All'Angelus Domini Giovanni Paolo II ribadisce l'impegno della Chiesa cattolica
per sradicare il flagello della fame e le altre conseguenze della miseria che affliggonol'umanità

Giustizia e sviluppo solidale per garantire al mondo un futuro di pace


L'Osservatore Romano

28 Settembre 2004

1. Il Vangelo di questa Domenica propone la parabola del "ricco epulone" e del povero Lazzaro (cfr Lc 16, 19-31). Il ricco vive nell'opulenza e nel lusso non curandosi del mendicante che giace affamato alla sua porta. Ma, dopo la morte, la situazione si capovolge:  Lazzaro è accolto in paradiso, mentre il ricco finisce nei tormenti.
L'insegnamento che si ricava dalla parabola è chiaro:  ciascuno deve fare dei propri beni un uso non egoistico ma solidale.
2. Questa celebre pagina evangelica è quanto mai appropriata in riferimento al problema dello squilibrio tra ricchezza e povertà nel mondo di oggi. Proprio nei giorni scorsi, a New York, si è tenuto un importante Incontro di Capi di Stato e di Governo per una più solidale ed efficace azione "contro la fame e la povertà". Ad esso è intervenuto anche il Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano, portando l'adesione della Santa Sede a tale nuova iniziativa.
La Chiesa Cattolica assicura tutto il suo impegno per sradicare dal mondo il flagello della fame e le altre conseguenze della miseria. In tale contesto, mi piace ricordare anche la riunione di tutti i Nunzi Apostolici in Africa, tenutasi nei giorni scorsi in Vaticano.
3. Preghiamo il Signore affinché sostenga gli sforzi della comunità internazionale in ordine alla giustizia e allo sviluppo solidale. Questa, infatti, è la via che può garantire al mondo un futuro di pace.
Lo chiediamo per intercessione della Beata Vergine Maria, alla quale affidiamo in modo speciale le famiglie e i popoli più provati dall'iniqua distribuzione dei beni che Dio destina a tutti i suoi figli.

(Giovanni Paolo II,
Angelus Domini, 26 settembre 2004)