Risposta del Cardinale Ersilio Tonini:
Splendida l' intuizione della nostra lettrice. Nella vicenda, oltre la
stranezza del caso, ha intravisto delle complicazioni che ci costringono a
rivedere alcune delle certezze che ormai sembravano dure come sassi. Ma vediamo
i dati di fatto. Siamo nel reparto di ginecologia dell' Ospedale Civile di
Savona, dove, in un giorno di fine gennaio, accompagnata dal marito marocchino,
come lei, una donna che si dice gravida all' 8a settimana, viene per chiedere
l' ecografia. E dichiara, con un candore allucinante, di voler sapere se il
nascituro è un maschio; se no, chiedono che venga eliminato. Motivo:
"Una bambina non serve a niente". Enorme l' imbarazzo dei medici. I quali
procedono all' ecografia, guardandosi bene dal rivelare il sesso. Di qui lo
sdegno del marito, che insegue il medico lungo i corridoi: vuole una risposta,
la esige perché "lui una femmina non la vuole. Donna è
disgrazia". Inutilmente urla. E così i due se ne vanno, dove e da chi
nessuno lo sa: forse ad abortire altrove.
Questo l' episodio. Come valutarlo? Come il lettore avrà intuito, qui le versioni dell' accaduto sono due. Stando ai medici la maternità della donna era tra la fine della 16a e l' inizio della 17a settimana: ben oltre i tre mesi, oltre i quali è consentito solo l' aborto terapeutico. Diversa la versione della coppia: per i due marocchini la gravidanza era solo di 8 settimane e pertanto entro i termini che consentono alla donna di decidere circa la sorte del feto: un vero e proprio diritto insindacabile. Chiaro che delle due versioni quella dei medici è senz' altro la più autorevole e pertanto la più credibile. In quanto all' altra versione, quella della coppia marocchina, non c' è dubbio trattarsi di ipotesi "creduta" e per niente "documentata":, mera ipotesi che comunque suona come preavviso degli enormi problemi che scoppieranno in Italia con l' arrivo di milioni di afro-asiatici, nella cui civiltà il ruolo della donna è di assoluta inferiorità. I nostri lettori lo sanno bene: per poco che si ricordino di quando il Parlamento indiano s' è visto costretto a vietare severamente l' ecografia delle donne incinte per la ragione che, comparendo un feto femminile, spessissimo veniva eliminato. "In quella civiltà, spiegava il Times, la nascita del maschio è salutata come un guadagno, l' arrivo di una femmina come una sciagura". Lo stesso discorso della coppia marocchina. Del resto, si fa sempre più frequente il caso di donne africane che, giungendo la figlia ai 13-15 anni, si presentano al ginecologo per chiederne l' infibulazione, una mutilazione straziante e orrida alla quale, ovviamente, i medici si rifiutano. E possono farlo perché protetti dalla legge penale che ne fa un reato gravissimo.
Ci si provi invece a immaginare che cosa sarebbe accaduto all' Ospedale di Savona se, fatta l' ecografia, il feto femminile fosse risultato di 8 settimane come diceva la donna, o comunque sotto i tre mesi. Ecco: si riuniscono i medici a consulto; drammatico, angosciante il dilemma. Da una parte, per la legge dello Stato la coppia ha diritto di sapere e poi subito di abortire: un diritto incondizionato. Dall' altra i medici sanno che quell' aborto viene richiesto perché "la nascita di una donna è una disgrazia": e questa è una clamorosa violazione della Carta Costituzionale secondo la quale i diritti umani fondamentali, a cominciare da quello dell' esistenza, sono indipendenti dalla differenza di sesso, razza, religione eccetera. Sicché se obbediscono alla legge dello Stato offendono l' essenza stessa della Costituzione; mentre se, per obbedire alla Costituzione, si rifiutano di dire la verità per impedire l' aborto, rischiano un processo per violazione di una legge dello Stato. E non finisce qui. Che accadrebbe infatti se in seguito a denuncia della coppia, privata dei suoi diritti, la causa finisse in Tribunale? Che farebbero i giudici? Facile la risposta: rimanderebbero la questione alla Corte Costituzionale. La quale non avrebbe che una scelta: affermare che un' interruzione di gravidanza motivata solo dal fatto che si tratta di un feto di sesso femminile, è negare l' essenza stessa di quella civiltà umana che si rispecchia nella Costituzione del nostro paese. In altre parole: è il reintrodurre un residuo di un abominevole barbarie. Non si tratta di ipotesi lontana. E così, incredibilmente, quella che parrebbe una minuscola notizia di cronaca, investe i massimi valori della nostra Carta Costituzionale. Ed è appena un saggio di altre piccole vicende che esigeranno una revisione critica di tutta la cultura maturata in questi ultimi decenni.
Fin qui la risposta del Cardinal Ersilio Tonini.
Aggiungo solo un piccola osservazione.
Sarebbe interessante chiedere alle donne che hanno ottenuto l'aborto "libero e gratuito" (cioè "libero e pagato anche con i soldi estorti a chi è contrario all'aborto") a loro completa discrezione se piacerebbe loro essere abortite proprio in quanto femmine.
In tal caso è per loro preferibile il proprio giudizio discrezionale alla sopravvivenza delle loro sorelle non ancora nate?
O sono restano favorevoli a questa pratica perché hanno ormai scampato il pericolo?
Ma perché la loro madre non potrebbe decidere di abortirle adesso? Se aveva diritto assoluto di vita o di morte su di loro appena concepite, per quale motivo avrebbe dovuto perderlo?
Se qualcuno è interessato all'argomento mi invii la sua risposta in merito.