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Egeria - informazioni essenziali

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(adattamento dal libro: Egeria's Travels di John Wilkinson)

L'Itinerario di Egeria per settecento risultò perduto. E quando, nel tardo ottocento, una copia del manoscritto venne ritrovata in Italia si vide che si trattavo solo della parte centrale dell'opera originaria. Senza dubbio il nome della pellegrina e qualche indizio di datazione dovevano trovarsi all'inizio o alla fine ma, dal momento che sia questo che quello sono mancanti, siamo ridotti a fare affidamento unicamente su delle ipotesi. Molte veramente se ne sono fatte e almoento presente prevale l'opinione che la pellegrina si chiamasse Egeria e che la data del suo viaggio in oriente sia da porsi tra il 381 e il 384.

Il vescovo che si affrettò ad incontrare Egeria nella città di Edessa fu impressionato dal fatto che essa veniva "proprio dall'altra parte della terra" ed essa medesima arogona il colore del Mar Rosso con quello dell' "Oceano". Si può dunque che la sua patria, come quella delle amate sorelle per le quali essa scrive, era da qualche parte sulla costa Atlantica. Poteva dunque provenire dall'Aquitania in Gallia, così dome dalla Galizia nella Spagna, oppure da qualcun'altra delle province occidentali dell'Impero Romano…

A byzantine Christian lamp with inscription

Lucerna bizantina cristiana con iscrizione

Abbiamo dunque delle stimolanti lacune in quello che conosciamo di Egeria. Tuttavia, quello che possediamo del suo testo, forse una terza parte, è sufficiente a farci avere della sua personalità e dei suoi entusiasmi un vivida idea. Si tratta di una viaggiatrice intraprendente, con molto tempo a sua disposizione e, come dice lei stessa, di sfrenata curiosità. Va senza dirlo che il suo libretto è pieno di entusiastici commenti di (vasti) panorami, (famosi) edifici, (scoscesi) monti e (fertili) pianure. Ma questa viaggiatrice è decisamente una cristiana, e le cose che le interessano di più sono quelle che hanno a che fare col suo modo di intendere la sua fede.

A parte la sua onnipresente sollecitudine a registrare le caratteristiche tipiche dei paesi orientali, i suoi monaci ascetici, i suoi Luoghi Santi e la sua liturgia modello, essa corre alla ricerca di ogni dettaglio che può aiutare lei e le sue sorelle a mantenersi alla pari con il mondo che cambia.

Così essa è deliziata nel ricevere dal vescovo di Edessa un manoscritto con la lettera di Abgar, perché giustamente sospetta che possa risultare differente da quello che possedevano al suo paese. E cerca di cogliere quanti più dettagli riesce che possano aiutare le sue sorelle a immaginarsi quello che leggevano nella Bibbia; così non si può vedere la punto del Sinai se non quando ormai ci si è quasi arrivati; e questo sicuramente era qualcosa che era stato voluto così da Dio. È questa una "meraviglia" che fa grande impressione su di lei; ma in linea generale essa parla di "miracoli" come di cose che sono non più di tanto al sopra della norma. Il sicomoro che cresce a Ramesse "fa bene" a coloro che prendono i suoi germogli, ma Egeria appare ugualmente interessata dal fatto che è un albero molto antico. Non è però affatto una credulona. tratta le sue guide sempre con la medesima cortesia, senza mai esprimere dubbi sulla verità di quello che le viene detto da loro. Ma, nello scrivere quello che ha visto, spesso usa delle espressioni qualificative nei riguardi della storia che le è stata raccontata: del sicomoro, ad esempio, scrive che "si dice" che sia stato piantato dai patriarchi.

Inside the tomb of Jesus which Egeria calls  'The Cave'

Interno della Tomba di Gesù, che Egeria chiama "la grotta"

Tra Egeria e il viaggiatore cristiano dei nostri tempi ci sono due evidenti dissomiglianze. Il viaggiatore moderno viene in Oriente principalmente per vedere luoghi ed edifici, invece Egeria si dimostra egualmente interessata per la Chiesa locale. Veramente alcune delle sue affermazioni più entusiatiche sono riservate ai monaci, alle monache e ai vescovi. Di più, il viaggiatore moderno spende gran parte del suo tempo ad ammirare luoghi non cristiani e opere compiute da civiltà non cristiane. Egeria, una cittadina romana, che viveva in un impero ancora in gran parte pagano, mostra una indifferenza quasi completa per tutto ciò che non è cristiano. Naturalmente per noi è impossibile dire qualunque cosa di ciò che Egeria non descrive, anche perché possediamo solo una parte della sua opera. Ma la parte che possediamo è sufficiente a mostrare che i non-cristiani per lei sono importanti solo per quella parte in cui hanno relazioni con la chiesa - come gli abitanti di Carrae, che sono più numerosi dei cristiani, o gli Isaurici che fanno razzie contro di loro. Le uniche osservazioni che sembrano trattare i pagani come degni di particolare interesse per se medesimi sono quelle circa quegli uomini che vivono nel deserto di Paran, luogo di cui forse le sue guide aveva poco altro da dirle.

