
"Chiesa di Romania, malgrado le difficoltà tuttora esistenti, non temere!... Compiti veramente impegnativi ti stanno di fronte! Le urgenze che emergono nell'ora presente sono tali da far sentire con forza anche maggiore l'esigenza di ricuperare quanto prima la piena unità tra tutti i discepoli di Cristo". È quanto ha raccomandato Giovanni Paolo II ai Vescovi della Conferenza Episcopale Romena, ricevuti in visita "ad limina Apostolorum" nella mattina di sabato 1° marzo. Questi sono i punti nodali del discorso del Santo Padre:
"L'incontro odierno evoca in me la profonda emozione provata quando, nel maggio del 1999, la Provvidenza mi ha condotto nella vostra Patria. Sono stati giorni indimenticabili, nei quali ho potuto sperimentare l'intenso affetto del popolo romeno per il Papa";
"La Chiesa cattolica in Romania, nei due riti che la costituiscono, rappresenta una minoranza molto attiva sul piano spirituale e sociale. So che le vostre Comunità operano a fianco della maggioranza ortodossa del Paese, collaborando, in ciò che è possibile, con spirito di dialogo fraterno e di rispetto reciproco";
"Sono certo che questo atteggiamento, improntato alla fiducia, permetterà di superare le difficoltà che ancora sussistono. A tale proposito, importante sarà il lavoro della Commissione Mista per il dialogo fra la Chiesa Greco-cattolica e Ortodossa di Romania, il cui compito è di trovare soluzioni appropriate alle questioni che di volta in volta si presentano";
"Un ambito di particolare rilievo nella vostra azione è oggi quello della pastorale familiare";
"La fragilità delle coppie, la consistente emigrazione di giovani famiglie verso i Paesi occidentali, la conseguente cura dei figli spesso affidata ai nonni, la forzata separazione dei coniugi, soprattutto quando a partire in cerca di lavoro è la madre, la larga pratica dell'aborto, il controllo delle nascite mediante metodi contrari alla dignità della persona umana, sono alcune delle problematiche che stimolano la vostra assidua attenzione e postulano un'adeguata azione pastorale";
"Come dimenticare, inoltre, cari e venerati Pastori, che triste retaggio della dittatura comunista anche nel vostro Paese è la crisi di una visione cristiana della vita? Bisogna riconoscere che immane è il compito delle Chiese in proposito";
"Per questo è necessario promuovere il dialogo e la collaborazione tra quanti hanno ricevuto l'annuncio salvifico di Cristo dai successori degli Apostoli";
"Prego Iddio perché susciti anche nei fedeli di oggi il coraggio di seguire Cristo con la determinazione che caratterizzò l'eroica testimonianza di quei cattolici romeni di ambedue i riti che hanno sostenuto sofferenze indicibili sotto il regime comunista, senza venir meno alla loro fedeltà al Vangelo. Penso, in questo momento, tra gli altri, al carissimo Cardinale Alexandru Todea, che il Signore ha chiamato a sé lo scorso anno";
"Forgiate da dure prove storiche anche recenti, le vostre comunità devono saper mantenere salda la loro adesione al patrimonio millenario dei valori cristiani, che hanno ricevuto dagli avi ed in cui sono state plasmate";
"Occorre operare con ogni mezzo per affrettare il raggiungimento di questa meta. Proprio questo è stato riaffermato anche in occasione della indimenticabile visita che Sua Beatitudine Teoctist, Patriarca ortodosso di Romania, ha voluto compiere a Roma, lo scorso mese di ottobre";
"Prego il Signore che giunga al più presto il giorno benedetto in cui cattolici e ortodossi possano insieme comunicare alla stessa sacra Mensa".
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi;
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Józef Wesolowski, Arcivescovo titolare di Slebte, Nunzio Apostolico in Kazakhstan, in Tadjikistan, in Kyrgyzstan e in Uzbekistan.
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BAGDAD, 1.
Di fronte al rischio di un conflitto dalle conseguenze tragiche e non del tutto prevedibili, il mondo è chiamato a dare una speranza alla pace. Il Cardinale Pio Laghi si recherà lunedì a Washington per consegnare un messaggio del Santo Padre al Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. A più riprese Giovanni Paolo II ha invitato la comunità internazionale a compiere ogni sforzo per evitare la guerra. Nelle scorse settimane l'Inviato Speciale del Papa a Bagdad, Cardinale Roger Etchegaray, ha rappresentato a Saddam Hussein la sollecitudine del Santo Padre in favore della pace.
