VISITA "AD LIMINA Il discorso di Giovanni Paolo II ai Presuli della Conferenza Episcopale Romena

Chiesa di Romania, malgrado le difficoltà tuttora esistenti
non temere! Compiti veramente impegnativi ti stanno di fronte!


"Chiesa di Romania, malgrado le difficoltà tuttora esistenti, non temere!... Compiti veramente impegnativi ti stanno di fronte! Le urgenze che emergono nell'ora presente sono tali da far sentire con forza anche maggiore l'esigenza di ricuperare quanto prima la piena unità tra tutti i discepoli di Cristo". È quanto ha raccomandato Giovanni Paolo II ai Vescovi della Conferenza Episcopale Romena, ricevuti in visita "ad limina Apostolorum" nella mattina di sabato 1° marzo. Questi sono i punti nodali del discorso del Santo Padre: 

"L'incontro odierno evoca in me la profonda emozione provata quando, nel maggio del 1999, la Provvidenza mi ha condotto nella vostra Patria. Sono stati giorni indimenticabili, nei quali ho potuto sperimentare l'intenso affetto del popolo romeno per il Papa";

"La Chiesa cattolica in Romania, nei due riti che la costituiscono, rappresenta una minoranza molto attiva sul piano spirituale e sociale. So che le vostre Comunità operano a fianco della maggioranza ortodossa del Paese, collaborando, in ciò che è possibile, con spirito di dialogo fraterno e di rispetto reciproco";

"Sono certo che questo atteggiamento, improntato alla fiducia, permetterà di superare le difficoltà che ancora sussistono. A tale proposito, importante sarà il lavoro della Commissione Mista per il dialogo fra la Chiesa Greco-cattolica e Ortodossa di Romania, il cui compito è di trovare soluzioni appropriate alle questioni che di volta in volta si presentano";

"Un ambito di particolare rilievo nella vostra azione è oggi quello della pastorale familiare";

"La fragilità delle coppie, la consistente emigrazione di giovani famiglie verso i Paesi occidentali, la conseguente cura dei figli spesso affidata ai nonni, la forzata separazione dei coniugi, soprattutto quando a partire in cerca di lavoro è la madre, la larga pratica dell'aborto, il controllo delle nascite mediante metodi contrari alla dignità della persona umana, sono alcune delle problematiche che stimolano la vostra assidua attenzione e postulano un'adeguata azione pastorale";

"Come dimenticare, inoltre, cari e venerati Pastori, che triste retaggio della dittatura comunista anche nel vostro Paese è la crisi di una visione cristiana della vita? Bisogna riconoscere che immane è il compito delle Chiese in proposito";

"Per questo è necessario promuovere il dialogo e la collaborazione tra quanti hanno ricevuto l'annuncio salvifico di Cristo dai successori degli Apostoli";

"Prego Iddio perché susciti anche nei fedeli di oggi il coraggio di seguire Cristo con la determinazione che caratterizzò l'eroica testimonianza di quei cattolici romeni di ambedue i riti che hanno sostenuto sofferenze indicibili sotto il regime comunista, senza venir meno alla loro fedeltà al Vangelo. Penso, in questo momento, tra gli altri, al carissimo Cardinale Alexandru Todea, che il Signore ha chiamato a sé lo scorso anno";

"Forgiate da dure prove storiche anche recenti, le vostre comunità devono saper mantenere salda la loro adesione al patrimonio millenario dei valori cristiani, che hanno ricevuto dagli avi ed in cui sono state plasmate";

"Occorre operare con ogni mezzo per affrettare il raggiungimento di questa meta. Proprio questo è stato riaffermato anche in occasione della indimenticabile visita che Sua Beatitudine Teoctist, Patriarca ortodosso di Romania, ha voluto compiere a Roma, lo scorso mese di ottobre";

"Prego il Signore che giunga al più presto il giorno benedetto in cui cattolici e ortodossi possano insieme comunicare alla stessa sacra Mensa".

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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L'udienza del Santo Padre
al Gruppo Olivetti Tecnost


"Riaffermare la centralità dell'uomo nelle diverse tappe della progettazione della produzione, della messa in commercio e dell'uso dei beni di consumo". Lo ha sottolineato Giovanni Paolo II ricevendo nella mattina di sabato 1° marzo, una Rappresentanza del Gruppo Olivetti Tecnost.


(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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Nostre Informazioni


Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: 
Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Józef Wesolowski, Arcivescovo titolare di Slebte, Nunzio Apostolico in Kazakhstan, in Tadjikistan, in Kyrgyzstan e in Uzbekistan.

