La giungla dell'editoria a pagamento.

Editori Corsari

Guida alle malizie ed alle trappole nel mondo dell'editoria semisommersa.
Come stare alla larga dalle truffe.

di Marcello Gardani (1994)


Il luogo

Un comune palazzo semicentrale a Milano; nessuna insegna sul portone; solo il nome della casa editrice cercato avidamente tra un folto gruppo di indirizzi qualsiasi sui pulsanti dei campanelli. L'uomo che suona è un pensionato vestito decorosamente e con un involto tenuto strettamente sotto il braccio. Ha una luce di speranza negli occhi, forse l'ultima seria speranza coltivata nella sua vita. Non sa che, al di là del portone, troverà persone senza scrupoli che gli ruberanno il suo denaro e, quel che più conta, i suoi sogni.

Sta per entrare nel regno degli editori a pagamento.

Segni particolari

Dobbiamo fare un passo indietro, e capire come il nostro pensionato sia arrivato all'editore a pagamento e chi sia costui.

Esso si riconosce perché affronta il problema opposto rispetto a quello dell'editore tradizionale. Mentre quest'ultimo è spesso talmente noto che gli speranzosi autori gli inviano a centinaia o migliaia il proprio - supposto - manoscritto del secolo, ed il suo problema è quello di individuare, fra tanti, il libro le cui vendite gli offrano un incasso sufficiente a coprire le spese ed a fornirgli un profitto (le case editrici non sono più, se mai lo furono, istituti benefici), l'editore a pagamento è invece sconosciuto ai lettori. Il motivo è evidente, in quanto i suoi libri raramente raggiungono una diffusione tale da interessare più di qualche migliaio di persone, né egli può intraprendere alcuna azione pubblicitaria su grande scala, anche se fosse in buona fede, il che avviene di rado...

Invece l'editore a pagamento non trae il suo profitto dalla vendita delle copie del libro, ma da quello che eufemisticamente chiama "contributo spese" dell'autore, che è indipendente dal valore letterario dell'opera, in quanto questa non raggiungerà mai, o quasi, vendite tali da consentire autonomamente di ripianare i costi.

Pertanto il suo problema è semplicemente quello di raggiungere non il lettore, ma l'autore. Questo imprenditore non deve fare pubblicità ai libri che stampa, ma a se stesso, come editore.

Eccolo, quindi, mettere il proprio nome sulle pagine gialle dell'elenco telefonico, accompagnato da una breve ed attraente didascalia: "Proposte editoriali per nuovi autori", "Esamina proposte editoriali di nuovi autori. Pubblicazione opere di narrativa, saggistica, poesia, teatro" (in Italia si vendono a malapena le liriche dei massimi poeti, figuriamoci quelle di autori sconosciuti), "Autori esordienti: pubblicazione, promozione e rilevante pubblicità" (con quel che costa la pubblicità?!).

Oppure eccolo inserire microscopici annunci dello stesso tenore sui giornali, annunci che spesso non sfuggono agli occhi di nuovo speranzosi di uno scrittore esordiente che si è visto cortesemente rifiutare (quando non villanamente ignorare), per l'ennesima volta, da un ottuso editore di grande e mal guadagnata rinomanza, la mirabile opera uscita dalle sue mani.

Perché a pagamento?

Ma è così difficile, per un autore sconosciuto, ottenere la pubblicazione di un libro? Abbiamo svolto personalmente un'indagine di mercato, proponendo di inviare un nostro manoscritto inedito a 260 (duecentosessanta) case editrici, con i seguenti risultati:

Nessuna risposta: 190 (la cortesia non abita più qui). Editori trasferiti o cessati: 22 (gli sta bene). Risposte negative: 41 (il massimo dello sforzo). Richieste di leggere il manoscritto: 5 (pochi sono gli eletti). Tra questi, contratti di edizione proposti: 2 (...a pagamento).

Comincia spesso così l'avvicinamento anomalo dell'autore all'editore a pagamento: la vittima che si accosta spontanemente all'animale da preda.

La corrispondenza

L'autore toglie allora il manoscritto dalla busta in cui la grande casa editrice gliel'ha respinto, ne getta il blasfemo involucro nella spazzatura, mormorando sdegnoso "editrice ingrata, non avrai le mie ossa", e lo avvolge ancora tiepido nel pacchetto su cui scrive il nome della sconosciuta casa così ben disposta verso gli autori principianti, magari immaginando lo scorno dell'incompetente recensore nella grande editrice, appena la sua opera si rivelerà essere l'avvenimento culturale dell'anno e venderà centinaia di migliaia di copie.

