

(Giovanni Paolo II, discorso al Corpo Diplomatico, 13 gennaio 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
"Vogliamo continuare ad essere testimoni di Cristo in questo nostro mondo che della "bella notizia" dell'amore di Dio ha tanto bisogno". Lo ha detto Giovanni Paolo II nel discorso pronunciato, nella mattina di sabato 15 marzo, al termine degli Esercizi Spirituali svoltisi nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza di Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Prelati della Curia Romana.
"Il mio cordiale ringraziamento - ha detto il Papa - va al carissimo Mons. Angelo Comastri che, con tatto pastorale, con ricchezza di indicazioni ascetiche, con sapienza e devoto afflato, ha guidato i nostri passi all'incontro con il Dio dell'amore e della misericordia". Rivolgendosi direttamente a Mons. Comastri ha aggiunto: "Caro Fratello! Insieme con Lei abbiamo ripercorso numerose pagine della Scrittura, scoprendovi prospettive nuove e affascinanti, fino a questa ultima di stamane sul profeta Giona, il quale porta con sé, indirettamente, l'annuncio della Pasqua. Abbiamo ascoltato inoltre esempi e testimonianze del nostro tempo, che ci hanno rinvigorito nella decisione di abbandonarci con fiducia nelle braccia di Dio, la cui misericordia "si estende di generazione in generazione"".
Nella meditazioni l'Arcivescovo ha portato l'attenzione sulla Madonna, additandola come la creatura più fedele perché la più umile: "Nella Vergine di Nazareth l'esperienza di Dio è giunta al vertice: grazie al suo "fiat" alla volontà divina. A Maria Santissima affidiamo i frutti di questi Esercizi Spirituali" ha detto il Santo Padre.
Ringraziando tutti coloro "che ci hanno aiutato in questi giorni, curando la liturgia, i canti e gli incontri" Giovanni Paolo II ha affermato che nella Cappella "Redemptoris Mater" gli splendidi "mosaici ci fanno sentire vicini nella preghiera i nostri fratelli orientali".
Il Papa ha così concluso il suo discorso: "Ritorniamo ora al nostro consueto lavoro, ripartendo, come ci ha esortati Mons. Comastri, dalla "bella notizia": Dio è amore".
Al termine Giovanni Paolo II ha imposto il Pallio al Cardinale Joseph Ratzinger, dei Titoli delle Chiese Suburbicarie di Ostia e di Velletri-Segni, Decano del Collegio Cardinalizio.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
Sua Beatitudine Eminentissima il Signor Cardinale Ignace Moussa I Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali;
le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali:
- Pio Laghi, Prefetto emerito della Congregazione per l'Educazione Cattolica;
- Peter Seiichi Shirayanagi, Arcivescovo emerito di Tokyo (Giappone);
le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori:
- Pedro López Quintana, Arcivescovo titolare di Agropoli, Nunzio Apostolico in India e in Nepal;
- Angelo Comastri, Arcivescovo Prelato di Loreto (Italia), Predicatore degli Esercizi Spirituali.
| [Index] | [Top] | [Home] |
Gli studenti universitari d'Europa si raccolgono intorno a Giovanni Paolo II per recitare la Corona mariana in questo Anno del Rosario. Nell'Aula Paolo VI, alle 19 di sabato 15 marzo, migliaia di giovani degli atenei romani pregano il Rosario con il Papa. A loro si uniscono, in collegamento via satellite, gli universitari di Uppsala (Svezia), Bratislava (Slovacchia), Cracovia (Polonia), Fátima (Portogallo), Vienna (Austria) e Colonia (Repubblica Federale di Germania), la città dove nel 2005 si svolgerà il prossimo raduno internazionale giovanile in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù. L'intenso appuntamento orante si apre con una Veglia mariana, alla quale segue la recita dei Misteri della Luce guidata dal Santo Padre. Dinanzi all'icona della Madonna "Sedes Sapientiae", le giovani generazioni rinnovano l'impegno ad essere "seme" di una nuova Europa saldamente ancorata alle sue radici cristiane. Nel cuore dell'Anno del Rosario, affidano alla Madre celeste il futuro e la speranza del Continente. In un momento di gravi preoccupazioni internazionali, implorano la Regina della Pace affinché illumini e converta le coscienze dei governanti e dei popoli, guidandoli lungo il cammino della riconciliazione, del dialogo, della giustizia.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
WASHINGTON, 15.