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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Benito Stanislao Andreotti, Vescovo titolare di Vazari, già Abate Ordinario di Subiaco (Italia), con il Reverendissimo Dom Mauro Meacci, O.S.B., Abate dell'Abbazia territoriale di Subiaco (Italia).

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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Professor Lorenzo Ornaghi, Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Dottor Vitalij Ignatenko, Presidente dell'Agenzia di Stampa Russa ITAR-TASS, con l'Ingegnere Ara Abramjan, Presidente dell'Organizzazione Federale "Unione degli Armeni di Russia".

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Il Santo Padre ha nominato Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi il Reverendo Monsignor Bernard A. Hebda, finora Aiutante di Studio presso il medesimo Organismo.

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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Con Giovanni Paolo II verso il Mercoledì delle Ceneri
giornata di preghiera e di digiuno per la pace

"La guerra è un omicidio in grande"


Ristampato, a cinquant'anni dalla prima edizione, il volume "L'inutilità della guerra" di Igino Giordani

GIAMPAOLO MATTEI
Un pugno allo stomaco. Ecco che cosa ti assesta la lettura di un libro il cui titolo - "L'inutilità della guerra" - ha una eloquenza così forte da costringerti con le spalle al muro. A rendere ancora più significativa l'esperienza di avere a che fare con queste pagine è la constatazione che sono state scritte esattamente cinquant'anni fa. Portano la firma di Igino Giordani (1894-1980), uomo politico, giornalista, scrittore, grande protagonista della vita ecclesiale e della vita italiana.
L'editrice Città Nuova ha deciso di riproporre il libro di Giordani (Roma 2003, pagine 116 - euro 6,50) in un tempo storico che dimostra di avere più che mai bisogno di parole vere, chiare, essenziali. Ci sono opere - si legge nella prefazione - che hanno il sapore di una perenne attualità. Nascono di sicuro sotto la spinta di problemi contingenti, ma producono un insegnamento che travalica la condizione storica e si mette al servizio di ogni uomo, in ogni epoca, di qualsiasi luogo. È proprio da questa constatazione che è scaturita l'idea di ripubblicare il libro scritto da Igino Giordani nel 1953 quando la "guerra fredda" stava congelando le posizioni geopolitiche e cristallizzando la spartizione delle coscienze.
Oggi il testo non soltanto consente di respirare quel clima con il senno di poi, tenendo tra le mani, si potrebbe dire, i pezzi del Muro di Berlino:  è davvero un'esperienza di enorme portata storica e politica. Ma in queste ore così difficili ci pianta nello stomaco un gran bel pugno perché dimostra, dati alla mano, l'inutilità della guerra, la sua intrinseca ed evidente stupidità.
E - attenzione - Giordani sa esattamente di che cosa sta parlando perché lui al fronte c'è stato meritando anche, nella catastrofe della Prima Guerra Mondiale, un'alta onorificenza. Non è uno sprovveduto, non parla per "vigliaccheria" secondo la consueta, ridicola, accusa che viene mossa a quanti si schierano dalla parte della pace:  oltretutto i veri coraggiosi sono i costruttori di pace e non quanti si riparano dietro missili, cannoni, fucili o quant'altro. Giordani afferma con chiarezza, scandendo i suoi ragionamenti, che la pace è il risultato di un progetto che va realizzato con pazienza e con serietà e non è una parola buona solo per riempirsi la bocca, non è un paravento per celare chissà quali interessi.
Leggere le cento pagine del libro è sconvolgente proprio perché sembra scritto stamani e non cinquant'anni fa. Davvero la storia è "maestra di vita" secondo l'antico detto. Peccato che gli uomini siano troppo spesso pessimi scolari. Già la prima frase del libro di Giordani ti inchioda e ti costringe subito a sottolinearla con la matita:  "La guerra è un omicidio in grande". Ed ecco che punta il dito sulla retorica, sulla menzogna, sugli interessi che accompagnano ogni conflitto ovunque si combatta:  "Come la peste serve ad appestare, la fame ad affamare, così la guerra serve ad ammazzare". Punto e basta.
Alzi gli occhi e avverti una sensazione di fierezza. Sì, giovane cattolico, ti senti fiero di appartenere ad una cultura che è stata tessuta da persone di questo spessore. Giordani non era un isolato, farneticante e controcorrente. Giordani è uno dei tanti protagonisti del mondo cattolico che hanno contribuito in maniera decisa, e oggi forse dimenticata, allo sviluppo del popolo italiano con progetti di vita e di speranza. È un fatto che entusiasma, prima ancora che un dovere, conoscere i pensieri di questi uomini così vicini a noi e così spiritualmente ricchi da non passare mai di moda.

