NEW YORK, 15.
La sfida planetaria del terrorismo e la necessità di
darvi risposte internazionali diverse da quelle di carattere principalmente
militare finora proposte, rivelatesi non solo inadeguate, ma tali da allargare
il tragico fenomeno, costituiscono uno tra i principali argomenti posti
all'attenzione della 59ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, apertasi
ieri nel Palazzo di Vetro a New York, con l'invito rivolto ai delegati dei 191
Paesi membri dal Presidente Jean Ping, ex Ministro degli esteri del Gabon, ad
osservare un minuto di silenzio e di meditazione.
I rappresentanti di
tutti i Paesi del mondo dovranno confrontarsi, tra i tanti temi all'ordine del
giorno, anche con un rapporto di venticinque pagine presentato ieri in sede di
Consiglio di sicurezza dell'Onu che chiede una svolta nella lotta al terrorismo.
La relazione è la prima presentata da una Commissione di esperti
internazionali insediata in gennaio dal Consiglio di sicurezza per monitorare lo
stato della lotta al terrorismo, con particolare riferimento ad "Al
Qaeda", l'organizzazione guidata da Osama bin Laden, e ai suoi alleati
Taleban. Ad emergere dalla relazione sono un allarme planetario e un messaggio
senza equivoci: la comunità internazionale ha bisogno di idee nuove
per affrontare la sfida del terrorismo.
Nella relazione si sostiene che
l'attuale contesto in Iraq offre al terrorismo internazionale un terreno ideale
per l'azione e la propaganda, "sebbene non vi sia alcuna prova solida che
Osama bin Laden e la leadership di "Al Qaeda" abbiano alcun diretto
coinvolgimento in Iraq, né alcun controllo operativo dei gruppi che vi
operano". Tuttavia, il rapporto sostiene che non solo gli attacchi in Iraq
contribuiscono agli obiettivi di "Al Qaeda", ma che la
pubblicità che li circonda "spinge altri a lanciare ulteriori
attacchi". Quanto ad Osama bin Laden, secondo il rapporto risulta
"troppo preoccupato per i propri problemi immediati di sopravvivenza per
offrire qualcosa di più di linee guida generali", così come
risulterebbe ridotta la capacità della leadership storica di "Al
Qaeda" di dirigere attacchi. Tuttavia, "l'uso sofisticato dei media
garantisce che "Al Qaeda" resti in grado di mante nere un chiaro
nucleo ideologico e che Osama bin Laden mantenga la propria posizione di capo
ispiratore, librandosi tra mito e realtà". Per gli esperti, dunque,
la sopravvivenza di "Al Qaeda" non dipende più dalla sua
leadership storica: anche senza Osama bin Laden e i suoi luogotenenti, la
minaccia resterebbe la stessa.
La Commissione, guidata dal cileno Heraldo
Munoz, sostiene che gli strumenti adottati per combattere "Al Qaeda"
sono superati e sottolinea la necessità che la comunità
internazionale risponda in modo creativo, con nuove idee. Solo 34 Paesi hanno
presentato relazioni sul congelamento dei beni finanziari del terrorismo. La
"lista nera" dei terroristi e delle organizzazioni che li appoggiano
creata dall'Onu conta su solo 429 nominativi. Molti paesi non si sono mossi e
la lista, secondo gli esperti, va totalmente ripensata, perché è
ormai vecchia e inefficace.
La Commissione nota altresì che
"il Consiglio di sicurezza inevitabilmente reagisce agli eventi, mentre
"Al Qaeda" ha mostrato grande flessibilità e capacità di
muoversi in anticipo". Secondo il rapporto, per vincere la sfida,
occorrono risposte di carattere essenzialmente politico: a giudizio della
Commissione, oltre che di una maggiore cooperazione internazionale, l'Onu ha
bisogno di coinvolgere direttamente i Paesi membri, creando un gruppo di esperti
in antiterrorismo che propongano nuove idee.
Come detto, quella aperta
ieri è la 59ª Assemblea Generale dell'Onu. Tra i suoi compiti
c'è l'elezione dei cinque nuovi membri non permanenti del Consiglio di
sicurezza: Argentina, Danimarca, Grecia, Giappone e Tanzania il prossimo
gennaio dovrebbero entrare nel Consiglio al posto di Angola, Cile, Germania,
Pakistan e Spagna, giunti a fine mandato. Alla candidatura dei cinque Paesi non
sono state poste obiezioni. Oltre ai cinque membri permanenti (Cina, Francia,
Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) nel 2005 resteranno nel Consiglio anche
Algeria, Benin, Brasile, Filippine e Romania, che saranno poi sostituiti da
altri cinque Paesi nel 2006.