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| La madre intraprendente |
Una donna davvero straordinaria; Marco la chiama "sirofenicia" perché la Fenicia, attuale Libano, faceva allora parse della Provincia Romana di Siria; Matteo la definisce "cananea" dalla antica denominazione con la quale gli Israeliti designavano gli abitanti di quella regione. Di lei non sappiamo altro se non il suo terribile dramma familiare: aveva una figlia "crudelmente tormentata da un demonio". Ma se leggiamo in parallelo i due brani evangelici che narrano il suo episodio (Mt 15, 21 e seg.; Mc 7, 24 e seg.), la personalità di questa madre risalta vivissima. Gesù stava facendo un giro all'estero, era passato per la Decapoli ed era andato a nord, sulla costa, in territorio pagano. Nessuno dei due evangelisti spiega il motivo di questo viaggio del Signore o ne rivela le intenzioni, pero Matteo dice: "Gesù si ritiro nel territorio di Tiro e di Sidone" e Marco aggiunge: "ed entrato in una case non voleva che si sapesse". Si potrebbe pensare ad uno stare in disparte, in incognito, a riposare un po'. Ma la cosa non riesce: una madre in grave difficoltà stava all'erta, aveva sentito parlare di Gesù e non si lascia sfuggire l'occasione. Esce di case e comincia a gridare: "Pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio". Invoca e spiega. Chiede, ma non per sé.
La sue preghiera è quella del pubblicano, del peccatore. Chiama Gesù "Signore, Figlio di Davide".
Che ne sapeva lei, siro-fenicia, del figlio di Davide?! Intuizione non le viene dunque dalla carne e dal sangue: credere in Gesù è ['opera di Dio (Gv 6, 29). Gesù stesso ha affermato: "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato" e "colui che viene a me, lo non lo respingerò" (Gv 6, 37 44). Eppure Gesù non le rivolge nemmeno la parole. Il testo dice che la donna li seguiva gridando e dava fastidio. Deve aver continuato a gridare per un pezzo, infatti i; discepoli, un po' impietositi ' e un po' irritati, si avvicinano al Signore implorandolo di esaudirla per farla smettere. Appena Gesù si ferma, la madre cananea si getta ai suoi piedi e aspetta. La scene non è inconsueta una donna sta li prostrate ma è sorprendente il dialogo che si svolge al di sopra di lei. Gesù risponde ai discepoli come se ella non ci fosse, ma in realtà la risposta è proprio diretta a lei; parla con una durezza che non ci aspetteremmo in quella situazione: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della case d'Israele". Netto e chiaro. Tuttavia la madre cananea non molla: rimane prostrate e continua a ripetere: "Signore, vieni in mio aiuto". Gesù non può ignorare tanta tenacia e finalmente le si rivolge. Le sue parole sono ancora molto cure: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Ribatte spiegando che tutto è negativo in questa situazione: "non è bene" per lui agire; il miracolo è "pane dei figli" e la donna ne è esclusa; il "gettarlo" indica uno spreco che non deve avvenire; i pagani sono "cani" e il senso dispregiativo è appena attenuato dal diminutivo "cagnolini". Immediatamente la madre coglie l'impercettibile cedimento di Gesù dall'uso del diminutivo, e a questo si appiglia.
Con una prontezza sbalorditiva ribalta la precisa risposta di Gesù in un'immagine familiare per lui irresistibile: il pranzo. Non contrasta il Signore. anzi lo asseconda: "E' vero. Signore,", ma accettando la sue realtà di pagana, non figlia, cagnolino, rivendica il minimo che anche ai cani non viene negato: "anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavole dei loro padroni". L~ briciole della misericordia di Dio sfuggono dalla tavole del banchetto divine per sovrabbondanza infinita e non tolgono nulla ai figli che ne hanno il diritto: implicitamente la donna dice che proprio dandole ai cani le briciole non vanno sprecate.
Gesù resta quasi sopraffatto dalla meraviglia: "Donna, davvero grande è la tua fede!" e il miracolo gli sfugge: "Ti sia fatto come tu desideri (Mt 15, 28). Va: il demonio è uscito da tua figlia" (Mc 7, 29).
Gesù cede sempre davanti alla fede, anzi la fede gli strappa il miracolo talvolta addirittura prima che egli stesso se ne accorga (Mc 5, 30), quasi il miracolo avesse una propria autonomia e, attirato dalla fede, passasse attraverso la Sua persona per posarsi su chi lo richiede.