Da ex combattente di trincea dimostra che la guerra è inutile

La lettura del libro di Giordani appassiona ed è difficile persino interromperla. Dopo una manciata di pagine devi già rifare la punta alla matita perché l'hai consumata nel far segni quasi ad ogni riga. L'autore è polemico e polemista di razza senza però smettere di essere fratello di ogni persona, anche quella che la pensa in modo diametralmente opposto. Non offende gli uomini, ma da strenuo lottatore, da ex combattente di trincea, si avventa contro la guerra e dimostra, appunto, che è inutile. Non molla la presa.
Giordani ha un modo personalissimo di esprimersi, trascinante, appassionato, evidentemente scaturito dalla voglia di comunicare idee. È in stato di missione permanente. È nel cuore della Chiesa. Lui non è uno scrittore puro, è "oltre", è "di più". Sa scegliere le parole giuste e, se serve, inventa espressioni affascinanti. Ha il linguaggio tipico dei mistici e si riconoscono nelle sue parole gli echi dei Padri della Chiesa. È un libro di storia, è un libro di vita, è un libro di preghiera.
È un libro che si schiera contro la tentazione della rassegnazione davanti alle decisioni dei potenti di turno. Giordani sostiene che ogni persona è protagonista della pace. "Se vuoi la pace, prepara la pace" è il suo grande messaggio che coinvolge tutte le categorie umane. "Solo i matti e gl'incurabili possono desiderar la morte - scrive -. E morte è la guerra. Essa non è voluta dal popolo; è voluta da minoranze alle quali la violenza fisica serve per assicurarsi vantaggi economici o, anche, per soddisfare passioni deteriori. Soprattutto oggi, con il costo, i morti e le rovine, la guerra si manifesta una "inutile strage". Strage, e per di più inutile". Queste ultime parole appartengono a Benedetto XV. Giordani respira a pieni polmoni il Magistero dei Papi e nel percorso del libro non perde mai di vista i passi dei Successori di Pietro.
La guerra - afferma - è sempre una sconfitta anche per chi vince sul campo. Con i soldi investiti in questa "inutile strage" si potrebbero finalmente affrontare con decisione problemi drammatici come la fame e la povertà, tante malattie potrebbero essere definitivamente debellate. È un fatto di giustizia. Così non valgono a nulla i mille pretesti, sempre gli stessi, adoperati per giustificare la guerra. E non è una buona "scusa" la "rapidità" delle operazioni militari:  qui Giordani è sprezzante e ricorda che, nel giudizio di Hitler, la Seconda Guerra Mondiale avrebbe dovuto essere "la guerra lampo" e che, secondo Salandra, la prima doveva essere "la passeggiata". Aggiunge con impeto:  "Non credo che ci sia mai capo di Stato, il quale abbia ammesso di far la guerra a scopo di rapina; ha sempre dichiarato di farla per fini uno più nobile, uno più altruista, più ideale dell'altro. E - puerilità dell'odio - sempre la rapacità è assegnata al nemico e l'idealità all'amico".

Rovesciare una macabra prospettiva della storiografia

La logica dice che chi fa la guerra ha torto, non risolve nulla e comunque ci rimette. Il popolo non la vuole. E si commette un grave errore rigirandosi nelle biografie di personaggi che hanno scatenato stragi indicibili - da Hitler a Stalin - ignorando i veri condottieri dell'umanità come, scrive Giordani, ad esempio un Cottolengo o un don Orione. È un fatto culturale riuscire a rovesciare questa macabra prospettiva della storiografia.
Giordani indica la strada del dialogo alla ricerca di una soluzione sempre e comunque, senza cedere alla stanchezza. Afferma che miseria e cupidigia sono le prime cause delle guerre la cui radice è la paura. Ma c'è una speranza, un'alternativa:  si chiama carità e l'ha incarnata Cristo che ha voluto redimere anche la politica per portarla ad una funzione di pace, di vita. "I nemici si amano:  questa è la posizione del cristianesimo - scrive Giordani -. Se si iniziasse una politica della carità, si scoprirebbe che questa coincide con la più illuminata razionalità, e si palesa, anche economicamente e socialmente, un affare".
Definisce un crimine ogni guerra, aggressiva e preventiva che sia. È infatti un'azione contro la giustizia perché la giustizia vera fa scaturire la pace vera. I riferimenti che Giordani dedica a san Francesco e a Dante sono una sollecitazione spirituale elevatissima. Afferma:  "Per meritarsi il nome di figli di Dio i cristiani devono lavorare per la pace". Senza timidezze e con coraggio, vivendo il ministero della riconciliazione, abbattendo ogni muro di separazione, perdonando quanti ci fanno del male, riconducendo ad unità chi è lontano. Cita il tedesco Max Josef Metzger, ucciso dai nazisti nel 1944:  "Noi dobbiamo organizzare la pace così come altri hanno organizzato la guerra". Non è serio, non è credibile parlare di pace e intanto preparare la guerra.
"L'opera pacificatrice comincia da me e da te..." conclude Giordani. Per rimuovere la guerra non basta eliminare le armi, ma occorre innanzitutto ricostruire una coscienza, una cultura di pace. È un'opera urgentissima che gli uomini di fede accompagnano con la strategia della preghiera. Ecco la missione dei cristiani oggi nella storia:  realizzare il Vangelo della Pace.

