudan dopo l'estinzione di tre regni cristiani che nel nord avevano superato il millennio, hanno sacrificato la loro giovane vita! Quando la Chiesa finalmente cominciava a mettere le sue prime radici nell'arido suolo del paese, il regime terroristico del Mahdiyya distruggeva nuovamente tutto. Ci vollero altri 50 anni e molti altri sacrifici per veder crescere il piccolo gregge dalle poche centinaia del 1900 alle 100 mila del 1950. Quando finalmente nel 1956 venne l'indipendenza, che avrebbe dovuto portare libertà, giustizia e pace a tutto il Sudan, il governo nazionale islamico comincio una politica ostile e repressiva contro i Cristiani. La cosa continua anche oggi ed è perseguita con particolare determinazione dall'attuale regime. Nel 1957 tutte le scuole missionarie del Sud vennero espropriate. Nel 1964 tocco ai missionari: tutti espulsi dal sud. Dall'inizio dell'indipendenza, poi, la vita e le attività ecclesiali sono estremamente condizionate e largamente intralciate da una crudele guerra civile senza fine e dal fanatismo di una minoranza fondamentalista islamica, che vorrebbe nuovamente espellere la Cristianità dal paese. E' davvero un miracolo che, proprio nel peggiore periodo, quello di questi ultimi 40 anni, il numero dei Cristiani in Sudan, invece di diminuire, è cresciuto da 100 mila ai due milioni di oggi. Nonostante le lotte, tuttora persistenti, la Chiesa è più robusta che mai. Non ci sono mai stati tanti cristiani, tanti sacerdoti e suore, tante vocazioni tanti catechisti e tanti battesimi come in questi difficilissimi anni.
Due attentati sanguinosi (oltre 90 morti) a due mesi di distanza (settembre, novembre) chiudono un anno, il 1997, che sarà ricordato negli annali dell'Egitto. Bersaglio sono stati turisti, indirettamente responsabili del sostegno economico e politico delloccidente ad un Paese che, storicamente, ha sempre giocato un ruolo preminente negli scontri razziali e religiosi del MedioOriente.
Le cronache del passato testimoniano di rivolgimenti etnici che hanno portato questa terra a rivestire il simbolo del compromesso e anche dell'intrigo. Una volta conclusa la fase coloniale inglese l'Egitto è stato preda di rivolgimenti autoritari, nei quali hanno avuto parte importante i "fratelli musulmani". L'istanza religiosa coranica ha attecchito specie tra gli ufficiali, che appoggiarono l'ascesa di Nasser, il quale si servi di loro per "socializzare e nazionalizzare la miseria" subendo la nefasta influenza sovietica. La comunità multireligiosa, cristiano-copta ed ortodossa, subì, durante la dittatura nasseriana, una persecuzione subdola ma continua e quella ebrea lostracismo e la confisca totale dei beni. Disagi notevoli subirono anche le altre comunità, come la francese e la italiana che videro ridotti ad un terzo i componenti che preferirono rientrare nei loro paesi.
L'ascesa al potere di Sadat, anchegli appoggiato dallorganizazione dei "fratelli musulmani" inizio una nuova era che ben presto si rivelo foriera di innovazioni. Il riavvicinamento politico commerciale all'Europa ed agli USA non poteva non preoccupare le organizzazioni islamiche che temevano la cessazione del]o stato di guerra fredda con Israele. Questo costo la vita a Sadat, soppresso sanguinosamente proprio da un "commando militare" di quell'esercito che aveva garantito la sua presa di potere ed il mantenimento di esso. I "fratelli" favorirono poi l'ascesa di Mubarak e lo hanno in seguito accompagnato nei tentativi di divenire il paciere del MedioOriente.
Oggi questa potente organizzazione si trova ad un bivio: o svolgere un ruolo di equilibrio tra le istanze fondamentaliste islamiche od appoggiare chiaramente la strategia del Rais, benevolo verso loccidente. I gruppuscoli eversivi, direttamente implicati negli attentati, non sembrano voler subire il controllo dei "fratelli". Sono dei cani sciolti che seguono una logica suicida, già sperimentata in Libano, Palestina, Iran, Afganistan, Algeria, etc. Lultimo attentato di Luxor vede i fratelli musulmani preoccupati di ricercare una mediazione tra governo e gruppuscoli eversivi, che dovrebbe tradursi nell'accettazione di una regola comune coranica più stretta. Si tratterebbe cioè di permettere che alcune regole coraniche, sperimentate in Iran, Libia e Sudan, vengano applicate anche in Egitto, senza tener conto della minoranza cristiano copta ed ortodossa e dei pochi cattolici che insieme rappresenta circa il 15% della popolazione e che ostenta qualifiche intellettuali ed economiche di tutto rispetto. Al momento attuale la libertà religiosa dei cristiani non sembra in discussione, ma in alcune Moschee durante i sermoni del venerdì non sono solo gli ebrei ad essere oggetto di attacchi ma anche gli altri infedeli...
