Conquistare la pace con le armi della pace


FERDINANDO MONTUSCHI
L'invito di Giovanni Paolo II alla preghiera e al digiuno è una proposta nettamente diversa dalle tante avanzate in questo delicatissimo periodo storico per conquistare la pace. In questa proposta viene decisamente capovolto l' antico adagio latino - prepara la guerra se vuoi la pace - ed è sostituito con l' opposto invito a preparare la pace se si vuole la pace. Una pace che comincia dall'interiorità di ciascuna persona, da quei luoghi dello spirito che conoscono solo la forza delle convinzioni e il rispetto di valori al di sopra dei quali non ne vengono riconosciuti altri. La conquista della pace con le armi della pace:  ecco la novità della proposta.
Le armi della pace non fanno rumore né creano offesa, ma non per questo sono prive di forza:  hanno il potere della fiducia nelle risorse umane e il potere della fiducia nella presenza divina nella storia degli uomini. La fiducia nell'uomo porta alla convinzione che ogni essere umano può comprendere sia il valore assoluto della pace, sia anche il valore assoluto di ogni vita umana che, sacrificata, vanifica lo stesso valore della pace. La fiducia in Dio riguarda quanti hanno il dono della fede, ma il suo richiamo può aiutare ogni persona ad osservare gli eventi da un punto di vista più elevato e può consentire a ciascuno di uscire da una percezione angusta, ristretta e, per molti aspetti, miope.
La pace conquistata con la guerra diventa infatti inevitabilmente relativa, precaria, provvisoria e pone le premesse per altre guerre finalizzate a conseguire altri momenti di pace, inesorabilmente provvisori. La logica della pace, costantemente riconquistata con la guerra, alimenta così anche un bisogno permanente di guerra che non può mai essere definitivamente eliminato.
Il circuito va pertanto interrotto adottando un metodo di conquista diverso, apparentemente meno efficace ma, a ben vedere, molto più stabile e radicale perché impegna le persone dal profondo delle loro coscienze per una pacificazione, da un lato naturalmente dilagante e, dall'altro, senza effetti negativi di ritorno. Siamo di fronte ad una scommessa audace, pur soggetta a facili critiche e ad equivoci.
La critica più ricorrente è di ritenere ingenua la conquista della pace senza incutere timore al nemico che la minaccia. La certezza che la persona umana si persuada a cambiare comportamento solo se minacciata e punita viene dalla notte dei tempi. La storia dell'educazione degli esseri umani ha molte cose da insegnare al riguardo. La scoperta che la forza delle convinzioni può risultare di gran lunga superiore alla forza della punizioni ha fatto registrare tempi di attesa molto lunghi prima di fare il suo ingresso nei sistemi educativi ed è stata ostacolata da preconcetti ancora oggi attivamente operanti. Si potrà obiettare che gruppi dissennati di terroristi che non credono né alla vita né alla persona umana potranno solo deridere la logica delle "convinzioni". Ma si può anche notare che l'umanità ha oggi un potere di pressione morale e di convinzione sociale ben più potente del crepitio delle armi.
La fiducia nella persona umana e nella sua continua civilizzazione è anche fiducia nelle istituzioni civili, nei modi di convivenza organizzata e motivante sul piano internazionale e mondiale. Gli insegnanti hanno a lungo faticato a scoprire che si può insegnare e correggere comportamenti antisociali senza fare ricorso alle percosse e alle punizioni corporali. Ma oggi hanno capito di avere un potere superiore e una influenza ancora maggiore della paura quando fanno ricorso alla loro autorevolezza, alla loro fermezza, alla loro professionalità che consente anche di capire più in profondità la vera natura dei loro interlocutori e le ragioni della loro aggressività. Oggi la vita degli educatori non è più facile di ieri, né sono più rapidi i cambiamenti che essi desiderano ottenere:  tutti sanno però che è possibile adottare altre metodologie, altre forme di intervento più duraturi, più rispettosi, più umani quando sono ispirati e fondati su metodi di pace.
Si potrà rilevare che i rapporti interpersonali sono di gran lunga diversi dai rapporti fra popoli di mentalità così diverse come quelle che oggi si fronteggiano. Nessuna difficoltà a riconoscerlo:  ma non va nemmeno dimenticato che la crescita della persona è simmetrica alla crescita dell'umanità e le difficoltà che si incontrano non possono essere confuse con la impossibilità a realizzare questo cammino; né va dimenticato che la lunghezza dei tempi previsti non può autorizzare giudizi di ingenuità per quanti intendono intraprendere questa nuova strada.