Questa madre cananea sorprende non solo per il suo lucido intuito e la sue determinazione, ma perché racchiude in sé le qualità più evidenti di una serie di personaggi: è una specie di sintesi. Riconosce in Gesù il Signore, come un apostolo; lo prega come il pubblicano; grida, segue e dà fastidio come il cieco Bartimeo; insiste incurante delle convenienze come l'amico importuno; replica con la
prontezza della Samaritana; stupisce Gesù come il centurione di Cafarnao.
Una madre di cultura greca, pagana, che non conosceva Gesù ma aveva sentito parlare di Lui ed ha ottenuto il miracolo. Quando questo accade oggi, noi restiamo infastiditi e confusi: quelli che ci sembrano i "cagnolini" mangiano più di noi, ci sentiamo "figli" eppure non abbiamo abbastanza fede; ci pare quasi ingiusto perché pensiamo di avere diritto alla bontà di Dio e ne vorremmo l'esclusiva.
E anche oggi ci sono famiglie con figli tormentati dal demonio. Non letteralmente "posseduti da uno spirito impuro", ma stretti, oppressi, bersagliati da sollecitazioni esterne malvagie che le famiglie non riescono a vincere o a fronteggiare. Il demonio è uscito allo scoperto e agisce attraverso molti modi che conosciamo, ai quali i giovani trovano difficile resistere e che pian piano li trascinano sempre più nel torbido regno del male.
Ci sono modi subdoli e abbastanza velati: ambienti, persone, musica subliminare...
Ci sono modi espliciti, evidenti: stampa, pornografia, volgarità, abitudine ad un linguaggio e ad immagini violente, la stessa televisione non educative e di cattivo gusto. I valori morali, la famiglia, l'amoreautentico, la purezza della persona, il rispetto delicato, la spiritualità vengono attaccati da molte part), e anche laddove si dovrebbero presupporre delle garanzie, purtroppo. Viene esaltata una false libertà che è sregolatezza, ribellione, ricerca di emozioni sempre più forti, condizionamenti del pensiero e del comportamento che conducono a massificazioni e, in fondo, alla stupidità.
Una preoccupazione grave è che tutto questo comincia molto presto, ltetà dell'iniziosi è sensibilmente abbassata in quest) ultimi anni, arrive alla tarda infanzia, talvolta addirittura all'infanzia,quando un certo tipo di responsabilità personale e il discernimento del giudizio non sono ancora sviluppati al punto di guidare alla retta valutazione delle cose.
Ci sono pericoli che possono essere drammatici perché i figli sfuggono e le famiglie non trovano la forza o la possibilità di opporsi in modo efficace.
Bene o male il più delle volte noi genitori facciamo tutto quello che possiamo con impegno e Gesù ce lo riconosce: "Chi di voi al figlio che chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se dunque voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli... (Mt 7, 9 11)". Ma l'impotenza e il senso di responsabilità dei genitori di fronte a certe situazioni fanno soffrire in modo indicibile e una coppia da sola non resiste. Occorre che un gruppo di famiglie amiche si stringa attorno con amore, faccia sentire la sue presenza, condivida il peso, preghi con loro, vicine senza invadenza, con grande discrezione perché non è facile aiutare. In questi casi vanno tutti sostenuti: i padri e le madri perché non si disperino e non crollino; i figli perché si rendano conto, rientrino in sé e trovino la forza di staccarsi dal male.
Di solito è un processo lunghissimo che richiede una grande perseveranza nella preghiera da parse dell'intera comunità che aiuta la famiglia. Bisogna stare prostrati ai piedi di Gesù tutti insieme e starci a lungo; bisogna aspettare con pazienza nel tempo in cui Egli non risponde; bisogna non cedere allo sconforto e stupire Gesù per la forza della fede. Può accadere che i genitori non vedano gli effetti delle loro suppliche e non vengano esauditi finché sono in vita, ma nulla va perduto: devono sapere che il Signore avrà pietà e prima o poi farà ravvedere i figli.
Noi dobbiamo essere davvero grati alla donna cananea, perché una cosa è certa: se andando in terra pagana Gesù aveva pensato di essere stato inviato solo per le pecore perdute della case d'Israele, questa madre gli ha fatto cambiare idea!
© copyright 1998
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Created / Updated Saturday, 30 May, 1998 at 11:10:51 by John Abela ofm for the Maltese Province and the Custody of the Holy Land This page is best viewed with Netscape at 640x480x67Hz - Space by courtesy of Christus Rex |