L'attesa non è lunga. Spesso arriva addirittura una lettera di ricevuta, su carta intestata, che ringrazia calorosamente per l'invio del manoscritto e promette che verrà presto valutato personalmente dal grande critico ... (segue nome sconosciuto). La selezione sarà durissima, ma non disperi l'autore esordiente, perché il suo libro sarà valutato in dettaglio con obiettività.

Questa lettera è spesso accompagnata da numerose fotocopie di giornali che riportano recensioni dei libri pubblicati dall'editrice, più raramente da cataloghi ben rifiniti dei libri editi (i cataloghi costano) e da accattivanti particolari come i nomi prestigiosi di autori noti e meno noti che hanno firmato le prefazioni ai volumi degli autori esordienti (ma il nuovo autore non sa che spesso sarà lui a pagare al collega più noto le due paginette di prefazione) ed i premi vinti dai libri pubblicati. Questi allegati vanno visti come pubblicità fatta a se stesso dall'editore a pagamento verso il suo vero cliente, cioè l'autore.

Ci si può immaginare il gaudio del nostro scrittore alle prime armi, quando, dopo poche settimane, sulla medesima carta intestata, gli arriva una lettera di elogi, non sperticati (sarebbero sospetti), ma equilibrati e perfettamente centrati sul valore della sua creatura.

Infatti il libro mostra "originalità di contenuto più che di struttura narrativa o padronanza di stile", oppure è "scritto con accattivante fluidità di linguaggio", denota "un'impronta personale e un buon ritmo narrativo", è "ben strutturato e ogni passaggio narrativo ha l'efficacia dell'originalità e della freschezza" (giudizi presi testualmente da lettere di case editrici di questo genere).

"Finalmente ho trovato qualcuno che se ne intende", pensa il nostro.

La conclusione è scontata ma non per questo meno esaltante: il libro è sicuramente degno di essere stampato e diffuso in tutto il Paese.

Ma

Ma, purtroppo, e sembra l'editrice scusarsi di questa disgraziata situazione, i costi crescenti della stampa, della pubblicità, della distribuzione le rendono impossibile accollarsi completamente i costi della pubblicazione. Pertanto l'editrice si permette di sottoporre all'Autore un contratto in cui egli si assuma almeno in parte i terribili costi sostenuti (e vedremo, quanto sono terribili).

Del resto giunge a confortare l'Autore, che è un po' depresso da questo aspetto della proposta, l'opportuna citazione di grandi autori come Tolstoj, Kipling, Proust, Byron, Fogazzaro, Moravia, Pasolini, Svevo, Gadda, che sono passati dall'umile strada della pubblicazione a proprie spese, prima di raggiungere il meritato successo.

"Ad un libro stampato può succedere di tutto, ad un manoscritto in un cassetto assolutamente niente." Questo distillato di saggezza si trova in quasi tutte le lettere contenenti tali proposte, e la sua validità è talmente evidente che solo un pusillanime non sarebbe disposto ad accollarsi qualche sacrificio economico ("una parte dei costi"), pur di permettere alla propria creatura di mettere le ali e spiccare il volo verso l'Olimpo della gloria.

Così l'autore, un po' rasserenato, si mette a leggere con maggiore attenzione il contratto di edizione. Perché, tutto sommato, è proprio a lui che viene proposto un Contratto di Edizione, da una vera casa editrice!

Il contratto

La durata del contratto viene fissata in 24 mesi (talvolta molto di più). L'editrice si impegna a stampare la prima edizione con una tiratura pari, ad esempio, a 2000, 4000 o persino 7000 copie al massimo, di cui circa 300 riservate all'Autore (dopotutto se le è pagate). Inoltre provvederà alla pubblicità, alla promozione ed alla diffusione del volume. D'altra parte, di fronte al "modesto esborso" richiesto la casa editrice riconosce all'autore non lo striminzito 10 o 15% delle altre editrici, ma ben il 28, 35 e persino il 40% sulla prima edizione (quella pagata dall'Autore). Sull'eventuale seconda edizione (quella, se mai ci sarà, pagata dall'editore) ecco che le percentuali ritornano normali: rispettivamente 22, 13, 15%.

Del resto ciò è ragionevole: il guadagno dell'editrice non deriva, nella prima edizione, dalle copie vendute, ma solo dal "parziale contributo" dell'autore.

