QUARESIMA 2003


All'udienza generale nella solennità di San Giuseppe,
patrono della Chiesa e uomo di pace, la preoccupazione e la preghiera di Giovanni Paolo II


ORE
DI TREPIDAZIONE
PER LA PACE

San Giuseppe ottenga per i popoli minacciati in queste ore
dalla guerra il prezioso dono della concordia e della pace


"San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, vegli sull'intera Comunità ecclesiale e, uomo di pace qual era, ottenga per l'intera umanità, specialmente per i popoli minacciati in queste ore dalla guerra, il prezioso dono della concordia e della pace". In un momento carico di angoscia per il mondo intero Giovanni Paolo II ha presentato il Padre putativo di Gesù come "uomo di pace". Questo è il testo della catechesi pronunciata durante l'udienza generale svoltasi per la prima volta quest'anno in Piazza San Pietro nella mattina di mercoledì 19 marzo, solennità di San Giuseppe: 
1. Celebriamo quest'oggi la solennità di San Giuseppe, Sposo di Maria (Mt 1, 24; Lc 1, 27). La Scrittura ce lo addita come "padre" di Gesù (Lc 2, 27.33.41.43.48), pronto a realizzare i disegni divini, anche quando sfuggono all'umana comprensione. A lui, "figlio di David" (Mt 1, 20; Lc 1, 27), Dio Padre affidò la custodia del Verbo Eterno fatto uomo, per opera dello Spirito Santo, nel seno della Vergine Maria. San Giuseppe viene definito nel Vangelo "uomo giusto" (Mt 1, 19), ed è per tutti i credenti modello di vita nella fede.
2. La parola "giusto" evoca la sua rettitudine morale, il sincero attaccamento alla pratica della legge e l'atteggiamento di totale apertura alla volontà del Padre celeste. Anche nei momenti difficili e talora drammatici, l'umile carpentiere di Nazaret mai arroga per sé il diritto di porre in discussione il progetto di Dio. Attende la chiamata dall'Alto e in silenzio rispetta il mistero, lasciandosi guidare dal Signore. Una volta ricevuto il compito, lo esegue con docile responsabilità:  ascolta sollecitamente l'angelo quando si tratta di prendere come sposa la Vergine di Nazaret (cfr Mt 1, 18-25), nella fuga in Egitto (cfr Mt 2, 13-15) e nel ritorno in Israele (cfr ibid. 2, 19-23). In pochi ma significativi tratti gli evangelisti lo descrivono come custode premuroso di Gesù, sposo attento e fedele, che esercita l'autorità familiare in un costante atteggiamento di servizio. Null'altro di lui ci raccontano le Sacre Scritture, ma in questo silenzio è racchiuso lo stile stesso della sua missione:  una esistenza vissuta nel grigiore della quotidianità, ma con una sicura fede nella Provvidenza.
3. Ogni giorno san Giuseppe dovette provvedere alle necessità della famiglia con il duro lavoro manuale. Per questo giustamente la Chiesa lo addita come patrono dei lavoratori.
L'odierna solennità costituisce pertanto un'occasione propizia per riflettere anche sull'importanza del lavoro nell'esistenza dell'uomo, nella famiglia e nella comunità.
L'uomo è soggetto e protagonista del lavoro e, alla luce di questa verità, si può ben percepire il nesso fondamentale esistente tra persona, lavoro e società. L'attività umana - ricorda il Concilio Vaticano II - deriva dall'uomo ed è ordinata all'uomo. Secondo il disegno e la volontà di Dio, essa deve servire al vero bene dell'umanità e permettere "all'uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione" (cfr Gaudium et spes, 35).
Per portare a compimento questo compito, va coltivata una "provata spiritualità del lavoro umano" ancorata, con salde radici, al "Vangelo del lavoro" e i credenti sono chiamati a proclamare e testimoniare il significato cristiano del lavoro nelle loro diverse attività occupazionali (cfr Laborem exercens, 26).
4. San Giuseppe, santo così grande e così umile, sia esempio a cui i lavoratori cristiani si ispirano, invocandolo in ogni circostanza. Al provvido custode della Santa Famiglia di Nazaret vorrei quest'oggi affidare i giovani che si preparano alla futura professione, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi delle ristrettezze occupazionali, le famiglie e l'intero mondo del lavoro con le attese e le sfide, i problemi e le prospettive che lo contrassegnano.
San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, vegli sull'intera Comunità ecclesiale e, uomo di pace qual era, ottenga per l'intera umanità, specialmente per i popoli minacciati in queste ore dalla guerra, il prezioso dono della concordia e della pace.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Nostre Informazioni