Il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, si è impegnato a consegnare il piano di pace per il Medio Oriente elaborato dal "quartetto", formato da Usa, Russia, Unione Europea e Onu, non appena sarà insediato un Primo Ministro palestinese dotato di "vera autorità". L'Autorità Palestinese (Ap) ha creato la figura del Premier, ha detto Bush, ma "per essere un partner responsabile e credibile, il nuovo Primo Ministro deve avere una posizione di reale autorità". "È venuto il momento di abbandonare le posizioni di trincea e di intraprendere concrete azioni per raggiungere la pace", ha aggiunto, rilevando la necessità di bloccare la costruzione degli insediamenti colonici nei Territori.
"Il Governo di Israele, una volta rimossa la minaccia del terrore e migliorata la sicurezza, deve intraprendere passi concreti per sostenere la nascita di uno Stato palestinese credibile e per lavorare il più in fretta possibile verso uno accordo sull'assetto finale", ha aggiunto Bush, annunciando l'impegno suo personale e degli Stati Uniti per la realizzazione del piano. Quanto agli Stati arabi, ha aggiunto, "devono opporsi al terrorismo, sostenere la nascita di una Palestina democratica e pacifica e dichiarare chiaramente che vivranno in pace con Israele".
Il piano annunciato da Bush è stato concordato un anno fa dal "quartetto", ma la Casa Bianca ha finora bloccato l'iniziativa perché preferiva discutere con un interlocutore palestinese diverso da Yasser Arafat. La nomina di Mohmud Abbas, un moderato che ha condannato gli attentati contro Israele, sembra avere riaperto la strada verso la ripresa del processo di pace. Il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, Condoleeza Rice, non ha escluso la possibilità di una visita alla Casa Bianca del nuovo Premier palestinese.
Secondo Nabil Abu Rudeina, consigliere di Arafat, il discorso tenuto dal Capo della Casa Bianca non è "sufficiente". "Per il momento Bush non ha detto nulla sull'applicazione della "mappa per la pace"", ha osservato Rudeina, rilevando che "tutto ciò che non riguarda questo aspetto non porterà a niente". Anche il Ministro palestinese Saeb Erekat ha auspicato l'istituzione di un "vero meccanismo" per l'attuazione del piano, sottolineando che i palestinesi hanno preso tutti i provvedimenti per conferire al loro futuro Premier gli effettivi poteri chiesti da Washington.
Intanto sul terreno la tensione rimane alta. Undici militanti palestinesi sono stati uccisi nei Territori nelle ultime 24 ore in operazioni militari condotte da unità israeliane contro cellule dell'Intifada, mentre un dodicesimo è morto in un ospedale di Gaza in seguito alle ferite riportate nei giorni scorsi. Un primo raid è stato lanciato contro militanti di Hamas asserragliati in un edificio di Tamun, nel Nord della Cisgiordania. Al termine dello scontro a fuoco, ha reso noto la stampa locale, i militari hanno impedito al personale medico di raggiungere la zona. Un portavoce militare a Tel Aviv ha poi spiegato che uno dei cinque palestinesi uccisi indossava un corpetto esplosivo che doveva essere disinnescato. Una seconda incursione è avvenuta alle prime luci dell'alba di ieri nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, dove militari dell'unità Ciliegia (che operano in borghese) hanno cercato di sorprendere alcuni dirigenti dell'Intifada. Vedette appostate sul tetto di una casa hanno dato l'allarme e nello scontro a fuoco che è seguito sono rimasti uccisi cinque palestinesi. Un altro ragazzo palestinese di 18 anni è stato ucciso ieri sera da soldati israeliani nei pressi della città di Kalkilya.
I comandanti militari israeliani impegnati in Cisgiordania ritengono che le strutture clandestine palestinesi non siano state ancora rese inoffensive e che occorra intensificare i controlli. Il Ministero palestinese della sanità, da parte sua, ha invece denunciato l'uccisione di 154 persone negli ultimi due mesi. In quattordici casi, ha aggiunto la fonte, si è trattato di eliminazioni premeditate. Fra le vittime figurano sedici bambini, tre donne e tre membri di staff medici. L'Organizzazione palestinese per i diritti civili "Phrmg" sostiene inoltre che la morte di due guardiani di una colonia ebraica, colpiti per errore dai militari, conferma che "l'esercito israeliano spara per uccidere anche in condizioni di incertezza".
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
WASHINGTON, 15.