Intanto l'Iraq ha annunciato di avere cominciato la distruzione dei missili Al Samoud 2, giudicati illegali dagli esperti per la loro gittata superiore al consentito. La notizia è giunta mentre sono ancora in corso i colloqui a Bagdad tra ispettori internazionali e ufficiali iracheni per decidere le modalità della dismissione. La data di oggi era stata imposta come ultimatum dal Capo della Commissione di verifica e disarmo (Unmovic), Hans Blix.
Secondo Washington la decisione di Saddam Hussein rappresenta una mossa per guadagnare tempo. Si tratta di "propaganda avvolta in una bugia dentro la falsità", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, ricordando che la risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza dell'Onu impone all'Iraq "un completo, totale ed immediato disarmo, e non un disarmo parziale e a piccoli passi".
Blix ha definito invece "un elemento molto importante" la decisione di Bagdad. In una dichiarazione rilasciata all'ingresso del Palazzo di Vetro, il Capo dell'Unmovic ha precisato che se Saddam Hussein procederà alla distruzione dei missili sarà necessario rivedere il rapporto sull'andamento delle ispezioni consegnato giovedì al Consiglio di sicurezza. "Ogni relazione che io presento deve essere una "istantanea" della situazione in Iraq. Devo offrire il quadro della situazione al momento in cui parlo. Se cambia la situazione cambia anche il mio rapporto", ha aggiunto Blix.
In Consiglio di sicurezza si discute anche della bozza di risoluzione presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna per aprire la strada ad un attacco armato. La Francia e la Russia non hanno escluso la possibilità di porre il veto se si arriverà al voto. Stamani, inoltre, la Cina ha ribadito che una nuova risoluzione non è necessaria. "Ispezioni agli armamenti iracheni sono attualmente in corso, le due agenzie (Unmovic e Agenzia internazionale per l'energia atomica) stanno per sottoporre il loro rapporto sull'andamento delle ispezioni al Consiglio di sicurezza", si legge in un comunicato del Ministero degli esteri. "La Cina ritiene che in tale situazione il Consiglio non abbia bisogno di adottare una nuova risoluzione", aggiunge il testo.
Contro il conflitto si sono espressi anche i ventidue Ministri degli esteri dei Paesi della Lega Araba, che si sono riuniti ieri per preparare il vertice dell'organizzazione che si è aperto oggi in Egitto. Nella bozza di compromesso approvata, l'organizzazione panaraba ha espresso il "rifiuto assoluto" di una guerra contro l'Iraq. Concordato dopo due giorni di consultazioni per superare le divisioni tra i diversi Paesi, il testo invita a "una soluzione pacifica della crisi, nel quadro della legalità internazionale" e chiede che sia concesso "agli ispettori internazionali il tempo sufficiente per completare la loro missione". Nella bozza figura inoltre un appello ai Paesi vicini all'Iraq affinché non partecipino "a qualsiasi azione militare" contro "la sicurezza e l'integrità territoriale" del regime di Bagdad.
La bozza, ha detto il Segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, è stata approvata all'unanimità e "manda a tutte le parti interessate il messaggio che noi non possiamo appoggiare un'azione militare contro l'Iraq e che siamo favorevoli all'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza". Secondo il Ministro degli esteri egiziano, Ahmed Maher, il testo rappresenta "un messaggio di pace, di solidarietà, un messaggio sulla necessità che il mondo intero cooperi con noi per scongiurare un confronto militare".
Sul terreno, intanto, continuano i bombardamenti anglostatunitensi nelle "zone di interdizione al volo", nel Nord e nel Sud del Paese. Caccia alleati hanno condotto ieri un'incursione sul Sud dell'Iraq, attaccando tre radar mobili e una postazione di missili antiaerei. Secondo le fonti americane, l'incursione si è svolta nei pressi di Nasiriyah, circa duecentocinquanta chilometri a Sud-Est della capitale. Gli iracheni sostengono invece che l'attacco è stato sferrato nelle vicinanze dell'aeroporto di Bassora, più a Sud dell'obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti, e che ha provocato tre feriti fra la popolazione.