Questo stato di psicologica instabilità lascia perplessi gli osservatori occidentali, che temono una virata nella politica del Paese, con conseguenze non certo auspicabili per i cristiani e neppure per il benessere delle classi più umili.
Un viraggio verso posizioni fondamentaliste esacerbate non farebbe altro che accentuare la miseria di quel 45 % della popolazione che già si barcamena ai limiti della sopravvivenza.
Ancora una volta, come ai tempi di Mosè, l'Egitto si rivela terra di scontri e di incontri.
di Adriano Monti
Per i nostri Lettori P. Paolo Mastrangeli non è uno dei soliti noti. Molti tuttavia conoscono il "calendario ecumenico" della Custodia di TS, quello che si sfoglia giorno per giorno e riporta le date e le feste dei Cristiani, latini, greci e copti, degli Israeliti e dei Musulmani .
Più che nel calendario che preparava, P. Paolo era ecumenico nel cuore. A nome dei Cattolici doveva trattare spesso con gli altri comproprietari del S. Sepolcro, i Greci e gli Armeni. Ogni decisione veniva presa allunanimità e non per maggioranza. Un due contro uno è facile ottenerlo; ma poi ? Finché non si era tutti daccordo non si risolveva niente, a rischio di mandare le cose a lungo e di dover sopportare i frizzi di chi beffeggiava: "E già! Lo Statu quo!", e avrebbe voluto risolvere tutto in fretta. Magari spaccando tutto. Di questo P. Paolo non aveva nessuna voglia. Era venuto molto presto in TS, nel 1933, dalla native Ferentino (Frosinone), una città che, dal 1700, ha dato alla Custodia 26 francescani. Allora Paolo aveva 11 anni e ne aveva passati 5 in una Casa della Divina Provvidenza. Era rimasto orfano molto presto. Dei patimenti di quei primi anni gli era rimasto un piccolo disturbo nella pronunzia, non sempre netta. Quando nel refettorio del convento di S. Salvatore a Gerusalemme, un locale che, con i tavoli di mezzo può contenere nelle grandi occasioni 200 persone, e quotidianamente ne porta un centinaio, doveva fare qualche avviso ai suoi frati (negli ultimi 12 anni era stato il loro superiore), non sempre era facile capire quello che diceva. Ma, come i sordi intelligenti che sentono quando vogliono, P. Paolo si spiegava tutte le volte che lo riteneva opportuno. E allora il solito ritardatario, che sera fermato sulla porta, chiedeva: "che cosa ha detto il Guardiano?" "Ha detto che quando si arriva in ritardo, non bisogna fermarsi sulla porta, magari parlando e disturbando la lettura che si fa in famiglia. Bisogna entrare e andare al proprio posto". A Gerusalemme P. Paolo cè vissuto in questi ultimi 12 anni, a parse il periodo degli studi, del breve servizio al S. Sepolcro e il triennio (194750) in cui fu responsabile della distribuzione degli aiuti della Missione pontificia ai Rifugiati palestinesi. II suo cuore era rimasto a Betlemme. Alla fine degli anni '50 era riuscito a persuadere il Custode di TS, allora P. Alfredo Polidori, a costruire ex novo la Scuola di TS a Betlemme. Per 30 anni ne era stato il direttore saggio e benvoluto: ecumenico. Nel 1971, in occasione del 25° di Messa, la giunta comunale gli aveva dato la cittadinanza onoraria della città natale di Gesù. II 50° di sacerdozio lo celebro a Roma insieme al Papa: erano stati ordinati nello stesso 1946. Ma una Messa a Betlemme non poteva mancare. In quel giorno di luglio, quando torno a Gerusalemme, gli chiedemmo: "Le hanno fatto una belle festa ?" Rispose: "Mi hanno lavato tutto". I baci, gli abbracci commossi e sudati di amici, ex alunni beneficati, professori con cui aveva lavorato insieme, lo avevano sommerso in un bagno di affetto e di gratitudine. Appena una manciata di mesi prima che il Signore lo chiamasse a tuffarsi nel torrente della gioia di Dio. © copyright 1998
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Created / Updated Saturday, 30 May, 1998 at 12:56:48 by John Abela ofm for the Maltese Province and the Custody of the Holy Land This page is best viewed with Netscape at 640x480x67Hz - Space by courtesy of Christus Rex |