Egeria ha un buon occhio per le disposizioni liturgiche, specialmente per quelle che giudica singolari. Ma pur mostrandosi piena di ammirazione per la maratona di servizi liturgici che si teneva a Gerusalemme durante le feste principali, è ugualmente sensibile alla stanchezza di coloro che vi prendevano parte. Energica, osservante, determinata o comprensiva, Egeria dissemina la sua narrazione di ringraziamenti per le persone che le facevano da guide o l'avevano ospitata, come anche per Dio che, per quanto umile e indegna, le ha permesso di portare a compimento quel meraviglioso viaggio. "Le fatiche del viaggio non sono così dure se sono sostenute a realizzazione delle proprie speranze." E le sue speranze furono erto ampiamente realizzare. Nonostante le sue molte eccellenti qualità, Egeria non sembra che abbia studiato i classici. Fra l'altro, il latino inusuale in cui essa scrive ha posto non pochi problemi ai suoi interpreti. Alcuni l'hanno giudicato "povero e tedioso, ma questo giudizio non è stato unanime; qualcuno ha riconosciuto nel suo linguaggio una "ieratica grandezza" che è messa ancor più in evidenza dalle frequenti ripetizioni..

A raised plan of Constantine's edifice of the Holy Sepulchre

Disegno in prospettiva dell'edificio costantiniano del Santo Sepolcro

Questa traduzione è stata fatta assumendo che Egeria scriveva come parlava. Secondo gli schemi classici il suo modo di scrivere è deplorevole, ma questo vale anche per lo stile colloquiale in ogni lingua, se lo si giudica sulla base di criteri inappropriati. E, se quello che intendeva fare Egeria, era comunicare alle sue sorelle, il più accuratamente possibile, quello che aveva veduto, possiamo perdonarle la sintassi buttata giù a caso e invece, magari, cominciare ad apprezzarne il ricco vocabolario e la sua capacità di trovare parole e frasi adatte.

Sarebbe un errore, però, cedere nello stile di Egeria, nient'altro che una conversazione. Egeria era a conoscenza, se non dei classici latini, almeno negli scrittori della Chiesa, e il suo linguaggio rieccheggia spesso quello della Bibbia o della preghiera liturgica. Il suo linguaggio, come quello di tanti libri di viaggio è pure inzeppato di espressioni straniere (greche nel nostro caso) che essa aveva raccolto sui luoghi. La dipendenza di Egeria dalla Bibbia non si riflette nello stile soltanto, ma in molta parte del contenuto della sua opera. Quando cita la Bibbia, per indicare il libro usa titoli che riflettono l'uso di una delle antiche versioni latine eseguite sul testo greco. Per l'Antico Testamento, questo significa che essa aveva familiarità con un testo arricchito da numerose varianti che non si ritrovano nell'Ebraico. La traduzione greca dei Settanta, compiuta in Alessandria d'Egitto intorno al 130 aC, a volte utilizza nomi contemporanei per certi luoghi…

Egeria non mostra di usare alcun altro libro di testo al di fuori della Bibbia. Una volta si lascia sfuggire un indizio interessante sul metodo con cui scriveva quando, parlandoci di come aveva incontrato un presbitero a Sedima, va innanzi a dire: "In seguito abbiamo conosciuto diversi vescovi che ci hanno descritto con grandi lodi il suo modo di vivere". In questo caso è chiaro che essa non scrisse la descrizione dell'incontro se non molto tempo dopo, e noi siamo portati perciò a concludere che essa dovette accontentarsi di prendere delle note durante i viaggi, mentre la relazione per disteso fu scritta dopo. Sappiamo che una parte dei testo fu scritta da lei mentre si trovava a Costantinopoli.

Il racconto senza pretese dei viaggi di Egeria (e della liturgia di Gerusalemme) sarebbe forse di minore importanza se altri simili racconti fossero sopravvissuti. Ma, così come stanno le cose, siamo dipendenti da lei per molte questioni di topografia del quarto secolo e per le usanze liturgiche. Possiamo dunque ritenerci fortunati che essa si è presa la pena di essere così comunicativa ed accurata insieme.

