MEDIO ORIENTE Occorre uno sforzo di comprensione tra israeliani e palestinesi

Soltanto il coraggio del dialogo può riportare la pace

nella Terra Santa martoriata dalla violenza

Dopo un attentato l'aviazione di Tel Aviv bombarda per rappresaglia i Territori

"Non si può dimenticare che situazioni di oppressione e di emarginazione sono spesso all'origine delle manifestazioni di violenza e di terrorismo":  le parole pronunciate giovedì 24 gennaio da Giovanni Paolo II ad Assisi alla Giornata di preghiera per la pace nel mondo fotografano la situazione in Medio Oriente indicando al contempo il percorso da seguire per riportare la pace in Terra Santa. Il dialogo è l'unico strumento in grado di restituire serenità ad una regione martoriata da decenni da guerre, scontri, attentati e rappresaglie. Una regione precipitata in una tragica spirale di violenza che non può che condurre nel vicolo cieco dell'odio. "Le tenebre non si dissipano con le armi; le tenebre si allontanano accendendo fari di luce", ha detto il Papa. E questa è la strada da battere, se si vuole concedere ad israeliani e palestinesi la possibilità di una vita tranquilla, non minacciata costantemente dalla follia del terrore. Per fare questo occorre che le parti abbiano il coraggio di ascoltare le ragioni dell'altro, in un reciproco sforzo di comprensione che solo può aiutare a sconfiggere la logica della vendetta.
TEL AVIV, 26.
Sul terreno però la situazione rimane particolarmente tesa. Stamani a Ramallah è morto un ragazzo palestinese che era rimasto gravemente ferito quattro giorni fa in scontri con i soldati israeliani. Ieri sera Gaza e Tulkarem sono state bersaglio della rappresaglia israeliana seguita all'attentato suicida compiuto a Tel Aviv da un diciassettenne appartenente alla Jihad islamica. Dodici persone sono rimaste ferite nei raid, che l'Autorità Palestinese (Ap) ha duramente condannato. Caccia F-16 israeliani hanno bombardato a due riprese il campo di Ansar, a Gaza, dove ha sede "Forza 17", la guardia personale del Presidente dell'Ap, Yasser Arafat. A Tulkarem, nel Nord della Cisgiordania, un aereo israeliano ha lanciato un missile contro un edificio vicino agli uffici del Governatore, già bombardati il 18 gennaio scorso.
Un portavoce dell'esercito israeliano ha confermato che l'aviazione "ha attaccato due obiettivi a Tulkarem in risposta alle operazioni terroristiche palestinesi". La città "è un centro operativo per attentati", ha aggiunto. A Gaza, ha continuato, gli aerei israeliani hanno preso di mira "un garage di veicoli blindati di "Forza 17"" in risposta "al lancio di tre razzi contro Erez", il passaggio fra la Striscia di Gaza e il territorio israeliano. Tel Aviv, hanno riferito fonti palestinesi, ha invitato l'Ap a sgomberare le sedi di Betlemme, che potrebbero essere bersagli di nuovi attacchi.
La direzione palestinese, un'istanza presieduta da Arafat che include i membri del Governo e i componenti del Comitato esecutivo dell'Olp, ha definito i raid una "grave escalation che giunge nel momento in cui stiamo compiendo giganteschi sforzi per consolidare il cessate-il-fuoco ed impedire qualsiasi azione militare". In un comunicato ufficiale, che giudica il Premier israeliano Ariel Sharon responsabile dell'impennata di violenza, i palestinesi riferiscono che i caccia hanno bombardato installazioni della marina e l'eliporto presidenziale.
Nei giorni scorsi l'Ap ha chiesto agli Stati Uniti l'invio del mediatore Anthony Zinni, che si è già recato due volte nella regione senza ottenere risultati. Il Presidente George W. Bush ha però criticato il modo in cui i palestinesi gestiscono la crisi. "Sono deluso da Arafat, che deve fare un pieno sforzo per eliminare il terrorismo dal Medio Oriente", ha detto Bush durante un viaggio a Portland, nel Maine. "Ordinare delle armi non è combattere il terrorismo, è rafforzare il terrorismo", ha aggiunto facendo riferimento alla nave carica di materiale bellico diretto nei Territori sequestrata il 3 gennaio scorso da Israele nel Mar Rosso. "Il Presidente comprende le ragioni di Israele e le misure che ha deciso di assumere, spetta ad Arafat dimostrare la sua leadership nella lotta al terrorismo", ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer.
Da parte sua il Segretario di Stato Colin Powell, che mantiene i contatti telefonici con Arafat e Sharon, ha sottolineato che gli Usa stanno "valutando una gamma di opzioni" per un eventuale irrigidimento della posizione nei confronti dei palestinesi. Fra le possibilità discusse figurano la chiusura degli uffici dell'Ap a Washington, la sospensione della missione di Zinni e l'iscrizione delle forze di sicurezza dell'Ap nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il capo in Cisgiordania del servizio di sicurezza preventiva dell'Ap ha risposto a Powell sottolineando che "sarebbe irrazionale da parte degli Usa applicare sanzioni contro il Presidente Arafat". (©L'Osservatore Romano -27 Gennaio 2002)