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La vita di Costantino
scritta da Eusebio di Cesarea 340 circa

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Libro III

CAPITOLO XXV .
Ordina l'erezione di una chiesa a Gerusalemme sul Luogo Santo della Risurrezione del Salvatore

"ORA ,stando così le cose, il prediletto di Dio (l’imperatore Costantino) volle realizzare in Palestina un altro grandissimo monumento. Quale? Era del parere che il beatissimo luogo della Risurrezione salvifica, sito in Gerusa-lemme, dovesse apparire a tutti splendido e venerando. Perciò dava subito ordine di erigere una casa di preghiera, dopo aver progettato la cosa non senza il volere di Dio, anzi mosso interiormente dal Salvatore stesso.

CAPITOLO XXVI
Il santo Sepolcro era stato coperto da detriti e da idoli dai pagani.


NEL passato infatti uomini empi, o meglio tutti i demoni per mezzo di loro, si erano dati da fare per consegnare alle tenebre e all’oblio quel divin monumento dell’immortalità, dove l’angelo disceso dal cielo e sfolgorante di luce aveva rotolato via la pietra posta da coloro che erano di mente pietrificata e supponevano che il Vivente fosse ancora tra i morti, Egli diede il lieto annunzio alle donne rimosse la pietra dell’incredulità dalla loro mente per convincerle della vita di Colui che esse cercavano. E’ questa Grotta salvifica che alcuni atei ed empi avevano pensato di fare scomparire dagli (occhi degli) uomini, credendo stoltamente di nascondere in tal modo la verità. E così con grande fatica vi avevano scaricato della terra portata da fuori e coperto tutto il luogo; lo avevano poi rialzato e pavimentato con pietre nascondendo così la divina Grotta sotto quel grande terrapieno. Quindi, come se non bastasse ancora, avevano eretto sulla terra un sepolcreto veramente fatale per le anime edificando un recesso tenebroso a una divinità lasciva, Afrodite, e poi offrendovi libagioni abominevoli su altari impuri e maledetti. Perché solo così, e non altrimenti, pensavano che avrebbero attuato il loro progetto, nascondendo cioè la Grotta salvifica con simili esecrabili sporcizie. Quei miserabili infatti non erano in grado di capire come fosse impossibile che Chi aveva trionfato sulla morte lasciasse occulta la sua vittoria e che il Sole brillasse sopra la terra all’insaputa dell’intero genere umano quando, spuntato, percorreva il suo corso nel cielo, tanto più che la Potenza salvifica che illumina le anime anziché i corpi degli uomini già riempiva il mondo intero dei suoi fulgori. Tuttavia le invenzioni di quegli uomini atei ed empi contro la Verità duravano molto a lungo e nessuno mai né dei principi, né dei generali, né degli imperatori stessi, si è trovato adatto ad eliminare tali insolenze se non uno solo, questo prediletto del Re universale, Dio. Egli dunque, animato dallo Spirito divino, non trascurò affatto quell’area che tanti materiali impuri mostravano occultata dall’astuzia dei nemici e che era stata consegnata all’oblio e all’ignoranza, né volle cederla alla malizia dei colpevoli; ma, invocato Dio suo collaboratore, diede ordine di sgombrarla. Pensava infatti che dovesse beneficiare, per suo mezzo, della magnificenza del Tuttobuono soprattutto quella stessa (zona) che era stata profanata dai nemici. Dato l’ordine, venivano subito demolite da cima a fondo le invenzioni dell’inganno e venivano distrutti e abbattuti gli edifici dell’errore con tutte le statue e le divinità.

Excavations at the discovery of the Holy Cross chapel

Scavi nella Cappella del Ritrovamento della Santa Croce

CAPITOLO XXVII.

Costantino ordina che i materiali del tempio idolatrico, e la stessa terra, siano portati lontano

lo zelo si fermò qui, perché l’Imperatore comandò di portar via e scaricare lontanissimo dal luogo il materiale di pietra e di legno degli edifici abbattuti. E di nuovo al comando seguiva l’opera. Ma non ci si fermò neppure a questo, perché l’Imperatore volle dichiarare sacro il suolo stesso e comandò di fare nell’area uno scavo molto profondo e di trasportare la terra scavata in un luogo lontano e remoto perché insudiciata da sacrifici offerti ai demoni.

CAPITOLO XXVIII.
La scoperta del Santo Sepolcro.

ANCHE questo veniva subito eseguito. E quando, (rimosso) elemento dietro elemento, apparve l’area al fondo della terra, allora contro ogni speranza appariva anche tutto il resto, ossia il venerando e santissimo testimonio della Risurrezione salvifica, e la Grotta più santa di tutte riprendeva la stessa figura della risurrezione del Salvatore. Essa quindi, dopo essere stata sepolta nelle tenebre, tornava di nuovo alla luce, e a quanti andavano a vederla lasciava scorgere chiaramente la storia delle meraviglie ivi compiute, attestando con opere più sonore di ogni voce la risurrezione del Salvatore.