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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IRAQ Bagdad avvia la distruzione dei missili Al Samoud 2 come richiesto dal Capo della Commissione di verifica e controllo delle Nazioni Unite, Hans Blix

Il mondo chiamato a dare una speranza alla pace

Il Cardinale Pio Laghi in partenza per Washington con un messaggio del Santo Padre da consegnare al Presidente degli Usa

BAGDAD, 1.
Di fronte al rischio di un conflitto dalle conseguenze tragiche e non del tutto prevedibili, il mondo è chiamato a dare una speranza alla pace. Il Cardinale Pio Laghi si recherà lunedì a Washington per consegnare un messaggio del Santo Padre al Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. A più riprese Giovanni Paolo II ha invitato la comunità internazionale a compiere ogni sforzo per evitare la guerra. Nelle scorse settimane l'Inviato Speciale del Papa a Bagdad, Cardinale Roger Etchegaray, ha rappresentato a Saddam Hussein la sollecitudine del Santo Padre in favore della pace.
Intanto l'Iraq ha annunciato di avere cominciato la distruzione dei missili Al Samoud 2, giudicati illegali dagli esperti per la loro gittata superiore al consentito. La notizia è giunta mentre sono ancora in corso i colloqui a Bagdad tra ispettori internazionali e ufficiali iracheni per decidere le modalità della dismissione. La data di oggi era stata imposta come ultimatum dal Capo della Commissione di verifica e disarmo (Unmovic), Hans Blix.
Secondo Washington la decisione di Saddam Hussein rappresenta una mossa per guadagnare tempo. Si tratta di "propaganda avvolta in una bugia dentro la falsità", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, ricordando che la risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza dell'Onu impone all'Iraq "un completo, totale ed immediato disarmo, e non un disarmo parziale e a piccoli passi".
Blix ha definito invece "un elemento molto importante" la decisione di Bagdad. In una dichiarazione rilasciata all'ingresso del Palazzo di Vetro, il Capo dell'Unmovic ha precisato che se Saddam Hussein procederà alla distruzione dei missili sarà necessario rivedere il rapporto sull'andamento delle ispezioni consegnato giovedì al Consiglio di sicurezza. "Ogni relazione che io presento deve essere una "istantanea" della situazione in Iraq. Devo offrire il quadro della situazione al momento in cui parlo. Se cambia la situazione cambia anche il mio rapporto", ha aggiunto Blix.
In Consiglio di sicurezza si discute anche della bozza di risoluzione presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna per aprire la strada ad un attacco armato. La Francia e la Russia non hanno escluso la possibilità di porre il veto se si arriverà al voto. Stamani, inoltre, la Cina ha ribadito che una nuova risoluzione non è necessaria. "Ispezioni agli armamenti iracheni sono attualmente in corso, le due agenzie (Unmovic e Agenzia internazionale per l'energia atomica) stanno per sottoporre il loro rapporto sull'andamento delle ispezioni al Consiglio di sicurezza", si legge in un comunicato del Ministero degli esteri. "La Cina ritiene che in tale situazione il Consiglio non abbia bisogno di adottare una nuova risoluzione", aggiunge il testo.
Contro il conflitto si sono espressi anche i ventidue Ministri degli esteri dei Paesi della Lega Araba, che si sono riuniti ieri per preparare il vertice dell'organizzazione che si è aperto oggi in Egitto. Nella bozza di compromesso approvata, l'organizzazione panaraba ha espresso il "rifiuto assoluto" di una guerra contro l'Iraq. Concordato dopo due giorni di consultazioni per superare le divisioni tra i diversi Paesi, il testo invita a "una soluzione pacifica della crisi, nel quadro della legalità internazionale" e chiede che sia concesso "agli ispettori internazionali il tempo sufficiente per completare la loro missione". Nella bozza figura inoltre un appello ai Paesi vicini all'Iraq affinché non partecipino "a qualsiasi azione militare" contro "la sicurezza e l'integrità territoriale" del regime di Bagdad.
La bozza, ha detto il Segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, è stata approvata all'unanimità e "manda a tutte le parti interessate il messaggio che noi non possiamo appoggiare un'azione militare contro l'Iraq e che siamo favorevoli all'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza". Secondo il Ministro degli esteri egiziano, Ahmed Maher, il testo rappresenta "un messaggio di pace, di solidarietà, un messaggio sulla necessità che il mondo intero cooperi con noi per scongiurare un confronto militare".
Sul terreno, intanto, continuano i bombardamenti anglostatunitensi nelle "zone di interdizione al volo", nel Nord e nel Sud del Paese. Caccia alleati hanno condotto ieri un'incursione sul Sud dell'Iraq, attaccando tre radar mobili e una postazione di missili antiaerei. Secondo le fonti americane, l'incursione si è svolta nei pressi di Nasiriyah, circa duecentocinquanta chilometri a Sud-Est della capitale. Gli iracheni sostengono invece che l'attacco è stato sferrato nelle vicinanze dell'aeroporto di Bassora, più a Sud dell'obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti, e che ha provocato tre feriti fra la popolazione.
Durante la settimana si sono registrati raid aerei alleati ogni giorno, tre dei quali nel giro di poche ore tra lunedì e martedì. Le azioni sono spesso innescate da minacce portate dalla contraerea irachena alle pattuglie statunitensi e britanniche. I caccia sorvegliano le "zone di interdizione al volo", controllate dal 1991 per proteggere la minoranza curda, a Nord, e sciita, a Sud. I pattugliamenti delle "no-fly zone", avviati senza l'egida delle Nazioni Unite, non sono riconosciute dall'Iraq, che le considera una violazione della propria sovranità nazionale. La contraerea di Bagdad tenta quindi di abbattere gli aerei alleati che rispondono distruggendo le postazioni a terra. Negli ultimi tempi, però, le incursioni hanno interessato anche obiettivi diversi dalle difese contraeree. Secondo gli esperti, in questo modo l'aviazione alleata sta fiaccando le difese irachene in vista di un'invasione.