Il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, il Premier britannico, Tony Blair e il Capo del Governo spagnolo, José Maria Aznar, si incontreranno domani nelle isole Azzorre per decidere l'atteggiamento da seguire sulla crisi irachena. L'annuncio del vertice giunge mentre al Consiglio di sicurezza dell'Onu si registra uno stallo nei negoziati. La bozza di risoluzione presentata dalla Gran Bretagna, che fissa un ultimatum entro il quale Bagdad deve adempiere a sei condizioni, non ha trovato le nove adesioni necessarie all'approvazione. Inoltre la Francia ha annunciato l'intenzione di opporre il proprio veto a qualsiasi risoluzione che anche indirettamente autorizzi un'azione armata nella regione.
Gli Stati Uniti, ha rilevato ieri il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, auspica ancora un voto del Consiglio di sicurezza sulla risoluzione, della quale comunque non c'è assoluto bisogno. Di documenti analoghi, ha detto Fleischer, "ce ne sono già altri diciassette", dalla fine della Guerra del Golfo del 1991. La risoluzione 1441, approvata all'unanimità a novembre, secondo gli Usa è sufficiente a giustificare un attacco. Il vertice delle Azzorre, ha assicurato il portavoce, ha un carattere "politico e non militare", ma la Casa Bianca non è disposta a rimandare l'attacco di tre o cinque settimane. "Qualche giorno fa - ha ribadito - abbiamo chiarito che non si parlava di 30 o 45 giorni" in più rispetto al 17 marzo, l'ultimatum inizialmente proposto da Washington, Londra e Madrid ed ora di fatto slittato. Il rinvio proposto dal Cile, ha aggiunto, "non è una base di partenza", pur se ingloba cinque dei sei "passi verso il disarmo" dell'Iraq suggeriti dalla Gran Bretagna.
Anche il Ministro degli esteri britannico, Jack Straw, ritiene che i tempi stringano. "La prospettiva di un'azione militare è oggi ben più probabile, e me ne dispiace molto, ma non è inevitabile", ha detto il Ministro degli esteri britannico, Jack Straw, in una intervista rilasciata all'emittente radiotelevisiva Bbc. Secondo Straw il Presidente iracheno Saddam Hussein "ha ancora tempo per obbedire" alle risoluzioni delle Nazioni Unite che lo obbligano a disarmare, ma "questo tempo è limitato".
La proposta di rinvio avanzata dal Cile rispecchia l'orientamento dei sei cosiddetti Paesi indecisi del Consiglio di sicurezza, che stanno ancora tentando di trovare un compromesso. L'iniziativa si scontra però con enormi difficoltà. A Washington, il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, Condoleeza Rice, ha detto che "è tempo di giungere a una conclusione" della crisi. "Saddam deve disarmare o essere disarmato", ha aggiunto.
La notizia del vertice a tre nelle Azzorre, non ha suscitato un'eco favorevole a Pechino, a Mosca, a Parigi e a Berlino, le capitali dei Paesi maggiormente impegnati per scongiurare il rischio di una guerra. Il Presidente francese, Jacques Chirac, ha telefonato a Blair per proporgli di "lavorare insieme sul disarmo dell'Iraq nella logica della risoluzione 1441". Chirac ha ripetuto che la Francia è "pronta a studiare criteri di disarmo sulla base del programma di lavoro che presenteranno gli ispettori" e che a tale proposito è "disposta a scendere al di sotto del periodo di 120 giorni" di rinvio chiesti nei giorni scorsi. Il Presidente francese ha nel contempo ribadito la sua determinazione assoluta nel rifiuto di un ultimatum o di un automatismo nel ricorso alla forza.
Ieri, inoltre, il portavoce del Ministero degli esteri di Parigi, Francois Rivasseau, ha replicato ad alcuni rilievi sollevati nei giorni scorsi da Londra. Se ci si accusa di intransigenza, ha detto, "si invertono i ruoli: noi sosteniamo gli sforzi di tutti i Paesi del Consiglio di sicurezza che vogliono concedere un lasso di tempo realistico alle ispezioni, l'intransigenza non è da questa parte". Alle accuse di avere respinto l'ultima proposta avanzata dalla Gran Bretagna senza averla studiata a fondo, Rivasseau ha replicato spiegando che ci sono state "intense consultazioni" prima di dire no.
Intanto le ispezioni in Iraq proseguono. Ieri il Capo della Commissione di verifica e controllo (Unmovic), Hans Blix, ha ricevuto dal Governo di Bagdad un rapporto di venticinque pagine dove si afferma che tutti i quantitativi di gas nervino presenti nel Paese sono stati distrutti da almeno dodici anni. Il dossier, scritto metà in arabo e metà in inglese in linguaggio molto tecnico, sarà seguito da una seconda relazione dedicata alla distruzione dell'antrace. In passato l'Iraq aveva sostenuto che i dossier relativi alla distruzione delle scorte di agenti letali era andata perduta dopo la guerra del 1991.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
TOKYO, 15.
