Scalfaro e Trilussa

Riportato da Marcello Gardani, 1996-08-24

In pretura

- Alzatevi, accusata: vi chiamate?
- Pia Tonzi. - Maritata? - Sissignora.
- Con prole? - No... con uno che lavora...
- D'anni? - Ventotto. - Che mestiere fate?

- Esco la sera verso una cert'ora...
- Già, comprendo benissimo, abbordate...
- Oh, dico, sor pretore, rispettate
l'onorabbilità d'una signora!

- Ma le guardie vi presero al momento
che facevate i segni ad un signore,
scandalizzando tutto il casamento...

- Loro potranno divve quer che vonno:
ma io, su le questioni de l'onore,
fo come li Ministri: nun risponno!

(Trilussa)


Regalo questa piccola gemma a tutti coloro che amano il sonetto satirico in romanesco.

Se poi a qualcuno venisse in mente una possibile intenzione critica nei confronti del nostro amato Presidente, Oscar Luigi Scalfaro, che, accusato di aver rubato 100 milioni di lire al mese per quattro anni, invece di negare, pronunciò uno stentoreo "Io non ci sto!" al che gli accusatori vennero per sempre confusi ed umiliati da una tale sfolgorante verità ed i magistrati ritennero di non poter procedere (però, che vitaccia, fare il pretore, soprattutto se gli imputati "Non ci stanno"... rimandare in libertà ladruncoli, scippatori, ogni grazia di Dio, catturata con tanta fatica, ma che si può fare, se "non ci stanno" non ci stanno (dentro)), se a qualcuno, dicevo, venisse in mente questa intenzione, pensi che Trilussa lo scrisse quasi un secolo fa.

E' evidente che non aveva quindi nessuna intenzione critica nei confronti della giusta reticenza del nostro Presidente. Pertanto nessuna Procura italiana dovrebbe sentirsi impegnata a dissotterrare i resti del Poeta per far loro subire la punizione dovuta a chi si macchi del crimine di vilipendio del Capo dello Stato, a cui invece auguriamo cordialmente di poter orgogliosamente "non starci" ancora per molti anni a venire.

Però coi 100 milioni al mese basta, eh?


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