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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Medio Oriente:  3000 morti dall'inizio della nuova Intifada


Tremila persone sono morte durante la nuova Intifada, cominciata nel settembre del 2000 a seguito di una visita alla spianata delle Moschee di Gerusalemme dell'allora leader dell'opposizione Sharon. Tra le vittime figurano 2.249 palestinesi, 708 israeliani e 43 stranieri.

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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Usa:  "no" della Camera
alla clonazione umana


WASHINGTON, 1.
La Camera dei Rappresentanti Usa ha deciso di proibire, senza alcuna eccezione, la clonazione umana, prevedendo multe fino a un milione di dollari in caso di violazione. I deputati hanno votato a larga maggioranza (241 voti contro 155) a favore del divieto, stabilendo che non ci saranno eccezioni, neppure per fini di ricerca medica, come chiedeva parte della comunità scientifica del Paese. Ora il dibattito si sposta al Senato.
Sulla questione è intervenuto a più riprese anche il Presidente statunitense George W. Bush, dichiarando che "appoggia in modo determinato" la proibizione totale della clonazione umana, senza alcuna eccezione, e la posizione è condivisa anche da diversi esponenti democratici.
In una dichiarazione diffusa alcuni giorni or sono, la Casa Bianca aveva spiegato che "L'Amministrazione si oppone in modo deciso a qualsiasi legge che proibisca la clonazione umana per obiettivi di riproduzione, ma che autorizzi la creazione di embrioni clonati o lo sviluppo di fabbriche di embrioni umani per la ricerca, un fatto che richiederebbe la distruzione di vita umane in corso di nascita".

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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UNIONE EUROPEA Impegno di Giscard d'Estaing