Durante la settimana si sono registrati raid aerei alleati ogni giorno, tre dei quali nel giro di poche ore tra lunedì e martedì. Le azioni sono spesso innescate da minacce portate dalla contraerea irachena alle pattuglie statunitensi e britanniche. I caccia sorvegliano le "zone di interdizione al volo", controllate dal 1991 per proteggere la minoranza curda, a Nord, e sciita, a Sud. I pattugliamenti delle "no-fly zone", avviati senza l'egida delle Nazioni Unite, non sono riconosciute dall'Iraq, che le considera una violazione della propria sovranità nazionale. La contraerea di Bagdad tenta quindi di abbattere gli aerei alleati che rispondono distruggendo le postazioni a terra. Negli ultimi tempi, però, le incursioni hanno interessato anche obiettivi diversi dalle difese contraeree. Secondo gli esperti, in questo modo l'aviazione alleata sta fiaccando le difese irachene in vista di un'invasione.
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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WASHINGTON, 1.
La Camera dei Rappresentanti Usa ha deciso di proibire, senza alcuna eccezione, la clonazione umana, prevedendo multe fino a un milione di dollari in caso di violazione. I deputati hanno votato a larga maggioranza (241 voti contro 155) a favore del divieto, stabilendo che non ci saranno eccezioni, neppure per fini di ricerca medica, come chiedeva parte della comunità scientifica del Paese. Ora il dibattito si sposta al Senato.
Sulla questione è intervenuto a più riprese anche il Presidente statunitense George W. Bush, dichiarando che "appoggia in modo determinato" la proibizione totale della clonazione umana, senza alcuna eccezione, e la posizione è condivisa anche da diversi esponenti democratici.
In una dichiarazione diffusa alcuni giorni or sono, la Casa Bianca aveva spiegato che "L'Amministrazione si oppone in modo deciso a qualsiasi legge che proibisca la clonazione umana per obiettivi di riproduzione, ma che autorizzi la creazione di embrioni clonati o lo sviluppo di fabbriche di embrioni umani per la ricerca, un fatto che richiederebbe la distruzione di vita umane in corso di nascita".
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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BRUXELLES, 1.
Il presidente della Convenzione europea, il francese Valery Giscard d'Estaing, ha assunto ieri l'impegno di proporre l'inserimento del richiamo ai valori religiosi nel Trattato costituzionale che la Convenzione stessa sta stilando. Giscard d'Estaing ha comunque fatto riferimento al preambolo della Costituzione e non agli emendamenti da più parti presentati alla bozza dei primi sedici articoli già presentata dalla Convenzione e, in particolare, a quelli proposti per l'articolo 2 che si riferisce ai valori fondanti dell'Unione Europea. Come noto, il preambolo è ancora tutto da scrivere e se ne prevede la presentazione verso la fine dei lavori della Convenzione.
Già nei giorni scorsi Giscard aveva indicato l'eventuale inserimento di una formula sui valori religiosi nel preambolo come una possibile via di compromesso fra chi vuole un riferimento a Dio nella futura Costituzione dell'Unione Europea e chi vi si oppone. Ieri ha ribadito con chiarezza che "lo proporrò, con la formulazione che mi sembrerà raccogliere il maggior numero di consensi in seno alla Convenzione". Giscard d'Estaing ha tuttavia anche confermato che nella Carta costituzionale sarà trascritto il Protocollo 11 del Trattato di Amsterdam, quello che impegna l'Ue a rispettare lo statuto delle Chiese previsto dai vari Paesi membri.
Sull'altro tema particolarmente dibattuto in seno alla Convenzione, cioè l'inserimento o meno all'articolo 1 di un riferimento al "modello federale" di cui ben 37 emendamenti chiedono la cancellazione, Giscard d'Estaing ha detto che rimarrà nella bozza. Secondo il presidente della Convenzione, nonostante il numero di emendamenti in questione, i sostenitori della cancellazione sono "minoritari". Sui punti più sensibili del dibattito è comunque probabile che le divergenze permangano fino al termine dei lavori della Convenzione e persino oltre, quando il testo della Costituzione dovrà essere approvato dai Governi dei quindici Paesi dell'Ue.