Più di diecimila delegati di Paesi da tutto il mondo sono attesi da domani a Kyoto, in Giappone, dove si terrà per una settimana, fino a domenica 23 marzo, il terzo Forum mondiale sull'acqua organizzato congiuntamente dal Giappone e dal Consiglio mondiale dell'acqua proprio in questo 2003 che l'Onu ha dichiarato Anno internazionale dell'acqua. Il Forum è chiamato ad affrontare una questione cruciale per il futuro stesso dell'umanità, anche se purtroppo l'avvenimento sembra fatto passare in qualche modo in sottordine dall'informazione internazionale, concentrata in queste ore quasi esclusivamente sull'inquietante incertezza legata alla crisi irachena. "La crisi idrica - ha detto in proposito il Vicepresidente del Consiglio mondiale dell'acqua, William Cosgrove, presentando il Forum - è destinata a diventare esplosiva se i Governi di tutti i Paesi non assegneranno nei loro piani di investimenti e sviluppo una priorità più alta all'acqua. Per l'umanità del XXI secolo è ben più importante quanto si discuterà e, auspicabilmente, si deciderà a Kyoto di quello che si sceglierà di fare nelle crisi mediorientale o del Golfo".
La penuria d'acqua già ora colpisce un miliardo e quattrocento milioni di persone, circa cioè il 30 per cento della popolazione mondiale e si stima che nel 2025 avrà colpito ben due miliardi e settecento milioni di persone, la metà degli esseri umani, se non si correrà immediatamente ai ripari. Sempre già oggi, sono stimate in tre miliardi le persone prive di servizi igienici adeguati, cioè vittime di un altro aspetto legato alla penuria d'acqua. In quaranta Paesi del mondo la maggior parte della popolazione dispone di appena sette litri d'acqua per tutti gli usi, dall'acqua da bere fino a quella per lavarsi, per i servizi igienici e per cucinare i cibi, quando il minimo giornaliero fissato dalle Nazioni Unite è di 50 litri. "Se le cose andranno avanti come adesso - ammonisce il Direttore generale dell'Istituto internazionale per l'utilizzazione delle acque, Frank Rijsberman - la penuria d'acqua si estenderà ben oltre le regioni aride e semiaride del pianeta. La domanda crescente d'acqua prosciugherà alcuni dei maggiori corsi d'acqua del mondo, con conseguenze disastrose per i centri urbani, ma soprattutto per le zone rurali".
Il Forum di Kyoto, l'antica capitale giapponese che ha legato il suo nome al Protocollo omonimo per difendere la Terra dai gas a effetto serra, è come detto il terzo del suo genere, dopo quello di Marrackech nel 1997 e dell'Aja nel 2000. Ma è quello più cruciale mai tenuto finora, perché urgono risposte all'impegno preso nel vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile organizzato nell'autunno scorso dalle Nazioni Unite. Come noto, l'impegno in questione è quello di ridurre almeno della metà entro il 2025 il numero degli individui privi d'acqua potabile e di servizi igienici adeguati, vittime cioè di condizioni che costituiscono la causa diretta di malattie che provocano la morte di cinque milioni di persone ogni anno, metà delle quali bimbi sotto i cinque anni.
Al Forum, che si concluderà il 22 e 23 marzo con una conferenza ministeriale, sono previste più di 350 sessioni di incontri e dibattiti su temi come l'impiego dell'acqua nell'agricoltura, l'impatto sull'ambiente delle dighe, i cambiamenti climatici, la gestione delle infrastrutture per la raccolta e la distribuzione idrica, i corsi d'acqua come cause potenziali di guerre e la protezione degli ecosistemi. Vi prenderanno parte Capi di Stato e di Governo, parlamentari, istituti di ricerca pubblici e privati, organismi internazionali, studiosi di fama mondiale e Organizzazioni non governative (Ong). Gli organizzatori individuano cinque aspetti chiave dell'"emergenza acqua": la "governance" delle risorse idriche, cioè l'individuazione di chi decide come utilizzare l'acqua, la ricerca di nuove risorse idriche e la qualità dell'acqua, le infrastrutture per aumentare l'acqua a disposizione, finanziamenti dei programmi, e partecipazione di tutti i settori sociali, specialmente le donne e i poveri, ai programmi idrici. Il problema dei finanziamenti sarà affrontato in una relazione dell'ex direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Michael Camdessus. L'idea alla base del rapporto preparato da quest'ultimo è che per evitare la catastrofe nei prossimi 25 anni occorreranno finanziamenti annui di circa 180 miliardi di dollari, più del doppio di quanto si spende mediamente oggi a livello mondiale, circa 80 miliardi di dollari. "I fondi - ritiene Camdessus - dovranno provenire da più parti: dai mercati finanziari, dalle Autorità delle acque attraverso le tariffe, dalle istituzioni finanziarie multilaterali, dai Governi e dagli aiuti allo sviluppo, preferibilmente sotto forma di doni".