La futura Costituzione
recepirà tra i suoi fondamenti
i valori della religione


BRUXELLES, 1.
Il presidente della Convenzione europea, il francese Valery Giscard d'Estaing, ha assunto ieri l'impegno di proporre l'inserimento del richiamo ai valori religiosi nel Trattato costituzionale che la Convenzione stessa sta stilando. Giscard d'Estaing ha comunque fatto riferimento al preambolo della Costituzione e non agli emendamenti da più parti presentati alla bozza dei primi sedici articoli già presentata dalla Convenzione e, in particolare, a quelli proposti per l'articolo 2 che si riferisce ai valori fondanti dell'Unione Europea. Come noto, il preambolo è ancora tutto da scrivere e se ne prevede la presentazione verso la fine dei lavori della Convenzione.
Già nei giorni scorsi Giscard aveva indicato l'eventuale inserimento di una formula sui valori religiosi nel preambolo come una possibile via di compromesso fra chi vuole un riferimento a Dio nella futura Costituzione dell'Unione Europea e chi vi si oppone. Ieri ha ribadito con chiarezza che "lo proporrò, con la formulazione che mi sembrerà raccogliere il maggior numero di consensi in seno alla Convenzione". Giscard d'Estaing ha tuttavia anche confermato che nella Carta costituzionale sarà trascritto il Protocollo 11 del Trattato di Amsterdam, quello che impegna l'Ue a rispettare lo statuto delle Chiese previsto dai vari Paesi membri.
Sull'altro tema particolarmente dibattuto in seno alla Convenzione, cioè l'inserimento o meno all'articolo 1 di un riferimento al "modello federale" di cui ben 37 emendamenti chiedono la cancellazione, Giscard d'Estaing ha detto che rimarrà nella bozza. Secondo il presidente della Convenzione, nonostante il numero di emendamenti in questione, i sostenitori della cancellazione sono "minoritari". Sui punti più sensibili del dibattito è comunque probabile che le divergenze permangano fino al termine dei lavori della Convenzione e persino oltre, quando il testo della Costituzione dovrà essere approvato dai Governi dei quindici Paesi dell'Ue.
Nella sessione plenaria tenuta ieri dai 105 membri della Convenzione sono stati presentati sette nuovi articoli (24, 25, 26, 27, 28, 32 e 33), sul processo legislativo e esecutivo europeo, e due protocolli, sulla sussidiarietà e sul ruolo dei Parlamenti nazionali. Vi si prevedono "leggi" e "leggi quadro" europee, e non più "direttive", più poteri di controllo ai Parlamenti nazionali sul processo legislativo europeo, trasparenza nelle procedure legislative.
Giscard d'Estaing ha detto che per il 24 aprile saranno sottoposti alla plenaria gli ultimi articoli, quelli relativi all'assetto delle istituzioni dell'Unione. Il presidente della Convenzione si è detto infine fiducioso di poter rispettare i tempi previsti di conclusione dei lavori, a fine maggio, e soprattutto di poter produrre un "buon testo" per la futura Costituzione dell'Ue.


(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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ECONOMIA È la crescita più bassa dal '92

Il Governo soddisfatto dei dati sul Pil
I "conti non tornano"
per le opposizioni e i sindacati


ROMA, 1.
Dato positivo per il debito pubblico italiano nel 2002. Abbiamo raggiunto risultati superiori a quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Lo ha sottolineato, ieri, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'inizio della conferenza stampa che ha seguito il Consiglio del Ministri. "Buone notizie per l'Italia dall'economia - ha sottolineato il premier rispondendo alle critiche del centrosinistra che parla della incapacità e impossibilità a ridurre il debito pubblico -. Innanzitutto la riduzione del debito, che è passato dal 109% ad una cifra attorno al 106%".
Ma le "buone notizie" annunciate da Berlusconi sull'andamento dell'economia non sembrano tali all'opposizione. Anzi, la verità sarebbe che i dati sull'economia sono i peggiori da 10 anni, come dice Enrico Letta, o addirittura da 25, come rincara Massimo D'Alema. In ogni caso il giudizio comune è che il Presidente del Consiglio starebbe tentando di colorare di rosa una situazione decisamente grigia, ben diversa da quella promessa agli italiani al tempo della campagna elettorale. Alla tesi di Berlusconi, secondo cui l'Italia migliora i conti pubblici ed è cresciuta più di paesi come Olanda e Germania, l'Ulivo contrappone l'immagine di un Paese che non cresce, e che ottiene qualche buon risultato nei conti pubblici, come sostiene l'ex ministro Vincenzo Visco, dei Ds, solo grazie a spostamenti contabili e ad interventi "una tantum". Quanto al fatto che la Germania va ancor peggio di noi, osserva un altro ex ministro dei Ds, Pierluigi Bersani, questa è semmai un'altra brutta notizia, visto che la nostra economia è strettamente legata a quella tedesca. Se Bersani spera che Berlusconi non creda veramente a ciò che dice, c'è anche chi, come Marco Rizzo, del Pdci, parla apertamente di tentativi di "depistaggio", o chi, come il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, definisce quelli di Berlusconi dei "giochi di prestigio" con i quali si cerca di nascondere una situazione grave. Una situazione che peraltro, osserva il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, i cittadini sanno giudicare lo stesso, quando vedono che i prezzi crescono e il lavoro continua a mancare a molti. Anche la delega per la riforma del mercato del lavoro, che Berlusconi ha definito la più importante riforma di settore degli ultimi 30 anni, per le opposizioni non darà buoni frutti:  "perché per creare lavoro bisogna piuttosto sostenere la produzione e favorire investimenti innovativi, in particolare nel Mezzogiorno".
Negativi i commenti anche da parte sindacale. Per la Cgil dati resi noti dall'Istat sulla crescita 2002, sul rapporto deficit-Pil e su quello debito-Pil, sono "un bollettino di guerra". "ll dato Istat - dice la Cisl - sul Pil è preoccupante e non può essere liquidato con la logica del mal comune mezzo gaudio". I dati Istat sul Pil confermano "un andamento preoccupante dell'economia già emerso dai dati sullo sviluppo industriale e sull'occupazione". Così la Uil.
Secondo il ministro dell'Economia, Tremonti, invece, per l'economia italiana "ci sono piene ragioni di soddisfazione".

