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"Io sono con voi tutti igiorni sino alla fine del mondo" (Mt 28,20)

Probabilmente la Chiesa del Santo Sepolcro non raggiunse un punto più basso in nessun periodo della sua storia quasi bimillenaria di quello in cui si trovò nel secolo diciannovesimo. Il rimedio infatti si rivelò peggiore del male. Quando il 13 settembre del 1810 Komninos di Mitilene ebbe terminato il suo lavoro di restauro, fu evidente che nulla era rimasto (visibile, almeno) della basilica costruita dagli architetti crociati nel XII secolo. Fu rifatta l'Edicola, sovrastata da un baldacchino a cupola a forma di cipolla. Nella Rotonda le colonne furono inglobate in massicci pilastri; la galleria a pianterreno fu trasformata in piccoli appartamenti e mezzanini; il coro dei canonici fu chiuso da alti muri e al Calvario furono costruite due ripidissime scale con l'eliminazione dei monumenti sepolcrali di Goffredo di Buglione e di Baldovino VI. Alla Pietra dell'Unzione, fu tolto il marmo con lo stemma francescano e sostituito con pietra rossa del paese. Si entrava adesso in un luogo senza bellezza, senza luce ed aria, che finì per assomigliare sempre più, col tempo, ad un tenebroso recesso.

L'immagine di Cristo sull'Edicola
media risoluzione (88k) - dettaglio (177k)

La situazione peggiorò ancora di più in seguito ad una forte scossa di terremoto nel 1867 che danneggiò la grande cupola, che si dovette perciò abbattere e sostituire con una nuova in struttura metallica. Un'altro terremoto, che sconvolse la Palestina nel 1927, lasciò l'edificio pericolante. Nel 1934 la potenza mandataria inglese, che amministrava la Palestina sin dalla fine della prima guerra mondiale, prese la decisione di rinforzare l'intera costruzione (all'interno e all'esterno) con cinture e tralicci di legno e ferro, secondo i suggerimenti dell'architetto Harvey. Questo lasciò il monumento completamente sfigurato.

Travi di ferro che sorreggono l'Edicola

Nel 1949 il Delegato Apostolico per Gerusalemme, Mons. Testa, all'interno di un volume riccamente illustrato e preparato in collaborazione con la Custodia di Terra Santa, scrisse un intervento presentando la necessità del restauro di questo monumento:

"Questo è dunque il progetto, cioè un progetto, che noi offriamo agli uomini di buona volontà. Se altri possono redigerne uno più atto a risolvere meglio il problema si facciano avanti. Cristiani di tutto il mondo, abbiamo pietà per quelle vecchie pietre corrose, che forse stanno per crollare, per quei muri pericolanti e puntellati alla meglio, per quell'edificio divenuto miserabile nei secoli…"

Alla fine, in seguito alle proteste agli appelli lanciati pubblicamente, le cose cominciarono a muoversi nella direzione giusta. Nel 1954 le tre principali comunità, la Custodia francescana di Terra Santa, il Patriarcato Greco Ortodosso e il patriarcato Armeno Ortodosso hanno siglato un accordo di massima per cercare una soluzione permanente al problema. E dopo un'infinità di riunioni preliminari, il 16 maggio, decisero che, prima di intraprendere qualunque lavoro, avevano bisogno di un rapporto dettagliato sullo stato effettivo delle strutture architettoniche del monumento. I tre architetti designati produssero una relazione comune l'11 luglio del medesimo anno. Questa relazione fu poi presentata al governo della Giordania. In essa si insisteva sulla necessità di intervenire sulla facciata, sul transetto e sulla cupola della rotonda. I suggerimenti vennero accolti dall'architetto che rappresentava il governo della Giordania.

La parte superiore dell'Edicola

Nel 1955 la Custodia di Terra Santa, cercò di accelerare i tempi e di coinvolgere tutte le nazioni cristiane del mondo e fece venire a Gerusalemme una commissione di esperti composta da sette architetti provenienti da Francia, Spagna, Belgio, Stati Uniti d'America, Gran Bretagna e Olanda. Ciascun architetto preparò separatamente una relazione e il 24 agosto tutti insieme presentarono una dichiarazione comune nella quale si confermava la necessità del restauro per la facciata, il transetto e la cupola. Si trovarono inoltre tutti d'accordo su alcune principali linee di intervento che l'architetto Forlati di Venezia presenta con queste parole:

"in vista di restituire al santuario per eccellenza della cristianità quella sicurezza e dignità che ogni credente invoca con fede e cuore commosso, è necessario usare tutti i sistemi della moderna tecnologia".

Vista dall'alto sull'ingresso all'edicola e alla tomba

Fu messo in piedi un Ufficio Tecnico operato dai tre architetti delle tre comunità e il lavoro di restauro incominciò il 3 luglio 1961. Il 4 gennaio 1964 papa Paolo VI visitò il santuario e parlò del progetto di restauro con il patriarca Greco Ortodosso Benedictos:

"è veramente ricco di simbolismo il fatto che, nonostante il peso della storia e le numerose difficoltà, i cristiani, sfortunatamente divisi, lavorano insieme per restaurare questo tempio che essi stessi hanno costruito nell'unità mentre le loro divisioni hanno consentito che decadesse"

Così la Chiesa del Santo Sepolcro è divenuta alla fine un segno di speranza di una Risurrezione che possa nuovamente riunire tutti i cristiani del mondo attorno alla Tomba di Cristo.

  

 

© Text prepared by John Abela ofm based on articles and research by Virgilio Corbo ofm, Michele Piccirillo ofm and Eugenio Alliata ofm
Hi-Res pictures prepared by Michael Olteanu - Other pictures prepared by John Abela ofm and Michael Olteanu
B&W pictures courtesy of SBF-Jerusalem Archives - A joint project betweeen the Franciscans and Christusrex

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Created/Updated Saturday, March 12, 2005 at 20:31:22 by John Abela ofm, E.Alliata, Marina Mordin
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