Il ricordo del leader spirituale in esilio dei buddisti

Il Dalai Lama ricorda l'incontro di Assisi

"E avevamo in comune le difficoltà con i comunisti"

NEW DELHI - Una "preghiera speciale" per un uomo dalla profonda spiritualità, impegnato in una missione di pace. Il Dalai Lama aveva rispetto e ammirazione per Giovanni Paolo II. "La sua esperienza in Polonia, prima un Paese comunista, e le mie difficoltà con i comunisti ci davano un immediato comune terreno. La prima volta che ci siamo incontrati, mi ha colpito per la sua praticità e apertura, con un' ampia valutazione dei problemi globali".

"Sin dall'inizio - ha detto ancora il leader spirituale dei buddisti - c' è stata una amicizia personale e molto vicina. Eravamo in totale accordo su una serie di temi. Il Papa riteneva come me che gli esseri umani non solo necessitiamo di crescita materiale, ma anche spirituale.

Certamente, migliorare le comodità materiali ci dà un confort psichico, ma abbiamo anche l'intelligenza di sapere che le questioni materiali non possono soddisfarci appieno. Eravamo anche in completo accordo circa la necessità di promuovere l'armonia fra le diverse tradizioni religiose".

"Sono stato fortunato a partecipare all'incontro inter-religioso di Assisi, un evento molto importante e significativo, su suo invito. Questo dimostra alla comunità mondiale che le nostre differenti tradizioni religiose possono anche pregare insieme e costruire la pace per il mondo. Ho anche una profonda ammirazione per la missione del Papa di portare la pace nel mondo. Nonostante l' avanzare degli anni e il declino della salute fisica, i suoi sforzi determinati di visitare differenti parti del mondo e incontrare le persone che vivono lì per promuovere l'armonia e i valori spirituali, spiegano non solo la sua profonda sollecitudine ma anche il coraggio che portava per adempiere questa missione".

"Il Papa - ha aggiunto il Dalai Lama - era molto vicino al problema tibetano. Certamente, come capo di una istituzione che cercava di stabilire buone relazioni con la Cina, era profondamente interessato circa lo stato di milioni di cristiani in Cina, ma non poteva esprimere questa vicinanza ufficialmente e pubblicamente. Ma sin da quando ci siamo incontrati, mi ha rivelato privatamente che aveva chiaro il problema dei Tibetani grazie al sua esperienza in Polonia. Questo mi ha dato un grande incoraggiamento personale. Infine voglio esprimere la mia profonda ammirazione per la decisione del Papa di perdonare anche il suo attentatore. Questa è una chiara indicazione della sua spiritualità".