Dopo l'arrivo a Ciampino, la giornalista ricoverata al Celio

"Non mi hanno trattata male, addolorata per quello che è successo all'agente"

Scolari: "E' stato un vero agguato
Giuliana era stata avvertita"

Il compagno della reporter lancia pesanti accuse contro i soldati americani
I rapitori le avevano detto: "Attenta agli americani vicino all'aeroporto"

La Repubblica

6 Marzo 2005

ROMA - L'aereo da Bagdad con Giuliana Sgrena è atterrato a Ciampino qualche minuto prima delle undici. Il primo a scendere è stato il suo compagno, Pier Scolari: teneva le radiografia di Giuliana in mano. Poi è scesa lei, la giornalista del Manifesto sequestrata un mese fa, ferita ad un polmone durante la drammatica liberazione costata la vita ad un agente dei Servizi e il ferimento di due altri due militari italiani. Ad attenderla anche il primo ministro Silvio Berlusconi.

Giuliana Sgrena era avvolta in una coperta, con il viso stanco, sorretta da un paio di medici. Ha sceso lenta la scaletta ed è entrata sull'ambulanza militare che l'aspettava proprio accanto all'aereo. "Sono contenta di essere tornata. Non mi hanno mai trattata male", sono state le sue prime parole. Il secondo pensiero è stato per l'agente che l'ha salvata: "Sono dispiaciuta per quello che è successo a Calipari. Il momento più difficile è stato quando ho visto morire tra le mie braccia la persona che mi aveva salvato".

Uno dei due agenti feriti era sul volo con Giuliana Sgrena e il suo compagno Pier Scolari. L'altro agente ferito è ancora ricoverato in gravi condizioni nell'ospedale allestito dalle forze militari italiane a Bagdad. Pier Scolari ha detto: "Giuliana sta relativamente bene, sta come una che si è presa 300 colpi di pallottola. Ho raccontato a Giuliana tutto quello che la gente ha fatto qui per lei; lei mi ha raccontato tutto. Mi ha detto, ad esempio, che i rapitori al momento di liberare Giuliana l'aveva avvertita del pericolo rappresentato dagli americani nei pressi dell'aeroporto".
"Certamente - ha continuato - quello che mi ha detto lei, come gli altri che erano ieri sul posto, è che l'attacco del blindato americano è stato senza giustificazione. Avevano allertato tutta la catena di comando, i militari italiani li aspettavano all'aeroporto. Eppure, gli hanno sparato addosso. Perchè? Le autorità italiane si diano da fare per capire cosa è accaduto. Può essere stato solo un errore o un agguato. E non so quale delle due cose sia peggio. Il fatto che si diano in mano a ragazzini impauriti armi micidiali o che si possa solo ipotizzare un agguato ci fa capire che occorre mettere fine a questa guerra".

E ancora: "Giuliana aveva avuto informazioni, alle quali per altro non aveva dato peso, secondo le quali gli americani non l'avrebbero lasciata tornare a casa viva". Per concludere infine: "L'Italia non creda alla versione dei fatti fornita dagli americani, che tra l'altro hanno impedito i soccorsi per alcuni minuti e hanno impedito che chiunque si avvicinasse all'auto".

La giornalista e l'agente ferito sono stati ricoverati all'ospedale militare Celio di Roma, dove è arrivato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per la reporter non sarà necessario un altro intervento alla clavicola. "Sono pronta a collaborare con la magistratura", ha detto la reporter al pubblico ministero Franco Ionta, capo del pool antiterrorismo della Procura di Roma che indagherà sul tragico episodio di ieri sera a Bagdad.

Ivan Sgrena, il fratello della giornalista, era a Ciampino quando l'aereo militare con la sorella è atterrato: "L'ho trovata sollevata, contenta per essere tornata a casa, amareggiata per la morte di Nicola Calipari. Non mi è sembrata psicologicamente troppo provata. I nostri genitori stanno bene".

La notizia della liberazione della giornalista ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche ai colleghi del Manifesto: "Finalmente l'abbiamo vista, provata ma viva. La nostragioia però è durata pochi minuti - ha spiegato il caporedattore Loris Campetti - perchè noi viviamo come nostro il dolore per la morte di Nicola Calipari". Per lutto, è stata annullata la manifestazione pubblica prevista per domani all'Auditorium di Roma e tutte le altre iniziative di festa organizzate per la liberazione della giornalista.