Donna Prassede e il massacro di Waco

Marcello Gardani, 25 Agosto 1996

Il 28 Febbraio 1993, a Waco, in Texas, Stati Uniti, un gruppo di agenti dell'ATF (Alcohol, Tobacco and Firearms) bureau, cioè l'ufficio statunitense preposto al controllo di alcool, tabacco ed armi da fuoco, attaccò con le armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco ed un assedio di 51 giorni, che si concluse con l'uccisione di quattro agenti dell'ATF e di 86 seguaci di Koresh, compreso lui e 24 bambini.

Assistendo al film "Waco - il giorno del sacrificio", di Dick Lowry, che ne racconta in modo non so quanto romanzato e fazioso, ma sicuramente incompleto (manca interamente l'assedio e il massacro finale), la vicenda, una delle scene mi ha colpito: quella in cui il capo dell'ATF raccomanda ai propri commilitoni di impedire che qualche appartenente alla comunità inghiotta del cianuro, affermando "Dobbiamo proteggere quei poveracci anche da loro stessi".

Affermazione questa indice di grande bontà d'animo.
O no?

Poi, però, il medesimo parte alla carica e uccide il fondatore della setta ed altri 85 adepti, dopo un assedio senza pietà durato 51 giorni.

Allora, come si concilia questa grande bontà d'animo con 86 omicidi premeditati o, se non premeditati, almeno prevedibili?

E' stato in quel preciso momento che, con un effetto istantaneo di "deja vu", mi è tornata alla mente Donna Prassede. La vicenda è nota a gran parte dei lettori italiani, probabilmente poco agli altri. Mi scuseranno i primi se mi dilungo un attimo per i secondi.
Tutto nasce dal genio di Alessandro Manzoni, creatore di quello stupendo monumento letterario che risponde al nome de "I promessi sposi". Sebbene nella trama non ci siano differenze significative, rispetto ad una biquotidiana "soap opera" televisiva, la godibilità dell'opera nasce dall'abilità e dalla profondità con cui il buon "Sandro" riesce a introdurre magnificamente i personaggi, la loro epoca (1630) e, insieme, l'eternità della natura umana.
Donna Prassede (capitolo XXV e seguenti) è un personaggio minore, moglie di Don Ferrante, uomo dalla cultura tanto vasta quanto inutile, che ospita per un certo periodo di tempo la povera Lucia, insidiata dal ricco prepotente Don Rodrigo ma in realtà promessa sposa dell'altrettanto povero Renzo.
Perché questo ricordo letterario? Perché Donna Prassede tormenta Lucia, credendo Renzo un malandrino, affinché lei lo lasci. Insiste continuamente, nonostante le sue prediche provochino continue crisi di pianto a Lucia, perché, e questo è il punto, si sente in diritto di beneficare Lucia anche facendola soffrire e si sente in diritto di giudicare non solo ciò che sia bene per sé, ma anche quel che sia bene per Lucia.
Atteggiamento questo di un'arroganza sconfinata e di una pericolosità senza pari. E' da personaggi di questo genere che l'umanità può attendersi i peggiori deliri di violenza.
Mentre c'è la speranza che un criminale cosciente del male che compie si possa anche pentire, o almeno non si comporti in maniera autolesionistica per compierlo, un criminale fanatico convinto di compiere il bene non si pentirà mai.
Non dobbiamo andare lontani, per pescare gli esempi in proposito. Basta sfogliare ancora i Promessi Sposi. Ci sono altri due caratteri criminali esemplari. L'uno, il piccolo criminale (benché gentiluomo...) Don Rodrigo, esercita violenza su Lucia per imporle i suoi desideri lascivi e fatui e non si pente del male che si rende conto di compiere. L'altro, l'Innominato, criminale ben più grande del precedente e da lui invocato, esercita ugualmente violenza su Lucia, ma proprio il fatto che se ne renda conto permette che il germe della conversione cristiana si sviluppi e sbocci in lui.
Questo procedimento è assolutamente impossibile in Donna Prassede.
Come acutamente nota Manzoni:
"Se donna Prassede fosse stata spinta a trattarla in quella maniera da qualche odio inveterato contro di lei, forse quelle lacrime l'avrebbero, tocca e fatta smettere; ma parlando a fin di bene, tirava avanti, senza lasciarsi smovere: come i gemiti, i gridi supplichevoli, potranno ben trattenere l'arme d'un nemico, ma non il ferro d'un chirurgo".
Essa è sicura di essere nel giusto (pur sbagliando) e compie i suoi piccolissimi delitti senza speranza alcuna di ravvedimento o di conversione. E' certa di fare del bene a Lucia ed è disposta a farlo anche facendola soffrire continuamente. E' Donna Prassede il peggiore dei criminali dei Promessi Sposi. L'unico sicuramente inguaribile, l'unico che, in altre circostanze, non esiterebbe a distruggere il suo prossimo.
Per redimerlo.