La pace, conquistata con le armi della pace, può far correre il rischio di indurre ulteriori equivoci. Il digiuno, ad esempio, può essere frainteso ed essere interpretato in chiave dimostrativa o addirittura "offensiva". Siamo infatti abituati ai digiuni ricattatori, minacciosi, apparentemente pacifisti ma sostanzialmente violenti. Digiunare addebitando ad altri le responsabilità delle conseguenze della propria mancata alimentazione, minacciare la propria morte per ottenere un risultato è una forma di violenza che non può far parte dei metodi di pace.
Il digiuno accompagnato dalla preghiera invece ha, in modo evidente, ben altro significato. La "penitenza", secondo l'invito evangelico, non ha bisogno di un pubblico che applauda ma richiede solo coscienze che riflettano. Sapere, e far sapere, che altri sono contemporaneamente impegnati nel digiuno per la pace non significa organizzare una protesta ma collegare delle intenzioni, solidarizzare e mettere in comune l'intento di raggiungere una meta rimanendo uniti e disarmati, convinti e convincenti per rafforzare interiormente l'urgenza di conquistare e di conservare un bene supremo che appartiene a tutti gli esseri umani e non solo a quanti ritengono di avere più ragioni per farlo proprio in esclusiva.
Il vero problema consiste nel credere nell'uomo per credere alla pace e viceversa. Non è possibile mettere in alternativa il valore della persona e il valore della pace senza creare una gerarchia, un relativismo pericoloso e una provvisorietà devastante. Digiunare ha dunque il significato di dimenticare per un momento la ripetitività dei gesti e delle urgenze quotidiane per riflettere, rivedere le priorità e predisporsi ad un impegno con energie umane più profonde al fine di ritrovare quel supplemento di anima che in casi drammatici, come quello presente, è necessario riscoprire e utilizzare. Solo così sarà possibile trovare una forza di convinzione capace di accomunare se stessi a tutta l'umanità. E ciò al fine di fare prevalere le ragioni di una pace da consegnare non a una parte del genere umano - e nemmeno a una maggioranza di nazioni o di continenti - ma alla intera umanità.
Siamo di fronte a una utopia solo apparente e ad una speranza sottile perché le armi sembrano già posizionate per conquistare una pace dichiarata definitiva ma sostanzialmente minuscola, relativa, provvisoria. Proprio ora serve che tutti entrino in contatto più profondo con se stessi per scoprire la grandezza della umanità che vive in ogni essere umano e per osservare da questa altezza la meschinità delle guerre che gli uomini continuano a combattono tra di loro. Capire questo significa introdurre nel "villaggio globale" un'arma più potente di quelle che fanno paura, un'arma che appartiene a tutti per conquistare una pace che sia di tutti.
Il Papa che invita al digiuno invita contemporaneamente alla preghiera:  un'altra potente arma della pace quando non viene a sua volta fraintesa e identificata come uno strumento "di parte". La preghiera è un atto di fiducia verso Chi della pace è annunciatore e garante. La preghiera ha il potere di creare questo misterioso collegamento e di trasformare l'utopia in possibilità reale, la speranza in certezza. Dio rimane mistero nel suo modo di essere presente nella vita di ciascuno e nella storia dei popoli. Noi sappiamo solo, per rivelazione, che possiamo rivolgerci a Lui chiamandolo "Padre nostro...".
Possiamo allora riconoscere che non c'è momento più adatto di questo per accogliere il Suo invito affinché la pace sia per tutti, anche per quanti la odiano, la combattono o la vogliono solo per sé. Da fronti contrapposti la pace vera non sarà mai raggiunta.
L'invito del Papa oltrepassa ogni confine - geografico, etnico, ideologico... -, e la preghiera a cui fa riferimento, da qualunque coscienza o credenza abbia origine, ha il potere di costruire un nuovo, interiore atteggiamento che consente ad ogni persona di sopraelevare la mente al fine di osservare il destino di tutti gli uomini da un punto di vista più elevato per poter apprezzare il bene della pace nella sua autentica portata e nella sua reale pienezza.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)
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IRAQ Per la Spagna una nuova risoluzione potrebbe essere ritirata di fronte alla determinazione francese a votare contro