Scoperta e pubblicazione


L'unico manoscritto sopravvissuto dell'Itinerario di Egeria fu copiato nell'undicesimo secolo, probabilmente nella famos Abbazia di Monte Cassino. Successivamente divenne proprietà della Comunità di S. Flora ad Arezzo, forse nel 1599, quando Ambrogio Rastrellini fu inviato da Monte Cassino come abate in Arezzo. Qui stette fino al 1810, quando divenne proprietà della Confraternita dei Laici di quella Città. Quando fu accolto in questa biblioteca fu rilegato insieme con un trattato "Sui Misteri", con tre Inni di S. Ilario.

A byzantine Christian lamp with inscription

Lampada bizantina cristiana con iscrizione

L'importanza di questo manoscritto non fu riconosciuta fino al 1884, anno in cui fu scoperto da un grande studioso, G.F. Gamurrini, che incominciò immediatamente a prepararne la pubblicazione. la prima edizione apparve nel 1887, e la seconda, considerevolmente corretta, seguì nel 1888. Entro l'anno seguente era già stato tradotto in russo, mentre la prima pubblicazione inglese risale al 1891.

Da allora l 'Itinerario (conosciuto sotto una grande varietà di titolature) è divenuto di conoscenza universale ed esistono traduzioni nella maggiorparte delle lingue europee…

nel presente il manoscritto consistedi tre quaderni (sezione composta da otto fogli piegati in maniera da formare 16 pagine). ma il quaderno centrale ha perduto i fogli esterni ed è composto perciò di sei fogli (o dodici pagine). La rimanente parte del testo si divide in due parti di quasi uguale estensione: la prima con il racconto del viaggio incominciando dal Monte Sinai fino a Costantinopoli, e la seconda conla descrizione delle funzioni dell’anno liturgico a Gerusalemme

Antiche menzioni dell’Iinerario di Egeria


Finito di scrivere il suo diario di viaggio, Egeria dovette certamente portare il manoscritto con sé per mostrarlo alle sue sorelle, che possono averlo avuto in mano, perciò, sul finire del secolo quarto.

Verso la fine del settimo secolo, un monaco di nome Valerio, in una lettera scritta ai suoi confratelli del Vierzo (nordovest della Spagna), presenta le vicende di una coraggiosa pellegrina che egli chiama : “la beata monaca Egeria”. Il valore particolare di questa lettera risiede nel fatto che vi si parla di un certo numero di luoghi che perciò dovevano essere menzionati nel manoscritto originale mentre nella copia che possediamo questi luoghi non compaiono. La lettera è scritta nello stile di un “sermone” e non si cura di citare esattamente il testo di Egeria, in modo che non ci dà la possibilità di ricostruire il dettato originale. Ma almeno per il nome della pellegrina (se non per il suo luogo di origine) ne dobbiamo certamente dipendere.

Un Glossario dell’ottavo o nono secolo cita un passaggio del nostro manoscritto e lo ascrive a “Egeria”. Un altro mascritto del nono secolo (detto semplicemente “di Madrid”) riporta due testi che conosciamo anche noi,  un terzo dovrebbe provenire da uno dei fogli mancanti (al capitolo 16 dell’Itinerario), mentre un quarto non è tanto facile da situare.

The Edicule of the Holy Sepulchre

L’edicola del Santo Sepolcro

Nel 1137, il monaco Pietro Diacono di Monte Cassino, che era bibliotecario del monastero, scrisse un libro sui luoghi santi nel quale riporta ampi stralci dell’Itinerario di Egeria. Alcuni di questi stralci, che è possibile paragonare con l’originale, mostrano come egli si limita a modificare lo stile della pellegrina. Altri corrispondono con passaggi che non sono presenti nel nostro manoscritto ma si ritrovano nella Lettera di Valerio. Tutto questo ci fornisce non solamente una maggiore rappresentazione delle parole scritte da Egeria. anche ci danno un’idea più completa dell’insieme dei suoi viaggi. Alcun altro indizio dell’opera si affaccia dopo questo tempo. Ci sono forse alcune altre poche menzioni del suo nome ma niente più.

  


 

© Text prepared by John Abela ofm based on articles and research by Virgilio Corbo ofm, Michele Piccirillo ofm and Eugenio Alliata ofm
Hi-Res pictures prepared by Michael Olteanu - Other pictures prepared by John Abela ofm and Michael Olteanu
B&W pictures courtesy of SBF-Jerusalem Archives - A joint project betweeen the Franciscans and Christusrex

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Created/Updated Saturday, March 10, 2005 at 20:31:29 by John Abela ofm, E.Alliata, Marina Mordin
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