Il prezzo è fissato abitualmente ben più alto dei valori consueti di mercato per un libro del genere, ma l'autore di solito pensa che questo sia un riconoscimento al valore della sua opera e non si dimostri in realtà un disincentivo all'acquisto.

Segue un conto economico da cui si evince che, con un migliaio di copie vendute, l'Autore potrà agevolmente rifarsi dei costi sostenuti. Vendendo tutta la prima edizione si otterrà un discreto gruzzoletto. Le eventuali edizioni successive saranno, come si suol dire, tutto "grasso che cola".

Il nostro pensionato, che non è un allocco, ha chiesto all'amico tipografo, con cui gioca a tressette ogni giovedì sera, un preventivo per la stampa diretta del volume e ne è risultato che l'esborso per 2000 o 3000 copie sarebbe circa pari a quanto gli viene chiesto dalla casa editrice. Dunque è evidente che l'intera cifra da lui pagata sarebbe solo una parte dei costi sostenuti dall'editrice; dunque è evidente che essa accetta di pubblicare il volume sperando di rifarsi non con il suo denaro, ma con le vendite del libro. Non c'è trucco e non c'è inganno, come dicevano gli imbonitori da fiera...

Ma dato che è come San Tommaso, chiede ugualmente un colloquio all'editore, prima di affidargli il gruzzoletto dei suoi risparmi, e questi non se ne può esimere.

La casa editrice

Seguiamo il nostro pensionato, che ha appena varcato il portone della speranza. Sottobraccio tiene il contratto che gli è stato spedito, ancora in bianco. Avrebbe potuto compilarlo stando a casa, inviare l'anticipo sul contributo spese e non avere neppure la seccatura di farsi vivo presso l'editrice (sembra proprio che essa faccia tutto il possibile per favorire tali pratiche per corrispondenza, solo per la comodità dell'Autore, beninteso), tuttavia vorrebbe qualche chiarimento sul contenuto del contratto, anche perché la somma richiestagli, circa dieci milioni di lire (cioè 550 g/Au - grammi oro), rappresenta un paio d'anni di risparmi sulla pensione e la rateizzazione promessa ne allevia solo parzialmente l'impatto.

La sede è generalmente miserella, o almeno senza pretese, ingombra di carte e libri multicolori che danno l'idea di una fervente attività editoriale. Viene fatto accomodare con grande gentilezza, trattato come un Autore già affermato (o, forse, come un cliente).

Ha così il modo di sfogliare, incuriosito ed interessato, alcuni libri che si trovano come per caso sul tavolo della sala d'aspetto (quando esiste), rendendosi conto del genere di prodotto trattato da una di queste editrici.

Il prodotto

Diamo un'occhiata ad uno dei libri stampati dall'editore a pagamento. Copertina plastificata a 2 o 3 colori (non in quadricromia) con un disegno dozzinale od una fotografia. Carta da 70-80 grammi/mq (economica), legatura in brossura (non la rilegatura a filo refe). Tipo di carattere ed interlinea scelti in modo da dare sostanza (in pagine) anche a libretti mingherlini (non che le grandi case editrici usino mezzucci diversi). Tuttavia l'aspetto esteriore è abbastanza appariscente da soddisfare i clienti; anzi: il cliente...

Ma è sul retro che sta una delle molle fondamentali che permettono di stampare un tale volume. Lì si trova infatti la fotografia dell'autore (possibilmente di trent'anni prima: lo spirito è sempre giovane) con il sintetico curriculum vitae da mostrare orgogliosamente agli amici.

In generale i curriculum riportati fanno tenerezza: rivestono di panni curiali i pochi avvenimenti non comuni occorsi in vita. Vediamone qualcuno:

Un po' di bonaria ed ingenua vanagloria che spesso costa troppo cara...

L'incontro

Finalmente è il momento del colloquio con il Responsabile Narrativa, che è spesso anche l'Amministratore Delegato e il Proprietario della Casa Editrice.

Il pensionato, emozionatissimo, quando riesce a ritrovare la favella chiede all'editore i chiarimenti che ciascuno vorrebbe avere, se ne avesse il coraggio:

"Quanti libri pubblicate all'anno?". "Quanti di questi riescono a coprire le spese?". "Chi pensate di interpellare per scrivere la prefazione del mio libro?". "Quante copie inviereste gratuitamente a critici di giornali e riviste? Quante a premi e concorsi letterari?" "In quanti punti di vendita distribuirete il mio libro?".