Come si comprende facilmente, è dunque un compito titanico e tuttavia irrinunciabile quello da compiere e che chiede al Forum di Kyoto di individuare strumenti e risposte validi. "Il dato certo e drammatico - sottolinea il presidente del Consiglio mondiale delle acque, l'egiziano Mahmoud Abu-Zied, Ministro delle risorse idriche e dell'irrigazione del suo Paese - è che nel primo quarto del secolo, in assenza di un deciso cambio di rotta, assisteremo all'aumento della penuria d'acqua e ad un aggravarsi della competizione e delle contese su quella disponibile".
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
BELGRADO, 15.
Una folla imponente e commossa sta riempiendo le strade di Belgrado per intervenire ai funerali di Zoran Djindjic, il Primo Ministro serbo assassinato mercoledì da tre sicari. "Avete marciato con lui in corteo tante volte, vi aspettiamo per l'ultimo": con questo appello il Partito democratico (Ds), quello di Djindjic e intorno al quale si radunò la coalizione che fece crollare il precedente regime guidato da Slobodan Milosevic, ha invitato i serbi a partecipare oggi ai funerali del suo leader. L'appello è stato raccolto e da stamane un'ininterrotta fila di persone ha riempito le strade attorno alla chiesa di San Sava, dove dalle 9.30 è stata esposta la salma e dove poco dopo mezzogiorno è incominciato il rito funebre presieduto dal Patriarca della Chiesa ortodossa serba Pavle. La popolazione belgradese affolla fin da stamane anche le strade attorno al "Cimitero nuovo", in realtà il più antico della capitale serba, dove la salma di Djindjic verrà tumulata nel viale dove sono collocate le tombe dei principali protagonisti della storia della Serbia. "È il destino dei grandi riformatori di questo Paese di ottenere una gloria solo postuma", ha detto ieri il Vicepremier Zarko Korac, amico intimo di Djindjic, nella commemorazione tenuta dal Governo serbo.
Alle esequie, assieme alle migliaia e migliaia di serbi convenuti anche dalle province, partecipano rappresentanti di molti Paesi del mondo e in particolare dei Balcani, oltre a quelli delle istituzioni europee e internazionali. Tra questi ultimi, oltre al Presidente della Commissione esecutiva dell'Ue, Romano Prodi, presidente della Commissione europea, ci sono Michael Steiner, il responsabile dell'Unmik, l'amministrazione dell'Onu in Kosovo, e Paddy Ashdown, l'Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia ed Erzegovina. Nel frattempo, proseguono le indagini sull'assassinio. La polizia ha annunciato che finora sono state fermate 181 persone e che 125 sono state trattenute in arresto. Un comunicato della polizia citato dall'emittente radiotelevisiva B-92, aggiunge che nell'inchiesta sono state scoperte anche una grande quantità di armi . La polizia però non precisa se tra gli arrestati figurino o meno quelli indicati dalle autorità governative come principali responsabili dell'omicidio, cioè i capi della criminalità organizzata legata in qualche modo al precedente regime. Le autorità fanno esplicito riferimento alla cosca mafiosa cosiddetta di Zemun, dal nome di un sobborgo di Belgrado. Tra le persone fermate figura invece Jovica Stanisic, capo del servizio segreto durante il regime di Slobodan Milosevic e Franko Stamatovic, già capo delle unità speciali dei servizi segreti serbi.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
NUOVA DELHI, 15.
Sedici persone sono morte ieri nel Kashmir indiano in vari scontri a fuoco tra militanti islamici e forze di sicurezza. L'episodio più grave si è verificato nella cittadina di Poonch, nei pressi della linea di controllo che divide la regione tra India e Pakistan. Tre militari indiani sono stati uccisi in un attacco di militanti islamici contro un posto di blocco nei pressi del confine. Due civili sono stati uccisi in un attacco contro una camionetta in un'altra area di Poonch e cinque militanti islamici sono stati uccisi in due diversi scontri con le forze indiane nel distretto di Anantnag.
