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Scuole cristiane in Terra Santa
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L’ESPERIENZA FRANCESCANA DELL’EDUCAZIONE ALLA TOLLERANZA
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“Convivenza” tra cristiani e musulmani è una delle espressioni che più abbondano nel nostro vocabolario moderno. A questa ne sono unite altre: “rispetto”, “tolleranza” e “dialogo”. Ma spesso questi termini perdono la loro forza quando sono messi a confronto con questioni come la proibizione del chador, o velo islamico, nelle scuole pubbliche francesi, la tensione causata dagli attentati dei gruppi fondamentalisti islamici e, più in generale, la questione dello “scontro delle civiltà”.
Questa situazione ambivalente conduce ad alcuni interrogativi fondamentali: Quale formazione ci deve essere nelle scuole perché i seguaci delle diverse religioni si possano integrare nella società, senza che ciò implichi la perdita della loro identità, soprattutto di quella religiosa? Come rispettare e far rispettare i diritti fondamentali di tutti, compreso quello della libertà religiosa?
 Una delle scuole di Terra Santa - Amman
Alle scuole cristiane, soprattutto a quelle cattoliche, della Terra Santa accorrono anche giovani di altre religioni, soprattutto musulmani. Come s’inseriscono i non-cristiani in una istituzione cristiana? Presenteremo in questo articolo l’esperienza educativa dei francescani di Terra Santa. La ragione di questa scelta è semplice: i francescani sono stati per molti secoli dei pionieri in questo e in altri campi. Lo ha ribadito il Papa nella sua lettera per la ricorrenza del 150º anniversario della ricostituzione del Patriarcato Latino di Gerusalemme (1847-1997): i figli di san Francesco, «grazie ai loro sacrifici, alla loro dedizione e alla preghiera […] hanno posto le basi solide delle molteplici attività parrocchiali, educative e caritative che esistono attualmente nella diocesi patriarcale». È vero che si tratta di scuole non statali e che il contesto socio-politico è molto cambiato, tuttavia la storia insegna sempre qualcosa.
 Bambini in attesa durante la assemblea mattutina
Il cammino francescano verso una cultura per tutti
Se si eccettua l’epoca di Solimano il Magnifico, l’Impero ottomano, e più precisamente il dominio turco sul Medio Oriente (1517-1917) fu nefasto in tutti i campi. Furono quattro secoli nei quali l’attività principale dei governatori fu quella di spillar denaro ai loro sudditi, senza dare loro nulla in cambio. La loro maggiore, se non unica, preoccupazione era infatti quella di arricchirsi ad ogni costo. Di conseguenza il paese sprofondò nella miseria e nel sottosviluppo, e la popolazione diminuì notevolmente. Per spiegare meglio quanto quei governatori fossero preoccupati del bene dei loro sudditi, si può citare la risposta che un notabile di Gerusalemme dette ad alcuni visitatori occidentali che deploravano, tra l’altro, il cattivo stato delle strade e che non si facesse nulla per porvi rimedio. La risposta fu: «Se ho del denaro, lo adopero per comprarmi una casa, uno schiavo, un diamante, un bel cavallo o una moglie». Anche i francescani, a causa - per così dire - soprattutto dei Santuari, hanno fatto esperienza della venalità delle autorità turche.
La mancanza di preoccupazione per il benessere della popolazione locale era evidente in particolare nel loro totale disinteresse per la cultura e per l’educazione. Secondo alcuni viaggiatori che visitarono Gerusalemme nel 1830, solo circa il 3% della popolazione sapeva leggere e scrivere. Forse questa affermazione è un po’ esagerata; comunque è certo che non si ha notizia di scuole statali fino al 1892; c’erano sì delle scuole legate a delle moschee, però avevano pochi alunni e l’insegnamento era centrato soprattutto sullo studio del Corano.
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