Erezione di Diocesi di Prefettura Apostolica e relative provviste

Il Santo Padre ha adottato i seguenti provvedimenti in Gabon: 
1) ha eretto la Diocesi di Port-Gentil, dismembrandola dall'Arcidiocesi di Libreville e rendendola suffraganea della medesima Sede Metropolitana.
- ha nominato primo Vescovo di Port-Gentil, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Mathieu Madega, finora Vescovo Ausiliare di Libreville.
2) ha eretto la Prefettura Apostolica di Makokou, dismembrandola dalla Diocesi di Oyem e affidando ad essa la "Commissio sui iuris".
- ha nominato primo Prefetto Apostolico di Makokou, il Reverendo Padre Joseph Koerber C.S.Sp., finora Parroco a Libreville.

***

Nomina di Vescovo Ausiliare

Il Santo Padre ha nominato Ausiliare della Diocesi di Suwon (Corea) il Reverendo Sacerdote Mathias Lee Yong-Hoon, del clero della medesima Diocesi, professore nel Seminario Maggiore di Suwon, assegnandogli la Sede titolare vescovile di Catabum castra.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)
[Index] [Top][Home]

 

IRAQ Gli Stati Uniti ottengono il rinvio del voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul rapporto di Blix sull'andamento delle ispezioni

In tutto il mondo ansia e timore crescenti accompagnano
l'ostinata speranza che si possa ancora scongiurare il conflitto