Fonti militari di Nuova Delhi hanno precisato che due degli uccisi facevano parte del movimento Jaish-e-Mohammed ritenuto responsabile di un attentato contro il Parlamento indiano del dicembre del 2001 che fece 14 morti. La stampa indiana ha inoltre riferito ieri di quattro militari indiani uccisi ieri da colpi d'artiglieria sparati dal versante pakistano attraverso la linea di controllo. Un gruppo di presunti estremisti islamici ha inoltre dato alle fiamme un intero villaggio nella parte indiana della contesa regione. Lo ha riferito l'agenzia di stampa indiana "Uni" precisando che si tratta del villaggio hindu di Nerojal, nel distretto di Rajouri. Non vi sono state vittime e nessun gruppo ha rivendicato l'attacco. Il controllo del Kashmir è al centro di una contesa che ha portato l'anno scorso India e Pakistan sull'orlo di una nuova guerra, evitata grazie alla mediazione internazionale.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
PECHINO, 15.
Con l'elezione, oggi, di Hu Jintao a Presidente della Repubblica Popolare Cinese si è completato il passaggio del potere ad una nuova generazione di leader comunisti. Il sessantenne Hu Jintao, già nominato quattro mesi fa segretario del Partito comunista, succede a Jiang Zemin. Questi, comunque, è stato eletto per altri cinque anni presidente della Commissione Militare Centrale (Cmc), la struttura dalla quale dipendono le forze armate, e ha dunque mantenuto un considerevole potere all'interno della complessa struttura dirigenziale cinese.
Oltre alla nomina di Hu Jintao, l'Assemblea Nazionale del Popolo ha ratificato di fatto tutte le decisioni già prese dal Partito comunista nel suo ultimo Congresso, quello tenuto nel novembre scorso. Vicepresidente è stato eletto Zeng Qinghong, che finora era stato il principale collaboratore di Jiang Zemin. Un altro sessantenne, Wu Bangguo, ha sostituito Li Peng come presidente dell'Assemblea stessa.
Le votazioni hanno comunque segnato una netta affermazione per Hu Jintao. Il nuovo leader, infatti, non solo è stato eletto alla Presidenza della Repubblica con solo quattro voti contrari e tre astenuti (su 2.944 votanti), ma ha avuto anche 36 voti come presidente della Commissione Militare Centrale. Da parte sua, Jiang Zemin è stato eletto a tale cruciale carica con 2.726 voti a favore, con 98 voti contrari, mentre 122 sono stati gli astenuti.
Le percentuali di dissenso sono quindi minime, ma diversi osservatori ritengono che il loro significato non vada sottovalutato, tenendo conto del quadro nel quale si svolgono le votazioni. Sono in molti, infatti, a ritenere che i numeri dimostrano certamente un diffuso gradimento di Hu Jintao come nuovo leader al partito, ma che potrebbero altresì indicare come tra i militari non tutti siano contenti che Jiang Zemin sia rimasto alla testa dell'esercito.
Il processo di ricambio generazionale, che a giudizio di gran parte dei commentatori non indica per il momento alcun cambiamento di rotta politica, si concluderà nei prossimi giorni con la scelta del nuovo Governo. Il candidato a Primo Ministro è Wen Jiabao, un altro esponente di punta della generazione dei sessantenni.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
In attesa del vertice delle Azzorre, al quale l'Italia non prenderà parte in quanto non fa parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il Presidente del Consiglio ha ribadito che in Iraq, se dovesse esplodere il conflitto, non ci saranno soldati italiani. "Non c'è stata chiesta e non ci sarà nessuna partecipazione di militari italiani ad una eventuale azione di disarmo forzoso", ha detto ieri sera, venerdì, Berlusconi, precisando che l'Italia "si è invece messa a disposizione attraverso il Governo e attraverso i colloqui con il Presidente americano e con il Premier inglese per dare aiuti umanitari e servizi logistici per dopo un'eventuale, ripeto eventuale, operazione di disarmo forzoso".
Parole che sono giunte dopo un lungo colloquio al Quirinale tra il Capo dello Stato, lo stesso Berlusconi, il Vicepresidente del Consiglio Fini, il ministro degli Esteri Frattini e Gianni Letta. L'incontro conferma la grande attenzione di Ciampi per l'evoluzione della crisi internazionale. Dal Quirinale, che si trova al centro delle richieste di molti esponenti dell'opposizione affinché assuma un ruolo di garanzia contro l'eventuale ipotesi di un'entrata in guerra dell'Italia, sono state ribadite le preoccupazioni per una crisi di legittimità delle Nazioni Unite e la necessità che si tenga unita l'Unione europea rispetto all'Iraq, secondo le linee politiche messe nero su bianco dal documento dello scorso Consiglio europeo di Bruxelles, salvaguardando il ruolo della Nato.