Poco importa se la frase iniziale sia stata veramente pronunciata. Se non è vera, essa è verosimile. Il capo degli agenti dell'ATF che attacca con le armi i suoi "beneficati" è l'emblema delle Donne Prassede al governo di quasi tutti gli Stati, in questo caso gli Stati Uniti. E' la "longa manus" della Presidentessa delle Donne Prassede, il Bill Clinton che si è assunto personalmente la responsabilità dell'attacco di Waco e degli 86 omicidi che ne sono conseguiti. Come Donna Prassede, potrebbe distruggere ancora 86, 86.000 o 86.000.000 di persone. Per impedir loro di fabbricare, detenere od usare privatamente le armi che egli ha deciso di rendere illegali.
Per redimerle.
O, se preferite, "Per difenderle anche da loro stesse".

Un cucchiaio è un oggetto di uso comune. Eppure molti detenuti hanno sperimentato nella loro carne che, appiattito e pazientemente affilato, può essere trasformato in un micidiale coltello. E' malvagio il cucchiaio (anche trasformato in arma) oppure è malvagia la violenza ingiustificata di chi ne intende fare un uso criminale?
Le armi non sono cattive in sé. Soltanto il loro uso può esserlo, se volto al crimine. La loro fabbricazione, detenzione ed uso non lo sono, se non volti al crimine. Dunque qualsiasi legislazione (o, in generale, qualunque azione) che proibisca un uso criminale delle armi è legittima, ma solo in quanto proibisce il crimine, non in quanto probisce le armi. Al contrario, se la legislazione proibisce la fabbricazione, la detenzione e l'uso non criminale delle armi, allora è la legislazione che diventa criminale, così come diventa criminale il legislatore, il magistrato e l'agente di polizia che l'applica.
La domanda che viene spontanea è allora: qual è la definizione di crimine? Lasciando una spiegazione più dettagliata ai volenterosi che vorranno leggersi "L'Anticostituzione", altrove riportata integralmente, si definisce Crimine una violazione dei diritti naturali di ogni uomo, come formalizzati nei Principi Primi: "Nessuno ha il diritto di violare l'altrui diritto di disporre del proprio corpo e dei propri beni". Cioè, è crimine qualsiasi violenza portata contro un'altra persona, è crimine qualsiasi violenza portata contro i suoi beni. Ne consegue che qualsiasi altro comportamento non è un crimine.

Le persone che vivevano nella comunità di David Koresh a Waco lo facevano in modo anticonformista, probabilmente rivoltante per molti lettori di queste righe. Tuttavia esse erano là di loro volontà, e non risulta che sia stata effettuata violenza su chi se ne fosse voluto andare. Pertanto nessuna Donna Prassede aveva il minimo diritto di esercitare violenza - e violenza omicida - su di essi per impedire loro di vivere come preferivano. Nessuna aveva il diritto di impedire loro di detenere qualsiasi genere di arma, illegale o legale, fintantoché essi non l'avessero usata, cucchiaio affilato o mitragliatrice, per esercitare violenza contro i diritti naturali di un'altra persona.

I seguaci creduloni di David Koresh non avevano assaltato la sede dell'ATF per costringerne i membri a seguire le proprie opinabili idee. Al contrario, sono stati gli agenti dell'ATF ad attaccarli con le armi per costringerli a seguire le proprie, o quelle per cui sono pagati dallo Stato.
Dunque non erano i Davidiani i criminali, ma lo erano gli agenti dell'ATF.
Pesci piccoli, questi ultimi, perché i mandanti di quell'omicidio si trovano molto più in alto, nella piramide del comando, negli Stati Uniti ed altrove, e come Donna Prassede, sono tuttora convinti che fosse loro diritto rischiare la vita dei propri dipendenti dell'ATF per assassinare chi voleva vivere a modo proprio, senza danneggiare alcun altro.
Non solo sono convinti di ciò, ma, come Donna Prassede, sono convinti di essere giudici infallibili, e non si fermerebbero di fronte ad un nuovo massacro. Anzi, lo stanno preparando. Basta loro una semplice legge...

Ma, attenti, Donna Prassede può vivere anche dentro di noi. Vivrà dentro di noi ogni volta in cui ci ergeremo a giudici dei privati comportamenti del nostro prossimo. Pronta a sgusciare fuori di noi come un mostro sudicio e infame, quando noi agiremo per obbligare, con la violenza nostra o della legge, qualcun altro a vivere secondo i nostri dettami.

La tragedia di Waco ci insegna molte cose.
Infine, e soprattutto, ci insegna che non vi potrà essere pacifica coesistenza tra gli uomini finché gli stessi non si abitueranno a tollerare che gli altri vivano nel modo che essi, con il libero arbitrio di esseri deboli ma irripetibili, fallaci ma degni di ogni rispetto, hanno scelto per sé.


Back to Political Books page