NEW YORK, 19.
In tutto il mondo, ogni coscienza, ogni retto sentire, ogni donna e ogni uomo decisi a scegliere la pace, vivono le ore che scivolano verso la scadenza dell'ultimatum unilaterale lanciato dal Governo di Washington all'Iraq con ansia e timore crescenti, ma anche con una doverosa e irrinunciabile speranza che l'orrore possa essere ancora scongiurato. Ma sembra purtroppo accelerare il processo messo in moto da mesi e destinato a sfociare nella guerra, in una guerra assurda sempre, ma che in questo caso appare foriera di ulteriori e devastanti violenze, di più approfonditi solchi tra il Nord e il Sud del mondo, di futuri e duraturi contrasti nutriti, come spesso accade, dall'arroganza del "vincitore" e dal rancore del vinto.
Nei massimi consessi internazionali, sembra di ora in ora affievolirsi la voce del diritto, la voce di una faticosa scelta verso il primato del confronto, del dialogo, verso il rifiuto dello scontro. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha rinviato il voto sul rapporto sull'andamento delle ispezioni in Iraq presentato dal Capo della Commissione verifica e controllo (Unmovic), Hans Blix. Il testo illustra il lavoro degli esperti e indica dodici questioni ancora da risolvere per completare il processo di disarmo. La Russia ne ha proposto l'approvazione, ma la procedura è stata interrotta dagli Usa, che hanno chiesto più tempo per esaminare il documento facendo slittare il voto.
La "schermaglia" diplomatica ripropone la contrapposizione tra i membri permanenti del Consiglio che non sono riusciti a trovare un accordo per risolvere la crisi. Da una parte Usa e Gran Bretagna attendono l'imminente scadenza dell'ultimatum per sferrare un attacco contro Bagdad, dall'altra Russia, Francia e Cina criticano la decisione unilaterale e propongono di proseguire nelle ispezioni. I margini di trattativa sembrano dunque molto limitati. Gli ispettori dell'Onu hanno lasciato Bagdad per ragioni di sicurezza, come gran parte dei diplomatici e dei giornalisti occidentali.
Secondo l'amministrazione di Washington l'unico modo per evitare la guerra è l'esilio volontario di Saddam Hussein e dei suoi figli, che occupano posti di potere all'interno del regime. In ogni caso, il Segretario di Stato Usa Colin Powell ha specificato ieri che le truppe statunitensi entreranno comunque in Iraq, o attaccando o senza combattere, se il regime di Bagdad si piegherà all'ultimatum o se le forze irachene accoglieranno l'invito di Bush a disertare. Questa mattina, fonti della sicurezza kuwaitiana citate dalle agenzie di stampa internazionali hanno comunicato che le truppe statunitensi hanno già incominciato a spostarsi all'interno della zona smilitarizzata al confine tra Iraq e Kuwit. Un portavoce Usa non ha confermato né smentito la notizia.
L'ultimatum di Bush è stato già respinto dal Presidente iracheno che ha detto di essere pronto a fronteggiare un attacco. "L'Iraq non sceglie la sua strada in base agli ordini di stranieri e non sceglie i suoi leader in base ai decreti di Washington, Londra o Tel Aviv", si legge in un comunicato diffuso al termine di una riunione del Consiglio del comando della rivoluzione (Ccr, massima istanza decisionale del Paese). In precedenza, l'ambasciatore iracheno all'Onu, Mohammed Al-Douri, aveva respinto l'ultimatum, definiva la guerra annunciata da Stati Uniti e Gran Bretagna come "un crimine contro l'umanità" e come un intervento privo di legittimità che risponde "alla legge della giungla e viola tutti i principi sanciti delle Nazioni Unite". L'Iraq "respinge tutta questa follia e questa aggressione, questa guerra contro l'umanità, illegale, umorale, ingiustificata, che provocherà moltissime vittime, e una enorme distruzione. In breve questa guerra equivale a un genocidio", recita la dichiarazione di Al-Douri.
Anche il Parlamento iracheno, riunito oggi in sessione straordinaria, ha respinto l'ultimatum di Bush:  "L'Iraq non è il Paese che accetterà quanto l'amministrazione americana gli ha detto. Noi lo respingiamo. Tutti sosterremo i nostri leader, e siamo pronti a difendere la nostra terra (...) contro la criminale oppressiva aggressione degli Usa e dei loro alleati"", ha dichiarato il Presidente dell'Assemblea Saadoun Hammadi, aggiungendo che "il destino degli invasori è il fallimento e la maledizione della storia".
Il ricorso alla forza è stato autorizzato anche dal Parlamento britannico. Il Premier, Tony Blair, si trova però a fronteggiare un'opposizione all'interno del suo stesso partito, quello labourista, ancora più forte rispetto a quella del mese scorso, quando 122 parlamentari si erano schierati contro un intervento armato. Questa volta i contrari sono saliti a 149, mentre i favorevoli sono stati 412. Questa mattina, a conferma della spaccatura, sono saliti a nove i membri del Governo che si sono dimessi. Ieri lo aveva fatto Sandra Osborne, segretaria permanente del Ministro per i rapporti con la Scozia Helen Lindell, e questa mattina ha preso la stessa decisione David Kidney, segretario permanente al Ministero dell'ambiente. Il primo a dimettersi era stato il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Robin Cook.
La posizione britannica - ma non solo - ha diviso l'Unione Europea che sembra ormai rassegnata a considerare la guerra inevitabile e che pensa al "dopo" per cercare di ricompattarsi e trarre le lezioni dalla spaccatura delle ultime settimane:  queste le indicazioni venute dai Ministri degli esteri dell'Ue riuniti ieri sera a Bruxelles. Lo ha confermato il presidente di turno, il greco Ghiorgos Papandreou, nella conferenza stampa finale tenuta poco prima della mezzanotte:  "Deploriamo le divisioni, la storia giudicherà le occasioni perdute, e quello che avremmo potuto fare", ha detto ai cronisti, aggiungendo che il dibattito continuerà giovedì e venerdì durante il vertice Ue di Bruxelles, che dovrà indicare la strada da seguire per ritrovare una unità europea nella politica estera. Da parte sua, Javier Solana, l'Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza dell'Ue, ha parlato di un "grande sentimento di frustrazione". Comunque, sempre secondo Papandreou, su almeno un punto c'è stato un consenso fra i Paesi dell'Ue, cioè sulla necessità di avviare un "dibattito strategico" con gli Usa sulla sicurezza del mondo e di rilanciare le relazioni transatlantiche.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

MEDIO ORIENTE Non s'interrompono le operazioni militari israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza

Mahmud Abbas nominato Premier palestinese

Yasser Arafat mantiene la responsabilità della politica estera e del processo negoziale