Gli Stati Uniti disposti a far slittare l'ultimatum
in cambio dell'appoggio del Consiglio di sicurezza


NEW YORK, 12.
Gli Stati Uniti sembrano disposti ad accettare uno slittamento dell'ultimatum all'Iraq, ma non intendono spostare la data alla fine di aprile, come proposto dai sei membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu che ancora non hanno deciso se appoggiare o meno un'eventuale azione armata.
Dopo i numerosi contatti diplomatici registrati ieri, il momento del conflitto pare allontanarsi, anche se il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, ha ripetuto che il tempo a disposizione non è molto. La risoluzione presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna che fissa l'ultimatum per il disarmo dell'Iraq sarà messa ai voti "questa settimana", ha detto Fleischer. Oggi - ed è notizia dell'ultima ora - il Ministro degli esteri spagnolo, Ana de Palacio, ha tuttavia affermato che, di fronte alla determinazione francese a votare contro, la risoluzione potrebbe essere ritirata.
Anche il Governo britannico, che trova delle resistenze interne alla politica della guerra, è pronto a prendere in considerazione uno slittamento dell'ultimatum, fissato inizialmente per il 17 marzo, ma non oltre la fine del mese. "Non guardate al di là di marzo", ha detto l'Ambasciatore di Londra presso le Nazioni Unite, Jeremy Greenstock.
Secondo gli esperti il rinvio di qualche giorno sarebbe funzionale ai piani di Washington che da una parte avrà tempo per rilanciare la trattativa con la Turchia per ottenere l'autorizzazione al passaggio delle truppe, e dall'altra potrà continuare l'azione diplomatica alla ricerca dei voti necessari per l'approvazione della risoluzione in Consiglio di sicurezza. Fondamentali per il raggiungimento del quorum di nove adesioni sono i cosiddetti Paesi indecisi:  Angola, Camerun, Cile, Guinea, Messico e Pakistan. Il gruppo ha proposto di rimandare di 45 giorni l'ultimatum, ma è disposto a trattare.
Sul fronte opposto Parigi, Mosca e Pechino continuano a chiedere il rafforzamento delle ispezioni e l'abbandono di propositi bellici. La mediazione è condotta principalmente dalla Gran Bretagna. Senza farne una proposta formale, l'Ambasciatore di Londra al Palazzo di Vetro sta lavorando su un piano che si articola in due tempi:  in una prima fase Saddam Hussein avrebbe dieci giorni per provare che ha assunto la decisione strategica di disarmare in modo pacifico e per soddisfare alcune precise richieste, in un secondo momento gli ispettori sarebbero chiamati a verificare l'effettiva dismissione degli arsenali proibiti.
I contatti tra le parti si susseguono senza soluzione di continuità. Il Presidente degli Usa, George W. Bush, prosegue quella che i suoi collaboratori definiscono un'"intensa" diplomazia telefonica, nel tentativo d'ottenere appoggi e di smussare le resistenze. Nelle ultime 48 ore, Bush ha parlato con una dozzina di leader. Anche la Francia sta cercando di portare dalla sua parte diversi Paesi e in questi giorni l'attenzione sembra concentrarsi su alcuni Governi africani. Il Ministro degli esteri, Dominique de Villepin, ha visitato l'Angola, la Guinea e il Camerun, membri non permanenti del Consiglio di sicurezza, per convincerli a votare contro la risoluzione americana.
Su richiesta del movimento dei Paesi non allineati, che rappresenta circa 115 Nazioni, ieri si è inoltre aperto al Palazzo di Vetro un altro dibattito sulla crisi. Il vertice ha imposto lo slittamento del voto e ha offerto ulteriori occasioni di consultazione e di negoziato. Al vertice è intervenuto l'Ambasciatore dell'Iraq presso l'Onu Mohammed Aldouri, che ha assicurato l'impegno del suo Governo a collaborare con gli ispettori e ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché fermi la guerra. "L'Iraq ribadisce che il modo migliore per risolvere la crisi consiste in mezzi pacifici, dialogo e collaborazione", ha detto Aldouri affermando inoltre che il suo Paese non è in possesso di armi di distruzione di massa.
Intanto gli Ambasciatori accreditati in Iraq continuano a chiudere i battenti delle loro rappresentanze diplomatiche. Ieri è stato il turno delle Ambasciate di Thailandia e Repubblica Ceca, mentre gran parte delle altre ormai sono presidiate solo da agenti della sicurezza e personale locale. Gran parte del personale delle Agenzia umanitarie dell'Onu ha già lasciato l'Iraq, mentre sono ancora al lavoro gli esperti della Commissione di verifica e disarmo (Unmovic). Tra la popolazione cresce la preoccupazione. In questi giorni a Bagdad "c'è tanta paura e tanta speranza" ha detto l'Ausiliare emerito di Babilonia dei Caldei, Emmanuel-Karim Delly. "Come faccio a spiegare alla mia gente, alla mia povera gente di Bagdad, che dobbiamo prepararci a morire solo perché l'Iraq è importante per il petrolio e per la sua posizione geografica?", ha aggiunto. "Conosciamo sulla nostra pelle che cosa vuol dire la guerra. Non crediamo alle bombe intelligenti e sappiamo che ci saranno morte e distruzione", ha continuato il Presule. "Ho chiesto a tutti di pregare:  ai fratelli cristiani, ma anche ai fratelli musulmani", ha concluso.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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MEDIO ORIENTE Sale la tensione ad Hebron