CAPITOLO XXIX.
Scrive a proposito dell'erezione della chiesa ai governatori delle province e al vescovo Macario

DOPO questi fatti, l’imperatore diede subito pie disposizioni legali e larghi finanziamenti ordinando di costruire intorno alla Grotta salvifica una casa di preghiera degna di Dio con una magnificenza sontuosa e regale, (e fece ciò) come se l’avesse programmato da lungo tempo e avesse visto con molto anticipo il futuro. Ordinava dunque ai capi delle Province orientali di far sì, con finanziamenti larghi e generosi, che l’opera riuscisse qualcosa di singolare, di grandioso e magnifico; mentre al vescovo che presiedeva allora la Chiesa di Gerusalemme indirizzava una lettera in cui esprimeva chiaramente l’amore della sua anima per Dio e la purezza della sua fede nella Parola salvifica. Scrisse in questi termini.

Excavations at the discovery of the Holy Cross chapel

Scavi nella Cappella del Rirovamento della Santa Croce

CAPITOLO XXX.
Lettera dell’imperatore a Macario, vescovo della Chiesa di Gerusalemme, circa la costruzione del Martirio.

"Lettera dell’imperatore a Macario, vescovo della Chiesa di Gerusalemme, circa la costruzione del Martirio.

"essere degno della presente meraviglia. Il segno di quella Passione santissima, occultato da molto tempo sotto terra per restarvi nascosto per tanti secoli fino a che avrebbe brillato ai suoi cultori liberati con l’eliminazione del comune nemico di tutti, supera veramente ogni stupore. Se infatti tutti coloro che nel mondo intero si credono sapienti si riunissero in un solo e medesimo luogo e volessero dire qualcosa di degno dell’accaduto, non potrebbero gareggiare neppure per pochissimo tempo, perché di tanto la fede in questa meraviglia supera ogni capacità del pensiero umano, di quanto le realtà celesti risultano più potenti di quelle umane. Ecco perché questo è stato sempre il mio primo e unico ideale, che cioè come la fede nella Verità si mostra ogni giorno con meraviglie più insolite, così le anime di noi tutti diventino più premurose per la santa Legge con ogni saggezza e con zelo unanime. Voglio dunque che tu sia persuaso di quanto penso sia a tutti noto, vale a dire che a me più di ogni altra cosa sta a cuore che orniamo con begli edifici quel sacro Luogo che io, per ordine di Dio, ho sgomberato da un ammasso idolatrico come da un peso sovrapposto, dato che esso fin da principio è divenuto santo per elezione divina ed è stato reso ancora più santo da quando (Dio) ha rivelato la fede nella Passione salvifica.

CAPITOLO XXXI.
La nuova chiesa dovrà superare tutte chiese del mondo nella bellezza dei muri, colonne e marmi

"CONVIENE dunque che la tua prudenza disponga e provveda tutto l’occorrente, in modo che non solo si faccia una basilica migliore di tutte le altre, ma che pure il resto sia tale che tutti i monumenti più belli di ogni città siano superati da questo edificio. E sappi che l’incarico di erigere e abbellire le mura (la costruzione) è stato da noi affidato al nostro amico Draciliano, vicegerente dei prefetti e governatore della Provincia. Dalla mia pietà è stato infatti ordinato che essi provvedano subito ad inviare tecnici, operai e tutto ciò che dalla tua prudenza sapranno essere necessario alla costruzione. Quanto poi alle colonne e ai marmi, tutto ciò che tu stesso crederai essere più prezioso e utile, fattone il progetto, procura di notificarcelo, perché possano essere trasportati da ogni parte la quantità dei materiali che, tramite la tua lettera, avremo saputo essere necessari. È giusto infatti che il Luogo più mirabile del mondo venga abbellito secondo il merito.

Frescoes in the chapel of the discovery of the Holy Cross

Affreschi nella Cappella del Ritrovamento della Santa Croce

CAPITOLO XXXII.
Da' istruzioni ai Governatori sull'abbellimento del tetto, ma anche sugli operai e sui materiali da impiegare

"VOGLIO anche sapere da te se pensi che il soffitto della basilica debba farsi a cassettoni o in qualche altro modo. Se dovrà essere a cassettoni, si potrà anche indorare. Quanto al resto, la tua santità notifichi al più presto ai predetti giudici di quanti operai, tecnici e spese c’è bisogno, e si affretti a farmi proposte non solo circa i marmi e le colonne, ma anche circa i soffitti a cassettoni, nel caso dovesse giudicarli più belli. Dio ti custodirà, fratello diletto.

CAPITOLO XXXIII.
Come fu costruita la chiesa del Nostro Salvatore, e sul compimento delle Scritture.

QUESTA la lettera dell’imperatore. Alla parola seguivano le opere per attuare quanto era stato ordinato. Così presso lo stesso testimonio salvifico veniva edificata la nuova Gerusalemme, di fronte all’altra ben nota dell’antichità quella che in seguito alla macchia di deicidio fu ridotta all’estrema desolazione, pagando così la pena dovuta ad empi abitatori. Di fronte a questa, dunque, l’imperatore esaltava con ricchi e copiosi onori la Vittoria salvifica sulla morte, probabilmente perché è questa la recente e nuova Gerusalemme che è stata annunziata con oracoli profetici e intorno alla quale lunghi discorsi recitati per mozione dello Spirito divino proclamano innumerevoli cose.