Bisognerà vedere quali decisioni scaturiranno dal vertice delle Azzorre. Ma se ci fosse un via libera all'azione militare, il Governo italiano avrebbe momenti di grave difficoltà. Ciampi ha certamente ribadito le sue preoccupazioni per la crisi di legittimità delle Nazioni Unite e la sua contrarietà al concetto di guerra preventiva. I centristi e i cattolici (anche quelli di An, come si evince dalle dichiarazioni di Fiori) sembrano attestati sulla stessa linea: Follini ha definito l'attacco unilaterale un errore di fronte al quale l'Italia non potrebbe accettare una sorta di cobelligeranza. Parole che riecheggiano quelle di Buttiglione e che esprimono profonda inquietudine.
Intanto l'opposizione continua a chiedere che il Governo si presenti al più presto alle Camere e qualcuno, come Violante dei Ds, è arrivato a dire che l'Italia non è stata invitata al vertice delle Azzorre proprio a causa della mancanza "di una linea politica" sull'Iraq. Una critica, questa, che l'opposizione ripete da giorni e che è stata ribadita oggi, sabato, dal presidente diessino D'Alema. Ma lo stesso centro sinistra, alle prese con le sue contraddizioni interne anche in vista dell' assemblea fondativa del "nuovo Ulivo", sembra avere una posizione tutt'altro che chiara e univoca.
Il Presidente del Consiglio, pur non nascondendo la propria preoccupazione per l'accelerazione della crisi, sta comunque proseguendo a tutti i livelli i contatti internazionali. E sta anche mettendo a punto la linea del Governo da portare all'esame del Parlamento prendendo in esame tutte le opzioni che sono al momento sul tappeto. Non sono poche, infatti, le varianti da tenere in considerazione, malgrado la strada della soluzione diplomatica sembri ormai quasi del tutto esplorata.
Martedì il Governo riferirà a tre commissioni riunite sulle questioni relative all'utilizzo da parte Usa delle infrastrutture italiane di trasporto e sui connessi problemi di sicurezza. Anche fonti militari della Difesa avevano confermato, prima che lo facesse Berlusconi, che un eventuale concorso militare italiano è "allo stato ipotizzabile solo in una fase due", cioè una fase successiva per la ricostruzione e la pacificazione dell'Iraq.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
BOLOGNA, 15.
Più di un testimone vide Nadia Desdemona Lioce a Bologna nei giorni precedenti e successivi all'omicidio del professor Marco Biagi, avvenuto il 19 marzo 2002: per questo il nome della brigatista, arrestata due settimane fa dopo la tragica sparatoria sul treno Roma-Firenze, è stato iscritto nel registro degli indagati della procura del capoluogo emiliano. Il volto della Lioce è stato infatti riconosciuto da diversi testimoni sentiti dagli investigatori.
Già nei giorni successivi al delitto a molte persone fu mostrata, fra altre decine, anche la fotografia della donna che però ritraeva un viso piuttosto diverso da quello di oggi. Anche per questo motivo, solo recentemente alcuni testimoni hanno potuto riconoscere il volto visto un anno fa. Resta da vedere per quale ruolo nell'omicidio, tra ideazione, preparazione ed esecuzione, la donna sia stata indagata. Le dichiarazioni su chi copriva le spalle ai killer sono confuse e tra essi potrebbe anche esserci una donna. Così come potrebbe esserci nella fase del pedinamento di Biagi dalla stazione a via Valdonica, dove fu ucciso.
"Non sembrano in condizione di lasciare qualcuno a casa in un'azione come quella dell'omicidio Biagi - avevano sottolineato gli inquirenti - tutti i brigatisti, probabilmente, hanno partecipato all'omicidio". È quindi ormai dato per scontato che alla realizzazione dell'assassinio parteciparono molti terroristi. Secondo diverse testimonianze è "ragionevole presumere - hanno scritto in un rapporto i Carabinieri del Reparto operativo di Bologna e quelli del Ros - che all'agguato abbiano partecipato", oltre ai due killer che aspettarono Marco Biagi davanti al portone di casa, "sicuramente altri complici, non meno di due". Sulla stessa linea le conclusioni della Digos bolognese: oltre ai due uomini a bordo dello scooter che aspettarono il professore, è "probabile che vi fossero una o più persone nei luoghi vicini".
