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Nel 325, durante il concilio di Nicea, il vescovo di Gerusalemme, Macario, invitò l'imperatore Costantino a distruggere i templi pagani costruiti sopra i luoghi santi cristiani nella Città Santa. L'imperatore, che era anche pontefice massimo della religione pagana e ormai forte nella sua posizione di dominio su tutto l'Impero, decretò la demolizione dei templi pagani edificati sui luoghi sacri cristiani. Eusebio descrive l'evento con queste parole:
"Era del parere che il beatissimo luogo della Risurrezione salvifica, sito in Gerusalemme, dovesse apparire a tutti splendido e venerando. Perciò dava subito ordine di erigere una casa di preghiera, dopo aver progettato la cosa non senza il volere di Dio, anzi mosso interiormente dal Salvatore stesso… Egli dunque, animato dallo Spirito divino, non trascurò affatto quell’area che tanti materiali impuri mostravano occultata dall’astuzia dei nemici e che era stata consegnata all’oblio e all’ignoranza, né volle cederla alla malizia dei colpevoli; ma, invocato Dio suo collaboratore, diede ordine di sgombrarla. Pensava infatti che dovesse beneficiare, per suo mezzo, della magnificenza del Tuttobuono soprattutto quella stessa (zona) che era stata profanata dai nemici. Dato l’ordine, venivano subito demolite da cima a fondo le invenzioni dell’inganno e venivano distrutti e abbattuti gli edifici dell’errore con tutte le statue e le divinità. Né lo zelo si fermò qui, perché l’Imperatore comandò di portar via e scaricare lontanissimo dal luogo il materiale di pietra e di legno degli edifici abbattuti. E di nuovo al comando seguiva l’opera. Ma non ci si fermò neppure a questo, perché l’Imperatore volle dichiarare sacro il suolo stesso e comandò di fare nell’area uno scavo molto profondo e di trasportare la terra scavata in un luogo lontano e remoto perché insudiciata da sacrifici offerti ai demoni."(III, XXV-XXVII)
A parte lo sgombero di tutta l'area dai templi pagani, il lavoro comportò ugualmente uno scavo del riempimento accumulato da Adriano per ottenere il livellamento dell'area del Giardino. Ancora una volta lasciamo che Eusebio descriva i fatti:
" E quando, (rimosso) elemento dietro elemento, apparve l’area al fondo della terra, allora contro ogni speranza appariva anche tutto il resto, ossia il venerando e santissimo testimonio della Risurrezione salvifica, e la Grotta più santa di tutte riprendeva la stessa figura della risurrezione del Salvatore. Essa quindi, dopo essere stata sepolta nelle tenebre, tornava di nuovo alla luce, e a quanti andavano a vederla lasciava scorgere chiaramente la storia delle meraviglie ivi compiute, attestando con opere più sonore di ogni voce la risurrezione del Salvatore."(III,XXVIII)
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