Le risposte sono molto cortesi, signorili, brillanti. Ma soprattutto assai nebulose. Qualora il nostro eroe insista, la risposta, ferma ma irrevocabile, è magari: "Noi diffondiamo personalmente il volume, senza l'intermediazione dei distributori, raggiungendo almeno 100, 200, 300 librerie sparse capillarmente in tutta Italia, ma non le possiamo dare ulteriori particolari sui risultati, perché ogni libro fa storia a sé stante, quindi non vorremmo far sembrare che la vogliamo indurre a pubblicare con aspettative troppo lusinghiere. Se vuole pubblicare lo faccia senza aspettarsi niente: è lo spirito giusto. Ci comportiamo così per un eccesso di scrupolo. Del resto lei è ampiamento tutelato dall'art. 4 del contratto, per cui noi siamo obbligati a renderle conto dettagliato di tutte le azioni intraprese per diffondere la sua opera".

E diamo un'occhiata a questo provvidenziale art. 4 del contratto:

"L'Editrice provvederà a svolgere attività di pubbliche relazioni al fine di assicurare la massima divulgazione possibile dell'opera. La distribuzione dei volumi sarà concentrata nei punti di vendita ritenuti ottimali dall'Editrice e sarà effettuata tramite i veicoli distributivi ritenuti più idonei al raggiungimento dello scopo. A richiesta dell'Autore, l'Editrice esibirà la documentazione inerente agli adempimenti del presente articolo".

Molto bene, dunque l'editrice provvederà a "pubbliche relazioni", "massima divulgazione possibile", "punti di vendita ottimali", "veicoli distributivi più idonei". Siamo in una botte di ferro!

L'autore forse non è completamente convinto, ma non vorrebbe dare l'impressione di non fidarsi di una persona così cortese e brillante, che sta perdendo del tempo interessandosi a lui ed alla sua opera. Inoltre, vista la sua scarsa dimestichezza (per usare un eufemismo) con l'editoria è meglio lasciar fare a qualcuno che conosca bene il mestiere.

E firma.

Poi se ne va a casa, con una gioia nel cuore che supera tutte quelle provate negli ultimi anni, ed una frase che continua a turbinargli nella mente: "Ora anch'io sono uno scrittore..."

Piccole distrazioni

Se, però, il nostro eroe si fosse fermato un po' di più a riflettere, si sarebbe accorto che, sul contratto, non esiste un minimo garantito di copie stampate, oppure tale minimo è irrisorio (700 copie nel caso in cui il massimo era 7000). Ciò significa che l'editore può stampare poche centinaia di libri, spendendo meno di quanto gli versa l'autore! L'invio nelle librerie del volume (posto che venga effettuato) verrà fatto limitando a poco o nulla l'attività promozionale. Se, per avventura, il libro riuscisse ugualmente a vendere in maniera sufficiente, c'è sempre la possibilità di stamparne altre copie, ma, in ogni caso, il suo guadagno è assicurato.

Il limite massimo di tiratura svolge due funzioni: la prima è quella di illudere l'autore con l'elevato numero di libri stampabili (ma non stampati); la seconda è quella di salvaguardare l'editore nella sia pur remota possibilità di un successo editoriale. Infatti la percentuale dei diritti d'autore torna fulmineamente a valori normali allorché si possa stampare una seconda edizione.

Inoltre il nostro turlupinando non si è accorto di quanto avrebbe potuto svelargli una lettura critica dell'ineffabile articolo 4: tutto è lasciato all'assoluta discrezione dell'editrice. Essa potrebbe fare qualsiasi cosa (anche niente, come spesso si accinge a fare...) senza che l'autore possa in alcun modo pretendere un comportamento diverso, perché ha firmato un contratto che lascia a lei ogni decisione in merito.

Il risultato

Tant'è vero che qualche casa editrice si limita a spedire alcune copie del volume a ignare librerie che le respingono senz'altro al mittente, quando non le cestinano addirittura.
Poi toccherà raccontare al deluso autore che "Purtroppo il mercato non ci ha dato ragione. Ecco qui i volumi di ritorno invenduti. I tempi forse non sono ancora maturi per un'opera come la sua, che io personalmente continuo a ritenere validissima... Eh, sì, anch'io speravo in risultati migliori, sarebbe stato nel mio personale interesse. Del resto io sono stato assai onesto, con lei. Le avevo detto di non aspettarsi niente dalla pubblicazione. Cosa vuole, è stato lei ad insistere per pubblicare con noi il suo libro. Speriamo che un'altra volta ci vada meglio...", accompagnandolo affettuosamente alla porta.