Nella sessione plenaria tenuta ieri dai 105 membri della Convenzione sono stati presentati sette nuovi articoli (24, 25, 26, 27, 28, 32 e 33), sul processo legislativo e esecutivo europeo, e due protocolli, sulla sussidiarietà e sul ruolo dei Parlamenti nazionali. Vi si prevedono "leggi" e "leggi quadro" europee, e non più "direttive", più poteri di controllo ai Parlamenti nazionali sul processo legislativo europeo, trasparenza nelle procedure legislative.
Giscard d'Estaing ha detto che per il 24 aprile saranno sottoposti alla plenaria gli ultimi articoli, quelli relativi all'assetto delle istituzioni dell'Unione. Il presidente della Convenzione si è detto infine fiducioso di poter rispettare i tempi previsti di conclusione dei lavori, a fine maggio, e soprattutto di poter produrre un "buon testo" per la futura Costituzione dell'Ue.
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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ROMA, 1.
Dato positivo per il debito pubblico italiano nel 2002. Abbiamo raggiunto risultati superiori a quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Lo ha sottolineato, ieri, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'inizio della conferenza stampa che ha seguito il Consiglio del Ministri. "Buone notizie per l'Italia dall'economia - ha sottolineato il premier rispondendo alle critiche del centrosinistra che parla della incapacità e impossibilità a ridurre il debito pubblico -. Innanzitutto la riduzione del debito, che è passato dal 109% ad una cifra attorno al 106%".
Ma le "buone notizie" annunciate da Berlusconi sull'andamento dell'economia non sembrano tali all'opposizione. Anzi, la verità sarebbe che i dati sull'economia sono i peggiori da 10 anni, come dice Enrico Letta, o addirittura da 25, come rincara Massimo D'Alema. In ogni caso il giudizio comune è che il Presidente del Consiglio starebbe tentando di colorare di rosa una situazione decisamente grigia, ben diversa da quella promessa agli italiani al tempo della campagna elettorale. Alla tesi di Berlusconi, secondo cui l'Italia migliora i conti pubblici ed è cresciuta più di paesi come Olanda e Germania, l'Ulivo contrappone l'immagine di un Paese che non cresce, e che ottiene qualche buon risultato nei conti pubblici, come sostiene l'ex ministro Vincenzo Visco, dei Ds, solo grazie a spostamenti contabili e ad interventi "una tantum". Quanto al fatto che la Germania va ancor peggio di noi, osserva un altro ex ministro dei Ds, Pierluigi Bersani, questa è semmai un'altra brutta notizia, visto che la nostra economia è strettamente legata a quella tedesca. Se Bersani spera che Berlusconi non creda veramente a ciò che dice, c'è anche chi, come Marco Rizzo, del Pdci, parla apertamente di tentativi di "depistaggio", o chi, come il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, definisce quelli di Berlusconi dei "giochi di prestigio" con i quali si cerca di nascondere una situazione grave. Una situazione che peraltro, osserva il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, i cittadini sanno giudicare lo stesso, quando vedono che i prezzi crescono e il lavoro continua a mancare a molti. Anche la delega per la riforma del mercato del lavoro, che Berlusconi ha definito la più importante riforma di settore degli ultimi 30 anni, per le opposizioni non darà buoni frutti: "perché per creare lavoro bisogna piuttosto sostenere la produzione e favorire investimenti innovativi, in particolare nel Mezzogiorno".
Negativi i commenti anche da parte sindacale. Per la Cgil dati resi noti dall'Istat sulla crescita 2002, sul rapporto deficit-Pil e su quello debito-Pil, sono "un bollettino di guerra". "ll dato Istat - dice la Cisl - sul Pil è preoccupante e non può essere liquidato con la logica del mal comune mezzo gaudio". I dati Istat sul Pil confermano "un andamento preoccupante dell'economia già emerso dai dati sullo sviluppo industriale e sull'occupazione". Così la Uil.
Secondo il ministro dell'Economia, Tremonti, invece, per l'economia italiana "ci sono piene ragioni di soddisfazione".
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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TORINO, 1.