Altri due morti
in scontri a fuoco


TEL AVIV, 12.
Un soldato israeliano e un militante palestinese sono morti stamani in uno scontro a fuoco a Saida, un centro situato tra Tulkarem e Nablus. Secondo le prime ricostruzioni reparti dell'esercito erano impegnati in perlustrazioni e perquisizioni nel villaggio quando sono stati attaccati da un commando di tre palestinesi. Al termine della sparatoria uno dei tre militanti è stato arrestato, mentre il terzo è ricercato dai militari.
In due anni e mezzo di Intifada sono morti 2.929 palestinesi, compresi gli attentatori suicidi e le persone decedute per ritardato arrivo in ospedale a causa dei posti di blocco israeliani. I feriti sono stati 44 mila. I dati, diffusi ieri dal Ministero della sanità dell'Autorità Palestinese, divergono da quelli pubblicati da Bezelem, il centro israeliano per la difesa dei diritti umani nei Territori. Secondo quest'ultima fonte, nel periodo compreso tra il 28 settembre 2000 e l'8 marzo di quest'anno, i soldati israeliani hanno ucciso nei Territori 1.859 palestinesi, 337 dei quali al di sotto dei 18 anni. Altri 28 palestinesi sono stati uccisi da coloni.
Commentando i tragici avvenimenti delle ultime settimane il leader laburista Amram Mitzna ha detto che le forze armate israeliane non sono più in grado di garantire la sicurezza di tutti gli insediamenti, specialmente a Hebron, dove poche centinaia di coloni vivono in un quartiere circondato dalla città araba. Le parole di Mitzna hanno destato l'immediata indignazione fra i coloni.
Proprio a Hebron, nella notte tra lunedì e martedì, israeliani e palestinesi si sono scontrati per diverse ore. Un soldato è stato ucciso e cinque sono rimasti feriti, mentre il corpo di un militante islamico è stato ritrovato tra le macerie di un edificio demolito dall'esercito.
Nel fitto tessuto urbano di Hebron vivono 140.000 palestinesi, cinquecento coloni ebrei e mille soldati di guardia. Il 25 febbraio di otto anni fa il colono Baruch Goldstein massacrò oltre trenta musulmani nella Tomba dei Patriarchi. Il Governo di Yitzhak Rabin era stato allora sul punto di ordinare il trasferimento dei coloni da Hebron nel vicino insediamento di Kiryat Arba. Ma le pressioni dei coloni in Parlamento lo fecero desistere. Negli ultimi quattro mesi, a Hebron 25 israeliani sono stati uccisi in attentati palestinesi.
Sul fronte politico, intanto, si stringono i tempi per la nomina di Mahmud Abbas alla carica di Primo Ministro palestinese. Il Presidente dell'Ap, Yasser Arafat, potrebbe ratificare entro 24 ore gli emendamenti approvati dal Consiglio legislativo (Clp), che ha introdotto la figura del Premier. Il quotidiano "Al Ayyam" di Ramallah prevede tempi più lunghi. Arafat esaminerà i 14 emendamenti allo Statuto dell'Ap che hanno sancito la creazione della carica di Premier e avrà 15 giorni di tempo per ratificarli, spiega il quotidiano. Gli emendamenti verranno poi pubblicati dalla Gazzetta ufficiale. Solo a quel punto il Presidente dovrebbe affidare ad Abbas l'incarico. Il Premier incaricato avrà tre settimane di tempo per annunciare la costituzione del nuovo Esecutivo, con una eventuale proroga di 15 giorni in caso dovesse incontrare difficoltà. Spetterà poi al Clp votare la fiducia. A quel punto il Premier palestinese entrerà in carica e avrà la responsabilità di mantenere l'ordine nei Territori e di garantire la sicurezza. La presidenza dell'Ap continuerà a controllare le forze di sicurezza e si occuperà di politica estera.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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Ucciso a Belgrado il Premier serbo Zoran Djindjic


