8 Agosto 2004
BAGHDAD, 8.
In Iraq si continua a morire, e si disegnano orribili
scenari di una guerra senza nome. Nuove violenze e nuovi lutti, che scandiscono
ormai la quotidianità irachena, incupiscono le prospettive di
ricostruzione. Domenica scorsa venivano compiuti spietati e cinici attacchi
contro i cristiani, raccolti in preghiera. Nelle ultime ore la dilagante
rivolta sciita, fronteggiata dalle forze della coalizione, ha causato un grave
bilancio di vittime in varie città irachene. La recrudescenza, su vasta
scala, delle violenze ha indotto, ieri, il Segretario generale delle Nazioni
Unite, Kofi Annan, a ribadire quanto più volte detto in precedenza:
un ritorno dell'Onu nel territorio iracheno si lega al ripristino di accettabili
condizioni di sicurezza. Al momento, dunque, una missione dell'Onu in Iraq non
è in agenda. Sono segnali questi che certamente non depongono a favore
di nuovi scenari che si vorrebbero, in un futuro prossimo, caratterizzati da
sufficiente ordine e serenit&a grave;. Al contrario, drammaticamente
s'impongono ben altri scenari, segnati dal turbinío delle violenze e
scossi dal fragore delle armi. Risulta, dunque, ancora molto lunga - per il
popolo iracheno - la via che conduce alla stabilità e alla pace.
Nelle ultime ore, a Najaf, è stata combattuta una battaglia cruenta fra
le truppe statunitensi ed i miliziani fedeli al leader radicale sciita al-Sadr.
Secondo quanto riferito dal tenente colonnello Usa Gary Johnston, negli scontri
sono stati uccisi trecenti insorti. Al contempo la polizia irachena ha
affermato che 1.200 miliziani si sono arresi, sempre a Najaf, alle forze di
sicurezza irachene. Si è poi appreso che due soldati Usa sono stati
uccisi nei combattimenti.
Scontri sono divampati a Bassora fra i
soldati britannici ed i miliziani di al-Sadr. Nel centro della città -
riferisce l'agenzia "Agi" - sono echeggiati colpi d'arma da fuoco e si
è udito il rimbombo delle esplosioni delle bombe di mortaio e dei razzi.
Si è combattuto anche stamane a Baghdad: sette persone sono rimaste
uccise ed altre ventinove ferite, comprese cinque donne e cinque bambini.
Ancora incerto il bilancio delle vittime a Samarra dove, secondo un portavoce
della polizia locale, undici missili sono stati sparati sulla zona dei
combattimenti verificatisi intorno ad uno dei ponti sul fiume Tigri. Il fuoco
di aerei e di elicotteri si è concentrato soprattutto su una base della
guerriglia, un edificio utilizzato dai ribelli per sferrare attacchi contro i
soldati statunitensi.
Venti ore di violenti scontri ieri a Nassiriya
tra i miliziani sciiti ed i militari italiani, impegnati a sostegno della
polizia locale. Poi vi è stata la tregua, chiesta dagli stessi
guerriglieri, sulla base di un accordo che prevede il loro completo ritiro dalla
città, mentre i soldati italiani si attesteranno nella zona Sud. Questa
mattina a Nassiriya la tregua regge, ma la tensione resta alta. Negli scontri -
riferisce l'"Ansa" - nessun ferito si segnala tra gli uomini della
"Brigata Pozzuolo del Friuli", mentre fonti della polizia locale
parlano di sette civili iracheni morti e tredici feriti. Diverse vittime si
conterebbero - rileva l'"Ansa" - anche tra i miliziani di al-Sadr.
Con un messaggio diffuso attraverso un sito filo-islamico su internet,
il gruppo estremista che fa capo al terrorista giordano al-Zarqawi è
tornato a minacciare di morte il Premier iracheno Iyad Allawi, prospettando la
stessa sorte anche per altri esponenti del Governo di Baghdad. Il Governo di El
Salvador intende portare avanti il progetto di inviare nuove truppe in Iraq
nonostante le minacce contro il Paese formulate da un gruppo terroristico. Il
Presidente salvadoregno, Tony Saca, nel rispondere a tali minacce, ha detto che
il Paese ha assunto "l'impegno di combattere il terrorismo internazionale e
di collaborare alla ricostruzione dell'Iraq". Ricorda l'agenzia
"Reuters" che El Salvador ha già inviato 360 soldati in Iraq,
l'anno scorso. A febbraio vi è stato un avvicendamento con un
contingente di 380 uomini. A metà agosto dovrebbero arrivare altri 380
militari.
Oggi il Premier iracheno, Iyad Allawi, ha firmato il
provvedimento di amnistia per gli iracheni che si sono macchiati di reari
minori. Dal provvedimento sono esclusi tutti coloro che hanno ucciso iracheni o
militari della coalizione. Intanto, per ordine del Governo iracheno l'ufficio
di corrispondenza di "al Jazeera" a Baghdad resterà chiuso per
un mese.
Il Presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, ha lasciato
aperta la possibilità di inviare truppe in Iraq. In un'intervista, il
Presidente ha affermato che sarebbe "molto poco diplomatico" escludere
definitivamente questa ipotesi.
L'operatore televisivo di
"Aki-Adnkronos international", Asso Tareq, è stato fermato,
nella sera di di giovedì 5, a Sadr City, dai miliziani di al-Sadr.
È stato rilasciato dopo molte ore di trattative. Tuttavia - come segnala
la stessa "Adnkronos international" - i nastri che aveva con sé
sono stati sequestrati dagli uomini dell'esercito del "Mahdi". A
nulla sono valsi i tentativi da parte dell'operatore televisivo di spiegare,
durante i lunghi interrogatori cui è stato sottoposto, di voler
riprendere un torneo di calcio a Sadr City per completare un servizio-video su
"La Pace Olimpica".