Lavagno, 22 Agosto 1991.

Al Prefetto di Imperia
presso Polizia Stradale di Imperia

Oggetto: Ricorso contro il verbale n. 0758975 V del 27/6/1991, elevato nei miei confronti dagli agenti Serardi Franco e Pellegrini Alfredo per mancato uso delle cinture di sicurezza. Denuncia del comportamento del Serardi. Autodenuncia per violazione degli artt. 290, 342 e 414 del codice penale.

Egregio Signor Prefetto, io sottoscritto Marcello Gardani, abitante in Via Roma 181, 26040 Gussola (CR), domiciliato in Via Cima Carega 22/3, 37030 Lavagno (VR), tel. 045-8980060, in relazione al verbale sopra indicato, Le invio i seguenti allegati per il ricorso: Obiezioni alla contravvenzione in oggetto e denuncia del comportamento del Serardi. Testimonianza scritta della signora Cristina Zanoni, presente con me al fatto. Considerazioni sulla liceità della legge in oggetto, con la mia autodenuncia per violazione degli artt. 290, 342 e 414 del Codice Penale.

Ecco l' esposizione dei fatti: Il giorno 27/6/1991 la pattuglia della Polizia stradale composta dai sigg. Serardi e Pellegrini fermava la mia auto. Il Pellegrini mi contestava il mancato uso delle cinture di sicurezza, e mi elevava contravvenzione per L. 12.500, compilando il modulo di c/c per tale cifra. Io contestavo tale azione e chiedevo la verbalizzazione delle mie osservazioni, obiettando tra l' altro che l' obbligo di indossare le cinture di sicurezza è una violazione del diritto individuale e che, anche secondo la stessa lettera della legge, la mia altezza di cm 191 mi esonera dall' obbligo di indossarle. Tuttavia il Serardi si rifiutava di riportare tutte le mie obiezioni sul verbale, adducendo a motivo l' avere solo uno spazio limitato, sul modulo, nonostante le mie reiterate richieste, di cui è testimone la signora Zanoni, della quale accludo la testimonianza scritta. Il comportamento del Serardi rappresenta una violazione dell' art. 328 C.P. (Rifiuto di atti d' ufficio).

Inoltre, evidentemente per ripicca, il Serardi modificava la cifra da pagare, facendo eliminare il bollettino già completato dal Pellegrini, riportante l' importo di L. 12500, e facendone compilare uno da L. 25000, includendo anche la mia passeggera Cristina Zanoni. Verso tal genere di meschino comportamento non si può provare che disgusto.

AUTODENUNCIA

Le cinture di sicurezza sono un mezzo utilizzato per diminuire la gravità delle conseguenze fisiche subite dai viaggiatori vittime di incidenti stradali. Tuttavia, in alcuni casi, esse si sono dimostrate controproducenti, impedendo ai malcapitati di uscire o di essere estratti rapidamente dall' auto e causandone cosé la morte, bruciati vivi in un incendio od annegati. La scelta di sobbarcarsi ad un rischio piuttosto che ad un altro è pertinenza esclusiva ed insindacabile di ogni individuo. Pertanto una legge che imponga un comportamento invece di un altro è priva di valore. Tale è la legge che impone l' uso obbligatorio delle cinture di sicurezza.

Le ragioni di convenienza addotte dai fautori dell' obbligo delle cinture di sicurezza non sono valide.

La prima ragione addotta è che questo provvedimento è preso per il bene dei cittadini. Questa è un' affermazione ipocrita, poiché nessun uomo ha il diritto di imporre ad altri un qualsiasi comportamento privato, con la scusa di farlo per il suo bene. Basti pensare che chi, non indossando le cinture di sicurezza, viene multato e rifiuta di pagare l' illegittima ammenda relativa, subisce la confisca di una parte dei suoi beni. Se oppone resistenza a pubblico ufficiale per evitare l' illegittima confisca viene condannato alla reclusione da 6 mesi a 5 anni, secondo l' art. 337 CP. Se infine oppone resistenza all' illegittimo arresto, viene aggredito con le armi e può essere ferito od ucciso. Tutto per il suo bene. Il fare del male ad una persona responsabile, contro la sua volontà, asserendo di fare in realtà il suo bene, anche se fosse vero, è un' aberrazione del concetto di amore verso il prossimo.

La seconda ragione è che, con l' adozione di tale provvedimento, diminuisce il numero di feriti, dunque diminuiscono le spese mediche connesse e le spese di invalidità successive. Da ciò deriva un utile per lo Stato e (teoricamente...) tasse inferiori per i cittadini. Il fatto che vengano messe a confronto la giustizia (diritto all' autodeterminazione per ogni uomo) con l' utilità (risparmio economico) è già indicativo del fatto che solo alla prima spetti la precedenza. Il motivo poi cade interamente se si ammette che vuole essere libero di indossare o meno le cinture possa rinunciare ai servizi suddetti (spese mediche ed invalidità), naturalmente ricevendo il rimborso delle somme versate direttamente (contributi) od indirettamente (tasse) per essi.

La terza ragione addotta è che le compagnie di assicurazione pagano, statisticamente, danni maggiori per il mancato uso delle cinture, quindi il renderle obbligatorie riduce le loro spese e (teoricamente...) i premi pagati dagli automobilisti. Ancora un confronto tra giustizia e tornaconto, che non può che risolversi a favore della prima. Il motivo cade se si pensa che l' assicurazione deve rispondere dei danni causati dall' assicurato, indipendentemente dalle misure prese dal danneggiato per ridurre tali danni. Altrimenti, seguendo la stessa logica, le assicurazioni potrebbero richiedere ai pedoni di circolare protetti da armature d' acciaio, caschi, luci di segnalazione e cosé via, senza alcun limite.