E NATURALMENTE (l’imperatore) faceva adornare anzitutto la sacra Grotta in quanto parte principale dell’intera opera, monumento davvero carico di eterna memoria, sede dei trofeo del grande Salvatore contro la morte; monumento divino, dove un giorno un angelo sfolgorante di luce dava a tutti il lieto annunzio della rigenerazione apparsa tramite il Salvatore.

CAPITOLO XXXIV.
Descrizione della struttura del Santo sepolcro

QUESTO dunque il primo (monumento) che, quale culmine dell’intera opera, la magnificenza dell’Imperatore abbellì di eccellenti colonne e di moltissimi ornamenti rendendo così splendente, con fregi d’ogni genere, la veneranda Grotta.

CAPITOLO XXXV.
Descrizione dell'Atrio e dei Portici.

PASSAVA quindi di seguito a un’area grandissima, aperta all’aria pura, pavimentata con pietra lucida e circondata in tre lati da lunghi giri di portici.

CAPITOLO XXXVI.
Descrizione dei muri, tetti, decorazione e doratura del corpo della chiesa.

AL LATO di fronte alla Grotta, quello che guardava ad Oriente, stava unito infatti il tempio regale (= la basilica) opera straordinaria, di immensa altezza e di somma lunghezza e larghezza. L’interno dell’edificio era ricoperto di lastre di marmo policromo, mentre all’esterno la superficie dei muri, resa lucente da pietre squadrate connesse armonicamente tra loro, offriva un eccezionale spettacolo, per niente inferiore a quello del marmo. In alto poi, oltre ai soffitti stessi, uno strato di piombo copriva la parte esterna, quale sicuro riparo dalle piogge invernali; mentre la parte interna del tetto, fatta a forma di cassettoni intagliati, ottenuta con una distesa di fitte travi incastrate tra loro come gran mare lungo tutta la basilica, e coperta interamente di oro sfavillante, faceva brillare tutto il tempio come di uno scintillio di luci.

CAPITOLO XXXVII.
Descrizione dei doppi portici sui due lati e delle tre porte orientali

AD AMBO i lati due portici gemellari a doppio piano, (portici) superiori e inferiori, si estendevano quanto la lunghezza del tempio, anch’essi con i soffitti dorati. I portici davanti al tempio poggiavano su enormi colonne, quelli interni invece erano elevati su pilastri riccamente ornati. Tre porte ben disposte verso Oriente accoglievano la moltitudine della gente che si recava dentro.

CAPITOLO XXXVIII.
Descrizione dell'Emisfero, delle dodici colonne e dei loro vasi

DI FRONTE a queste (porte) c’era l’elemento principale dell’intera opera, un emisfero collocato sulla parte più alta della basilica, cui facevano corona dodici colonne pari al numero degli Apostoli del Salvatore e ornate in cima con enormi crateri d’argento che l’Imperatore aveva offerto personalmente quale bellissimo dono votivo al suo Dio.

Frescoes in the chapel of the discovery of the Holy Cross chapel

Affreschi nella cappella del Ritrovamento della Santa Croce

CAPITOLO XXXIX.
Descrizione del Cortile interno, delle Arcate e dei Portici

QUANDO la gente avanzava di là verso gli ingressi posti davanti al tempio, veniva accolta da un altro atrio. Qui c’erano esedre d’ambo le parti, un primo cortile con dei portici e in tutti le porte del cortile, dopo le quali sulla piazza centrale stessa i propilei dell’intera opera, elegantemente ornati, offrivano a quanti passavano di fuori uno spettacolo stupefacente di ciò che si poteva vedere dentro.

CAPITOLO XL.
Sul numero delle offerte.

QUESTO dunque il tempio che l’Imperatore fece erigere quale splendido Martirio della Risurrezione salvifica dotandolo tutto di una suppellettile sontuosa e regale. Volle veramente adornarlo con bellezze inenarrabili di quanti più doni votivi poté in oro, argento e pietre preziose di specie differenti, della cui fattura artisticamente eseguita quanto alla grandezza, al numero e alla varietà non c’e tempo ora di parlarne distintamente". (traduzione italiana di padre L. Cignelli)

  

 

© Text prepared by John Abela ofm based on articles and research by Virgilio Corbo ofm, Michele Piccirillo ofm and Eugenio Alliata ofm
Hi-Res pictures prepared by Michael Olteanu - Other pictures prepared by John Abela ofm and Michael Olteanu
B&W pictures courtesy of SBF-Jerusalem Archives - A joint project betweeen the Franciscans and Christusrex

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Created/Updated Saturday, March 10, 2005 at 20:31:26 by John Abela ofm, E.Alliata, Marina Mordin
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