TEL AVIV, 19.
Il Consiglio legislativo palestinese (Clp), il Parlamento dell'Autorità palestinese (Ap), ha approvato ieri a Ramallah in via definitiva la legge sulla nomina di un primo ministro, con 69 voti a favore e uno contrario. E in serata il Presidente palestinese Yasser Arafat ha apposto la sua firma. Designato all'incarico è Mahmud Abbas, detto Abu Mazen. La notte precedente, invece, il Clp aveva respinto un emendamento presentato dallo stesso Yasser Arafat per chiedere il potere di approvare i membri del Governo, la cui nomina sarà invece competenza del Premier. Tuttavia un memorandum di compromesso, che tecnicamente non è però parte della legge, stabilisce che la composizione del Governo dovrà essere sottoposta ad Arafat ancora prima di essere presentata al Clp.
Mahmud Abbas dovrebbe cominciare immediatamente le consultazioni per formare il nuovo Esecutivo dell'Ap dopo la pubblicazione del decreto, e lo presenterà al Consiglio legislativo palestinese entro due settimane per il voto di fiducia. Mahmud Abbas sarà responsabile della conduzione degli affari interni e dovrà perciò anche mettere sotto controllo dell'Ap i diversi gruppi militanti palestinesi. Inoltre dovrà preparare la strada all'eventuale ripresa dei negoziati di pace. Al tempo stesso, tuttavia, Arafat conserverà l'ultima parola sia nel campo della sicurezza nazionale sia in quello della politica estera, cioè del processo di pace.
Diversi commentatori vedono proprio in questo il rischio che possa arenarsi la possibilità di una ripresa dell'iniziativa diplomatica statunitense per favorire il rilancio del processo di pace. Venerdì scorso, il Presidente statunitense George W. Bush aveva detto che il Premier palestinese deve avere un ruolo di "effettiva autorità".
Tuttavia, il Segretario di Stato Usa Colin Powell ha giudicato ieri "un passo positivo" l'approvazione degli emendamenti allo Statuto dell'Autorità palestinese (Ap) che hanno introdotto la carica di Premier e ne hanno stabilito i poteri. Powell ha però precisato che il Governo Usa avrebbe preferito che il Premier palestinese fosse dotato di maggiore autorità. Ciò nonostante, secondo una fonte del Dipartimento di Stato di Washington citata anonimamente, ma definita "di alto livello" dall'agenzia di stampa italiana Ansa, la legge approvata dal Consiglio legislativo palestinese viene considerata tale da soddisfare la condizione che era stata posta dal Presidente George W. Bush per la pubblicazione del piano di pace, conosciuto come "tracciato" (o "road map") elaborato dal cosiddetto "quartetto" (Usa, Russia, Ue e Onu). La medesima fonte ha aggiunto che il testo del piano sarà distribuito non appena sarà confermato il nuovo Premier palestinese. "Il criterio dell'effettiva autorità è stato soddisfatto - ha dichiarato la fonte citata dall'Ansa -. Ora dobbiamo aspettare la nomina e la conferma di un Primo Ministro".
In Cisgiordania nel frattempo le truppe israeliane continuano nelle loro operazioni che il Governo israeliano sostiene dirette contro il terrorismo. Secondo un portavoce militare, uno dei palestinesi uccisi ieri, Ali Alan, morto in uno scontro a fuoco a Sud di Betlemme nel quale è stato ucciso anche il sergente israeliano Ami Cohen, era il comandante del "braccio militare" di Hamas nella Cisgiordania meridionale e sarebbe stato responsabile di una serie di attentati costati la vita di più di una cinquantina di israeliani. Alcune ore dopo è stato ucciso a Ovest di Nablus un altro palestinese, Nasser Assida, anch'egli aderente ad Hamas e al quale le autorità israeliane attribuiscono la responsabilità di attacchi contro insediamenti e colonie in cui sono state uccise ventiquattro persone.
In precedenza, era deceduto in ospedale un giovane palestinese, Aiman Barhum, di 25 anni, che era stato ferito lunedì a Khan Yunis, nel Sud della Striscia di Gaza, dal fuoco dei soldati israeliani attestati nella vicina colonia di Neve Dekalim, durante il funerale di un altro palestinese, a sua volta ucciso il giorno prima sempre a Khan Yunis dal fuoco dei militari israeliani.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Terrorismo:  arrestati in Pakistan
due sospetti militanti di "Al Qaeda"


