Lavagno, 6 Marzo 1992

Al Prefetto di Imperia
presso Polizia Stradale
18100 Imperia

Oggetto: Verbale nÝ 0758975 V del 27/6/1991. Riferimento alla sua lettera del 21/1/1992.

Egregio Signor Prefetto,
ho ricevuto la sua risposta negativa del 21/1/92, firmata G. Perreca, al mio ricorso/denuncia del 22/8/1992, contenente le mie obiezioni alla legge che impone l' uso delle cinture di sicurezza.

Poiché nessuna delle ragioni da me esposte ha cessato di essere valida, continuo a considerare criminale tale obbligo, anche se ella non ha né dato corso alla mia autodenuncia né si è schierato apertamente dalla parte della libertà e della giustizia, contro tale legge.

Per quanto riguarda il certificato comprovante che la mia altezza fosse superiore a cm 190, non l' ho volutamente inserito perché ognuno ha il diritto di essere libero di scegliere se indossare o meno le cinture di sicurezza, anche se inferiore a tale altezza, esattamente come me che ad essa sono superiore.

Ritengo una viltà inchinarsi ad una criminosa violazione dei diritti individuali, piegandosi alla violenza ed all' intimidazione, soprattutto quando esse godano dell' impunità legale, perciò intendo combattere questa forma di oppressione.

Poiché la violazione del mio diritto all' autodeterminazione non deriva da una violazione della legge ai miei danni, ma è anzi l' applicazione della legge stessa che viola il mio e l' altrui diritto, non farò opposizione presso la Pretura di Imperia, bensé mi opporrò alla violenza degli atti esecutivi che la sua risposta minaccia, violando con ciò deliberatamente l' art. 337 CP.
Ciò in ossequio a quanto da me scritto nell' autodenuncia:

"La prima ragione addotta è che questo provvedimento è preso per il bene dei cittadini.
Questa è un' affermazione ipocrita, poiché nessun uomo ha il diritto di imporre ad altri un qualsiasi comportamento privato, con la scusa di farlo per il suo bene.
Basti pensare che chi, non indossando le cinture di sicurezza, viene multato e rifiuta di pagare l' illegittima ammenda relativa, subisce la confisca di una parte dei suoi beni. Se oppone resistenza a pubblico ufficiale per evitare l' illegittima confisca viene condannato alla reclusione da 6 mesi a 5 anni, secondo l' art. 337 CP. Se infine oppone resistenza all' illegittimo arresto, viene aggredito con le armi e può essere ferito od ucciso.
Tutto per il suo bene.
Il fare del male ad una persona responsabile, contro la sua volontà, asserendo di fare in realtà il suo bene, anche se fosse vero, è un' aberrazione del concetto di amore verso il prossimo."

In definitiva, ogni legge viene fatta rispettare con la minaccia della morte per i trasgressori che rifiutino le pene minori ad essi comminate. Pertanto occorre chiedersi sempre, proponendone una, non solo se essa sia utile, ma se sia assolutamente necessaria, astenendosene sempre in caso di dubbio, perché si tratterebbe di barattare un incerto beneficio con un certo maleficio: l' arbitraria limitazione della libertà di autodeterminazione. Tali, ad esempio, sono le leggi italiane sull' obbligo dell' uso delle cinture di sicurezza e del casco, o quella criminale e rovinosa sul divieto dell' uso delle sostanze stupefacenti.

Se i parlamentari della Repubblica Italiana che hanno preso questa decisione ed i funzionari che la fanno rispettare sono disposti anche all' inconcepibile nequizia di uccidermi, pur di farmi indossare le cinture di sicurezza, io sono disposto a spingerne fino all' estremo le conseguenze, rispondendo con le stesse armi, per difendere la mia e l' altrui libertà e dignità, rifiutando cosé fino in fondo di piegarmi a questa legge iniqua.

Spero che, dopo tale azione, nessuno più possa, a rischio di apparire ipocrita od idiota, suggerire che tale legge è stata votata per il bene di quelle che sono in realtà le sue vittime.

Anche se, purtroppo, non vi è limite alla stupidità umana.

La ringrazio per la Sua attenzione.

Distinti saluti

Marcello Gardani


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