Giuliana Sgrena interrogata dai giudici
"Non correvamo, attacco senza motivo"

Uno 007 conferma: "L'azione di fuoco non era giustificata"

La Repubblica

5 Marzo 2005

ROMA - "Non andavamo molto veloce, date le circostanze, non riuscivamo nemmeno a spiegare di essere italiani". Lo ha detto Giuliana Sgrena a Rai News 24, poco prima che il pm Franco Ionta, che indaga sulla sparatoria di ieri a Bagdad, iniziasse ad ascoltarla. "Siamo stati colpiti da una pioggia di fuoco, proprio mentre parlavo con Nicola Calipari, mi stava raccontando di tutte le fasi del sequestro".

Si fa strada l'ipotesi che i soldati del check-point, posto a settecento metri circa dall'aeroporto, non siano stati avvertiti dell'arrivo del convoglio italiano.

"Sono provata - afferma - per quello che successo soprattutto nelle ultime 24 ore. E con il rischio che ho corso posso dire di stare bene. Pensavo che ormai il pericolo fosse finito dopo la mia riconsegna agli italiani, invece improvvisamente c' stata questa sparatoria e siamo stati colpiti da una pioggia di fuoco".

"All'arrivo a Ciampino Berlusconi ha avuto parole molto gentili per me. Ora per favore vorrei stare tranquilla, sono molto stanca".

"Fuoco non giustificato". Dopo i controlli medici, l'inviata del Manifesto stata ascoltata a lungo dai giudici. Sia lei che l'altro 007 ferito hanno confermato: "L'azione di fuoco non era giustificata dall'andamento della nostra auto. L'andatura era regolare e non suscettibile di equivoci".

"Sono rimasta sempre nella stessa casa - ha detto la giornalista- e tenuta sempre dallo stesso gruppo di rapitori. Fra loro c'era una donna. Alcuni di loro erano a viso scoperto. Non mi hanno mai fatto mancare l'assistenza. Le frasi in video ci sono state imposte dai sequestratori".
Non era un check point. "Non era un check point, ma una pattuglia che ha sparato appena dopo averci illuminato con un faro. Non si capita la provenienza dei proiettili, precedentemente non avevamo incontrato posti di blocco".