Ma l'incasso dell'editrice sarà già al sicuro da più di un anno. Come avrà fatto?

Un trucco svelato

Anche gli accorti editori a pagamento a volte commettono un errore. Quello da noi incontrato ha dimenticato nel manoscritto restituito all'autore il preventivo che la tipografia gli ha fatto per la stampa del libro. Non le 2000 copie promesse nella lettera, ma 500!
La differenza è intascata dall'editore.

Detratte le 280 copie destinate all'autore e quelle promozionali gratuite, ne restano solo 100 o 200 per la "capillare" diffusione nelle librerie nazionali.
La spesa è esattamente un terzo di quella sostenuta dall'autore (ecco il terribile aumento delle spese che impedisce all'editrice di stampare il volume a proprie spese!).

Come si vede, c'è un discreto margine per vivere bene e prepararsi dignitosamente alla pensione. Di fronte ad eventuali rimostranze, il contratto capestro (si veda l'art. 4) indica chiaramente che l'editore ha il pieno diritto di prendere qualsivoglia decisione e nessun tribunale potrebbe riconoscere le motivazioni dell'autore turlupinato. L'unico problema che resta è di carattere morale, semmai, ma chi deruba gente modesta di denaro e sogni spesso non sa neppure cosa sia la morale.

Il trucco della "ribalta letteraria"

Vi interessa un altro bel trucco "editoriale"?

Conclusione: come stare alla larga dalle truffe

Esiste un modo sicuro di stare alla larga dalle truffe: quello di rifiutare qualsiasi esborso di denaro per la stampa di un proprio libro. Il guadagno dell'editore dovrebbe infatti venire dalla vendita del libro, non da quanto paga l'autore.

Se state proseguendo nella lettura, significa invece che amate tanto la vostra creatura letteraria da essere disposti anche a pagare, pur di vederla pubblicata. State allora attenti almeno alle clausole seguenti. Mai quanto in questo caso vale il principio "Scripta manent, verba volant".

  1. Non accontentatevi di generose promesse verbali, pretendete sempre clausole magari striminzite ma scritte. Altrimenti fate capire chiaramente che rinuncerete al contratto. Ciò vi permetterà di capire se state trattando con persone serie o meno. Chi rifiuta di mettere per iscritto quanto promette sta nascondendo qualcosa.
  2. Numero minimo di copie stampate. L'editore si deve impegnare a stampare un congruo numero di copie, non di meno, e ciò dev'essere verificabile da parte vostra. Ricordate che state pagando per questo libro, non è un favore che vi viene fatto.
  3. Numero minimo di copie inviate per recensioni a giornali, riviste, trasmissioni radiofoniche e televisive. Sono copie gratuite, su cui non incasserete una lira, ma sono importanti per far conoscere il vostro libro.
  4. Numero minimo di copie inviate a concorsi e premi letterari (molti sono poco seri, ma altri potrebbero rappresentare un buon trampolino di lancio per la vostra opera).
  5. Pubblicità da farsi al vostro volume. Se vi viene promessa un'azione pubblicitaria, chiedete di specificarla dettagliatamente nel contratto, o non avrete nessun mezzo di richiedere l'adempimento di questa promessa.
  6. Durata del contratto. Essa è solitamente fissata in 24 mesi dalla prima edizione, ma alcuni editori la allungano enormemente, fino a 24 mesi, più 36 dalla seconda edizione. Tenendo conto dei tempi tecnici per la stampa, ciò significa che il libro resta bloccato nelle mani dell'editore da 30 a 72 mesi (sei anni!). Leggete accuratamente questa clausola e rifiutate durate esorbitanti. Nel caso con questo editore la vendita fosse insufficiente potreste sempre tentare con un altro.
  7. Infine, prendetevi tempo per decidere. Soprattutto se non siete avvezzi a leggere criticamente le clausole di un contratto, non firmate sul momento, ma prendetevi qualche giorno o settimana per decidere. Fate leggere il contratto ad un avvocato, commercialista, o anche solo a un amico "che se ne intende", in modo da individuare le eventuali norme-capestro e chiederne la modifica.
E che il Premio Strega sia con voi!

Lista di case editrici

E' suggeribile la massima circospezione se intendete sottoscrivere un contratto con le seguenti case editrici:

Avete avuto una brutta avventura con una casa editrice e volete segnalarla qui per aiutare altri autori come voi? Scrivetemi la vostra storia e l'editrice verrà messa in lista.


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