ISLAMABAD, 19.
Agenti pakistani hanno arrestato due sospetti militanti di "Al Qaeda" a Peshawar, nel Nord-Ovest del Pakistan. Lo hanno reso noto, ieri, fonti dell'intelligence, citate dall'agenzia "Ansa". I due uomini, entrambi di origine araba, sono stati arrestati nel campus della principale università di Peshawar. Un terzo uomo, che si ritiene sia un nigeriano, è fuggito. Intanto, segnala l'agenzia "Ansa", sono attesi nuovi arresti dopo il fermo di questi due sospetti militanti di "Al Qaeda". La caccia ai militanti della rete terroristica, ricorda l'"Ansa", si è intensificata in Pakistan dopo la cattura, il primo marzo scorso, a Rawalpindi, di Khalid Sheikh Mohammed, considerato il numero tre di "Al Qaeda". Sabato scorso, nella città orientale di Lahore, le forze di sicurezza pakistane aveva arrestato il marocchino Yasir el Jaziri, ritenuto un esperto di finanze e comunicazioni dell'organizzazione terroristica.
Nel frattempo, a Londra la polizia ha arrestato tre persone dopo aver scoperto un'ingente quantità di esplosivo in una casa vicino all'aeroporto internazionale di Gatwick, nella zona meridionale della capitale britannica.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Serbia:  Zoran Zivkovic eletto dal Parlamento Primo Ministro


BELGRADO, 19.
Mentre prosegue la caccia agli assassini del Premier Zoran Djindjic, ucciso mercoledì scorso a Belgrado, ieri ha giurato il suo successore Zoran Zivkovic, che ha avuto la fiducia del Parlamento, con il voto favorevole di 128 deputati, due più del minimo necessario. Zivkovic ha affermato che intende continuare in tutto e per tutto la politica del suo predecessore, e che perciò non farà rimpasti di Governo:  l'unica novità è stata la nomina a Vicepremier di Cedomir Jovanovic.
Nel frattempo, una serie di siluramenti stanno colpendo i vertici della magistratura, parte della quale è accusata di essere al soldo delle cosche mafiose legate in qualche modo ad esponenti del precedente regime guidato da Slobodan Miloseciv e ritenute direttamente responsabili dell'uccisione di Djindjic. L'emittente "B-92" ha riferito ieri che sono stati rimossi il capo del consiglio superiore della magistratura, signora Leposava Karamarkovic, e il Procuratore generale della Repubblica Sinisa Simic. Altri 35 giudici ordinari e sette magistrati della Corte suprema sono stati dimessi.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