Quello della Lioce è il primo nome che viene iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sull'omicidio.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
NUORO, 15.
Stretto riserbo dopo l'operazione compiuta ieri dai Carabinieri a Lula, il paese del Nuorese tristemente famoso per gli episodi di violenza che hanno preso di mira anche le forze dell'ordine (come il 26 gennaio, quando fu teso un agguato a una pattuglia dell'Arma). Duecento uomini con due elicotteri e cinque unità cinofile hanno perquisito case e ovili ma non si sa se siano stati ottenuti risultati decisivi per le indagini.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
ROMA, 15.
La mattina del 16 marzo di 25 anni fa veniva compiuto dalle "Brigate rosse" uno degli atti più tracotanti e feroci della loro sanguinosa storia: un commando di terroristi in via Mario Fani a Roma rapiva l'allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uccidendo brutalmente i cinque agenti di scorta, Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera. Dopo cinquantacinque giorni di atroce prigionia, il 9 maggio, Moro veniva freddamente assassinato e il suo corpo fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, a pochi metri da piazza del Gesù, sede della Dc, e da via delle Botteghe Oscure, sede del Partito comunista italiano.
Sul delitto Moro dopo 25 anni di indagini e di processi restano ancora molti capitoli oscuri. Depistaggi, omissioni, rivelazioni o presunte tali, dietrologie e polemiche hanno accompagnato ogni anno il ricordo di questa pagina terribile della storia recente d'Italia, un atto eversivo che gettò nello smarrimento non solo la gente comune ma un'intera classe politica.
Un anniversario, quello di quest'anno, che cade in un clima tornato nuovamente caldo sul fronte dell'eversione. Infatti la sparatoria di due domeniche fa sul treno Roma-Firenze - nella quale è stato assassinato il soprintendente della Polfer, Emanuele Petri, è rimasto ucciso il brigatista Mario Galesi ed ha permesso la cattura della latitante Nadia Desdemona Lioce - ha fatto ripiombare il Paese nell'incubo degli anni di piombo. Ma le indagini successive a questa sparatoria hanno anche aperto importanti spiragli investigativi sui più recenti fatti di sangue legati al terrorismo, ovvero gli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi (del quale il 19 marzo ricorrerà il primo anniversario).
Venticinque anni dopo la strage di via Fani, dunque, sul Paese incombe ancora l'ombra inquietante del terrorismo. Un terrorismo mai sconfitto, ma che in questi anni si è fatto sentire, a volte attraverso azioni quasi nascoste, altre volte in maniera volutamente eclatante.
Domani in via Fani si ripeteranno, forse in maniera più solenne, le cerimonie in memoria degli agenti e dello statista assassinati. Verranno deposte corone, pronunciati discorsi. La speranza è che nessuno dimentichi, anche perché il pericolo non è ancora stato scongiurato definitivamente.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |
VENEZIA, 15.
Migliorano nel complesso le condizioni dei feriti nella sciagura stradale che giovedì scorso sull'A4 ha causato la morte di tredici persone: la maggior parte di loro, una sessantina, sono stati dimessi dagli ospedali. Quelli in gravi condizioni sono ancora dodici, due dei quali in rianimazione a Mestre.
Al dolore per la tragedia si aggiunge il triste fatto che all'appello mancano ancora i nomi di quattro vittime, tutti uomini, residenti tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Le penose condizioni dei corpi non ne hanno ancora permesso un'identificazione certa.
Intanto sembra ormai confermato che la causa principale del pauroso incidente è stata la velocità eccessiva. Dai riscontri sui cronotachigrafi dei camion è risultato infatti che i mezzi pesanti finiti nei tamponamenti correvano da un minimo di 70 ad un massimo di 90 chilometri all'ora. Quando la visibilità scende sotto i 100 metri, ricorda la Polstrada, non si dovrebbero superare i 50 km/h. E al momento della sciagura il campo visivo non superava i 20 metri. Anche diverse automobili, secondo la Polizia stradale, sfrecciavano a velocità superiore ai 100 chilometri orari.
A far luce sulle eventuali responsabilità saranno le procure di Venezia e di Treviso. Proprio a Treviso, ci sono già due indagati per omicidio colposo: un ventenne di Udine che era alla guida del furgone che ha tamponato l'auto sulla quale ha trovato la morte il vigile del fuoco Mauro Savron. E un autista ceco che con un Tir avrebbe travolto e ucciso Donatella Facchin, 44 anni, di Tolmezzo.
(©L'Osservatore Romano - 16 Marzo 2003)
| [Index] | [Top] | [Home] |