BELGRADO, 12.
Il Primo Ministro serbo, Zoran Djindjic, è stato assassinato questa mattina in un attentato compiuto a Belgrado davanti all'edificio del Governo. Secondo fonti locali riprese dall'"Ansa", il Premier serbo è stato raggiunto dai colpi d'arma da fuoco esplosi da tre sicari che sono attivamente ricercati dalla polizia. Djindjic, colpito allo stomaco e alle spalle, è stato ricoverato in ospedale dove è stato invano sottoposto ad un intervento chirurgico d'urgenza.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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Repubblica del Congo: 
il virus Ebola provoca cento morti


BRAZZAVILLE, 12.
Il virus Ebola, in una nuova recrudescenza epidemica nella Repubblica del Congo, ha causato la morte di cento persone, ed ha falcidiato i gorilla. È stato il Ministro della sanità, Alain Moka, a dare notizia, ieri, del nuovo, drammatico bilancio di vittime dell'epidemia, nel corso di un incontro organizzato per ricevere le donazioni fatte al fine di aiutare a combattere la diffusione del letale virus. L'ultima epidemia nella Repubblica del Congo è scoppiata nel mese di gennaio, nelle fitte foreste della regione di Cuvette-Ouest, circa settecento chilometri a Nord della capitale.
"Il Governo ha già speso trecento milioni di franchi per mettere in opera la struttura logistica necessaria per aiutare le persone colpite, ma lo Stato da solo non può farcela" - ha dichiarato il Ministro della sanità, citato dall'agenzia "Ansa" -. Dobbiamo avere l'appoggio di tutti e della comunità internazionale". Come spiegano le autorità competenti, non vi è al momento una terapia che possa combattere e neutralizzare il morbo di Ebola. Esso si trasmette attraverso fluidi corporei infetti e presenta sintomi quali febbre alta e mal di testa, fino a provocare emoraggie interne ed esterne. Le autorità della Repubblica del Conggo hanno cercato, per quanto possibile, di isolare le zone colpite e di impedire alla gente di mangiare carne di scimmia, abitudine che risulta essere largamente in uso nel territorio.
Ricorda l'agenzia "Ansa" che verso la fine del 2002, le scimmie - in particolare gorilla e scimpanzé - hanno cominciato ad essere sterminati dal morbo. Secondo gli esperti, l'impatto è stato devastante nel parco Lossi, che si estende su 320 chilometri quadrati nella regione di Cuvette Ouest. "Nella riserva, da circa 1.200 gorilla siamo scesi ad appena 450", ha detto la primatologa Bermejo Magdalena, che ha anche espresso il timore che l'epidemia possa propagarsi al vicino parco Odzala, e da lí alle foreste del Gabon. La primatologa ha poi aggiunto che se anche Odzala viene raggiunto dall'epidemia, "allora saranno circa 20.000 i gorilla minacciati". Ricorda l'"Ansa" che il virus Ebola ha causato la morte di 73 persone in Gabon tra l'ottobre 2001 ed il febbraio 2002. Secondo gli esperti, l'attuale epidemia potrebbe produrre effetti ancora più gravi.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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AIEA Appello del Direttore generale dell'Agenzia El Baradei per maggiori controlli