La situazione politica


Dopo le polemiche rinfocolate dall'intervento del ministro degli Esteri, Frattini, che aveva anticipato alla radio la posizione del Governo sulla crisi irachena, la delicata questione è finalmente arrivata alle Camere. Dopo il vertice serale della Cdl e dopo le riunioni di stamani del Consiglio dei Ministri e del Consiglio supremo di difesa presieduto da Ciampi, è stato il Presidente del Consiglio, Berlusconi, a rispondere alla richiesta sempre più insistente dell'opposizione di sapere da che parte stia l'Italia, ovvero con gli Usa o con l'Onu.
"Non siamo una nazione belligerante", ha detto il Premier nel suo intervento a Montecitorio, aggiungendo:  "L'Italia non parteciperà direttamente a operazioni militari, non invierà in Iraq né uomini, né mezzi, come ho detto fin dall'inizio agli amici americani". Berlusconi ha quindi chiarito che nessun aereo che parta da basi italiane potrà attaccare l'Iraq, confermando solo l'autorizzazione ai mezzi Usa per l'uso di basi sul territorio italiano e per il sorvolo dello spazio aereo nazionale. Autorizzazione, ha precisato, giunta anche dalla Francia e dalla Germania in osservazione dei trattati Nato.
Motivando poi queste scelte e dopo aver espresso rammarico per il fallimento di ogni tentativo di soluzione pacifica della crisi, il Premier ha affermato in primo luogo che il Governo si è sempre mosso "di concerto" con il Quirinale e nel solco della Costituzione. Ciò detto, ha sottolineato che "la risoluzione 1441 autorizza l'intervento" contro l'Iraq e che quindi ci sono le condizioni che legittimano l'uso della forza.
"La grande alleanza mondiale contro il terrorismo resta e deve restare pienamente in vigore - ha poi aggiunto il Premier - al di là di ogni contrasto sull'Iraq". In questo senso l'Italia non lascerà gli Usa soli contro il terrorismo. "Sarebbe una farsa tragica - ha spiegato Berlusconi - se l'Italia adottasse scelte contrarie all'interesse internazionale e a quello dell'Europa e contro quei valori intangibili che ci uniscono agli alleati al di là della Manica e oltreoceano. Sarebbe inutile sottolineare la gravità di un atto di diniego". Per questo, "non si può chiedere al Governo di mettere  in discussione l'Alleanza Atlantica".
Definendo, quindi, errata la posizione francese pronta a porre il veto ad una ulteriore risoluzione, il Premier ha auspicato una ritrovata unità dell'Unione europea sulla questione irachena a partire da domani quando si aprirà il Consiglio europeo a Bruxelles.
Al centro sinistra che contestava duramente il suo intervento, Berlusconi ha così replicato:  "State dimostrando che vi manca il senso della lealtà e della democrazia che noi abbiamo dimostrato quando eravamo minoranza. State dimostrando solo demagogia".
Così, mentre la maggioranza ha applaudito in piedi il capo del Governo, dai banchi dell'opposizione si è levato il grido "pace, pace". E i commenti negativi al discorso di Berlusconi, che poi si è recato al Senato, non si sono fatti attendere. "Se la guerra è legittima, allora perché non la fa?", ha chiesto provocatoriamente il presidente dei Deputati Ds, Violante. Sulla stessa linea il presidente dei Ds, D'Alema, che ha definito "grave e sconcertante" il discorso di Berlusconi. "Un discorso - ha aggiunto - anche contraddittorio, perché se fosse vero che la guerra è giusta e legittima e che è la ripresa del conflitto del '91, non si capisce perché l'Italia non dovrebbe partecipare".
"Berlusconi si è arrampicato sugli specchi per cercare in qualche modo di giustificare questa sporca guerra", ha commentato il capogruppo del Pdci, Rizzo. Duro il commento del segretario, Diliberto:  "Trovo il discorso del presidente del Consiglio francamente vergognoso e zeppo di menzogne". "Berlusconi è anche in grande difficoltà - ha spiegato - perché, tra l'altro, la posizione dell'Italia dimostra la totale assenza di politica estera. Siamo diventati esclusivamente dei servi. Facendo venir meno decenni di politica estera, di cooperazione, di pace, di incontro tra culture e religioni diverse". Per il segretario del Prc, Bertinotti, l'uso delle basi italiane, anche se non per attacchi diretti all'Iraq "è incostituzionale", poiché rientra in un'azione americana "fuori dall'egida dell'Onu, e quindi illegittima".
Critiche sono venute anche da alcuni esponenti della maggioranza. Fiori, di An, ad esempio, ha definito l'intervento di Berlusconi "illogico":  "Se tutto è così legittimo e coerente con le volontà dell'Onu - ha affermato - allora sarebbe un nostro dovere partecipare".
Intanto, prima che il Premier riferisse alla Camera, Ulivo e Rifondazione comunista hanno deciso di presentare una risoluzione unitaria sull'Iraq. La mozione sostiene che l'Italia è contraria alla guerra e "impegna pertanto il Governo a non fornire alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico, incluse le basi militari, e qualunque azione che configuri un coinvolgimento dell'Italia in operazioni di guerra".
Il dibattito sulla situazione irachena proseguirà nel pomeriggio sia alla Camera che al Senato, dove sono previste le votazioni sulle mozioni.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

IRAQ Misure anche contro attacchi bioterroristici

Pronto il piano di sicurezza:  potenziata la sorveglianza
degli obiettivi "sensibili"