In conclusione, il non indossare le cinture di sicurezza non cagiona danni illeciti a terzi.

Vi è anche un' altra ragione, di solito taciuta. Per mezzo del denaro delle multe e contravvenzioni lo Stato e gli enti locali incassano somme enormi dai cittadini. Suscita amarezza vedere che, con leggi criminali come questa, Carabinieri e Polizia vengono degradati da onorati difensori del cittadino dai malviventi, a grassatori, appostati sulle strade per derubare i viaggiatori per conto dello Stato, dotati magari, come succede nel caso più disgustoso, di apparecchiature fotografiche per la rilevazione della velocità, allo scopo di incassare molto denaro, in fretta e senza rischio.

A questo stato di cose non vedo un freno se non nel sancire i seguenti principi:

  1. Chi danneggia qualcuno deve indennizzarlo del danno subito, ma chi non danneggia nessuno (come nel caso delle cinture di sicurezza, dei limiti di velocità, etc.) non deve pagare alcunché.
  2. L' ente che irroga la sanzione non può esserne il beneficiario, ma quest' ultimo dev' essere la o le persone danneggiate o, nell' impossibilità di individuare un danneggiato specifico, un istituto benefico. Quindi lo Stato e gli altri enti locali non hanno il diritto di utilizzare questo denaro per sé, come avviene vergognosamente in questo momento.
Secondo notizie di stampa, 1.000.000 di automobilisti vengono derubati ogni anno dallo Stato, e gli versano 12,5 miliardi di lire solo per contravvenzioni all' obbligo di indossare le cinture di sicurezza. Essi devono essere interamente ed automaticamente indennizzati del denaro loro estorto.

Esistono anche obiezioni legali all' obbligo delle cinture di sicurezza, sebbene non sia dalla legge, bensé dal diritto naturale, che viene la critica decisiva. Si potrebbe citare l' art. 32 della Costituzione: "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario..." Giusto. Quindi nessuno può essere obbligato ad indossare le cinture di sicurezza a motivo della sua incolumità fisica. "...se non per disposizione di legge..." Sbagliato, perché allora ogni arbitrio è rimesso, come in questo caso, al legislatore. "...La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana." Ambiguo. Molti, come me, sentono come mancanza di rispetto verso se stessi un' azione coercitiva come quella esercitata dalla legge in oggetto, che dovrebbe pertanto essere giudicata incostituzionale. Tuttavia la Costituzione non è altro che una legge essa stessa. Se anche l' art. 32 dichiarasse "La legge può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana", non per questo tale norma, da illegittima e spregevole, diverrebbe legittima e rispettabile, poiché essa contrasta con l' inviolabile diritto naturale all' autodeterminazione ed al diritto esclusivo di disporre del proprio corpo.

Analogo discorso vale per l' art. 610 CP (Violenza privata), che dichiara: "Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a 4 anni". Poiché ogni legge viene fatta rispettare dallo Stato con la violenza o la minaccia, chiunque imponga l' uso delle cinture di sicurezza dovrebbe essere punito a norma di questo articolo del codice penale. Tuttavia anche il Codice penale non è altro che una legge e, se pure esso recitasse esattamente il contrario, permettendo allo Stato di "costringere altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa", non per questo tale norma, da illegittima e spregevole, diverrebbe legittima e rispettabile.

Non si può restare passivi ed insensibili verso la prepotenza ed il crimine organizzato. Ma quale crimine organizzato è più potente e pericoloso di quello direttamente gestito dallo Stato tramite le leggi? Per giunta, chi compie questo crimine ha la certezza dell' impunità garantita dalla legge, caso aberrante che tutti noi abbiamo il dovere morale di sforzarci di correggere, anche a costo di gravi sacrifici.

Pertanto, visto che la legge che impone di indossare le cinture di sicurezza è liberticida, priva di legittimità e deruba i contravventori, acquisendo allo Stato i proventi delle contravvenzioni medesime, pienamente consapevole delle conseguenze penali che questo atto implica, chiamo criminali la legge stessa, i parlamentari in quanto l' hanno voluta, le forze dell' ordine in quanto la fanno applicare, i magistrati in quanto reprimono la giusta protesta contro di essa. Contestualmente mi autodenuncio per violazione degli articoli 290 (Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle forze armate) e 342 (Oltraggio a un corpo politico, amministrativo e giudiziario) del Codice Penale.

Inoltre istigo Lei e tutti coloro i quali leggeranno questa nota a violare la legge in questione, circolando in auto privi di cinture di sicurezza in tutte le occasioni in cui lo desiderano, e ad aiutare chi la viola, per quanto in Suo e loro potere. Contestualmente mi autodenuncio per violazione dell' art. 414 (Istigazione a delinquere) del codice penale.

Aggiungo un formulario dell' Associazione per la Libertà Individuale, di cui mi onoro di essere il primo (ed unico) aderente, con il quale, se Ella crede, potrà unirsi a me nell' esecrare questa legge ipocrita ed incivile e dichiarare la sua disponibilità a violarla ed a farla violare da altri uomini. Firmando tale documento avrà forse molto da perdere e nulla da guadagnare, eccettuate merci oggi assai poco apprezzate: l' onore ed il rispetto della sua libera coscienza.

In fede

Marcello Gardani


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