Conferenza sul miglioramento
della difesa da fonti radioattive


VIENNA, 12.
Terroristi che non esitano a sacrificare la loro vita potrebbero far esplodere una bomba radioattiva, o "bomba sporca", seminando il panico tra la popolazione:  questo lo scenario di riferimento della Conferenza sul miglioramento della difesa delle fonti radioattive, organizzata dall'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica dell'Onu.
"Il pericolo rappresentato dalla manipolazione di sostanze nucleari non è più un deterrente sufficiente - ha detto ieri a Vienna il Direttore generale dell'Aiea, Mohamed El Baradei - per terroristi pronti a mettere a rischio la loro esistenza". El Baradei ha chiesto un controllo sulle fonti di radioattività "dalla culla alla tomba", se si vuole salvaguardare l'umanità dal rischio di radiazioni.
Il Direttore dell'Agenzia dell'Onu, inaugurando una conferenza di tre giorni sulla difesa delle fonti radioattive alla quale prendono parte fino a domani 600 esperti di 110 Paesi, nella sua introduzione non ha neanche accennato alla possibile guerra in Iraq o alla ripresa delle attività nucleari della Corea del Nord. Ma l'argomento era ben presente nelle varie sedi dei lavori, che si svolgono nell'ex palazzo imperiale di Vienna, all'Hofburg. L'attenzione dei partecipanti alle conferenza, che è sponsorizzata da Stati Uniti e Russia presenti con i rispettivi Ministri dell'energia, Spencer Abraham e Alexander Rumjanzeve, si è concentrata soprattutto sulle cosiddette "bombe sporche". Dopo i disumani attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 contro Washington e contro New York sono stati rafforzati i controlli e le misure di sicurezza, ma molto deve ancora essere fatto per garantire che nessuna fonte di radiazioni, di quelle che vengono usate ormai in almeno 20.000 casi dall'industria o dalla medicina di tutto il mondo (secondo i dati forniti dal Direttore generale dell'Aiea, El Baradei) possa finire in mano a terroristi.
Gli Stati Uniti hanno presentato un progetto per migliorare la cooperazione internazionale in difesa del materiale radioattivo. Il primo passo dell'iniziativa, annunciata da Abraham, prevede un miglioramento delle iniziative nazionali per registrare e proteggere le fonti radioattive ad alto rischio. Abraham ha annunciato in questo contesto l'allargamento della cooperazione trilaterale finora portata avanti da Aiea, Stati Uniti e Russia ad altri Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo. Gli Stati Uniti hanno deciso per questo di stanziare il prossimo anno tre milioni di dollari da investire nella ricerca, protezione e controllo di fonti radioattive finora non registrate.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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Filippine:  iniziative di preghiera sul luogo
della terribile strage di Davao


MANILA, 12.
Il luogo del dolore diventerà, per la Quaresima, il luogo della preghiera. Infatti, - rende noto l'agenzia missionaria "Fides" - dove è stata perpetrata la strage di Davao (il 5 marzo scorso un attentato all'aeroporto ha causato 21 morti e 150 feriti) si organizzeranno nel tempo quaresimale incontri di preghiera e veglie, per ricordare le vittime e per invocare da Dio la pace.
Già nel giorno del Mercoledì delle Ceneri, Vescovi, sacerdoti e fedeli del Sud delle Filippine si sono riuniti a Davao, celebrando lí il rito delle Sacre Ceneri. Ora - informa la "Fides" - il Padre redentorista Juvenal Moraleda ha promosso il "Movimento di preghiera 11.58", così intitolato dall'ora in cui è avvenuto l'attentato:  l'invito che viene rivolto ai fedeli è quello di dedicare al mattino un breve momento di orazione personale per la pace nelle loro case, e a ritrovarsi sul luogo della strage per vivere e condividere altri momenti di preghiera comunitaria. "Il nostro Movimento - spiega Padre Moraleda - mira a coinvolgere tutte le persone che fisicamente non sono presenti qui:  costoro possono comunque unirsi a noi con la loro preghiera personale, dovunque essi siano".

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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TERRORISMO Il ministro Pisanu conferma