ROMA, 19.
Il Governo ha deciso di potenziare il contingente dei militari impiegato nella sorveglianza degli obiettivi "sensibili" in Italia:  il provvedimento, preso questa mattina durante il Consiglio dei Ministri, è il primo atto del piano di sicurezza messo a punto da tutti i ministeri interessati e pronto ad entrare in azione, in caso di guerra in Iraq, con l'immediato impiego di uomini e mezzi, il potenziamento della difesa dello spazio aereo e l'allerta generale. Tutte le misure da attuare sono previste dal cosiddetto "Manuale per la gestione delle crisi", predisposto dalla Presidenza del Consiglio.
Gli esperti del Viminale e gli uomini dell'antiterrorismo hanno riesaminato la lista dei siti "a rischio" stilata dopo l'11 settembre 2001, per verificarne l'attualità anche in caso di guerra. Un attacco degli Stati Uniti all'Iraq farebbe immediatamente aumentare il numero di uomini chiamati a vigilare su particolari sedi istituzionali italiane e straniere, porti, aeroporti, luoghi di culto, scuole americane e ambasciate.
In tutte le principali città, Roma in testa, e nei centri potenzialmente più esposti i controlli sono già aumentati. Ad esempio, a Genova il questore ha firmato un'ordinanza che dispone misure preventive contro attacchi terroristici, con particolare riferimento al porto e all'aeroporto. A Palermo i controlli sono stati rafforzati con riferimento a diversi obiettivi. In Toscana è stato costituito dai prefetti un "pool" anche per coordinare i controlli su autostrade, stazioni ferroviarie e aeroporti.
Sul versante della prevenzione di eventuali attacchi bioterroristici sono state avviate le procedure già previste:  nei mesi scorsi il ministro della Salute, Sirchia, ha inviato alle Regioni un manuale operativo di intervento che potrà guidare i medici in caso di azioni inquadrabili nel bioterrorismo. Le Regioni hanno divulgato il documento ai medici di famiglia e alle società scientifiche e l'unità di crisi ha segnalato i cinque siti internet dove potersi informare e aggiornare sugli agenti infettanti.
Accanto al rafforzamento dei dispositivi di sicurezza prosegue inoltre il lavoro di "intelligence" con maggiore attenzione, in caso di guerra, agli scambi con le polizie straniere, "già fittissimi" assicurano gli esperti di antiterrorismo. L'obiettivo è quello di potenziare il lavoro di prevenzione per capire quali potrebbero essere i reali rischi per il Paese, in considerazione della posizione assunta dall'Italia. Una posizione "chiara e definita", fanno notare gli investigatori, "un ruolo di sostegno che, indubbiamente, richiede una maggiore attenzione".
Questa mattina si è svolta al Quirinale la riunione del Consiglio supremo di difesa convocato dal Capo dello Stato, Ciampi. Erano presenti il presidente del Consiglio, Berlusconi, il vicepresidente Fini, il sottosegretario Letta, i ministri Pisanu, Martino, Marzano, Frattini e Buttiglione. Le decisioni prese sono state riferite da Berlusconi nei suoi interventi alla Camera e al Senato.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Si riaccende lo scontro sull'articolo 18
Critiche della Cisl


ROMA, 19.
Si riaccende il dibattito sul delicato tema del lavoro. Riprende l'esame in Senato del Ddl 848-bis che contiene, fra l'altro le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e riparte, inevitabilmente, la polemica rinforzata anche dall'avvicinarsi della data del referendum. Ieri il dibattito si è concentrato sull'emendamento presentato dal senatore di Fi, Paolo Barelli, che prevede che alla fine del periodo di sperimentazione di tre anni, le aziende che superano i 15 dipendenti perché assumono usufruendo del non computo ai fini dell'articolo 18 resteranno comunque al di sotto di tale soglia. L'emendamento è stato criticato dal segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, il quale ha chiesto il rispetto del Patto per l'Italia ma anche dalla stessa maggioranza. Il primo a protestare è stato il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volontè. Secondo Volontè infatti si tratta di un "fatto grave". L'Udc infatti ritiene che "il rispetto assoluto del Patto per l'Italia anche su questa materia sia indispensabile per la credibilità dell'intera maggioranza". Gli ha fatto eco il presidente della Commissione lavoro di Palazzo Madama, Tomaso Zanoletti (Udc) prendendo le distanze dal testo presentato dal collega di Forza Italia:  "l'emendamento - dice Zanoletti - è una sua iniziativa individuale e non è stato concordato con la maggioranza. Personalmente sono convinto che si debba rispettare in modo rigoroso il Patto per l'Italia".

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Alla Camera da parte del Presidente Casini