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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FIAT Le decisioni del consiglio d'amministrazione

Ricapitalizzazione e dismissioni in primo piano
per uscire dalla crisi dell'auto


TORINO, 1.
La perdita netta ha superato nel 2002 i quattro miliardi di euro (4,263), una cifra che, concordano gli economisti, non ha precedenti nella storia dell'industria italiana. È da questo dato - fornito dalla Fiat con la nota diffusa ieri al termine del consiglio d'amministrazione del gruppo - che occorre partire per valutare la strategia con la quale la maggiore azienda industriale italiana intende affrontare la grave crisi del settore auto sulla base del piano già reso noto in autunno ai sindacati, anche con misure dolorose per tanti lavoratori.
In sintesi, oltre ai mutamenti ai vertici che confermano le anticipazioni della vigilia, le principali misure decise ieri dal consiglio d'amministrazione riguardano:  una "ricapitalizzazione della Fiat Auto fino a 5 miliardi di euro da eseguire entro i prossimi diciotto mesi, con immediata sottoscrizione dei primi 3 miliardi di euro da parte del gruppo Fiat"; la conferma che "è prossima la conclusione di un accordo per la cessione di Fiat Avio" mentre "sono giunte offerte per la Toro Assicurazioni" per le cui cessioni "la sottoscrizione di contratti vincolanti è prevista entro il primo semestre". E a proposito di cessioni, anche lo storico edificio del Lingotto, insieme al gruppo immobiliare Ipi, passerà di mano, al gruppo bancario di Luigi Zunino.
Nella nota si rilevano alcuni dati positivi:  "Nel quarto quadrimestre del 2002 la Fiat ha ridotto l'indebitamento netto a 3,8 miliardi di euro contro i 6 miliardi d'inizio esercizio e i 5,8 di fine settembre" e in questo periodo il gruppo "ha pienamente raggiunto l'obiettivo di riduzione dell'indebitamento netto stabilito dagli accordi con le banche finanziatrici". Su questo punto sembra dunque che abbia avuto un certo successo l'opera di risanamento avviata oltre un anno fa dall'amministratore delegato di Fiat Auto Giancarlo Boschetti il quale, nello smentire alcune voci che lo vedrebbero intenzionato a dimettersi, ha affermato che nel 2003 la società intende ridurre la "forbice" tra produzione e scarsa penetrazione sul mercato.
Quanto ai rapporti con l'alleata General Motors, nella nota diffusa ieri dalla Fiat si parla di "rafforzamento della collaborazione sia sul piano industriale che su quello finanziario" e il portavoce dell'industria statunitense osserva che "gli accordi presi con Fiat non sono cambiati:  in questo momento GM possiede il 20% di Fiat Auto".
In sostanza, come ribadisce il neo presidente Umberto Agnelli in un'intervista al quotidiano "La Stampa" oggi in edicola, occorre "fare un passo indietro per poterne fare due in avanti. Quello indietro lo stiamo facendo e forse lo abbiamo già fatto. Adesso bisogna pensare ai due passi avanti". Il neo presidente si dice "fiducioso" anche se "abbiamo bisogno del tempo necessario. I risultati verranno".
Sul piano sindacale il segretario della Cisl Pezzotta ha ribadito:  "Il fatto che la famiglia Agnelli riprenda un ruolo centrale nell'azienda è per noi un segnale interessante come lo è l'aumento di capitale. Adesso però c'è la necessità di un nuovo confronto tra Fiat e sindacati".

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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ABUSIVISMO Progetto di riqualificazione dell'area

Abbattuti altri due edifici
del "Villaggio Coppola"