Squarci di luce sui delitti
D'Antona e Biagi


ROMA, 12.
"Squarci di luce" sui delitti Biagi e D'Antona. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nel corso della trasmissione televisiva riferendosi alle novità emerse nelle indagini dopo l'arresto di Nadia Desdemona Lioce e l'uccisione di Mario Galesi. "I fatti della scorsa domenica - ha spiegato il ministro - mettono a disposizione una serie di elementi che devono essere studiati e approfonditi con cura e che ci possono portare ad individuare i responsabili di questi due delitti che hanno così profondamente colpito ed offeso la coscienza democratica del nostro Paese".
"Io - ha aggiunto Pisanu - avevo detto ad ottobre che non camminavamo più nel buio. Oggi posso dire che ci sono degli squarci di luce che le indagini dovrebbero allargare per portarci pian piano alla verità".
Alla domanda se Biagi e D'Antona siano stati ammazzati da persone orientate o dirette da altre persone vicine ai brigatisti, il ministro ha risposto "molto probabilmente sì. Questa idea ce l'eravamo fatta da tempo. La stessa magistratura romana aveva spiccato a suo tempo un mandato di cattura che riguardava quattro brigatisti irriducibili in carcere ed altri quattro invece ancora a piede libero, tra i quali la Lioce, Pegna ed altri, e stavamo dunque da tempo lavorando in questa direzione".
Secondo Pisanu poi, "a leggere l'ultimo documento prodotto dalla Lioce c'è una continuità ideologica e politica tra le nuove "Brigate rosse" e le vecchie". Il contesto, ha sottolineato, "naturalmente è cambiato, l'organizzazione non è più quella che fu capace di sequestrare il presidente Moro e poi, dopo un lungo calvario di 55 giorni, giustiziarlo, ma questa organizzazione c'è, si rifà a quel modello e sta facendo reclutamenti". Ci sono almeno cinque sigle, ha concluso il ministro, "riconducibili alla matrice marxista e leninista che si muovono chiaramente in direzione delle "Br", di un nuovo partito combattente per il comunismo".
Intanto, Mario Galesi è stato riconosciuto in fotografia come uno di coloro che si trovavano in via Lomazzo la sera dell'8 gennaio quando l'auto del direttore del "Sole-24 Ore", Guido Gentili, venne inseguita da una moto con due persone a bordo. Il riconoscimento è stato fatto dall'agente di scorta. Gli investigatori, per ora, manifestano cautela.
Infine sarebbe stata fatta da una località del veneziano, e precisamente da una cabina telefonica situata davanti al municipio di Cinto Caomaggiore, la telefonata giunta domenica sera alla redazione dell'Ansa del Veneto da parte di uno sconosciuto che ha detto di parlare a nome degli "Nuclei territoriali antimperialisti" (Nta). L'uomo, la cui voce era fortemente distorta, aveva annunciato l'apertura di una "campagna di lotta" e segnalato la presenza di volantini a Udine e Pordenone. Proprio in questi documenti emerge un elemento di particolare interesse per gli investigatori:  un inaspettato accostamento fra Galesi e Carlo Giuliani, il giovane "no global" morto durante il "G8" a Genova.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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ECONOMIA Crescita dell'1,3% nel 2003 secondo l'Fmi

Debito pubblico in calo
dal novembre al dicembre scorsi
ma superiore a quello del 2001


ROMA, 12.
Nel dicembre scorso il debito delle amministrazioni pubbliche è sceso al di sotto dei 1.400 miliardi di euro, risultando pari a 1.342 miliardi. A novembre era stato di 1.404.464 milioni di euro. Rispetto, però, a dicembre 2001, il debito (che ammontava a 1.336 miliardi) è cresciuto di oltre 6 miliardi di euro, con una variazione pari allo 0,45%.
Secondo gli ultimi dati pubblicati ieri nel supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia, il debito delle pubbliche amministrazioni scende comunque al di sotto del "picco" toccato in novembre grazie alla consistente riduzione di 62.122 milioni. Un arretramento che riporta il debito indietro di dodici mesi, al di sotto dei 1.355 miliardi fatti registrare nel gennaio 2002.
Il Governo valuta positivamente il dato. Secondo il Sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, "la diminuzione del debito rappresenta un elemento importante sul fronte del Patto di stabilità europeo. Ora siamo dentro i limiti, non solo del deficit annuale, ma anche del debito. Quindi questo è da considerarsi come un bel passo avanti".
Anche Luigi Casero, responsabile economico di Fi, commenta positivamente i dati della Banca d'Italia:  "Dopo mesi di polemiche e di annunci catastrofici - ha detto - fatti quasi quotidianamente da numerosi esponenti dell'opposizione, il quadro emerso oggi dimostra con chiarezza come la politica di rigore e di fiducia sulle potenzialità dell'economia italiana stia dando i primi risultati"
Intanto però il Fondo monetario internazionale (Fmi) riduce, secondo anticipazioni pubblicate da fonti d'informazione estere, le stime di crescita economica per l'Italia. L'Fmi parla infatti di 2003 segnato dal possibile conflitto iracheno, con una crescita dell'economia mondiale di poco superiore al 3% e quella italiana ancorata all'1,3%, in flessione rispetto alla precedente stima del 2,3% ma accreditata di una risalita al 2,5% nel 2004.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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SCUOLA Al Senato con 146 sì, 101 no e 2 astenuti