Commosso ricordo di Marco Biagi


ROMA, 19.
Un lungo applauso si è levato stamane nell'aula della Camera quando il Presidente Casini ha ricordato con parole commosse Marco Biagi nel primo anniversario del suo vile assassinio da parte delle "br".
"Quella di Marco Biagi - ha affermato il Presidente della Camera - è una lezione di civiltà:  ad essa l'Italia deve guardare con riconoscenza ed orgoglio. Biagi - ha proseguito - non è stato mai uomo di parte ma sempre e costantemente uomo delle Istituzioni. Un anno fa è stato strappato ai suoi cari e ai suoi impegni dalla follia insensata del terrorismo. Rientrava a casa, dalla sua famiglia, dopo un'ennesima intensa giornata di lavoro. A un anno di distanza la Camera dei deputati rinnova alla moglie Marina, ai figli e a tutta la famiglia il commosso partecipe ricordo di questa assemblea".
Stamane al ministero del Lavoro il ministro Maroni ha scoperto un busto in memoria di Marco Biagi e in un intervento sul quotidiano "Il Sole 24 ore", che dedica al giurista ucciso un intero inserto, scrive tra l'altro che "se fosse qui tra noi, Marco sarebbe felice di vedere trasformata in legge la prima parte della sua grande riforma".
Il giurista viene ricordato oggi, come abbiano informato ieri, soprattutto a Bologna, dove fu ucciso davanti alla sua casa, e a Modena dove insegnava:  a Bologna lo si ricorderà soprattutto con un incontro in Comune dove interverrà il Presidente della Camera Casini.
Il ministro dell'Interno Pisanu, in un intervento sul quotidiano "Il Sole 24 ore", del quale l'Ansa riprende ampi stralci, si occupa in particolare delle indagini in corso per assicurare alla giustizia gli assassini. Scrive tra l'altro il ministro:  "Le indagini in corso ci permettono ora di allargare gli spiragli e di procedere verso la piena luce della verità dei fatti" ma "perché ciò avvenga è necessario che si lavori alacremente e in silenzio, nel rispetto rigoroso di quel segreto investigativo la cui violazione costituirebbe un vero e proprio atto di complicità attiva nei confronti dei terroristi". Tuttavia - prosegue il ministro dell'Interno - "occorre che la politica trovi la capacità di rendere evidenti a tutti, e tutti i giorni, le ragioni profonde che ci spingono ad affrontare i problemi della nostra società, senza dimenticare che non si possono risolvere con la violenza o con l'illegalità politica".
Le indagini tuttora aperte a Bologna sono due:  quella volta ad identificare e ad assicurare appunto alla giustizia gli autori materiali del crimine, indagini che venerdì scorso hanno portato all'iscrizione sul registro degli indagati di Nadia Desdemona Lioce, la "br" arrestata dopo la sparatoria sul treno Roma Firenze nella quale furono uccisi il sovrintendente di Polizia Emanuele Petri e il "br" Mario Galesi; e l'inchiesta sulla mancata protezione di Marco Biagi nella quale sono indagati il capo dell'Antiterrorismo Carlo De Stefano, il suo vice Stefano Berrettoni, il questore di Bologna Romano Argenio e il prefetto della stessa provincia Sergio Iovino.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Ancora lutti sul lavoro:  operaio muore nel Varesotto


VARESE, 19.
Si continua a morire sui luoghi di lavoro. Un operaio è morto ieri pomeriggio in un incidente in una cava in provincia di Varese. Pasquale Gencarelli, 52 anni, abitante a Fomignaco in provincia di Novara, è rimasto sepolto sotto una frana di argilla. L'operaio era seduto su un escavatore e stava lavorando alla periferia di Lonate Pozzolo dove la ditta Cosmo Scavi srl di Pombia stava effettuando un intervento. Il terreno ha ceduto e l'uomo è rimasto sepolto sotto un cumulo di argilla.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)

[Index] [Top][Home]

 

Riprenderanno il giorno 26 le conferenze
della "Carità Politica"


ROMA, 19.
Riprenderanno mercoledì 26 marzo  gli  incontri  promossi  dall'Associazione internazionale "Carità Politica". In questa serie d'incontri, oltre alla tematica generale, "Imparare Roma", ci si occuperà del preoccupante fenomeno dell'abuso di bevande alcoliche.
Mercoledì 26 marzo ore 17:  alla "Domus Carità Politica" (viale delle Milizie 140) "Imparare Roma". Interverranno il Card. James Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; e R. James Nicholson, Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Venerdì 28 marzo, ore 11, al Pontificio Consiglio della Cultura (piazza s. Calisto 16 presentazione del libro "L'Angelo della temperanza. Il bere moderato". Interverrà il Card. Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Mercoledì 2 aprile, ore 17, alla "Domus Carità Politica", "Imparare Roma". Interverranno il Card. Paul Poupard e Pierre Morel, Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede.

(©L'Osservatore Romano - 20 Marzo 2003)
[Index] [Top][Home]