La perdita netta ha superato nel 2002 i quattro miliardi di euro (4,263), una cifra che, concordano gli economisti, non ha precedenti nella storia dell'industria italiana. È da questo dato - fornito dalla Fiat con la nota diffusa ieri al termine del consiglio d'amministrazione del gruppo - che occorre partire per valutare la strategia con la quale la maggiore azienda industriale italiana intende affrontare la grave crisi del settore auto sulla base del piano già reso noto in autunno ai sindacati, anche con misure dolorose per tanti lavoratori.
In sintesi, oltre ai mutamenti ai vertici che confermano le anticipazioni della vigilia, le principali misure decise ieri dal consiglio d'amministrazione riguardano: una "ricapitalizzazione della Fiat Auto fino a 5 miliardi di euro da eseguire entro i prossimi diciotto mesi, con immediata sottoscrizione dei primi 3 miliardi di euro da parte del gruppo Fiat"; la conferma che "è prossima la conclusione di un accordo per la cessione di Fiat Avio" mentre "sono giunte offerte per la Toro Assicurazioni" per le cui cessioni "la sottoscrizione di contratti vincolanti è prevista entro il primo semestre". E a proposito di cessioni, anche lo storico edificio del Lingotto, insieme al gruppo immobiliare Ipi, passerà di mano, al gruppo bancario di Luigi Zunino.
Nella nota si rilevano alcuni dati positivi: "Nel quarto quadrimestre del 2002 la Fiat ha ridotto l'indebitamento netto a 3,8 miliardi di euro contro i 6 miliardi d'inizio esercizio e i 5,8 di fine settembre" e in questo periodo il gruppo "ha pienamente raggiunto l'obiettivo di riduzione dell'indebitamento netto stabilito dagli accordi con le banche finanziatrici". Su questo punto sembra dunque che abbia avuto un certo successo l'opera di risanamento avviata oltre un anno fa dall'amministratore delegato di Fiat Auto Giancarlo Boschetti il quale, nello smentire alcune voci che lo vedrebbero intenzionato a dimettersi, ha affermato che nel 2003 la società intende ridurre la "forbice" tra produzione e scarsa penetrazione sul mercato.
Quanto ai rapporti con l'alleata General Motors, nella nota diffusa ieri dalla Fiat si parla di "rafforzamento della collaborazione sia sul piano industriale che su quello finanziario" e il portavoce dell'industria statunitense osserva che "gli accordi presi con Fiat non sono cambiati: in questo momento GM possiede il 20% di Fiat Auto".
In sostanza, come ribadisce il neo presidente Umberto Agnelli in un'intervista al quotidiano "La Stampa" oggi in edicola, occorre "fare un passo indietro per poterne fare due in avanti. Quello indietro lo stiamo facendo e forse lo abbiamo già fatto. Adesso bisogna pensare ai due passi avanti". Il neo presidente si dice "fiducioso" anche se "abbiamo bisogno del tempo necessario. I risultati verranno".
Sul piano sindacale il segretario della Cisl Pezzotta ha ribadito: "Il fatto che la famiglia Agnelli riprenda un ruolo centrale nell'azienda è per noi un segnale interessante come lo è l'aumento di capitale. Adesso però c'è la necessità di un nuovo confronto tra Fiat e sindacati".
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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CASERTA, 1.
Il "Villaggio Coppola", emblema dell'abusivismo edilizio selvaggio che ha trasformato certe aree della Campania in una lunga e interminabile colata di cemento, ha perso ieri altre due "torri". Ci sono voluti quattro secondi per buttare giù parte di uno scempio ambientale che dalla metà degli anni Sessanta deturpa la zona fra la pineta e il mare di Castelvolturno, in provincia di Caserta.
L'abbattimento fa seguito a quello del maggio 2001, con la demolizione del primo mega palazzo. Un percorso che si dovrebbe concludere - stando alle parole del presidente della Regione, Bassolino - entro il 12 aprile con la definitiva distruzione delle restanti cinque "torri". Le trattative con i proprietari si sono concluse e l'intesa è stata raggiunta. Un'assicurazione che ha soddisfatto le associazioni ambientaliste le quali comunque vigileranno "su ogni possibile speculazione" e che attendono una "bonifica e una riqualificazione rapida".