Via libera definitiva
alla riforma Moratti


ROMA, 12.
Via libera definitiva alla riforma della scuola del ministro Letizia Moratti dopo il sì di oggi da parte dell'aula di palazzo Madama (146 sì, 101 no e due astenuti). La nuova scuola, che ridisegna i cicli scolastici, prevede varie novità, dall'anticipo dell'età di accesso alle scuole dell'infanzia ed elementari al nuovo percorso della formazione professionale. Ma, soprattutto, si tratta della prima riforma organica della scuola italiana dopo quella Gentile del 1923. Rispetto all'impostazione Gentile - che privilegiava una visione storicistica e di stampo umanistico forse a detrimento delle discipline scientifiche - la nuova scuola segnerà una svolta. Ecco come cambierà con la legge di riforma approvata oggi. Alle elementari a cinque anni e mezzo, e fino a 18 anni nel sistema dell'istruzione. La riforma Moratti ridisegna i cicli scolastici del futuro. Prevede un percorso comune per tutti fino alla terza media; poi bisognerà scegliere tra scuola superiore (divisa in otto licei) o formazione professionale. Altri punti centrali della riforma sono:  la lingua straniera e il computer obbligatori già dalle elementari, valutazione del profitto fatta ogni due anni (chi non raggiunge il minimo viene bocciato), alternanza scuola-lavoro nella formazione professionale. Il Governo viene delegato ad attuare la riforma nei 24 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge che riordina il sistema dei cicli scolastici. Il primo ciclo dell'istruzione durerà in tutto otto anni:  cinque per le elementari e tre per la secondaria. Potranno iscriversi i bambini di cinque anni e mezzo (quelli che compiranno sei anni entro il 28 febbraio per il 2004 e il 30 aprile per gli anni successivi). Al termine delle elementari non ci sarà più l'esame di Stato, ma si passerà direttamente alle medie. Sin dal primo anno delle elementari si studierà una lingua straniera; i bambini saranno anche introdotti all'uso del computer. Nei successivi tre anni è previsto l'insegnamento obbligatorio. Prevista l'istituzione di un nucleo che avrà il compito di verificare la qualità dell'insegnamento e il livello culturale degli studenti.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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Si accorcia la catena di controllo
di Telecom Italia


MILANO, 12.
Una doppia fusione Pirelli-Pirellina e Olivetti-Telecom (il cui concambio previsto è di 7 a 1), un prestito da 15 miliardi di euro negoziato da Telecom con un pool di banche oltre a un'opa parziale di Olivetti su Telecom. Sarebbero questi i punti principali del mega piano di riassetto del gruppo Olivetti-Telecom messo a punto da Marco Tronchetti Provera. Un taglio epocale alla catena di controllo del gruppo delle tlc che, almeno nelle attese, non dovrebbe diluire la posizione di Olimpia. Proprio gli ultimi tasselli del piano sono stati definiti dal numero uno del gruppo in una maratona senza precedenti di cda delle società della scuderia. La serie di riunioni ha così coinvolto in rapida successione i consigli di Camfin, Pirellina, Pirelli, Seat, Olivetti e Telecom.
Il prossimo Cda di Seat esaminerà "eventuali ipotesi di diversa struttura organizzativa, ivi compresa una soluzione di riassetto societario".
Le operazioni conclusesi questa notte "porteranno ad una conferma per i prossimi tre anni del dividendo che sarà mantenuto".

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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Immunità parlamentare:  nel dibattito
riemerge la proposta di Antonio Maccanico


ROMA, 12.
Sono assai ridotte le possibilità di un'iniziativa della maggioranza, in aula alla Camera, per inserire sotto forma di emendamento la sospensione dei processi a carico di parlamentari e membri del Governo nella legge di attuazione della riforma dell'immunità parlamentare. All'interno della Cdl manca infatti un accordo politico, in particolare per la contrarietà di An e dell'Udc.
Resterebbero, tuttavia, due alternative:  una rappresentata dalla proposta di legge ordinaria che punta a sospendere i processi per ministri e parlamentari senza toccare la Costituzione ma solo attraverso una modifica dell'articolo 50 del Codice di procedura penale. In sintesi, sarebbero sospesi i procedimenti penali, senza pregiudizio per le indagini preliminari, per ministri e parlamentari, fatte salve alcune ipotesi di reato come, ad esempio, terrorismo e mafia.
La seconda ipotesi prevede l'improcedibilità per Capo dello Stato, Presidente del Consiglio, Presidenti delle Camere e della Corte costituzionale, fino alla fine del loro mandato, e si basa sulla proposta avanzata da Antonio Maccanico (Margherita) già ai tempi della legge Cirami. Ma anche questa carta, la sola gradita anche a Udc e An, potrebbe non essere giocata. Anche perché, non riguardando parlamentari, c'è chi la ritiene "estranea alla materia". Banco di prova potrebbe essere la riunione odierna del comitato dei nove delle commissioni congiunte Giustizia e Affari Costituzionali della Camera. In ogni caso il voto sugli emendamenti sarà probabilmente rinviato a domani.

(©L'Osservatore Romano - 13 Marzo 2003)

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