CASERTA, 1.
Il "Villaggio Coppola", emblema dell'abusivismo edilizio selvaggio che ha trasformato certe aree della Campania in una lunga e interminabile colata di cemento, ha perso ieri altre due "torri". Ci sono voluti quattro secondi per buttare giù parte di uno scempio ambientale che dalla metà degli anni Sessanta deturpa la zona fra la pineta e il mare di Castelvolturno, in provincia di Caserta.
L'abbattimento fa seguito a quello del maggio 2001, con la demolizione del primo mega palazzo. Un percorso che si dovrebbe concludere - stando alle parole del presidente della Regione, Bassolino - entro il 12 aprile con la definitiva distruzione delle restanti cinque "torri". Le trattative con i proprietari si sono concluse e l'intesa è stata raggiunta. Un'assicurazione che ha soddisfatto le associazioni ambientaliste le quali comunque vigileranno "su ogni possibile speculazione" e che attendono una "bonifica e una riqualificazione rapida".
Per abbattere ogni edificio sono stati necessari 100 chili di esplosivo, 400 detonatori, 2.000 metri di collegamenti e 2.000 metri di miccia detonante. Dopo il boato e l'enorme nuvola di polvere, non sono rimaste che tonnellate di cemento sbriciolato.
Da quelle macerie partirà il rilancio e la riqualificazione di tutta l'area che, nei progetti degli amministratori, diventerà il "fiore all'occhiello" della Campania, con un porto, campi di golf e strutture turistiche a "zero impatto ambientale". Un investimento pubblico e privato che riguarderà anche le infrastrutture. Il porto sarà una delle prime opere che verranno realizzate:  un consorzio di imprenditori locali ha già pronto un progetto che prevede la realizzazione di banchine per pescherecci, barche a motore e a vela, nonché approdi per il "metrò del mare". Tra le iniziative ambientali si inserisce poi l'assegnazione della gara europea per la gestione di cinque grandi depuratori per l'area tra Caserta e Napoli:  a Cuma, Napoli Nord, Acerra, Marcianise e Foce Regi Lagni.

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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ECONOMIA È la crescita più bassa dal '92

Il Governo soddisfatto dei dati sul Pil
I "conti non tornano"
per le opposizioni e i sindacati


ROMA, 1.
Dato positivo per il debito pubblico italiano nel 2002. Abbiamo raggiunto risultati superiori a quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Lo ha sottolineato, ieri, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'inizio della conferenza stampa che ha seguito il Consiglio del Ministri. "Buone notizie per l'Italia dall'economia - ha sottolineato il premier rispondendo alle critiche del centrosinistra che parla della incapacità e impossibilità a ridurre il debito pubblico -. Innanzitutto la riduzione del debito, che è passato dal 109% ad una cifra attorno al 106%".
Ma le "buone notizie" annunciate da Berlusconi sull'andamento dell'economia non sembrano tali all'opposizione. Anzi, la verità sarebbe che i dati sull'economia sono i peggiori da 10 anni, come dice Enrico Letta, o addirittura da 25, come rincara Massimo D'Alema. In ogni caso il giudizio comune è che il Presidente del Consiglio starebbe tentando di colorare di rosa una situazione decisamente grigia, ben diversa da quella promessa agli italiani al tempo della campagna elettorale. Alla tesi di Berlusconi, secondo cui l'Italia migliora i conti pubblici ed è cresciuta più di paesi come Olanda e Germania, l'Ulivo contrappone l'immagine di un Paese che non cresce, e che ottiene qualche buon risultato nei conti pubblici, come sostiene l'ex ministro Vincenzo Visco, dei Ds, solo grazie a spostamenti contabili e ad interventi "una tantum". Quanto al fatto che la Germania va ancor peggio di noi, osserva un altro ex ministro dei Ds, Pierluigi Bersani, questa è semmai un'altra brutta notizia, visto che la nostra economia è strettamente legata a quella tedesca. Se Bersani spera che Berlusconi non creda veramente a ciò che dice, c'è anche chi, come Marco Rizzo, del Pdci, parla apertamente di tentativi di "depistaggio", o chi, come il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, definisce quelli di Berlusconi dei "giochi di prestigio" con i quali si cerca di nascondere una situazione grave. Una situazione che peraltro, osserva il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, i cittadini sanno giudicare lo stesso, quando vedono che i prezzi crescono e il lavoro continua a mancare a molti. Anche la delega per la riforma del mercato del lavoro, che Berlusconi ha definito la più importante riforma di settore degli ultimi 30 anni, per le opposizioni non darà buoni frutti:  "perché per creare lavoro bisogna piuttosto sostenere la produzione e favorire investimenti innovativi, in particolare nel Mezzogiorno".
Negativi i commenti anche da parte sindacale. Per la Cgil dati resi noti dall'Istat sulla crescita 2002, sul rapporto deficit-Pil e su quello debito-Pil, sono "un bollettino di guerra". "ll dato Istat - dice la Cisl - sul Pil è preoccupante e non può essere liquidato con la logica del mal comune mezzo gaudio". I dati Istat sul Pil confermano "un andamento preoccupante dell'economia già emerso dai dati sullo sviluppo industriale e sull'occupazione". Così la Uil.
Secondo il ministro dell'Economia, Tremonti, invece, per l'economia italiana "ci sono piene ragioni di soddisfazione".

(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)

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