Per abbattere ogni edificio sono stati necessari 100 chili di esplosivo, 400 detonatori, 2.000 metri di collegamenti e 2.000 metri di miccia detonante. Dopo il boato e l'enorme nuvola di polvere, non sono rimaste che tonnellate di cemento sbriciolato.
Da quelle macerie partirà il rilancio e la riqualificazione di tutta l'area che, nei progetti degli amministratori, diventerà il "fiore all'occhiello" della Campania, con un porto, campi di golf e strutture turistiche a "zero impatto ambientale". Un investimento pubblico e privato che riguarderà anche le infrastrutture. Il porto sarà una delle prime opere che verranno realizzate: un consorzio di imprenditori locali ha già pronto un progetto che prevede la realizzazione di banchine per pescherecci, barche a motore e a vela, nonché approdi per il "metrò del mare". Tra le iniziative ambientali si inserisce poi l'assegnazione della gara europea per la gestione di cinque grandi depuratori per l'area tra Caserta e Napoli: a Cuma, Napoli Nord, Acerra, Marcianise e Foce Regi Lagni.
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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ROMA, 1.
Dato positivo per il debito pubblico italiano nel 2002. Abbiamo raggiunto risultati superiori a quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Lo ha sottolineato, ieri, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'inizio della conferenza stampa che ha seguito il Consiglio del Ministri. "Buone notizie per l'Italia dall'economia - ha sottolineato il premier rispondendo alle critiche del centrosinistra che parla della incapacità e impossibilità a ridurre il debito pubblico -. Innanzitutto la riduzione del debito, che è passato dal 109% ad una cifra attorno al 106%".
Ma le "buone notizie" annunciate da Berlusconi sull'andamento dell'economia non sembrano tali all'opposizione. Anzi, la verità sarebbe che i dati sull'economia sono i peggiori da 10 anni, come dice Enrico Letta, o addirittura da 25, come rincara Massimo D'Alema. In ogni caso il giudizio comune è che il Presidente del Consiglio starebbe tentando di colorare di rosa una situazione decisamente grigia, ben diversa da quella promessa agli italiani al tempo della campagna elettorale. Alla tesi di Berlusconi, secondo cui l'Italia migliora i conti pubblici ed è cresciuta più di paesi come Olanda e Germania, l'Ulivo contrappone l'immagine di un Paese che non cresce, e che ottiene qualche buon risultato nei conti pubblici, come sostiene l'ex ministro Vincenzo Visco, dei Ds, solo grazie a spostamenti contabili e ad interventi "una tantum". Quanto al fatto che la Germania va ancor peggio di noi, osserva un altro ex ministro dei Ds, Pierluigi Bersani, questa è semmai un'altra brutta notizia, visto che la nostra economia è strettamente legata a quella tedesca. Se Bersani spera che Berlusconi non creda veramente a ciò che dice, c'è anche chi, come Marco Rizzo, del Pdci, parla apertamente di tentativi di "depistaggio", o chi, come il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, definisce quelli di Berlusconi dei "giochi di prestigio" con i quali si cerca di nascondere una situazione grave. Una situazione che peraltro, osserva il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, i cittadini sanno giudicare lo stesso, quando vedono che i prezzi crescono e il lavoro continua a mancare a molti. Anche la delega per la riforma del mercato del lavoro, che Berlusconi ha definito la più importante riforma di settore degli ultimi 30 anni, per le opposizioni non darà buoni frutti: "perché per creare lavoro bisogna piuttosto sostenere la produzione e favorire investimenti innovativi, in particolare nel Mezzogiorno".
Negativi i commenti anche da parte sindacale. Per la Cgil dati resi noti dall'Istat sulla crescita 2002, sul rapporto deficit-Pil e su quello debito-Pil, sono "un bollettino di guerra". "ll dato Istat - dice la Cisl - sul Pil è preoccupante e non può essere liquidato con la logica del mal comune mezzo gaudio". I dati Istat sul Pil confermano "un andamento preoccupante dell'economia già emerso dai dati sullo sviluppo industriale e sull'occupazione". Così la Uil.
Secondo il ministro dell'Economia, Tremonti, invece, per l'economia italiana "ci sono piene ragioni di soddisfazione".
(©L'Osservatore Romano - 2 Marzo 2003)
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